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13/10/26

Il mio strumento

L'amaca per lo Yoga Fly è il mio strumento.
Ma proprio il mio strumento in assoluto. Non credo che esista un altro oggetto con cui mi sia mai sentita così in armonia.

E' un peccato che probabilmente dovrò rinunciarci a breve.

04/08/26

Non si dovrebbe

Non si dovrebbe lasciare da sola una donna che sta vivendo i postumi di una tragedia e contemporaneamente deve cercare di venire a capo della burocrazia vogoniana che c'è intorno ad una relitta eredità di una innocente minorenne, soprattutto se ci sono 38° all'ombra, se tali pratiche devono essere sbrigate in fatiscenti uffici gestiti come un ibrido tra il futuristico pagoPa e l'antediluviana necessità di un timbro inchiostrato. E specialmente se il luogo dove devono essere svolte alcune di queste pratiche è il luogo di lavoro del de cuius. 
Perché la donna desidera e teme di incontrare facce note, vecchi colleghi o che i cancellieri e gli amministrativi risalgano alla sua identità e si profondano - ancora - in elogi funebri e sguardi silenti.

Non si dovrebbe lasciare da sola una donna con quel vissuto in quel luogo.
Perché finisce che scoppia a piangere mentre aspetta l'ascensore e gli astanti chissà cosa si immaginano.

09/11/25

L'amica

Oggi è il compleanno della mia amica palermitana, anche se ormai lei non vuole più essere mia amica, che detta così sembra una cosa da bambini dell'asilo e forse un po' lo è, ma è esattamente quello che sta succedendo, quindi pazienza.
Per il mio compleanno lei mi ha mandato un messaggio di auguri, senz'altro sincero e sentito. Non ce la vedo a fare gesti d'affetto controvoglia. Oggi io ho fatto altrettanto, le ho mandato un messaggio di auguri e lei mi ha risposto ringraziandomi.

Qualche giorno fa l'ho sognata, ma non è stata la prima volta. Soprattutto negli ultimi tempi l'ho sognata diverse volte. La verità è che io questa cosa non l'ho accettata. Sto assecondando e rispettando la sua necessità di allontanarsi da me, perché non si sentiva più capita, apprezzata, accettata da me.
Io, dal canto mio, potrei dire lo stesso, con la differenza che non mi sono mai aspettata di essere apprezzata da lei, ma voluta bene quello sì. Ascoltata senza giudizio, quello sì.
Lei mi ha salvato la vita quando mi sono separata da Schroeder, mi è sempre stata vicina quando ho preso decisioni difficili e -  a differenza di Gandalf - ha accettato la mia decisione di trasferirmi a Torino, accettando di condividere con me il dolore della distanza. Mi ha ascoltato nei momenti critici, mi ha offerto punti di vista esterni a me per vedere meglio le situazioni in cui stavo impantanata.
Da qualche tempo non è più stata disposta a farlo.

Mi manca.
Mi manca tremendamente.
Mi manca lei come persona, mi mancano le telefonate infinite che ci facevamo, dove ridevamo e piangevamo, ma quando chiudevamo eravamo entrambe un po' più leggere.
Quanto avrei bisogno, in questo periodo, della sua leggerezza. 

Nei giorni scorsi mi ero ripromessa di approfittare di questo giorno per chiederle se potevo telefonarle. Mi manca persino il suo accento fortissimo. Non ci sono riuscita. Non ne ho avuto il coraggio.

Adesso mi prendo in giro da sola dicendomi che ci riproverò a Natale, che siamo tradizionalmente tutti più buoni, magari non mi manda a quel paese, ma so già che non lo farò.

06/08/25

Ancora ci penso

"E quinni te so' rimasto solo io?! Mecojoni...!"
Così Gandalf ha commentato la notizia della fine dell'amicizia con l'Amica Palermitana.

Sì, Gandalf e lei erano gli unici due amici che mi sono rimasti in Sicilia.
L'amicizia con l'Amica Palermitana era durata quasi 15 anni, in effetti si era già incrinata da almeno 2 anni, ma la risoluzione definitiva, bilaterale e - da parte mia ben chiara - è avvenuta solo questa primavera, poco prima di Pasqua.
Lei si è improvvisamente resa conto che non aveva più voglia di ascoltarmi; io ho capito che non avevo più voglia di sentirmi in dovere di ascoltarla. 
Mi dispiace, certo. Mi manca un po'. Ma forse il più grande torto che le ho fatto in questi anni è stato quello di andare contro il mio sentire intimo solo per avere la possibilità di continuare a mantenere quel legame; mi sono sentita in dovere di ascoltarla sempre, mi sono sforzata di farlo anche quando ho dovuto mettere da parte i miei bisogni per lei, ma non è stata colpa sua, non me l'ha mai chiesto. Io lo facevo per non perderla, perché lei per me, persino più della mia famiglia, rappresentava la mia Terra.
Parla con un accento palermitano molto forte, ed ascoltarla per me era come stare ancora lì. Vive praticamente in riva al mare e quasi ogni giorno mi mandava foto dalle sue passeggiate col cane. Mi mandava i video delle onde che si frangevano sugli scogli, del sole che tramontava all'orizzonte. L'unica cosa che non mi poteva mandare era il profumo, e quello me lo descriveva a parole.
Perderla, per me, è una specie di lutto doppio. Ancora oggi, quando ci penso, mi si riempiono gli occhi di lacrime.

In questi ultimi giorni in cui sono qui, a soli 50 km da lei, la penso, l'ho pensata. Un paio di volte, andando in città, sono passata dalle parti del suo studio professionale, ma no, non l'ho chiamata né lo farò.
Non ora. 

"Sì, Gandalf, a parte la mia famiglia, qui mi sei rimasto solo tu, sei contento?"
"Finché nun me rompo er ca##o pur'io de stà appresso alle pazzie tue!"
"Non lo farai"
"Nun ce scommetterei. NNamose, va'. La pizza la pago io, tu offrime er gelato".

24/07/25

La partenza

Una battuta vecchia come il cucco dice che quando torni in Sicilia piangi tre volte, la prima quando arrivi, la seconda quando riparti, la terza quando ti pesi sulla bilancia.
Ok, è una battuta, ma per me è ancora oggi, a distanza di 8 anni, una ferita ancora viva che si riapre, al punto che quella cosa della bilancia è solo una scemenza che poi riesco a recuperare in un paio di settimane, ma il dolore, quello no, non se ne va.

Stasera partirò per tornare in Sicilia, piango già da tre giorni alla sola idea di dovermene, poi, andare di nuovo.

28/04/25

Verso il fondo

Il mio lavoro è bellissimo, ma disgraziato. Nasce sotto una stella minore, di quelle piccolissime delle quali non si accorge nessuno se non andando in luoghi isolati dove ha la possibilità di farsi vedere.
Dello yoga non frega niente a nessuno, è un capriccio, un vezzo per hippies e fricchettoni sbarellati di varia natura. Sì lo suggeriscono anche i medici, ma solo per darsi loro stessi un tono, dimostrare di conoscerlo e conoscerne i benefici, ma diciamocelo chiaro, è una cosa da svampiti, sì, ci sono anche alcuni studi scientifici oltre che una millenaria esperienza empirica, ma non importa, siamo tutti figli di Galileo e di Cartesio, a noi interessano solo le cose oggettivabili, misurabili con precisione e per le quali conosciamo la causa e possiamo prevedere la conseguenza.
Lo yoga non si annovera tra questi.
Lo yoga per bambini - poi! - che bizzarria! Una volta si facevano i giochi in strada, poi abbiamo imparato a fare il truccabimbi e le sculture di palloncini, e ora va di moda lo yoga.

Ecco, questa è la premessa su cui si basa la mia vita professionale, ed io lo so, ne sono consapevole. Poi il mio lavoro mi dà ragione da solo col tempo, in ogni caso è ciò che so fare meglio e con maggiore passione, quindi credo che sia il modo migliore in cui io possa offrire il mio servizio alla comunità; perché il lavoro che facciamo non è solo la contropartita per avere soldi da spendere per vivere: deve essere anche di utilità agli altri. E questo - probabilmente - è il secondo grandissimo errore su cui baso la mia vita professionale.

Comunque, professionalmente sono una specie di Calimero piccolo e nero, anzi forse anche meno: il frammento di guscio d'uovo sulla testa di Calimero.

Ecco, due telefonate che ho fatto oggi (28 aprile) - manco a dirlo - a due segreterie scolastiche per chiedere come mai le fatture non fossero state ancora nemmeno accettate (non dico pagate, ma proprio accettate dai loro sistemi e - senza entrare in dettagli noiosi - se non vengono accettate entro due settimane è un casino) e le risposte sono state:

1) Ma io sono appena rientrata dalle ferie, non ho ancora visto le mail (fattura emessa il 15)
2) Ma noi i soldi per pagarla ancora non li abbiamo perché non li abbiamo ricevuti dal comune. Forse ci arrivano il mese prossimo, ma di solito arrivano entro la fine di giugno, lei ogni tanto ci ritelefona e chiede se i soldi sono arrivati (fattura per un progetto che ho iniziato lo scorso novembre).

Ecco, è un lavoro che amo e che mi gratifica. Non certo economicamente. Per fortuna io dei soldi me ne frego, l'importante è avere il minimo necessario, non mi interessano il lusso, la moda, gli eccessi, ma così è veramente difficile.
Da stamattina mi sento risucchiata verso il fondo di un mulinello, e la tentazione di lasciarmi annegare senza nemmeno più sforzarmi in effetti c'è.

10/04/25

E' finita

Uno dei più importanti principi del buddismo è l'impermanenza degli oggetti, delle persone, delle situazioni. Anche nella filosofia tantrica che seguo io, uno dei principi fondamentali da seguire è quello del non-attaccamento. Accettare che niente e nessuno dura per sempre, tutto cambia, si trasforma, evolve; ogni cosa, persona, situazione arriva, si manifesta e poi finisce. E' una legge fondamentale dell'universo e va accettata. Stacci e basta.
Ammetto che sia difficile, ma non impossibile. Per quanto mi riguarda credo sia uno dei principi che riesco a seguire con più facilità... Poi non so se il mio non-attaccamento sia più il frutto di un dis-amore di fondo nei riguardi della vita in generale, ma affronto con poca tragicità le perdite o la fine delle cose.

In questi giorni ho preso coscienza della fine della mia amicizia con la mia Amica Palermitana, che andava avanti da 15 anni.

Mentirei se dicessi che non ho pianto, ma lo sto accettando.
E' stata un'amicizia molto piena, che è persino riuscita a sopravvivere alla distanza fisica, ma da un anno e mezzo circa aveva preso già una piega diversa.
Incomprensioni, equivoci e - forse - un po' di invecchiamento di entrambe ci ha portato a non capirci più. Nonostante per me lei sia sempre stata la "me al di fuori di me", la persona a cui raccontavo tutto, ma proprio tutto tutto tutto, perché anche solo parlandone con lei ad alta voce facevo chiarezza nel mio sentire e nel mio pensare. Sa di me le cose peggiori. Conosce tutti i miei segreti più orribili, tutte le sfaccettature dei miei lati oscuri, le mie incoerenze, le mie insicurezze, le mie doti e le mie capacità, ma non ci capiamo più.

Insieme a Gandalf, è stata una delle persone che mi hanno salvato la vita letteralmente quando mi sono separata da Schroeder... non mi sono buttata da un ponte solo perché lei mi ha trattenuta.

Nei lunghi anni di crisi con l'Ingegnere io cercavo scuse per uscire e fare lunghissime passeggiate parlandone con lei al telefono, ché magari a casa non ero mai sola e libera di esprimermi e parlare al telefono, e quanto mi faceva stare meglio.

Riflettendoci, però, secondo il principio del non-attaccamento io sono disposta ad accettare la fine di questo rapporto, appartiene al ciclo delle cose e delle situazioni, ciò che mi distrugge, però, è il simbolismo che c'è dietro.
Rosanna, per me, era casa mia ancora di più di quanto lo siano i miei genitori. Rosanna, per me, era il colore e il profumo del mare che ho lasciato, il calore del sole che ho lasciato, il cielo azzurro che ho lasciato.
L'idea di non avere più la sua presenza nella mia vita è un po' come se me ne stessi andando ancora una volta e questa volta definitivamente, da casa mia.
Credo sia questo il vero lutto che devo elaborare. Rosanna era la Sicilia, era la mia vera casa.

Oggi a Torino splende il sole, il cielo è azzurro e luminoso, il sole splende e probabilmente potrei anche accontentarmi di andare a osservare lo scorrere di un corso d'acqua come surrogato del mare, ma non è casa mia. Rosanna lo era, e ormai non vuole esserlo più.
Stacci.
Ok, ci sto, ma posso piangere almeno un poco?

09/03/25

25 anni

Oggi mi concedo un piagnisteo come ai vecchi tempi. Sono passati 25 anni da quel giorno, quando ho ricevuto a casa la telefonata di una  mia ex compagna di scuola che mi comunicava che Andrea era morto.
Non so che tempo faccia oggi a Bagheria, a Torino è cupo, grigio e nuvoloso, ma quella mattina di 25 anni fa splendeva il sole. Io ho guardato ammutolita fuori dal balcone della mia stanza quel panorama di mare che tanto piaceva ad Andrea e il primo pensiero che ho avuto è stato che non lo avrebbe mai più potuto guardare davvero, per sempre.
L'inesorabilità della morte è stato ciò che mi ha colpito di più di tutto. La presa di coscienza dell'irreversibilità del processo. Il "mai più" che era improvvisamente diventato un mai più per davvero. Non ci potevo ripensare, non c'era più speranza di rimediare, di recuperare, di pentirsi, di scusarsi, di riavvicinarsi.
Mai più.
Mentirei se dicessi che gli ultimi 25 anni della mia vita non sono stati fortemente condizionati da quel momento, da quella presa di coscienza. Da quel dolore che esplodeva con tutta la sua magnificenza, marchiandosi senza pietà su ogni cellula del mio corpo, della mia anima, dei miei pensieri e dei miei sogni.
Lo sappiamo solo noi e la persona che mi ha accompagnato che, quando ho organizzato "il commiato" alla mia terra, prima di trasferirmi a Torino, io sono andata di nuovo su quella tomba, e non ci andavo dal giorno del funerale. Sono andata a rileggere il post di allora e lo trovo ancora vero, autentico. Ci stava.
25 anni sono tanti, ma non sufficienti a farmi dimenticare di lui, da vivo, né di lui da morto.
E' stato il primo vero amore tormentato della mia vita. A metà tra un amore corrisposto e non, a metà tra un'amicizia totalizzante e non, tra l'essere vittima e carnefice. Il primo enorme senso di colpa che mi porto ancora dentro e che - in virtù del "mai più" della morte - non si esaurirà; un "buco nel cuore" l'ho sempre definito, ed è ancora così.
Sono passati 25 anni e non riesco a smettere di ricordare la sua voce, il suo sorriso, la sua bravura nel disegno. L'amarezza nel suo sguardo, la rabbia soffocata che qualche volta esprimeva contro se stesso.
Ed io, che affacciata al balcone della mia stanza, lo aspettavo quasi tutti i pomeriggi per studiare insieme, e lo riconoscevo da lontano dal giubbino azzurro, e mi batteva forte il cuore.

Tornerai su questo mondo un giorno, Andrea. Forse per allora il nostro destino sarà diverso, o forse no.

04/03/25

L'ansia a mille

Oggi faccio fatica persino a respirare.

Dovevo dirlo, dovevo scriverlo da qualche parte.

07/12/24

Ritornare

Sono stata di nuovo a casa dell'Ingegnere perché lui è via e la cat sitter che baderà ad Elliot aveva capito che doveva iniziare sabato sera invece che sabato mattina. Lui è partito ieri pomeriggio quindi una capatina in casa per vedere se il gatto stava bene ci voleva. Per le mie lezioni coi mocciosi e con le famiglie dovevo passare da quella parte della città sono dunque uscita una mezz'ora prima.

Erano diversi mesi che non andavo in quella casa, ma non è stato tanto il tornarci che mi ha fatto male. Quella casa non l'ho mai sentita casa mia, e un motivo ci sarà stato.

Ciò che mi ha fatto male è stato il comportamento del gatto. E' bastato niente per riprendere il gioco da dove lo avevamo interrotto. Si ricorda ancora di me, si ricorda la modalità della nostra relazione, ma non mi ha voluto coccolare. Mi ha rincorso e si è fatto rincorrere, ma niente fusa e quando mi sono seduta sul divano, contrariamente a come aveva sempre fatto, non mi è salito sulle gambe.

Mi manca tremendamente.

La Miciuzza è dolcissima e affettuosissima, ma il "mio gatto" era lui Elliot. Mi mancano gli accoccolamenti che ci facevamo, le sue fusa interminabili, i suoi strusciamenti.

Lo confesso, ho pianto di nuovo dentro quella casa.

24/10/24

Le cose che mi mancano di te

 In effetti ridevamo spesso. Anche se ero io, per lo più, che ti facevo ridere per le mie mille idee strampalate e le duemila pazzie che ne derivavano.

Mi manca la certezza di tornare a casa con qualche aneddoto irritante da raccontare, su genitori, insegnanti, personale di segreteria scolastica ecc, ed essere certa che tu mi avresti ascoltato.

Mi manca la sensazione di farti sentire utile, importante e indispensabile quando, arrivati alla pompa di benzina automatica, fermavo la macchina e ti dicevo "Il pieno, grazie" e tu sorridevi, scendevi e facevi il pieno, tutte le volte.

Mi manca la tranquillità che alla cena delle ragazze pensavi sempre tu, e talvolta anche al pranzo quando lavoravi da casa, ed io ti dicevo che eri ossessionato, che loro potevano anche cavarsela da sole, ma adesso che spesso devono cavarsela da sole, mangiano solo piadine con la filadelfia e uova a occhio di bue.

Mi manca che quando tornavi a casa dopo una giornata pesante mi chiedevi un abbraccio.

Mi manca la certezza che quando avevo un problema tu avevi spesso la soluzione.

Mi manca il tuo gatto, che doveva essere mio, che lo avevo voluto io, l'ho cercato e adottato io ed ha pure il mio nome e numero di telefono impressi nel microchip, ma ha scelto te dopo 24 ore che era in casa con noi.

In effetti ci volevamo bene. Ma a quanto pare non era sufficiente per dare un senso ad una vita insieme, ad una convivenza.

18/12/20

Non ce la sto facendo

 E mi dispiace.

Ci tengo a questo blog. Raccoglie 13 anni della mia vita. Ma non ce la faccio più a tenerlo aggiornato. Ho difficoltà a farlo dal telefono e questa cosa mi condiziona molto.

Mi dispiace proprio tanto.

31/01/20

E' finita

E' finita. La mia avventura con i Bambini è finita.
Mentirei se dicessi che non mi sento angosciata, che non mi importa, che sono contenta, che non mi mancheranno, che l'ho fatto solo per soldi ecc. Quelle due pesti sono stati i miei figli per due anni e mezzo. Li ho presi in carico che nemmeno gattonavano e li ho lasciati che vanno all'asilo e conoscono tutte le lettere e i numeri.
Nei giorni scorsi ho pensato spesso che avrebbero sentito molto la mia mancanza, ma in realtà il senso di perdita ce l'ho io.
Mary Poppins, proprio alla fine del film, risponde al pappagallo che sta sul manico del suo ombrello una cosa del tipo: "Che ne sarebbe di me se mi affezionassi a tutti i bambini di cui mi occupo?". Ecco, Mary, che ne è di noi? Perché lo so, anche tu, come me, in realtà ti affezioni ai bambini di cui ti prendi cura, ma quell'affetto, quell'orgoglio per i loro progressi, quell'apprensione per i loro malanni, la tieni sepolta, come faccio io. Che ne sarebbe di noi se ci lasciassimo prendere dall'amore che difficilmente si può evitare di provare per un bambino?

Poi ci sono i genitori. Ed io, a differenza di Mary, non posso dire di essere fiera del mio Signor Banks, tutt'altro.
In due anni e mezzo ho ricevuto più gratificazioni e riconoscimento del mio lavoro da parte degli estranei, dei nonni, della ragazza delle pulizie, della portinaia, che non dai genitori. Qualcosa, qui, l'ho raccontata, ma avrei tonnellate di aneddoti tragicomici da raccontare a riguardo.
No, questo lavoro non mi apparteneva più. E' stato importante trovarlo, farlo. Mi ha permesso di vivere per più di due anni, ma no, non è più un lavoro che fa per me.
E poi, la ciliegina sulla torta. Il TFR.
Non me lo dovevano, ma persino io, che sono povera&pazza, ho sempre "arrotondato" generosamente l'ultimo compenso alle varie babysitter che si sono susseguite con le mie figlie, anche di poco, ma l'ho fatto. Loro no. Proprio zero. Il mio ultimo compenso è stato calcolato con la precisione dei 5 euro.

I due Bambini, Silvia e Matteo, altresì detti  il Biondo e la Riccia, resteranno per sempre nella mia memoria e un po' anche nel mio cuore. I loro genitori, anche. Mi resteranno nella memoria di certo, e sul fegato.

18/04/19

Andiamoci a prendere questa brutta notizia

Non voglio specificare di cosa si tratta, ma sarebbe stato qualcosa che non mi avrebbe di certo risolto la vita, ma mi avrebbe senz'altro dato una piccola speranza di poter accedere con più facilità a quegli strumenti che forse si che me la possono risolvere la vita.

Dice: "Ma hai controllato sul sito come ti è andata a finire?"
"Non ancora. Dai, controlliamolo insieme, andiamoci a prendere questa brutta notizia"

E infatti la brutta notizia c'era.

Non ci avevo mai davvero creduto, ma ci avevo molto intimamente sperato.

Mi ingozzo di cioccolato e penso a una soluzione alternativa.

30/08/18

Julie

Sei stata il teatro della nostra vita per 17 anni, hai visto iniziare e finire tutto, hai portato con delicatezza e cura noi e le nostre figlie, mi hai portato a partorire, in viaggi di piacere, e di lavoro, non ti sei mai spaventata di nulla né delle salite nè delle discese, del fango, della neve, della ghiaia, della sabbia. Col caldo più torrido e il freddo più gelido sei sempre stata prestante e impeccabile. Nonostante la ormai veneranda età, ci hai portato a Torino, attraversando il mare e le montagne, ed era l'ultimo favore, l'ultimo sforzo che ti chiedevo, ma tu, nella tua ignorante e grezza potenza, hai fatto di più, hai voluto servirci e accompagnarci per un anno ancora. Ma ora non ce la fai più, ed è giusto che il tuo indomito spirito di riposi e la vecchia ferraglia trovi nuova riciclata vita. Addio Julie, e grazie di tutto.


16/07/18

Il Topolino

L'unità di misura della malinconia che prova una madre che ha accompagnato le sue figlie in Sicilia in vacanza, lasciandole ai nonni, ed è subito ripartita per tornare a lavorare è data dalla quantità di "Topolini" sigillati che arrivano a casa in abbonamento e si accumulano sulla scrivania di settimana in settimana.


06/06/18

Non passerà mai

Arrivo a casa e trovo una busta nella cassetta delle lettere. Tremo. Non trattandosi sicuramente di una lettera d'amore, sarà qualcosa da pagare.
In vece non è per me. E' per Matilde, ma non è comunque una lettera d'amore. Il mittente è l'agenzia delle entrate, e dentro la busta si tocca la forma piatta e rigida di una tessera. Sicuramente sarà la tessera sanitaria che, in effetti, le scade a fine giugno.
Salgo a casa, apro la busta. E' la tessera sanitaria.
Lo guardo e mi prende il magone.
"Matilde"
Si avvicina.
"Guarda, ti è arrivato la nuova tessera sanitaria"
"Ah. Ma tanto di solito non la tieni nel tuo portafogli?"
"Sì, infatti ora la sostituisco. Però ti volevo dare quella vecchia, casomai te la volessi conservare come ricordo"
"E perché dovrei? Cos'ha di speciale?"
"Era della Regione Sicilia, invece quella nuova è della Regione Piemonte".

Ed è così che me ne vado in balcone, per non far vedere le lacrime.

28/05/18

Quando muore una non famosa ma che ha fatto a modo suo la storia

Stamattina ho saputo che è morta Angie Cafiero.
Lei ed io non ci siamo mai state troppo simpatiche, perché lei era molto amica di Schroeder e della ragazza con cui lui stava prima di me, e questa cosa ad Angie non andava molto a genio.
Lo so che ne sto parlando come se fosse una celebrità. Ecco, forse non lo era ma avrebbe meritato di esserlo.
Tra tutti i vari oggetti del "che ne sanno i duemila", potremmo tranquillamente aggiungerci anche lei. Che ne sanno i duemila di quanto avrebbe potuto essere diverso, oggi, il panorama del web italiano se non fosse esistita Angina Pectoris?
Forse adesso che cito il suo nickname storico vi dice qualcosa.

Ripeto che non ci stavamo simpatiche ma abbiamo collaborato per anni come guide superEva, lei da decana io da pivella, qualche volta ci siamo virtualmente afferrate per i capelli ma in un momento in cui ero stata vittima di una decisione "dall'alto" che limitava la mia possibilità di gestione della guida della città di Palermo, so che lei si è pronunciata in mio favore, rivolgendosi ai capi con qualcuna delle sue tipiche e colorite espressioni partenopee.

Non siamo state mai amiche, nemmeno su Facebook, ma leggere questa notizia, oggi, mi ha messo tristezza.

È stata un caposaldo del web 2.0 italiano, una promotrice d'avanguardia del web fatto dagli utenti del web. Cucinava molto bene e raccontava un sacco di aneddoti sullo zio prete. So che negli ultimi 15 anni ha avuto una vita travagliata e fatta di sofferenza.
Ciao Angie, insegna agli angeli la ricetta del filetto alla Rossini, unico post della mia guida sull'opera lirica in cui abbiamo collaborato in modalità pacifica.

28/08/17

Commiato #5: Andrea

Non ho mai più visitato la tomba di Andrea dopo il suo funerale.
Spesso, in questi 17 anni, sono passata in macchina dallo svincolo autostradale per il paesino dove si trova sepolto, ed ogni volta mi sono ripromessa di farcela, una volta, un gita fuori porta e con l'occasione fargli visita. Non l'ho fatto mai. Non so il perché. Forse perché tanto non scappa, sta lì e ci resterà per sempre.
Ma adesso sono io che me ne sto andando, sono io che non starò più qui. Chissà quando se ne riparlerà di passare di nuovo lungo quell'autostrada. Me ne sto andando e sto organizzando la tabella dei saluti alle persone più care. Era doveroso inserire anche lui.
E così ci sono andata. Ci sono andata in compagnia, perché forse andarci da sola sarebbe stato peggio, ci sono andata di proposito, deviando dal percorso più veloce appositamente per passare da quel paesino, e ci sono andata partendo presto la mattina per essere sicura che il cimitero fosse ancora aperto.
E' stato un piccolo sollievo accorgermi di ricordare quasi precisamente la localizzazione della cappella di famiglia. Nonostante 17 anni di vita intensa e ricca, non ho dimenticato quel giorno, quel momento, quel dolore.
Dopo aver girovagato guidati in modo sbagliato e confuso dal guardiano, ho seguito il mio istinto e i miei ricordi, e l'ho trovato.
L'ho salutato. E' stato rassicurante, doveroso, triste. Importante.

14/03/17

Massimo

Massimo era un mio ex. Il mio ex. Il più "ex" di tutti, dato che è stato la storia più seria e duratura prima di quella con Schroeder.
Massimo era molto più grande di me, eppure se la storia è finita non è stato certo per la forte differenza d'età, bensì per il motivo per cui finiscono tutte le storie, ossia che non ci si ama più.
Massimo è stato il mio "primo uomo", se capite cosa intendo.
Massimo è morto qualche giorno fa, per un infarto inaspettato e improvviso, da quel che ho scoperto.

Si dice che da bimbi tutti belli e da morti tutti santi. No, io non potrei mai dire una cosa del genere di lui. Una brava persona - per carità - onesto, educato, tranquillo, ma non me la sento affatto di piangere o rim-piangere nulla. Mi dispiace, senza dubbio. Mi dispiace ancor di più perché - stando a quello che ho avuto modo di sbirciare sulla sua bacheca di facebook, negli ultimi anni sembrava sereno e felice, si era sposato, aveva cambiato casa e città, e persino raggiunto un bel traguardo per la sua carriera. E' morto giovane, in fin dei conti, e sono stata davvero dispiaciuta nell'apprendere la notizia tramite amici di amici di amici, ché io e lui non ci siamo più visti né sentiti dal 2002.

Solo una cosa voglio dire, e mi serve per ricordarlo in modo ufficiale.
Quando stavamo insieme, una volta mi disse che sulla sua lapide avrebbe voluto che fosse scritto che era morto incazzato, perché a qualunque età fosse morto, lui era certo che sarebbe stato incazzato dell'essersene andato troppo presto, che di sicuro non avrebbe avuto il tempo di girare tutto il mondo, di leggere tutti i libri, guardare tutti i film, ascoltare tutta la musica, conoscere tutte le persone.
Ecco. Considerando che non aveva nemmeno 60 anni, incazzato sarà morto di sicuro, perché ancora di più gli è mancato il tempo per vivere tutto quello che avrebbe voluto.
Tutto qui. Voglio ricordarlo così. Massimo, il mio ex, morto incazzatissimo.