Loro si ricordano sempre di me e di come mi chiamo. Ci ridiamo su; molti dei miei "sketch" divertenti che mi aiutano a creare e consolidare la relazione con loro si fondano proprio su questa mia caratteristica.
Nell'immediato, io sono la maestra smemorata e loro sono quelli bravi a ricordare tutto. Sul lungo termine, però, li batto di gran lunga.
Mi trovavo in una struttura scolastica per altri motivi e vedo passare una bambina che conosco. Solo che è alta 30 cm in più di quanto ricordassi io. Dietro di lei, la madre, che mi riconosce e si ferma.
Convenevoli vari. La bambina mi guarda e non mi vede, la madre la incalza: "Ti ricordi, la maestra Daniela...". No. Non si ricorda per niente.
Io sbaglio il suo nome "Tu sei.... Emma...?"
"No, io mi chiamo Greta".
Giusto. Greta: stesse vocali (peculiarità che spesso mi frega quando cerco di ricordare i nomi).
"Tu eri molto piccola quando facevi yoga con me, avevi forse 3 o 4 anni... quanti ne hai adesso?"
"Ne ho 8, ne faccio 9 a giugno"
"Mi ricordo che parlavi tutto impasticciato" le dico guardando anche la madre "Mi ricordo che quando volevi un biscotto lo chiamavi bicciocco"
Alla madre si riaccende quel ricordo e quasi si emoziona.
Sì, perché la mia memoria funziona così: trasse casi specifici - e spesso traumatici - dei bambini ricordo i visi e le caratteristiche, quasi mai il nome.
