Visualizzazione post con etichetta arancia vaniglia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta arancia vaniglia. Mostra tutti i post

17/09/14

Arance rosso sangue

di John Hawkes.

Bleah.
Dovevo leggerlo nell'ambito di quella specie di circolo letterario di cui ho parlato qualche tempo fa, ma non sono riuscita a terminarlo.
Bleah.
Una lentezza autocompiaciuta, e una trama talmente inconsistente, da farmelo mollare a circa 1/3.
Sembra scritto da D'Annunzio. Una ricerca tale dell'immagine, dell'estetica, della costruzione... che mi aspettavo da un momento all'altro "...che ci intrica i malleoli, o Ermione".
L'ho già detto "Bleah"?

27/07/13

50 sfumature...

Faccio outing, senza vergogna.
L'ho scaric.... ehm.... me lo sono procurato perché ero curiosa. L'anno scorso era in vetta alle classifiche di tutto l'universo, ora dice che faranno pure il film. Io ne avevo letto solo ed esclusivamente le recensioni, per cui mi son detta che - gratis - poteva valere la pena di dargli un'occhiata.
(C'è anche un altro motivo, ma lo dico alla fine).
Non sono riuscita a terminarlo. Non che non avrei potuto, ma non ho voluto. Non vale il mio tempo in questo momento. Forse un giorno, quando non avrò altro di meglio da fare, continuerò a leggerlo.
Sono arrivata a circa un terzo, forzandomi di proseguire per arrivare almeno alla prima scena di sesso, e infatti lì mi sono fermata.
Certo che, per un libro esplicitamente erotico, dover arrivare a un terzo prima di leggere la prima scena di sesso, ce ne vuole. Ci vuole un terzo di libro dove non si parla altro dei film mentali della protagonista. Orribile.

Non dirò molto, perché altri prima di me hanno detto di più e meglio. Però una lancia in suo favore la voglio spezzare. Non è malaccio. E' scritto benino. E' una porcata pazzesca, ma non è peggio di altre cose che vengono scritte, pubblicate, vendute e acquistate... e quanto meno questo non ha la pretesa di essere un capolavoro, al contrario di altre porcate che si trovano in libreria.

Ora veniamo al motivo recondito.
La verità è che cercavo un'ispirazione.
No. Non per la vita reale, che lì le cose stanno bene come sono, ma un'ispirazione per il racconto delle scene di sesso.
Perché per me scrivere di sesso è difficilissimo, sono molto più spedita negli squartamenti, nei dialoghi brillanti. Il sesso no, non mi riesce come dovrebbe, non riesco a essere coinvolgente. Volevo solo leggere come si fa a scrivere una scena hard.
Ovviamente è stata una delusione. Ste scene sono troppo esplicite (e inverosimili) per quel che serve a me. Ma quanto meno so come NON scrivere una scena di sesso.
Che poi...
Nel "Figlio di Kelium" la scena di sesso è protetta da una porta chiusa a chiave, e diversamente da così non riesco proprio a immaginarlo.
Nella "Figlia di Lilith" ce ne sono alcune, ma sempre molto intime e velate. L'ultima è davvero la più erotica che avrei mai potuto scrivere, eppure non risulta coinvolgente quanto vorrei.
Ma pazienza. Non sto mica qui a scrivere le "50 sfumature di Lilith".

(Ora, NON mi suggerite titoli di testi erotici del secolo scorso, tipo Emmanuelle, o Histoire d'O, ché ho capito che io, il sesso e i libri non triangoliamo per niente, nè in lettura nè in scrittura. Pazienza)

24/07/13

Tre volte all'alba

Ma quando la smette, Baricco, di scrivere?
E quando la smette, mio marito, di comprare i suoi libri?

12/06/13

La casa rossa

C'è una pessima moda letteraria, in questi ultimi tempi, che prevede la narrazione di una storia secondo i vari punti di vista "in soggettiva" dei personaggi, messi lì, paragrafo per paragrafo, per la maggior parte dei quali è necessario leggere almeno le prime 7-8 righe per capire se chi sta "parlando" in quel momento è il padre di famiglia, l'adolescente inquieta, il cane ecc.
L'ultimo romanzo di Mark Haddon è così. Ed è un peccato, perché i suoi romanzi precedenti mi sono piaciuti. Ma questo no, non ce la faccio, sono arrivata ad almeno 80 pagine e non ci sto capendo niente.
Noioso.


15/04/13

Quattro etti d'amore, grazie

Uno dei piaceri della domenica mattina è poter tornare a letto, dopo colazione, a leggere un libro mentre Schroeder e le bambine fanno sanno-loro-cosa-tanto-non-mi-riguarda. Un piccolo piacere che ho iniziato a concedermi da pochi mesi, forse da quest'inverno, quando Angelica ha finalmente capito che, anche se non mi vede, io continuo a esistere e che, spesso, la compagnia di suo padre e sua sorella è molto più divertente e variopinta della mia.

Ecco. Uno dei piaceri della domenica mattina di ieri è sfumato in una nuvola tiepida. Ho letto le prime 70 pagine del libro in oggetto (fresco fresco di tipografia/libreria/portafogli) e mi son detta: "Bah... forse se ca##eggiavo su feisbuc mi piaceva di più".

Ma chi mi conosce sa che, proprio perché aspirante e disperata scrittrice emergente (o immergente, non so), do sempre una seconda e anche terza possibilità ai romanzi che non mi "prendono" subito. Per rispetto all'autore che, in qualche maniera, ha impiegato il suo tempo, la sua fantasia, le sue energie e il suo cervello in quel lavoro che io ho tra le mani.
L'autrice in questione, tra l'altro, è Chiara Gamberale, della quale ho ADORATO "Le luci nelle case degli altri".

Ieri sera, dunque, ho impiegato un'altra oretta nel proseguimento della lettura e solo quando mi sono accorta che gli occhi scorrevano su parole che non leggevo, mentre la mia mente era persa altrove (fenomeno e immagine, tra l'altro, di cui si parla proprio in un paragrafo di questo romanzo), ho mollato. E mi dispiace, mi dispiace un sacco, perché il suo romanzo precedente è uno dei libri più belli che io abbia mai letto negli ultimi anni, uno dei pochissimi che secondo me sono valsi i soldi spesi. Ma questo no. E' di una noia mortale. Sono arrivata quasi a cento pagine e non è ancora successo niente.

Si tratta dell'alternarsi dei monologhi delle due protagoniste, un'attrice famosa e una mamma qualunque, che fanno la spesa nello stesso supermercato e si sbirciano i carrelli a vicenda, immaginando, dal contenuto, la vita l'una dell'altra. Va bene, per le prime 30-40 pagine va bene come presentazione dei personaggi, dell'ambientazione ecc, ma poi... qualcosa deve pur accadere, no? E non mi puoi trascinare in questo modo per 100 pagine, fosse anche se l'evento straordinario accadesse a pagina 101!

Niente, a malincuore, lo inserisco tra le mie arance vaniglia, non posso fare diversamente.
Magari tra un anno gli do un'altra chance.

07/01/10

Adam ed Evelyn

di Ingo Schulze.

Noioso. Lento. Palloso. Arido. Depresso e deprimente.

Interrotta la lettura a pagina 38.

05/11/09

L'ombra del vento

Forse mi attirerò le antipatie di qualcuno, inserendo questo libro nella categoria dei "non portati a termine" ma correrò questo rischio.

E' un libro piatto, lento, e senz'anima. Nonostante sia raccontato in prima persona non trapela la benché minima emozione, nonostante gli avvenimenti non proprio banali che costellano la vita del protagonista (quanto meno fino alle prime 60 pagine, punto in cui io mi sono arresa ed ho abbandonato la lettura).

Questa categoria si chiama "Arancia vaniglia" in riferimento alla "susina mirabella" dell'Eleganza del riccio - peraltro primo libro finito in questa categoria - ma mi rendo conto che avrei potuto chiamarla "Fattoria virtuale", visto che il confronto che questo libro ha perso è stato proprio contro la mia fattoria virtuale.

Se la sera, dopo aver messo a letto Matilde, io guardo il libro sul comodino e poi guardo il portatile che tengo accanto al letto e - invece di leggere il libro - decido di raccogliere passivamente i pomodori nella mia "Happy farm" e spruzzare insetticida virtuale sui vermetti che infestano le piante di rose, allora è proprio il caso di lasciar perdere la lettura...

Diciamo che non lo faccio con tutti i libri abbandonati, ma questo rientrerà nel gruppo di quelli a cui darò una seconda possibilità, prima o poi.
Credo che la lettura di un libro sia anche fortemente condizionata dallo stato fisico e psichico del lettore nel momento in cui si accosta alla lettura. Forse oggi non è il momento più propizio nella mia vita per leggerlo, ma magari tra qualche anno lo riprenderò in mano e mi piacerà...

Giusto per la cronaca, questi i libri - finora identificati - che avranno una seconda possibilità:
- Il signore degli anelli (interrotto dopo 80 pagine di non capirci nulla)
- Se una notte d'inverno un viaggiatore (iniziato almeno 3 volte e ogni volta portato più avanti rispetto alla volta precedente, ma mai terminato)

Prima o poi...

L'ombra del vento

Forse mi attirerò le antipatie di qualcuno, inserendo questo libro nella categoria dei "non portati a termine" ma correrò questo rischio.

E' un libro piatto, lento, e senz'anima. Nonostante sia raccontato in prima persona non trapela la benché minima emozione, nonostante gli avvenimenti non proprio banali che costellano la vita del protagonista (quanto meno fino alle prime 60 pagine, punto in cui io mi sono arresa ed ho abbandonato la lettura).

Questa categoria si chiama "Arancia vaniglia" in riferimento alla "susina mirabella" dell'Eleganza del riccio - peraltro primo libro finito in questa categoria - ma mi rendo conto che avrei potuto chiamarla "Fattoria virtuale", visto che il confronto che questo libro ha perso è stato proprio contro la mia fattoria virtuale.

Se la sera, dopo aver messo a letto Matilde, io guardo il libro sul comodino e poi guardo il portatile che tengo accanto al letto e - invece di leggere il libro - decido di raccogliere passivamente i pomodori nella mia "Happy farm" e spruzzare insetticida virtuale sui vermetti che infestano le piante di rose, allora è proprio il caso di lasciar perdere la lettura...

Diciamo che non lo faccio con tutti i libri abbandonati, ma questo rientrerà nel gruppo di quelli a cui darò una seconda possibilità, prima o poi.
Credo che la lettura di un libro sia anche fortemente condizionata dallo stato fisico e psichico del lettore nel momento in cui si accosta alla lettura. Forse oggi non è il momento più propizio nella mia vita per leggerlo, ma magari tra qualche anno lo riprenderò in mano e mi piacerà...

Giusto per la cronaca, questi i libri - finora identificati - che avranno una seconda possibilità:
- Il signore degli anelli (interrotto dopo 80 pagine di non capirci nulla)
- Se una notte d'inverno un viaggiatore (iniziato almeno 3 volte e ogni volta portato più avanti rispetto alla volta precedente, ma mai terminato)

Prima o poi...

21/07/09

L'arancia e la susina

Mi sono accorta che ho sempre e solo scritto di libri che, anche se non mi sono piaciuti, ho terminato.
Ma c'è tutto un nugolo di libri interrotti che, in questo modo, passa inosservato, e allora da questo momento scriverò anche di quei libri che mi hanno stancato, annoiato e fatto desistere.

Solitamente mi sforzo di proseguire nella lettura, arrivare almeno alla metà, anche se dopo le prime 5 pagine vorrei scagliare il libro fuori dalla finestra, ma poi arrivo ad un punto per cui mi chiedo "Ma che senso ha trascinare una lettura controvoglia e a smozziconi, una lettura noiosa, banale, insipida.... solo per la gloria?"
No. Non esiste la gloria della lettura, ne esiste solo il piacere, e se una storia non piace, non piace da subito.

E vince la susina mirabella di Renée

Voglio cogliere lo spunto proprio dall'ultimo romanzo che ho interrotto, "L'eleganza del riccio", dove una delle due protagoniste adotta questo metodo per stabilire se un libro valga la pena leggerlo o no. Lei prende il libro in questione in una mano e una susina mirabella nell'altra mano, poi comincia a leggere e mangiare contemporaneamente. Se si rende conto che la lettura le regala più piacere della susina (per lei massima goduria dei sensi) allora prosegue, altrimenti amen, si pappa la susina di consolazione e butta via il libro.

Casualmente, proprio questo libro, per me, non supererebbe la suddetta prova. Non la farei con una susina mirabella, sia perché sono allergica, sia perché non simboleggia per me il massimo della goduria dei sensi, ma se avessi avuto in mano "L'eleganza del riccio" e uno spicchio di arancia vaniglia non ci sarebbe stato confronto. Ed ecco che intitolerò così la categoria dedicata ai libri che ho interrotto: "Arancia vaniglia".