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11/10/26

48 e 19

 Sono gli anni che compiamo oggi io e questo blog.

E... ops! Ci sono cascata di nuovo! Ma l'occasione di festeggiare il compleanno in cosplay al Megacon di Torino era troppo ghiotta per non coglierla.



10/10/26

11/09/26

La trasferta

Ho investito 4 ore del mio tempo da quando sono uscita da casa a quando vi ho fatto ritorno.
Mi sono pagata il biglietto del treno.
Ho rivisto una mia collega insegnante di yoga per bambini che aveva bisogno di una consulenza importante sullo yoga aereo con l'amaca.

E' stato bello.
Mi sono sentita utile.
Di questi tempi non mi capita spesso.

30/08/26

Pescatore

Di tutto un pomeriggio trascorso insieme parlando, giocando, amando, mangiando, ridendo, organizzando ecc, il momento che mi resta nel cuore è quando il Capitano, dopo aver suonato per me mille canzoni, si è seduto per terra con ancora la chitarra a tracolla ed ha suonato e cantato a memoria "Pescatore".
Ho pensato che potrei anche innamorarmi di lui. Poi mi sono ricordata che sono già e ancora follemente innamorata di lui e sono persino ricambiata, dunque mi sono sentita la donna più fortunata al mondo.

09/08/26

L'Acchianata

La prima volta ero con la mia amica d'infanzia, sua madre, sua zia e una vicina di casa.
L'ultima volta ero con la mia Amica Palermitana, ed era stato uno dei miei commiati alla mia terra, prima di trasferirmi a Torino.
Oggi sono stata con mia figlia Angelica.
L'Acchianata (la "salita") al santuario di Santa Rosalia è una delle esperienze di bellezza a Palermo che amo di più, nonostante la fatica, lo sbattimento e anche l'amarezza per il fatto di trovare sui punti panoramici spazzatura, lattine, preservativi e roba varia.

Palermo è bellissima, vista da lontano; soprattutto all'alba, quando dorme ancora.



02/08/26

Nozze d'oro

Cara mamma, caro papà, auguri.
Cinquant’anni sono davvero tanti, se ci pensate, e possiamo dire che se cinquant’anni fa aveste fatto una scelta diversa, nessuno di noi sarebbe seduto a questa tavola, adesso, e più della metà dei presenti – chi fisicamente e chi virtualmente – non esisterebbe nemmeno. Quindi: cara mamma, caro papà, grazie.
Ognuno di noi potrebbe, senz’altro, raccontare il proprio punto di vista su questa storia lunga – almeno – cinquant’anni, ma penso di poter affermare in termini universali che la vostra è una ship epica, che slaya di brutto, aura 5000, ultra iconic e altre cose incomprensibili che, però, dovrebbero farvi intuire facilmente la grande stima che abbiamo di voi come individui e come coppia.
Grande stima perché ci avete insegnato tanto, ma non a parole: con l’esempio.
L’esempio che ci avete dato in questi cinquant’anni è che la vita fa quello che vuole lei, non quello che vogliamo noi, e quasi mai si rivela per come la sogniamo e immaginiamo, ma ci mette davanti a sfide sempre nuove, ostacoli sempre diversi e di diverso grado di difficoltà. Ne avete trovati parecchi lungo il vostro cammino di questi cinquant’anni. Però l’esempio dolcissimo che ci avete dato è stato quello di affrontare tutto insieme. Magari non sempre affiancati. Magari non sempre tenendo lo stesso passo. Ma sempre, SEMPRE, vi siete poi raggiunti e ripresi per mano per proseguire la strada insieme.
Vi amate e sopportate da almeno cinquant’anni e avete seminato e coltivato una famiglia allargata, colorata, chiassosa e unita. Avete sbloccato un achievement unico e raro. E se non sapete cos’è un achievement, potete vederlo proprio adesso, qui, intorno a voi.
In conclusione, i primi cinquant’anni sono andati, ve ne restano altri cinquanta per platinare del tutto questa ship meravigliosa dalla quale – tutti noi – non abbiamo altro che da imparare.
Dunque, cara mamma, caro papà, auguri e grazie da parte di tutti noi.
GG, well played! Standing ovation! Chapeau! Applausi!

05/07/26

Il mio posto dell'anima

Torino non è la mia città, per parafrasare uno dei più popolari hashtag, però ci vivo e la vivo ormai da più di 8 anni, e certamente cominciamo ad avere una certa confidenza l'una con l'altra.
C'è un posto, ad esempio, che ho eletto a "mio posto dell'anima" fin dalla prima volta che ci sono stata, ed è il punto da cui si vede la Dora Riparia affluire nel Po.
Chi mi conosce da più tempo sa che diverse volte, negli anni passati, ho parlato di questo luogo e di come io lo trovi terapeutico.
E lo spettacolo cambia, cambia sempre, perché è naturalmente mutevole come l'acqua. E ci sono giorni in cui la confluenza è tormentata, conflittuale, uno dei due fiumi è turbolento e più che accogliere, o fondersi con l'altro, lo travolge e trascina con sé.
In altri giorni, come oggi, regna la pace. Vanno d'accordo, di pari passo, sincronizzati. Uno arriva da una parte, uno dall'altra, si avvicinano, si toccano, si prendono per mano e vanno avanti insieme. Dopo due secondi non li distingui nemmeno più.
Ecco, oggi sono venuta qui per cercare pace, e l'ho trovata.
È vero che di casa mia mi manca il mare. Era lì che mi rifugiavo nei momenti complicati. Però sono contenta che a Torino ci siano i fiumi, perché forse più che con il mare, nello specifico, è con l'acqua che ho un legame spirituale.

28/06/26

Il tavolo allegro

Al nostro tavolo del ristorante si è avvicinato il maitre e ci ha fatto i complimenti perché eravamo il tavolo più sorridente. Io ho chiesto, sorridendo, se fossimo troppo chiassosi, ma lui ha precisato che i suoi complimenti erano sinceri, perché spesso, anche se in vacanza, i commensali al ristorante sono musoni, oppure se ne stanno isolati coi cellulari.

In effetti nei giorni seguenti mi sono sono un po' guardata intorno ed ho capito cosa intendeva il maitre, e so anche perché noi abbiamo fatto così tanto la differenza.

Intorno a noi, in un contesto di vacanza e assoluto relax, ho visto per lo più famiglie che si sono portate dietro le stesse dinamiche che hanno quotidianamente in città, soprattutto quelle coi figli un po' più grandi; oppure coppie formate da due isole senza ponti o traghetti a collegarle.
Ho visto visi spenti, tavoli silenziosi dove le poche battute riguardavano probabilmente solo il cibo che avevano davanti. 
Le famiglie coi bambini piccoli hanno continuato ad essere totalmente assorbite dalle loro necessità, con lo svantaggio di essere fuori casa.
Mi è sembrato che molti di loro fossero - sì - in vacanza, ma in vacanza da loro stessi.
Le madri sempre e comunque stressate e caricate di più della metà dell'accudimento dei figli. I padri stanchi, molto stanchi e delusi dall'esito della vita in vacanza, che non ha alleviato il loro carico, lo ha anche appesantito.

Perché noi eravamo diversi? Perché noi eravamo tutti nuovi. Per noi è stata un'esperienza nuova, l'occasione per conoscersi di più.

C'era una famiglia con due bambini piccoli accanto a noi, avranno avuto 2 e 6 anni credo... La madre era esaurita, il padre avrebbe voluto fuggire. Secondo me Schroeder ed io apparivamo esattamente così alla fine del nostro matrimonio.
C'era un coppia che si sforzava di guardarsi, di avere ancora qualcosa da dirsi che non fosse solo "Com'è il risotto?", ma ogni tentativo di interazione falliva, lo vedevo, si percepiva. Nessuno dei due si rifugiava nel cellulare, ma i loro sguardi vagavano nella sala senza incrociarsi. Secondo me l'Ingegnere ed io apparivamo esattamente così alla fine della nostra relazione.

Con il Capitano, per ora, è diverso, proprio perché è ancora tutto nuovo e persino questa, dopo un anno e mezzo, è stata ancora un'esperienza nuova e inedita da fare insieme. Per fortuna credo che ce ne siano ancora altre esperienze inedite che potranno prolungare la nostra sopravvivenza come coppia sorridente e allegra. Chissà.

08/06/26

La regina di Scozia

E' andato bene.
E' andata bene lo spettacolo, è andato bene il mio monologo, è andato bene l'effetto speciale del sangue.

Prima di entrare in scena avrò avuto almeno tre o quattro episodi di tachicardia estrema, ma quando è davvero toccato a me sono entrata nello stato di flusso e, contrariamente a come ero costretta a fare durante le prove, ho recitato guardando il pubblico. Ed ero felice. E mi sentivo me stessa.

E' strana questa cosa. Se penso a quali sono le situazioni in cui mi sento "me stessa" c'è la pratica dello yoga e il palcoscenico, che sono due cose completamente differenti, per molti versi opposte.

Sto bene.

28/05/26

Vai piano

"Non saprei dirti il motivo, ma quando ho iniziato il trattamento qualcosa mi invitava ad essere delicata con te, a fare piano. Ma non perché tu non potessi sostenere qualcosa di più intenso, ma proprio per alleggerirti questo sforzo, e non sforare il limite della tolleranza naturale".

La mia nuova massoterapista olistica, in due sole volte che mi ha avuta tra le mani, mi ha aggiustata sia nel corpo che nell'anima. Il bello è che io non le dico mai niente, e di me non sa quasi niente, ma mi legge e mi scopre lavorando sul mio corpo fisico e sulle mie energie.
E così come poco tempo fa dicevo proprio di sentire il bisogno di rallentare, di addolcire, di deporre le armi, di fare la pace, ecco, anche lei lo ha trovato su di me.

15/05/26

Non per soldi

Faccio una riflessione ad alta voce - o meglio - in Times New Roman.
Tante volte mi capita di automotivarmi nel lavoro dicendo che lo faccio per i soldi, che devo pensare ai soldi ecc. Ebbene, non è vero. Dipendesse da me, farei esattamente quello che faccio, gratis.

Oggi ho assistito a una specie di miracolo, al quale ho probabilmente contribuito.

Da 4 anni realizzo un progetto di yoga in una scuola primaria: una sola classe di 22 bambini, ma che ho conosciuto che erano bimbetti esuberanti di 7 anni e che ho accompagnato fino a salutarli come preadolescenti problematici e puzzolenti di 10-11 anni. Ci sono parecchie situazioni "particolari", è una scuola di periferia dove già il disagio socio-culturale generale svantaggia i bambini, in più, almeno la metà vengono da famiglie di tutto il mondo, Perù, Cina, Romania, Senegal, Albania, Marocco, Egitto...
C'è un solo bambino autistico certificato, ma molti altri hanno comunque mostrato bisogni speciali. Una di queste è una bambina con il mutismo selettivo, della quale non ho mai sentito la voce, se non la risata durante un gioco animato, quando erano in seconda, e un bisbiglio per caso, in terza. Una volta aveva persino accennato il canto del mantra insieme agli altri (scena da brividi), ma negli ultimi due anni era molto regredita.
Oggi ho avuto l'ultima lezione, l'ultima-ultimissima. Hanno scritto per me una poesia dolcissima, inserendoci alcuni nomi delle posizioni, e me l'hanno recitata un verso ciascuno.
Ebbene, quando ho visto arrivare lei al centro della scena non ci credevo: mi son proprio detta che non era possibile che recitasse anche lei un verso. E invece l'ha fatto. L'ha fatto a metà, perché è scoppiata a piangere, ma l'ha fatto e l'ha fatto per me.
Piangevamo tutti. 
Le maestre mi hanno raccontato che anche loro sono rimaste meravigliate quando si è offerta per recitare un verso; altre volte ci aveva provato durante le recite ma non c'era mai riuscita.
Davanti a me invece ce l'ha fatta. Uno sforzo immenso e sovrumano per una bambina di 10 anni, ma l'ha fatto.

Ecco. No, non ci sono soldi sufficienti che possano ripagare l'emozione che ho provato.

Certo, è pur vero che non è sempre così, anzi. Sono più le volte in cui non vedo l'ora di concludere certe classi perché magari mi trovo poco in sintonia con le maestre, ma quello che sto ricevendo dai bambini è quasi sempre di valore superiore al costo che pagano per la lezione. Ed è quello che mi fa andare veramente avanti. E' quello il motivo per cui quando mi sento disperata mi riprometto di lasciar perdere e tornare a fare la babysitter che guadagnavo esponenzialmente di più, ma poi penso che no, non potrei mai rinunciare al lavoro nelle scuole, perché è quello che veramente mi nutre.
Mi fanno campare le lezioni con gli adulti e quelle con le famiglie, ma le scuole mi danno l'emozione.

Quindi no, non lo faccio per i soldi.

14/05/26

Il dono

Io ci credo che certe persone, certi incontri che facciamo apparentemente per caso, non sono casuali per niente.
A volte è l'Universo che ci fa un regalo, perché certe persone, certi incontri casuali sono, in realtà, un dono.

Oggi ho ricevuto un dono dalle mani d'oro e l'anima brillante.
Qualcosa nella mia testa mi ha fatto pensare che qualche centinaio o migliaio di anni fa lei ed io eravamo due bambine che correvano insieme in un bosco.
Sono grata di averla ritrovata.

11/05/26

Son soddisfazioni

"Ah, però!" è il commento del mio personal trainer nuovo d'ingaggio, guardando l'analisi che il suo macchinario ha fatto del mio corpo fisico.
La mia pagella è stata di 89/100. Me l'ha stampata dicendomi che dovevo conservarla con orgoglio.
Poi mi ha insegnato alcuni esercizi per potenziare flessori ed estensori delle anche (il mio punto debole di quest'anno), ma all'inizio ho visto nei suoi occhi lo spaesamento da "E mo' che gli faccio fare a questa qua?".

Per me, che mi sento sempre un rottame, è stata una bella soddisfazione.

23/04/26

Amore da ragazzini

Seduti per terra, ad abbracciarsi e baciarsi per minuti e minuti interi.
Il nostro è proprio un amore da ragazzini.

15/04/26

L'albero di Giuda

Sta fiorendo in queste settimane, cospargendo petali viola sulle strade e sulle macchine.
Lo trovo bellissimo.


 

10/04/26

La psicomotricista di M.

Io sono una maestra col cuore di panna. I bambini e le bambine che praticano yoga con me non lo immaginano, ma... quante volte mi hanno fatto venire le lacrime agli occhi! Capita più spesso di quanto si possa immaginare; a volte per ragioni facilmente intuibili, a volte perché sollecitano involontariamente qualche mio punto delicato.
Oggi è stato il turno di M. un bambino di quinta, di quelli che hanno relazioni complicate coi compagni probabilmente per differenze di contesti socio-culturali e geografici di provenienza. Ha due occhioni scurissimi che emanano dolcezza e bisogno di essere accettato e compreso. 
Alla fine della meditazione, oggi, ha alzato la mano per chiedere di condividere una cosa. Mi ha detto che da quando ho insegnato loro a ripetere mentalmente il mantra durante la meditazione, lui la trova più facile. "Non mi viene da aprire gli occhi così spesso come facevo prima".
Che ne sa, M., di quanto in questi giorni io abbia bisogno di continuare a credere in quello che faccio? Eppure ha fatto questa condivisione che per me è stata balsamo su un cuore screpolato. 
E non è finita, ha anche aggiunto che lui fa la meditazione ogni volta che si sente agitato e che l'ha insegnata anche alla sua psicomotricista, la quale mi manda a dire che mi ringrazia e che mi vuole bene anche se non mi conosce.
Anche io le voglio bene, anche se non la conosco. 
Così come voglio bene a M., ma gli voglio bene non di un bene normale, un bene proprio di quelli infiniti... Infiniti come l'amore che ci circonda e di cui siamo fatti, anche se non ce ne ricordiamo. 
D'altronde, questo dice il mantra: Baba nam kevalam, tutto è infinito Amore.

Faccio il lavoro più bello del mondo; a volte non me ne rendo conto, e arriva un bambino di 10 anni a ricordarmelo.

30/03/26

In Sicilia col Capitano

Quando lo avevamo deciso c'erano tutti altri presupposti e contesti.

Due mesi prima della partenza eravamo pronti ad annullare tutto. Un mese prima sembrava che forse potevamo farlo. Lo abbiamo fatto.

Ho portato il Capitano a Palermo, nei miei luoghi, nella mia quotidianità quando sto in famiglia. Credo che più intimi di così non potremo mai essere.
E' stato bellissimo, è stato diverso, è stato facilissimo, naturale, spontaneo. E' stata una di quelle cose per cui mi chiedo se sarà mai possibile farlo davvero, ma poi - mentre le faccio - mi chiedo come fosse stato possibile non averlo mai fatto prima. 

Non solo è un ottimo compagno di vita, il Capitano è anche un eccellente compagno di viaggio.

20/03/26

Un pomeriggio libero

Per una stranissima congiuntura astrale, oggi pomeriggio sono stata libera e felice.
Libera di riesumare il pianoforte elettronico e felice di riprovare a suonarlo.

15/03/26

Tu mi fai vivere

C'è stato un momento molto intimo e intenso oggi, in cui ho guardato il Capitano negli occhi ed ho pensato: questo è il mio uomo.
Mai di nessuno avevo pensato una cosa simile. E mi sono appoggiata al suo petto ed ho sentito forte il mio cuore che batteva. Il mio, non il suo, come più spesso mi capita.
"E' mio il cuore che batte forte adesso" gli ho detto, "Grazie, perché tu mi fai vivere".

E in realtà ho ringraziato l'Universo.