24/04/26

Ciò che mi ricordo

Sono una maestra smemorata. Tutti i bambini e le bambine che praticano con me lo sanno: ricordo i loro visi, mai i loro nomi.
Loro si ricordano sempre di me e di come mi chiamo. Ci ridiamo su; molti dei miei "sketch" divertenti che mi aiutano a creare e consolidare la relazione con loro si fondano proprio su questa mia caratteristica.
Nell'immediato, io sono la maestra smemorata e loro sono quelli bravi a ricordare tutto. Sul lungo termine, però, li batto di gran lunga.

Mi trovavo in una struttura scolastica per altri motivi e vedo passare una bambina che conosco. Solo che è alta 30 cm in più di quanto ricordassi io. Dietro di lei, la madre, che mi riconosce e si ferma.
Convenevoli vari. La bambina mi guarda e non mi vede, la madre la incalza: "Ti ricordi, la maestra Daniela...". No. Non si ricorda per niente.
Io sbaglio il suo nome "Tu sei.... Emma...?"
"No, io mi chiamo Greta".
Giusto. Greta: stesse vocali (peculiarità che spesso mi frega quando cerco di ricordare i nomi).
"Tu eri molto piccola quando facevi yoga con me, avevi forse 3 o 4 anni... quanti ne hai adesso?"
"Ne ho 8, ne faccio 9 a giugno"
"Mi ricordo che parlavi tutto impasticciato" le dico guardando anche la madre "Mi ricordo che quando volevi un biscotto lo chiamavi bicciocco"
Alla madre si riaccende quel ricordo e quasi si emoziona.

Sì, perché la mia memoria funziona così: trasse casi specifici - e spesso traumatici - dei bambini ricordo i visi e le caratteristiche, quasi mai il nome.

23/04/26

Amore da ragazzini

Seduti per terra, ad abbracciarsi e baciarsi per minuti e minuti interi.
Il nostro è proprio un amore da ragazzini.

22/04/26

Antonella

"Oh, ciao!"
Sono di ritorno dal supermercato, passo davanti l'ingresso di un bar e sento dietro di me questa voce di uomo. Non la riconosco. Non mi volto.
"Oh, Antonella! Ciao Antonella!"
Insiste.
"Antonella! Anto!"
Attraverso la strada dandogli sempre le spalle e mi sfiora il dubbio che stia chiamando me.

Me che NON mi chiamo Antonella.
Me che NON sono quel tipo di donna che cerchi di abbordare per strada.
Me che sto trascinando il pesante carrellino della spesa e NON ho alcuna voglia di voltarmi per chiarire un equivoco solo per essere per l'ennesima volta gentile con l'ennesimo sconosciuto.

Mi dispiace per Antonella, che la prossima volta verrà rimproverata di non aver risposto al saluto.

21/04/26

Ma ti pare

Ma ti pare che posso scoppiare a piangere mentre sono seduta su una panchina al parco, in mezzo a studenti della vicina università che riempiono panchine e viali per il loro pranzo, solo perché l'avvocato mi ha inoltrato il documento di approvazione da parte del giudice tutelare per l'accettazione della tua eredità da parte di Angelica?

La prima premessa dichiarata è stata la tua morte.
Raccontata lì, in perfetto burocratese, dove non sei "morto" bensì "deceduto", e non vieni poi chiamato "lo stronzo", come sarebbe opportuno, ma "il decuius".

Stronzo.

20/04/26

Gli audiolibri

Già diversi anni fa avevo iniziato ad ascoltare audiolibri. Quando uscì nuovo nuovo Audible, sarà stato il 2015, avevo subito approfittato dell'offerta di lancio. Non mi ricordo quanto costava, ma lo avevo ritenuto un costo irrisorio rispetto quello che spendevo in libri di carta. 
L'ho tenuto un po', poi il prezzo era aumentato e avevo disdetto. 
Nel 2017 ho trovato altri 2 amici con cui condividere l'account e per meno di 3,50 € al mese siamo andati avanti anni e anni. La parte più divertente era commentare i titoli ascoltati dagli altri e che ognuno di noi si ritrovava nella libreria in comune. Era bello, perché diventava una sorta di mini club del libro: alcuni titoli li ho poi ascoltati anche io, incuriosita dalla loro scelta e consapevole del fatto che non li avrei mai scelti, ma alla fine qualcuno di loro era stata una piacevole scoperta.

Da qualche settimana ho riattivato l'abbonamento, ma da sola. Sempre la solita promozione, non so se finito il periodo promo lo rinnoverò, però di sicuro ho già ascoltato 3 libri in 4 settimane, e questo ritmo lo avevo solo quando ero una giovane ragazza libera da responsabilità.

Il fattore indubbiamente positivo è che non mi stanco gli occhi. Sto diventando grande e ci vedo sempre peggio; ho diverse paia di occhiali ma gli occhi soffrono lo stesso, devo ancora indagare sul perché.
Il fattore maledettamente negativo, invece, è che mi distraggo facilmente, e spesso mi ritrovo a dover tornare indietro di minuti e minuti o interi capitoli. Un modo efficace è tenere le mani impegnate in qualcosa, infatti mentre ascolto, gioco con un cubetto antistress che si arrotola e srotola. Questo, però, mi impedisce di sfruttare tutti i tempi morti che ho durante la mia giornata, e preclude tassativamente l'ascolto mentre guido.

E come spesso succedeva in passato, se un audiolibro mi piace, me lo compro di carta, vanificando totalmente l'idea di risparmio di soldi, carta e spazio in casa.
Pazienza.

19/04/26

Sulle scale

Apro la porta e sento frignare.
Nel mio palazzo abitano due famiglie con bambini piccoli: al piano terra hanno almeno 4 o 5 figli, non l'ho capito, so solo che è un continuo vociare, ridere, piangere, urlare e offrire spettacoli di sport dilettantistico in cortile alla mia gatta che si acquatta in balcone a guardarli; al quarto piano, esattamente sopra casa mia, c'è un bambino di due anni.
Era lui.
Era lui sdraiato per terra sul pianerottolo tra il secondo e il terzo piano. Dietro di lui il padre, con aria rassegnata/imbarazzata. Il bambino non voleva tornare a casa.

Mi fermo, mi accovaccio e lo saluto. Gli chiedo quanti anni ha. 
Lui smette di piangere, si mette seduto e cerca di comporre con le dita delle mani il numero corrispondente alla sua età.
Gli dico che è davvero grande, e poi gli chiedo se sa già salire le scale.
Punto nel suo orgoglio di duenne, si alza in piedi e sale tre scalini verso il terzo piano.
Commento che è davvero bravissimo, allora lui prosegue a salire per fermi vedere che le sa fare tutte le rampe delle scale.

Il padre lo segue, non dice niente, mi sorride.
Il bambino arriva tra il terzo e il quarto piano sotto il mio sguardo approvante.

"Sei davvero bravo", lo saluto.
Vado via e mentalmente rispondo "Prego" al silenzioso ringraziamento del padre.

17/04/26

Tre mesi

Sei morto da tre mesi e qualcosa sta cambiando. 
Mi capita ancora di rivivere nelle orecchie la voce di chi mi ha telefonato per darmi la notizia, ma mi turba un po' meno.
Mi capita ancora di guardare le mie figlie e pensare che sono orfane di padre, ma mi sento meno disperata.
Mi capita ancora di avere l'impulso di aprire il drive dove avevamo il foglio elettronico delle spese da dividerci per aggiungere la cifra delle medicine, o dell'uscita didattica, o degli esami del sangue, ma mi ricordo quasi subito che non dovrò più farlo, e mi infastidisce un po' meno.

Quella che non cambia è la strana sensazione di profanazione, ogni volta che controllo sul tuo telefono se ti arriva qualche notifica importante.
La tua compagna ancora ti scrive ogni tanto su Whatsapp. Oggi ho archiviato la sua chat, così non corro il rischio nemmeno per sbaglio di leggere quel che ti scrive.

Sono passati tre mesi, noi siamo ancora qui e tu no. Stronzo.

16/04/26

Sono tornata

Sono tornata in chiaro. Non so perché, ma mi è sembrato il momento giusto.

Tra l'altro stamattina ho anche ricominciato la meditazione dopo circa un mese di pausa.

15/04/26

L'albero di Giuda

Sta fiorendo in queste settimane, cospargendo petali viola sulle strade e sulle macchine.
Lo trovo bellissimo.


 

14/04/26

Capelli per le spalle

Voglio lasciar crescere i miei capelli. Forse voglio anche riprendere a tingerli, dopo più di sette anni.
Li porto portati corti e naturalissimi, forse perché avevo bisogno di manifestare e marcare la mia identità.
Ora ho bisogno di calma, di morbidezza, di dolcezza. Voglio carezze e voglio capelli lunghi che accarezzino il mio collo e le mie spalle.
Le mie spalle portano tanto peso. Lo hanno sempre fatto, ma oggi più che mai. Hanno bisogno di qualcosa che le copra, le accarezzi, le faccia sentire coccolate.
Lascerò crescere i miei capelli. Tinti o no.

13/04/26

Sogno un mondo social

Sogno un mondo social dove non vedo in continuazione immagini create con l'AI.
Ovviamente, date le facilmente immaginabili mie profilazioni, la maggiorparte sono immagini di donne senza pelle, con i fasci muscolari in evidenza, che eseguono posizioni complesse dello yoga. Le odio.
Anche perché, messi così, non si capisce nemmeno come usarli quei muscoli, quali di allungano e quali si contraggono, cosa succede. Servono solo a dare un tono scientifico a ciò che non solo non lo è, ma che talvolta è pure sbagliato.

12/04/26

Essere gli ultimi

Sono una donna che è stata cresciuta con il mito delle prime volte. Il primo bacio, il primo fidanzato, il primo amore, la prima volta ecc.
Confesso di esserne stata ossessionata e di essermi volontariamente limitata nei miei comportamenti solo per paura di infangare il mio portfolio di "primi" con qualcosa che poi avrebbe dimostrato di essere stata la scelta sbagliata.

Oggi la penso in modo totalmente opposto. Chissenefrega cosa c'è stato prima, o chi è stato il primo. Ciò che veramente conta, perché è quello che resta, è l'ultimo.

Questo è ciò che ho detto oggi pomeriggio al Capitano: non mi importa delle donne che ci sono state prima, nella sua vita io voglio essere l'ultima.

10/04/26

La psicomotricista di M.

Io sono una maestra col cuore di panna. I bambini e le bambine che praticano yoga con me non lo immaginano, ma... quante volte mi hanno fatto venire le lacrime agli occhi! Capita più spesso di quanto si possa immaginare; a volte per ragioni facilmente intuibili, a volte perché sollecitano involontariamente qualche mio punto delicato.
Oggi è stato il turno di M. un bambino di quinta, di quelli che hanno relazioni complicate coi compagni probabilmente per differenze di contesti socio-culturali e geografici di provenienza. Ha due occhioni scurissimi che emanano dolcezza e bisogno di essere accettato e compreso. 
Alla fine della meditazione, oggi, ha alzato la mano per chiedere di condividere una cosa. Mi ha detto che da quando ho insegnato loro a ripetere mentalmente il mantra durante la meditazione, lui la trova più facile. "Non mi viene da aprire gli occhi così spesso come facevo prima".
Che ne sa, M., di quanto in questi giorni io abbia bisogno di continuare a credere in quello che faccio? Eppure ha fatto questa condivisione che per me è stata balsamo su un cuore screpolato. 
E non è finita, ha anche aggiunto che lui fa la meditazione ogni volta che si sente agitato e che l'ha insegnata anche alla sua psicomotricista, la quale mi manda a dire che mi ringrazia e che mi vuole bene anche se non mi conosce.
Anche io le voglio bene, anche se non la conosco. 
Così come voglio bene a M., ma gli voglio bene non di un bene normale, un bene proprio di quelli infiniti... Infiniti come l'amore che ci circonda e di cui siamo fatti, anche se non ce ne ricordiamo. 
D'altronde, questo dice il mantra: Baba nam kevalam, tutto è infinito Amore.

Faccio il lavoro più bello del mondo; a volte non me ne rendo conto, e arriva un bambino di 10 anni a ricordarmelo.

09/04/26

I lampadari

Abito in questa casa da quasi due anni eppure non ho ancora messo i lampadari.

Chissà perché.

07/04/26

L'altro lato della Luna

La settimana scorsa è partito dalla Terra un razzo con dentro quattro astronauti; farà un Gino intorno alla luna e tornerà a terra.

Ieri è stata fatta la fotografia alla faccia nascosta della Luna, quella dalla terra non vediamo mai.

Quella dove si trova Lilith.

Mi ha fatto effetto vedere l'immagine. Ho pensato a me, venticinque anni fa, che inventavo e scrivevo di quel mondo nella certezza che mai nessuno avrebbe potuto dimostrare che non esistesse.
Mi ha fatto effetto.

02/04/26

Bisogno di silenzio

Da un mese e mezzo circa questo blog è chiuso. Eppure continuo a scriverci quasi quotidianamente, e sarà anche vero che ci scrivo cose che forse dovrei tenere solo per me, ma allo stesso modo ci sono post che potrei rendere tranquillamente pubblici.

Forse lo riaprirò. Forse no.

01/04/26

Chi osa farlo

Oggi pomeriggio Matilde avrà un esame. Un esame impegnativo che avrebbe dovuto dare a fine gennaio, appena tornate da Palermo dopo il fattaccio, e non se l'era sentita.
Questo esame l'ha messa a dura prova, non tanto per la materia in sé quanto per quello che ha rappresentato simbolicamente. In queste settimane l'ho vista disperarsi e paralizzarsi nella paura di non riuscire a venirne fuori. Da niente, mica solo dall'esame.

Ieri sera, dopo cena, stavo per chiederle quali fossero i suoi piani d'azione per oggi, ma ormai è diventata campionessa dell'elusione, e se l'è svignata senza rispondermi.
Stamattina aveva il suo tipico sguardo stralunato da "chi me lo sta facendo fare", allora le ho chiesto se volesse un mio portafortuna. Lo aveva voluto anche alla maturità.
Quindi le ho dato un mio braccialetto con incisa la citazione dalla "Gabbianella" di Sepulveda: "Vola solo chi osa farlo".
Spero solo che l'esame lo superi e si sblocchi.

addendum delle 17: ha preso 26!