14/10/26

Mi sto sgretolando

Il mese scorso avevo preso coscienza del fatto che io mi stia perdendo.
Oggi la mia sensazione è proprio quella che mi sto sgretolando.

13/10/26

Il mio strumento

L'amaca per lo Yoga Fly è il mio strumento.
Ma proprio il mio strumento in assoluto. Non credo che esista un altro oggetto con cui mi sia mai sentita così in armonia.

E' un peccato che probabilmente dovrò rinunciarci a breve.

12/10/26

La nonna

Ho iniziato a lavorare coi due bambini nuovi. Come spesso mi succede, la parte più difficile del relazionarmi con i bambini è doverlo fare attraverso la mediazione (l'intromissione?) degli adulti intorno.
E resto sempre sorpresa dal vedere come loro si relazionano coi bambini.

11/10/26

48 e 19

 Sono gli anni che compiamo oggi io e questo blog.

E... ops! Ci sono cascata di nuovo! Ma l'occasione di festeggiare il compleanno in cosplay al Megacon di Torino era troppo ghiotta per non coglierla.



10/10/26

09/10/26

Come cambiano le cose

L'anno scorso scrivevo questo post.
E questa giornata, oggi, ha tutto un altro sapore rispetto a un anno fa.
E' veramente incredibile quanto la vita possa stravolgere il modo di guardare a un evento e quante, e quante altre volte riuscirà a farlo negli anni.
22 anni fa aveva un significato.
13 anni fa ne ha avuto un altro.
L'anno scorso ha fatto un salto avanti.
Oggi è qualcosa che non avrei mai immaginato che avrebbe potuto essere.
Tra altri dieci anni chissà cosa sarà.
Non ho molto da dire ma un pensiero in memoria di cosa questo giorno è oggi, lo voglio scrivere.
Nel 2004 era cambiata da poco la formula della promessa nuziale. La frase "finché morte non ci separi" era stata sostituita con "per tutti i giorni della mia vita".
All'epoca ci avevamo anche scherzato su, dicendo che pure da morti avremmo dovuto avere a che fare l'uno con l'altra. Mai profezia fu più azzeccata, in effetti.
Non è stata certamente la morte a separarci, infatti; sono state le "cose degli esseri umani". E da quanto ci si è messa in mezzo pure la morte, confermo che ho dovuto di nuovo, ancora, inevitabilmente, dolorosamente e faticosamente avere a che fare con lui.
Però... e qui vengo al ricordo dell'anno scorso... non posso non ammettere che in questi mesi mi ha fatto anche piacere "ritrovarlo" per come lo ricordavo, per come lo avevo conosciuto, per quello che avevo voluto sposare.
Con i suoi pregi e i suoi difetti. Gli stessi di 22 anni fa.
La sua fede nuziale ce l'ha Angelica adesso; a Matilde darò la mia. Secondo me possiamo considerarlo comunque un lieto fine.

07/10/26

Al T-Rex piace il pesce...

Ho volutamente parafrasato l'iconica battuta finale (o quasi) del meraviglioso "Madagascar".

Oggi sono andata a conoscere e trascorrere un paio d'ore di studio reciproco coi due bambini che accudirò nei prossimi pomeriggi a venire. Credo di essere piaciuta a entrambi. In momenti diversi hanno dato a me la mano per camminare per strada. L'ho preso come un segno positivo.
Poi, però, c'era il T-Rex che voleva mangiarmi. Questa cosa mi ha molto preoccupato, ma fortunatamente il piccolino gli ha dato da mangiare un pesce, ed io sono stata graziata.
Per questa volta l'ho scampata bella.

(C'è stato un momento, in cui mi sono astratta e guardata dentro e fuori e mi sono chiesta: "ma tu vuoi davvero ricominciare a fare questa cosa?". La risposta è stata "No". Quindi mi sono chiesta: "Devi farla?", e la risposta è stata "Sì". Ok, il mio dialogo interiore si è concluso con approvazione unanime).

06/10/26

Gli uccelli arrabbiati

Ci sono cascata di nuovo... Dal 2012, a fasi alterne, io cado nel baratro di "Angry birds".
Ne ho seguito l'evoluzione, la trasformazione, tutte le varie versioni a tema, quelle stagionali, quelle su Star Wars, quella dentro Facebook, tutte.
E ogni volta mi assorbe.
E ogni volta devo platinare necessariamente tutti i livelli. Però, su questa cosa, ho da fare un appunto: secondo me negli anni è diventato più semplice. Ricordo ore e ore passate a rifare lo stesso livello mille volte, perché il maiale era nascosto nell'erma e non si vedeva, oppure perché non distruggevo tutto e non facevo abbastanza punti per avere 3 stelle.
Vabbè, questo per dire che sono - di nuovo - in fissa con gli uccelli e le fionde.

05/10/26

I muscolacci della dottoressa

Angelica mi dice spesso che sarei perfetta per fare stand-up comedy. 
Non lo so, ma in effetti nel mio modo di essere e relazionarmi con gli altri mi capita spesso di fare ridere le persone.

Stamattina ho donato il sangue e una delle due dottoresse raccontava all'altra che nonostante si fosse iscritta in palestra da più di un mese e si sentisse meglio sta mettendo su peso invece che perderlo.
Non sono entrata volutamente troppo nel merito, perché la cosa potrebbe avere mille motivazioni e mentre me ne stavo sul lettino con un ago gigante piantato nel braccio non mi sentivo molto per la quale, tuttavia mi sono permessa di infilarmi nella conversazione con una semi battuta, dicendo alla dottoressa che magari sta mettendo su massa magra, perché i muscoli pesano di più del grasso.
Lei ha accolto con favore la mia ipotesi, ma ha continuato a insistere sulla cosa.
Dopo avermi finalmente liberata, impacchettata e rifocillata, mi chiede per l'ultima volta se sto bene prima di andare via. E mi ripete che voleva perdere mezzo chilo e invece ha messo su un chilo.
"Eh, ma di bei muscolacci, dottoressa! Questa è la cosa importante!" ho risposto.
E' scoppiata a ridere insieme alla collega e all'altro ragazzo che era sul lettino dietro il mio.

Forse potrei valutarlo come piano C.

02/10/26

La spirale eterna

Che la psicoterapia sia una spirale trafitta da una retta devo averlo già detto parecchie volte.
Ecco. Schroeder è una delle spire più ricorrenti. Ancora. Nonostante tutto.
Perché non è vero affatto che il matrimonio è "finché morte non ci separi", perché non basta la morte a recidere quella spira.

E quindi torno in terapia.
Di nuovo.

01/10/26

Di che ti nutri davvero?

Stasera ho assistito parecchio un'allieva che era alla sua seconda lezione di Fly. 
Giovane, mediamente allenata, ma molto insicura e timorosa. Il motivo per cui abbia scelto una disciplina così intensa non mi l'ho ancora capito, perché a volte colgo il gusto della sfida, altre volte colgo l'incoscienza. In questo caso sembra quasi che ci sia una sorta di accanimento, ma vedremo come evolve nelle prossime settimane.
Però poi ce l'ha fatta. Ha fatto benissimo una figura abbastanza complessa (forte soprattutto del suo fisico già allenato). Ci sono dovuta stare sopra per quasi tutta la lezione, ma poi la luce che brillava nei suoi occhi era impagabile.

Ecco, di questo io mi nutro, delle scintille di gioia negli occhi degli altri.

30/09/26

Certi *lavori* non finiscono...

...fanno dei giri immensi e poi ritornano.

Tutto questo per dire che riprenderò a fare a tata.
Sono contenta? Nemmeno un po'.
Sono obbligata? Non del tutto.
Sono giunta a un compromesso? Sì.

Vabbè.

28/09/26

Mi manca papà

E' la frase più difficile da pronunciare e ascoltare.
Vorrei avere il potere magico di schioccare le dita e annullare tutto il loro dolore. Perché non se lo meritano. 
Ma non ho poteri magici, posso solo offrire presenza mentre guardo in faccia la mia assoluta impotenza a riguardo. E contenerlo. Anche se a volte mi sembra un dolore così grande che mi sento sopraffatta.
Non l'hai fatto apposta, lo so, ma sempre stronzo resti.

24/09/26

E le conseguenze a me

Ho passato una nottataccia d'inferno, col naso colante e chiuso. Sono comunque uscita per fare delle commissioni al mattino e per andare a fare lezione al pomeriggio. Mi sono drogata di aspirina, ho consumato 6 pacchetti di fazzoletti per intero e starnutito almeno 60 mila volte. Ho gli spilli in gola e il desiderio si strapparmi il naso con le mie stesse mani.
Anche Angelica è raffreddata. Da tre giorni.
Perché l'amica sua è raffreddata. E l'amico dell'amica. E l'amico dell'amico dell'amica.

Gli adolescenti, in fondo, sono il revival dei bambini dell'asilo: quelli si mischiano le malattie scambiandosi i giochi che mettono in bocca, loro si condividono germi e batteri direttamente alla fonte, scambiandosi bicchieri, baci, slinguazzate e dio non voglia che io sappia cos'altro.

E, come i bambini dell'asilo, portano le malattie a casa.

23/09/26

Un nuovo progetto

Non so perché, ma ultimamente mi sta (ri)prendendo il pallino della scrittura.
Non di post decenti su questo blog, evidentemente.

21/09/26

Pole dance

Sapevo già che, a meno non costasse davvero pochissimo, non mi sarei iscritta al corso, ma la curiosità di provare ce l'avevo da qualche anno.
Sono andata a fare una lezione di pole dance e l'ho trovata faticosissima e complicata sul piano della coordinazione motoria, ma dannatamente divertente.

Magari ci faccio un pensierino per il prossimo anno.

18/09/26

E rieccoci qui

Con questa frase mi ha accolto nel suo nuovo studio la mia vecchia psicologa di Torino.
E rieccoci qui, ma con una persona diversa da quella di 5 anni fa: meglio o peggio non so, ma sicuramente diversa.
Una persona che sta male e che, pur avendone consapevolezza, non si sente le forze (la voglia?) di andare in terapia. Di nuovo.
Una persona a cui ne sono successe mille e una e che non ne può più di doversi sforzare continuamente di "tenere botta", che vorrebbe potersi arrendere, vorrebbe potersi lasciare andare.
Una persona che, però, sente - sa - di essere attaccata alla vita, e di stare male per il fatto stesso di stare male.
Una persona ingarbugliata, insomma.
Quella persona sono io.

17/09/26

Cose da non dire a un'insegnante di yoga #23

"Beh sì, io da qualche anno pratico yoga da sola..."
"Da sola... in che senso?"
"Ogni giorno mi guardo qualche video su instagram"
"Ah. E segui un insegnante preciso?"
"No, no, scelgo al momento, scrollo e vedo quello che mi ispira di più".

Ok.

(Da oggi lo Yoga è anche diventato ufficialmente "Disciplina sportiva". La situazione non potrà che peggiorare)

16/09/26

E quando pensi di averle viste tutte...

Io ho deciso che scriverò un libro su tutte le avventure che sto vivendo facendo la trottola fra uffici vari per sbrigare tutte le pratiche di successione di Schroeder.
Che certe volte, davvero, manco fosse l'eredità di Berlusconi.

15/09/26

Lo posso dire?

Mi sono proprio stancata di tutte queste locandine fatte dall'intelligenza artificiale, tutte uguali e banali, falsamente brillanti, ma che denotano soltanto quanto poco vuole investire nella propria attività chi la conduce.

14/09/26

L'urlatrice

E' una signora anziana, avrà ben oltre i 70 anni. Arranca, zoppica, dondola, ma urla contro il cane, contro il figlio, contro il gatto e - forse - contro il marito, non ho capito, come se avesse le corde vocali d'acciaio.
A me fa male la gola solo a sentirla.

11/09/26

La trasferta

Ho investito 4 ore del mio tempo da quando sono uscita da casa a quando vi ho fatto ritorno.
Mi sono pagata il biglietto del treno.
Ho rivisto una mia collega insegnante di yoga per bambini che aveva bisogno di una consulenza importante sullo yoga aereo con l'amaca.

E' stato bello.
Mi sono sentita utile.
Di questi tempi non mi capita spesso.

10/09/26

Il conforto del lenzuolino

Dopo mesi e mesi a dormire scoperta, col ventilatore puntato addosso e - talvolta - con le pezze bagnate sulle gambe, finalmente sentire la necessità di coprirsi col lenzuolino durante la notte è di grande conforto.

09/09/26

Fuori allenamento

Definirmi così, è farmi un complimento.
Sigh.

08/09/26

Neanche i funerali

Lo avevo già capito per i matrimoni, ma ho scoperto che nemmeno i funerali fanno per me.

07/09/26

Se per favore

Se per favore la smetti di apparirmi in sogno solo per dirmi cose incomprensibili come se fossi la Sfinge che mi fa l'indovinello, ecco, mi faresti un enorme favore. Tu fai il tuo ingresso teatrale ed io lo so bene che sei morto e infatti mi meraviglio, ma mi meraviglio ancora di  più quando cominci a biascicare cose in una lingua incomprensibile e con una voce che non era la tua, ed io che devo pure interagire con te e chiederti di ripetere perché non ho capito.
Quindi, per favore, smettila, perché poi mi sveglio stralunata e passo le ore intere a chiedermi che min#ia vuoi ancora da me. E a sognarti adesso, anche se hai le sembianze di un vivo, sei alquanto inquietante. Anche basta adesso. Stronzo.

Mi dessi almeno i numeri da giocare al lotto...

06/09/26

Certe volte

Capita a volte che, proprio quando mi sento con l'umore sotto i piedi, mi arriva un messaggio che ribalta totalmente la mia percezione di me, dell'universo e tutto quanto.
Un messaggio niente affatto inaspettato, solo molto tardivo: lo aspettavo da due mesi e mezzo.
Però il suo contenuto vale tutta la pena di averlo aspettato.

"Ciao Lucy, solo adesso ho letto i primi 4 capitoli del tuo romanzo e sono rimasta molto sorpresa".

Che poi non è che voglio sentirmi dire che scrivo in modo simpatico, efficace e coinvolgente. Quello già lo so.
Io voglio sentirmi dire che ho scritto qualcosa di valido, qualcosa su cui vale la pena investire.
Sembrerebbe di sì.

05/09/26

Dolore

Oggi la giornata è cominciata è malissimo, con una notizia che - purtroppo - ci aspettavamo, ma che non si è mai pronti a ricevere.
E il dolore di oggi si impasta col dolore del passato, e alla fine non ho più capito se piango per me o per lei.

03/09/26

9 anni

9 anni fa a quest'ora le ruote della mia panda young del 2001, altresì nota come Julie, scendevano dalla rampa metallica della Suprema GNV e poggiavano sull'asfalto del molo del porto di Genova. 
La macchina era tanto carica di scatoloni che mio fratello è venuto da Torino con la sua macchina a caricare come passeggere le mie figlie (che erano state accompagnate al porto di Palermo da Schroeder).
Siamo torinesi da 9 anni.

02/09/26

Motivazionale

Tra le cose che faccio gratis per gli altri, c'è il supporto psicologico e l'incoraggiamento alle mie colleghe neodiplomate insegnanti di yoga per bambini.
Mi è capitato di incontrare insegnanti di yoga per adulti che non esercitassero per insicurezza, ma sono almeno dieci volte di più quelle che potrebbero insegnante ai bambini ma hanno una fottuta paura di lanciarsi.

Le capisco. L'adulto perdona, il bambino no.

Siccome sono sempre stata una fessacchiotta con la sindrome della crocerossina, quando le incontro ai corsi di formazione mi metto incautamente a disposizione per dubbi e perplessità.
E anche stamattina ho dedicato un paio d'ore a una collega aiutandola a convincersi che ce la può fare.

01/09/26

Donare il sangue

Lo faccio da quando ho compiuto 18 anni. E' una cosa di cui vado orgogliosa, ma non me ne vanto. Non più.
Vorrei solo essere sicura che servisse davvero a qualcuno.

31/08/26

L'avevo detto

L'avevo detto e l'ho fatto.


Però la scritta ha la stoffina coi simboli della pace, dai... per dire che comunque ho pur sempre sposato la non violenza e resto fedele ad essa.
Che mi funga da attenuante beneaugurale.


30/08/26

Pescatore

Di tutto un pomeriggio trascorso insieme parlando, giocando, amando, mangiando, ridendo, organizzando ecc, il momento che mi resta nel cuore è quando il Capitano, dopo aver suonato per me mille canzoni, si è seduto per terra con ancora la chitarra a tracolla ed ha suonato e cantato a memoria "Pescatore".
Ho pensato che potrei anche innamorarmi di lui. Poi mi sono ricordata che sono già e ancora follemente innamorata di lui e sono persino ricambiata, dunque mi sono sentita la donna più fortunata al mondo.

29/08/26

La premenopausa

Ho deciso che sarà la mia scusa ufficiale per qualunque cosa.

28/08/26

Non è bello

Ho detto al Capitano che è l'unico motivo per cui ho accettato di tornare a Torino.
Me ne sono pentita. Non è una cosa bella da dire; io non vorrei che lui me la dicesse, anche se è vero.

Non riesco più a trovare un solo motivo valido per continuare a vivere qui. Talvolta non riesco a trovare un solo motivo valido per continuare a vivere tout-court, a parte quello di poter continuare a campare le mie figlie, che sono rimasta solo io.
Boh. 
Sarà la fine dell'estate.
Sarà che questa estate è stata la più faticosa della mia vita.
Sarà che quando lo penso mi rispondo da sola che è stata l'estate più faticosa della mia vita... *finora*, come dice Homer Simpson.
Sarà che mi sto deprimendo.
Sarà.
E finché - seppur ipotetico - riuscirò a usare ancora un tempo verbale al futuro, vuol dire che non è ancora finita.

25/08/26

Andarsene

Andarsene non è mai stato così difficile come questa volta.

22/08/26

La prima nostra vera vacanza

Nel mezzo del nulla, ma solo noi tre. Quattro, contando la gatta.
Tre giorni, da sole, in un agriturismo di livello basico, nel cuore brullo della Sicilia, con una piscina di acqua fredda, un ristorante discreto, un proprietario simpatico, un bagnino piacione, una guida turistica che era la vera attrazione del luogo e un fantasma che infesta un castello.

Spero che quando se ne ricorderanno da adulte, le mie figlie sorrideranno di tutte le avventure e disavventure che abbiamo vissuto in questi giorni qui.

18/08/26

Iccassi vuci

Lo scorso anno, in occasione degli orali di maturità di Matilde, mi ero cucita apposta una borsa estiva con su scritto "Comu finisci si cunta". Voleva essere un po' di augurio scanzonato, un po' di scaramanzia goliardica.
Comu finisci si cunta è quando non hai (troppe) aspettative e ti va bene qualunque risultato porti a casa, purché l'impresa si concluda.

Ecco, la mia borsa dell'estate 2026 avrebbe dovuto declamare "Iccassi vuci", ossia "Urlerei, di urla isteriche ed esaurite, di follia toccata con mano e quasi attraversata, di stanchezza estenuata".

Il più grande favore che i genitori possono fare ai figli è quello di non morire mai. Soprattutto se sono ancora minorenni e tutta la burocrazia sembra essere fatta apposta per rendere tutto più complicato, contorto e incomprensibile.
Come se non bastasse già quello che c'è.

17/08/26

Il vero atto di coraggio

Il vero atto di coraggio non è stato frugare e profanare l'intimità domestica del mio ex marito morto, ma chiudere la manopola dell'acqua mettendo le mani dentro un armadietto alle cui pareti interne stavano appigliati abbastanza scarafaggi da scoraggiare chiunque sperando che non mollassero la presa con le zampine proprio in quel momento precipitando sulle mie braccia.

16/08/26

In quel punto

Sono tornata a casa tua stamattina molto presto. Ci sono tornata da sola, contrariamente a quello che avevo pensato inizialmente.
Venerdì pomeriggio abbiamo finito la prima parte di sgombero, ma non c'era sufficiente spazio in macchina per caricare tutti gli scatoloni; mi ero ripromessa di tornare oggi facendomi aiutare, ma poi ci ho ripensato ed ho fatto bene. Principalmente perché gli scatoloni erano così tanti che non avrei avuto spazio per un eventuale passeggero aiutante. Poi per un altro motivo.
Perché nonostante io in quella casa mi sia sempre - giustamente - sentita ospite e in questi ultimi giorni l'abbia trattata come se ne fossi stata - invece - la padrona, quella casa non è un luogo qualunque. E' il palcoscenico di una delle scene a cui non ho assistito ma che mi tormenta da 7 mesi: la tua morte.

Stare lì, in totale silenzio e solitudine, è stato necessario per piangerti davvero.
Sono entrata e mi sono seduta proprio lì dove mi hanno raccontato di averti trovato.
Lì dove sono rimasti il tuo ultimo respiro, il tuo ultimo pensiero, il suo ultimo battito del cuore.
Mi sono seduta lì e ti ho pianto.

Sei uno stronzo, perché anche questo io non me lo meritavo. E mi devi chiedere scusa anche per queste di lacrime che mi hai fatto versare.
Stronzo.

13/08/26

Come Disneyland

Puoi mettere tutte le reti che vuoi, chiudere tutte le porte, ostruire tutti i passaggi, controllarla a vista senza distrarti un attimo, ma niente ,ai impedirà ad una gatta di trovare l'unico modo per sfuggire al controllo e infilarsi proprio lì, in quella zona che le è preclusa.

Soprattutto se ci ha trovato uccelli vivi e morti. Dal suo punto di vista, una specie di Disneyland.

11/08/26

Reato ambientale

Lo confesso e sono pronta a pagarne lo scotto, ma alla sedicesima scatola piena di roba elettronica di mille anni fa, tutta appiccicosa, con batterie esplose, plastiche sbriciolate e totale noncuranza nell'accumulo e stoccaggio, ho detto basta, ho detto che non stava scritto da nessuna parte che - pure da morto - io dovessi pulire il suo sudiciume e buttare la sua spazzatura. 
Ho rimesso il coperchio e buttato tutto nel bidone dell'indifferenziata, così com'era e senza nemmeno guardare cosa ci fosse davvero.

09/08/26

L'Acchianata

La prima volta ero con la mia amica d'infanzia, sua madre, sua zia e una vicina di casa.
L'ultima volta ero con la mia Amica Palermitana, ed era stato uno dei miei commiati alla mia terra, prima di trasferirmi a Torino.
Oggi sono stata con mia figlia Angelica.
L'Acchianata (la "salita") al santuario di Santa Rosalia è una delle esperienze di bellezza a Palermo che amo di più, nonostante la fatica, lo sbattimento e anche l'amarezza per il fatto di trovare sui punti panoramici spazzatura, lattine, preservativi e roba varia.

Palermo è bellissima, vista da lontano; soprattutto all'alba, quando dorme ancora.



06/08/26

Un destino

Non so se esiste ancora, ma su questo blog sono sicura di aver pubblicato la foto del portabagagli della mia macchina di allora, piena delle valigie e dei sacchi con tutta la roba di Schroeder nel giorno in cui è andato via da casa.
Questi sono solo alcuni dei sacchi pieni dei suoi vestiti, pronti ad essere regalati ad alcune famiglie in difficoltà.

Nel mio destino c'era scritto anche che quella che doveva sobbarcarsi l'onere di fargli i traslochi sono io.



05/08/26

L'anguria

Grande raccolto quest'anno.



Grande quanto una moneta da un euro.

04/08/26

Non si dovrebbe

Non si dovrebbe lasciare da sola una donna che sta vivendo i postumi di una tragedia e contemporaneamente deve cercare di venire a capo della burocrazia vogoniana che c'è intorno ad una relitta eredità di una innocente minorenne, soprattutto se ci sono 38° all'ombra, se tali pratiche devono essere sbrigate in fatiscenti uffici gestiti come un ibrido tra il futuristico pagoPa e l'antediluviana necessità di un timbro inchiostrato. E specialmente se il luogo dove devono essere svolte alcune di queste pratiche è il luogo di lavoro del de cuius. 
Perché la donna desidera e teme di incontrare facce note, vecchi colleghi o che i cancellieri e gli amministrativi risalgano alla sua identità e si profondano - ancora - in elogi funebri e sguardi silenti.

Non si dovrebbe lasciare da sola una donna con quel vissuto in quel luogo.
Perché finisce che scoppia a piangere mentre aspetta l'ascensore e gli astanti chissà cosa si immaginano.

03/08/26

Il turno al CAF

"Chi è l'ultimo?"
"La signora"
"Ma veramente voi eravate qui, ma il signore è arrivato dopo di me"
"Sì, ma siamo insieme"
"Quindi poi ci siete voi?"
"Sì"
"Ma dopo di loro ci sono io, e poi quel signore è arrivato dopo di me"
""Signora siamo tutti e tre insieme"
"Ma lui è arrivato dopo"
"Ma io ero andato a parcheggiare!"

E questa è solo una delle più genuinamente esilaranti scenette tragicomiche a cui sto assistendo in questi giorni di ritorno al disbrigo pratiche burocratiche a Palermo e provincia.

02/08/26

Nozze d'oro

Cara mamma, caro papà, auguri.
Cinquant’anni sono davvero tanti, se ci pensate, e possiamo dire che se cinquant’anni fa aveste fatto una scelta diversa, nessuno di noi sarebbe seduto a questa tavola, adesso, e più della metà dei presenti – chi fisicamente e chi virtualmente – non esisterebbe nemmeno. Quindi: cara mamma, caro papà, grazie.
Ognuno di noi potrebbe, senz’altro, raccontare il proprio punto di vista su questa storia lunga – almeno – cinquant’anni, ma penso di poter affermare in termini universali che la vostra è una ship epica, che slaya di brutto, aura 5000, ultra iconic e altre cose incomprensibili che, però, dovrebbero farvi intuire facilmente la grande stima che abbiamo di voi come individui e come coppia.
Grande stima perché ci avete insegnato tanto, ma non a parole: con l’esempio.
L’esempio che ci avete dato in questi cinquant’anni è che la vita fa quello che vuole lei, non quello che vogliamo noi, e quasi mai si rivela per come la sogniamo e immaginiamo, ma ci mette davanti a sfide sempre nuove, ostacoli sempre diversi e di diverso grado di difficoltà. Ne avete trovati parecchi lungo il vostro cammino di questi cinquant’anni. Però l’esempio dolcissimo che ci avete dato è stato quello di affrontare tutto insieme. Magari non sempre affiancati. Magari non sempre tenendo lo stesso passo. Ma sempre, SEMPRE, vi siete poi raggiunti e ripresi per mano per proseguire la strada insieme.
Vi amate e sopportate da almeno cinquant’anni e avete seminato e coltivato una famiglia allargata, colorata, chiassosa e unita. Avete sbloccato un achievement unico e raro. E se non sapete cos’è un achievement, potete vederlo proprio adesso, qui, intorno a voi.
In conclusione, i primi cinquant’anni sono andati, ve ne restano altri cinquanta per platinare del tutto questa ship meravigliosa dalla quale – tutti noi – non abbiamo altro che da imparare.
Dunque, cara mamma, caro papà, auguri e grazie da parte di tutti noi.
GG, well played! Standing ovation! Chapeau! Applausi!

31/07/26

Cose da non dire a un'insegnante di yoga #22

"...e quindi tu fai yoga coi bambini"
"Sì, insegno yoga, soprattutto ai bambini, ma anche agli adulti"
"E ai bambini fai fare solo la ginnastica dello yoga, o anche la meditazione?"

Lo so che dovrei essere più tollerante e accogliente coi profani. Lo so che non c'è quasi mai intento offensivo nell'imprecisione lessicale.
Ma non ci riesco.
Se mi metti "yoga" e "ginnastica" nella stessa frase io non ci vedo più.

30/07/26

I Peanuts


La passione per i Peanuts è stato uno dei primi punti in comune che ho avuto con Schroeder. Quado ci siamo conosciuti io avevo già avviato la mia collezione sistematica; lui era più indietro. Quando ci siamo messi insieme, abbiamo unito anche le due collezioni.
Abbiamo condiviso questa passione per sempre; abbiamo arredato casa con elementi dei Peanuts, citazioni, richiami continui; Matilde vedeva i cartoni di "Charlie Brown & Snoopy show" quando aveva meno di 3 anni e insomma, se proprio devo individuare una sola cosa che in assoluto mi ricordi il mio ex marito, io scelgo i Peanuts.
Avevamo l'opera omnia in almeno 2 versioni editoriali complete. Quando ci siamo separati, visto che le bambine li leggevano, lui li aveva lasciati tutti a casa; quando mi sono trasferita a Torino ho portato con me solo una delle due collezioni, quella di volumetti piccoli (circa una 70ina), lasciando per un secondo momento i 10 volumi dell'opera omnia suddivisa in decenni.

Un giorno lui è andato a casa e se li è presi. Si era comprato la casa nuova e doveva arredarla e corredarla. Mi aveva chiesto se poteva prendersi qualcosa ed io gli avevo detto di sì. 

Non nego che me n'ero pentita. In questi anni ho detto spesso alle ragazze che quei 10 volumi ormai sono più rari del Gronchi Rosa, raccomandando loro di pretendere che lui ne avesse cura e che poi restassero a loro.

Mai avrei pensato di poterne rientrare in possesso.

Li ho sfogliati tutti. Sono perfetti, in ottimo stato di conservazione nonostante gli anni e nonostante i traslochi. Però non c'era dentro più nessuno dei segnalibri che io vi avevo lasciato.

Ho passato anni a mangiarmi le mani per averglieli lasciati, ché ormai sono fuori catalogo da decenni e per ricomprarli da collezionisti o antiquari ci vuole un mutuo, però adesso che li ho di nuovo tutti con me mi sembra di non riconoscerli più.

Ci avevo messo i segnalibri e tu li hai tolti tutti. 

29/07/26

Dopo una settimana

Si sta rivelando più faticoso, impegnativo e difficile del previsto. Com'era prevedibile.

24/07/26

Da due giorni

Siamo tornate in Sicilia da due giorni. Ci resteremo tantissimo.
Abbiamo scocciature burocratiche da sbrigare e tanta, tanta fatica da fare.
Tanto, tantissimo dolore da affrontare.

Vorrei solo riuscire a sopravvivere incolume a quest'estate, che mi sta sembrando la più difficile degli ultimi anni.

18/07/26

La parte migliore

Più sto con te e più voglio starci.
Stare con te mi fa sentire bene, e la cosa che mi fa più paura è il fatto che questa cosa NON mi faccia più paura.

Dici che l'Universo ci ha ricongiunti. Può darsi.
DI sicuro mi sarei persa la parte migliore della mia vita, se non ti avessi incontrato.

10/07/26

Gatta da viaggio

Sì, abbiamo tutte quante decisamente bisogno di una vacanza.


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07/07/26

Come un angelo

L'insegnante di yoga è un essere asessuato. Non perché non abbia un suo sesso biologico o d'elezione, ma perché gli allievi si sentono spesso liberi di condividere riflessioni o esperienze che solo la percezione di interloquire con un essere asessuato potrebbe giustificare.

05/07/26

Il mio posto dell'anima

Torino non è la mia città, per parafrasare uno dei più popolari hashtag, però ci vivo e la vivo ormai da più di 8 anni, e certamente cominciamo ad avere una certa confidenza l'una con l'altra.
C'è un posto, ad esempio, che ho eletto a "mio posto dell'anima" fin dalla prima volta che ci sono stata, ed è il punto da cui si vede la Dora Riparia affluire nel Po.
Chi mi conosce da più tempo sa che diverse volte, negli anni passati, ho parlato di questo luogo e di come io lo trovi terapeutico.
E lo spettacolo cambia, cambia sempre, perché è naturalmente mutevole come l'acqua. E ci sono giorni in cui la confluenza è tormentata, conflittuale, uno dei due fiumi è turbolento e più che accogliere, o fondersi con l'altro, lo travolge e trascina con sé.
In altri giorni, come oggi, regna la pace. Vanno d'accordo, di pari passo, sincronizzati. Uno arriva da una parte, uno dall'altra, si avvicinano, si toccano, si prendono per mano e vanno avanti insieme. Dopo due secondi non li distingui nemmeno più.
Ecco, oggi sono venuta qui per cercare pace, e l'ho trovata.
È vero che di casa mia mi manca il mare. Era lì che mi rifugiavo nei momenti complicati. Però sono contenta che a Torino ci siano i fiumi, perché forse più che con il mare, nello specifico, è con l'acqua che ho un legame spirituale.

04/07/26

Non fanno per me

Sono stata a un matrimonio.
Solo rito civile, peraltro in una sala comunale - bella, per carità - ma è durato 15 minuti comprese le fotografie, e quando siamo usciti ci siamo incrociati con la coppia successiva che era dopo dei miei amici.
Mi sono commossa. Troppo.
L'ultima volta che sono stata a un matrimonio era il 2018 e mi stava benissimo così. Ho schivato gli inviti degli ultimi cugini in Sicilia (2019 e 2021), e nel 2022 non sono stata invitata dall'unica coppia di amici a Torino perché hanno fatto una cosa strettissima e mi è andata di lusso.

Oggi, però, era una cosa molto easy. Ci sono andata in bus. Vestita da matrimonio in bus. Non ero elegante, infatti.

Ma ho capito che i matrimoni non fanno più per me. Mi struggono e non so quale corda ferita vanno a pizzicare. E non mi sono commossa quando alla fine la sposa ha letto allo sposo una poesia scritta da lei. Ho iniziato a piangere proprio quando la delegata comunale ha letto gli articoli del codice civile. Cioè, mi hanno fatto piangere i diritti e i doveri dei coniugi.
Forse la corda ferita è quella della fedeltà. O forse quella dell'assistenza morale.

I matrimoni non fanno più per me.

02/07/26

Magari

Sono a donare il sangue.
Accanto a me un altro donatore.
Mentre siamo entrambi lì, con gli aghi piantati nelle braccia, arriva il ragazzo dell'accettazione e chiede: "Uno di voi due ha un Mercedes?".
Noi due ci guardiamo e simultaneamente rispondiamo: "Magari!".

E niente, per dire che a volte si può ridere anche con un ago piantato nel braccio.

30/06/26

L'incipit è sempre il più difficile

C'è sempre un momento, nella mia vita di "scrittrice di fame mondiale" in cui credo di aver finito una storia e penso di non poter fare meglio di come ho fatto. L'istante dopo, quando inizio una rilettura globale e complessiva, mi verrebbe da sbattermi la testa al muro perché la mia scrittura è come le vecchie macchine a carburatore, che le accendevi e poi dovevi aspettare prima di farle partire, magari aiutandole aprendo l'aria. La mia prima macchina era così, dev'essere stato un imprinting silente, quasi carsico, che ha scavato nelle profondità della mia persona senza che io me ne rendessi conto.

Quando comincio a scrivere sono convinta di fare il meglio che posso. Sono proprio Snoopy, in quel momento. Però la mia scrittura è sempre acerba, lenta, inutilmente verbosa.
Poi, poco a poco, inizio a carburare ed ecco che la mia scrittura si fa più vivida, brillante, piacevole.
Resta la mappazza indigesta dei primi due o tre capitoli, e me ne rendo conto solo alla fine.
Quindi, ogni volta che finisco di scrivere una storia, prima mi sento tutta gasatissima e superfiga, poi comincio a rileggerla e mi viene da piangere perché l'inizio fa cacare.

Ho scritto una storia. In 16 capitoli.
Ho appena finito di riscrivere da capo i primi 2.
Mi odio.

28/06/26

Il tavolo allegro

Al nostro tavolo del ristorante si è avvicinato il maitre e ci ha fatto i complimenti perché eravamo il tavolo più sorridente. Io ho chiesto, sorridendo, se fossimo troppo chiassosi, ma lui ha precisato che i suoi complimenti erano sinceri, perché spesso, anche se in vacanza, i commensali al ristorante sono musoni, oppure se ne stanno isolati coi cellulari.

In effetti nei giorni seguenti mi sono sono un po' guardata intorno ed ho capito cosa intendeva il maitre, e so anche perché noi abbiamo fatto così tanto la differenza.

Intorno a noi, in un contesto di vacanza e assoluto relax, ho visto per lo più famiglie che si sono portate dietro le stesse dinamiche che hanno quotidianamente in città, soprattutto quelle coi figli un po' più grandi; oppure coppie formate da due isole senza ponti o traghetti a collegarle.
Ho visto visi spenti, tavoli silenziosi dove le poche battute riguardavano probabilmente solo il cibo che avevano davanti. 
Le famiglie coi bambini piccoli hanno continuato ad essere totalmente assorbite dalle loro necessità, con lo svantaggio di essere fuori casa.
Mi è sembrato che molti di loro fossero - sì - in vacanza, ma in vacanza da loro stessi.
Le madri sempre e comunque stressate e caricate di più della metà dell'accudimento dei figli. I padri stanchi, molto stanchi e delusi dall'esito della vita in vacanza, che non ha alleviato il loro carico, lo ha anche appesantito.

Perché noi eravamo diversi? Perché noi eravamo tutti nuovi. Per noi è stata un'esperienza nuova, l'occasione per conoscersi di più.

C'era una famiglia con due bambini piccoli accanto a noi, avranno avuto 2 e 6 anni credo... La madre era esaurita, il padre avrebbe voluto fuggire. Secondo me Schroeder ed io apparivamo esattamente così alla fine del nostro matrimonio.
C'era un coppia che si sforzava di guardarsi, di avere ancora qualcosa da dirsi che non fosse solo "Com'è il risotto?", ma ogni tentativo di interazione falliva, lo vedevo, si percepiva. Nessuno dei due si rifugiava nel cellulare, ma i loro sguardi vagavano nella sala senza incrociarsi. Secondo me l'Ingegnere ed io apparivamo esattamente così alla fine della nostra relazione.

Con il Capitano, per ora, è diverso, proprio perché è ancora tutto nuovo e persino questa, dopo un anno e mezzo, è stata ancora un'esperienza nuova e inedita da fare insieme. Per fortuna credo che ce ne siano ancora altre esperienze inedite che potranno prolungare la nostra sopravvivenza come coppia sorridente e allegra. Chissà.

19/06/26

Doppia conferma

Sto ritirando la biancheria stesa in balcone e mi sento chiamare:
"Scusa!"
Mi chiama l'odioso figlio cinquantenne di una coppia di anziani che abitano in una casa esattamente di fronte casa mia, con il cortile adiacente al mio. Non fanno che litigare e urlarsi addosso dalla mattina alla sera.
Siccome non è esattamente una delle persone del vicinato con cui interagirei volentieri, fingo di non capire che sta parlando con me.
"Scusa!" ripete più forte.
Non posso più fingere. Mi indico con il dito, come a chiedere se è davvero sicuro di voler parlare con me (a tre piani e due cortili di distanza).
"Sì, sì, dico a te".
"Mi dica"
"Ma sei tu che ogni tanto canti e suoni la chitarra?"
Oddio... cosa rispondo? Faccio solo cenno di sì con la testa, pronta a sorbirmi una qualche lamentela di qualsiasi tipo, visti gli argomenti di litigi che trovano costantemente in famiglia.
"Ma sei bravissima! Hai una voce bellissima!"

Colpo di scena.
Ringrazio mentre fingo che questa cosa non stia succedendo davvero mentre ritiro le mutande stese ad asciugare.
C'è anche un altro uomo seduto in cortile con lui.
"Anche il mio amico suona"

Ok, bene, ora gli facciamo l'applauso.

"Mi fa piacere" rispondo affrettandomi a togliere tutto quanto in fretta.
Ma loro non hanno fretta e l'amico vuole sapere cosa suono, cosa compongo e perché non gli faccio sentire qualcosa anche adesso dal balcone...

"No, stasera no, grazie. Buona serata" e rientro in casa con la conferma di due dubbi che avevo.
Il primo è che quando suono e canto mi sente tutto il quartiere.
Il secondo è che certi uomini sanno essere davvero molto, ma molto stupidi.

"Ma ci stava provando?" mi chiede Matilde tra lo sconvolto e il demoralizzato.
Certi uomini sanno essere davvero molto, ma molto, ma davvero molto stupidi.

18/06/26

Il giovedì

Poi il giovedì arriva per davvero, ma ti rendi conto che sei stremata, e non vedi l'ora che sia sabato.

15/06/26

Certi lunedì

In certi lunedì succedono così tante e tanto variegate cose, che prima che arrivi sera sembra che sia già almeno giovedì.

13/06/26

16 anni

16 anni di amore estremo, di montagne russe emotive, di tempesta furiosa e calma pacifica.
Semplicemente e banalmente, 16 anni di Angelica. Non riuscirei a immaginare la mia vita senza.

11/06/26

Quello del male di vivere

C'è un gruppo di ragazzi sull'autobus insieme a me. Non li vedo ma li ascolto.
"Io devo ancora fare Ungaretti"
"Eh, anche io. E devo fare anche quello del male di vivere... chi era già?"
(Odio questo torinese uso random del "già" nel discorso, ma questa è un'altra storia. Ndr)
"Svevo...?"
"No, Svevo era quello dei campi di concentramento"
"Ma no, Svevo era quello della psicanalisi. Quello dei campi di concentramento era Levi"
"Giusto. E allora chi era quello del male di vivere...?"
"Non mi ricordo..."
"Quello di Rosso Malpelo era Verga..."
"Pascoli era quello a cui muoiono tutti..."
"Quello della rondine, sì"
"Eh, e il male di vivere...? Chi era? Forse Pirandello?"

Allora, siccome mi stanno sanguinando le orecchie, mi volto e rispondo: "Era Montale".
Loro mi ringraziano ridendo, e si giustificano: "Abbiamo la maturità".
Ed io lo avevo capito, figli miei.
Gli sorrido e ribatto: "Tranquilli, ce la possiamo fare comunque".

E ce la faranno comunque. Per fortuna loro.

10/06/26

Proprio a me

Sgrat sgrat sgrat
Un rumore sinistro si insinua nei miei sogni.
Sgrat sgrat sgrat, swschi swschi swschi 
Apro gli occhi e vedo che è ancora buio.
Sgrat sgrat, swschi swschi, sgrat swschi
Sembra il caratteristico rumore che fa Ellie quando gratta sulla porta del balcone per farsi aprire. Mi volto nella direzione della porta e non la vedo. Il rumore continua. Guardo l'ora: le 4. Mi sollevo e la vedo che gratta la porta del balcone DA FUORI.
Le apro subito per farla rientrare e, sottovoce, le dico "Ma che ci facevi fuori in balcone tu?". La accarezzo ed è ghiacciata. Per un attimo mi chiedo come sia stato possibile che ieri sera io abbia chiuso la porta del balcone senza accorgermi che lei era fuori, poi invece capisco.
Ellie salta sul ripiano che si appoggia sul davanzale della finestra che da sul balcone e che lascio aperta anche la notte, ed esce. Poi però pretende di rientrare dalla porta del balcone perché non sa rifare a ritroso la strada. Chissà quanto tempo è rimasta a grattare prima che io me ne accorgessi.

La gatta più scema di tutte doveva toccare proprio a me.

(Miciuzza <3 )

09/06/26

La casa di mattoni

"Mamma oggi ho fatto vedere a tutti i miei colleghi di università il video del tuo monologo e mi hanno detto che sei bellissima e bravissima", mi ha detto Matilde a cena.
E poi ha aggiunto una cosa che mi aveva già detto in macchina domenica sera rischiando di farmi sbandare, ma l'ha voluta approfondire di più.
"Io sono proprio fiera di te, sono fiera di essere tua figlia. Sei la persona più forte che conosco. Io me lo dico sempre: io sono la persona più forte che conosco dopo mia mamma. E Angelica è la terza persona più forte che conosco".
Dagli occhi di Matilde siamo proprio un bel trio, quindi. Come i tre porcellini.
Le piace il mio paragone e ridendo conclude: "E tu sei proprio la nostra casa di mattoni".

Boh, spesso mi faccio prendere dallo sconforto e da mille paranoie, ma forse qualcosa di buono in questa vita lo sto davvero facendo, ossia crescere le mie due meravigliose bambine.

08/06/26

La regina di Scozia

E' andato bene.
E' andata bene lo spettacolo, è andato bene il mio monologo, è andato bene l'effetto speciale del sangue.

Prima di entrare in scena avrò avuto almeno tre o quattro episodi di tachicardia estrema, ma quando è davvero toccato a me sono entrata nello stato di flusso e, contrariamente a come ero costretta a fare durante le prove, ho recitato guardando il pubblico. Ed ero felice. E mi sentivo me stessa.

E' strana questa cosa. Se penso a quali sono le situazioni in cui mi sento "me stessa" c'è la pratica dello yoga e il palcoscenico, che sono due cose completamente differenti, per molti versi opposte.

Sto bene.

06/06/26

Il sangue finto

Domani avrò il saggio di teatro, dove interpreterò Lady Macbeth nella versione "Bambinaccia" di Giovanni Arpino.
Da quando ho ricevuto il copione, ossia metà febbraio, ho cercato di inventare un modo per avere le mani sporche di sangue a metà del monologo, ed ho comprato il sangue finto ad uso teatrale e cinematografico.
Atossico, fluidissimo, non si secca, quando cola fa l'effetto preciso del sangue e soprattutto si lava via dai tessuti con un semplice lavaggio in lavatrice.
Ma dalla pelle no.



05/06/26

Lo sbilico

di Alcide Pierantozzi

Non so. Non mi ha convinto. E poco prima di finirlo ho scoperto che è tra i finalisti del premio Strega.
Boh, l'ho trovato lento.

03/06/26

La buona azione quotidiana

Torno a casa e salgo le scale. Sento che qualcuno sta salendo prima di me con passo lento e pesante. Riconosco il vecchietto del primo piano, solo che sta proseguendo ancora oltre.
La cosa mi incuriosisce perché il mio non è certo un condominio dove ci si scambiano visite di cortesia. E poi dove mai starà andando? Arriva al secondo piano e prosegue, quindi o va da quelli sopra di me, ma dubito che intrattenga rapporti sociali con la famiglia di peruviani con due bambini piccoli, oppure va dal mio vicino di pianerottolo. In effetti oggi è arrivata la convocazione dell'assemblea, forse vuole parlargli di qualcosa.
Lo raggiungo da dietro, lo saluto sorridendo, lui mi riconosce e mi fa: "Ah, stavo proprio venendo da te".
Oh.
Allora mi mostra una bolletta della luce e la ricevuta di pagamento e mi spiega che gli serviva il mio aiuto per mandare la fotografia della ricevuta tramite whatsapp.
"Mi hanno telefonato da Roma che non vedono il pagamento e mi hanno chiesto di mandarglielo su whatsapp".
Ok. Lo invito ad entrare in casa perché così guardiamo bene di che si tratta e capiamo chi lo ha chiamato e cosa gli ha detto.
Guardo la bolletta: scade l'8 giugno e oggi ne abbiamo 3. Guardo la ricevuta: l'ha pagata giorno 30 maggio.
Allora gli chiedo: "Ma lei è sicuro che al telefono erano quelli della luce?"
"Sì, mi hanno chiamato da Roma..."
"Va bene, ma se la bolletta non è nemmeno ancora scaduta, a parte il fatto che lei l'ha pure pagata, perché mai qualcuno dovrebbe telefonarle per chiederle la ricevuta?"
Mi guarda cominciando a fiutare la cosa.
"Tra l'altro" continuo "le hanno detto di mandare la fotografia su whatsapp, ma a chi? Gliel'hanno dato il numero?"
Controllo le ultime chiamate ricevute, e l'ultima telefonata proviene da un numero fisso con prefisso 080. Non è nemmeno Roma, ma al massimo Bari.
Alla fine lo convinco a lasciar perdere di mandare i dati della sua utenza della luce a qualcuno che non abbiamo nemmeno capito chi è, e gli spiego che a volte si fanno dare i dati delle utenze per cambiare i contratti all'insaputa degli intestatari.

E insomma, la mia buona azione di oggi è stata sventare una truffa ad un anziano.

02/06/26

La fede ritrovata

Mi è arrivato un messaggio da parte di mia cognata che, dopo praticamente 5 mesi dal fattaccio, prendendo dall'armadio di casa di Schroeder alcune confezioni di biancheria intima ancora nuove che avevamo deciso di dare in beneficienza, ha ritrovato la fede nuziale che noi avevamo cercato quasi ovunque senza successo.
Avevamo trovato in un cassetto del comodino alcuni bracciali d'oro, qualche orologio e una coppia di gemelli da polsino che gli erano stati regalati per la cresima. Ma non c'era la fede nuziale.

Tralascio tutto il marasma emotivo che ho sentito all'idea che se ne fosse disfatto. Io la mia ce l'ho ancora, ben conservata, e anche se una volta ci abbiamo scherzato su con Angelica, mai e poi mai me l'andrei a vendere al compro oro.
Ce ne siamo andate, allora, con questo cruccio. Che fine avesse fatto quell'anello.

Quell'anello, semplicemente, non si trovava insieme agli altri oggetti preziosi. Si trovava nella scatola che conservava anche la cravatta che Schroeder aveva indossato al nostro matrimonio. La fede e la cravatta dello sposo, insieme, nella stessa scatola, a simboleggiare qualcosa che non esisteva più ma che era impossibile eliminare del tutto.
Quando ho letto il messaggio ho sentito una sensazione strana. La stessa che avevo sentito quando - in altri momenti e contesti - avevo scoperto altri due elementi che dimostravano che lui continuava a pensare a me.
Quante cose non dette ci restano? Non abbiamo mai cercato l'occasione per riparlare "di noi" negli ultimi 12 anni, eppure sono sicura che, nel bene e nel male, tante cose da dirci ancora le avevamo, ma ormai resteranno per sempre lì, cristallizzate, inespresse, insolute.
Lui non se ne preoccupa più; io mi tengo dentro anche quest'altro magone.
Stronzo.

01/06/26

Si spengono le luci

Da oggi la ludoteca che, insieme alla mia collega, ho gestito per 6 anni, chiude. Per sempre.

E' la fine di un'epoca. E' la conclusione di un'esperienza che mi ha dato tantissimo, ma tantissimo ha anche preso e preteso.

L'abbiamo svuotata, abbiamo chiuso le saracinesche delle vetrine e disdetto le utenze.
Si volta pagina.

31/05/26

Red transition

Nel settembre 2018 mi ero tinta i capelli per l'ultima volta. Non che lo avessi propriamente deciso o pianificato; semplicemente è successo. Il mese successivo avevo compiuto 40 anni e di solito ritoccavo la tinta ogni 2 mesi circa. A novembre, guardando la ricrescita, mi ero detta che bastava così. Avevo iniziato a 21 anni a tingermi i capelli; anche basta.
All'inizio non ci faceva caso nessuno, solo l'estate successiva, quando la ricrescita era diventata molto evidente e anche i "colpi di luna" (come chiamavo le screziature grigie che affioravano e si evidenziavano) in molti intorno a me hanno cominciato a chiedermi il perché e il per come, scendendo via via sempre più nel giudizio, nel tentare di farmi cambiare idea adducendo argomentazioni talmente campate in aria che mi convincevano sempre di più che avevo fatto la scelta giusta.
Ricordo che quando mia zia mi aveva detto che con quei capelli grigi sembravo più vecchia di lei, le avevo risposto che era il contrario perché ormai le vecchie andavano tutte in giro coi capelli tinti, anche di colori accesi e improbabili, mentre la vera svolta, la vera ribellione al sistema era quella di accettare la natura, il tempo che scorre e i cambiamenti del corpo, liberandosi dalla schiavitù mentale del compiacere e adeguarsi a tutti i costi un modello estetico standardizzato e scritto a uso e consumo degli uomini.
Non ero davvero così invasata, ma fondamentalmente lo pensavo davvero e continuo a pensarla così.
Poi è arrivata Andie McDowell che ha annunciato con signorile autodeterminazione che aveva smesso di tingersi i capelli, e bisogna rispettare i cambiamenti, e il tempo che passa ecc ecc.
E allora tutte lì a smettere di tingersi i capelli. La "grey transition" l'hanno chiamata ed era diventata una specie di battaglia silenziosa. Molte hanno seguito l'esempio, anche parecchie vip e così è andata a finire che adesso sono tutte coi capelli naturali, per rispettare la natura intima della donna, accettare i cambiamenti dati dal passare del tempo ecc ecc.
E siccome io sono per mia natura anticonvenzionale, ma soprattutto sono molto convenzionale nell'essere anticonvenzionale... Oggi ho tinto di nuovo i capelli, con hennè naturale che ci sono volute 3 ore di preparazione, 1 ora e mezza di applicazione e altre 3 ore di posa, in pratica c'è voluta una giornata di ferie, una puzza che non vi dico, ma ho avuto un risultato che mi piace moltissimo.
Sono tornata, e sono tornata rossa.
Ora copiatemi pure questa.
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28/05/26

Vai piano

"Non saprei dirti il motivo, ma quando ho iniziato il trattamento qualcosa mi invitava ad essere delicata con te, a fare piano. Ma non perché tu non potessi sostenere qualcosa di più intenso, ma proprio per alleggerirti questo sforzo, e non sforare il limite della tolleranza naturale".

La mia nuova massoterapista olistica, in due sole volte che mi ha avuta tra le mani, mi ha aggiustata sia nel corpo che nell'anima. Il bello è che io non le dico mai niente, e di me non sa quasi niente, ma mi legge e mi scopre lavorando sul mio corpo fisico e sulle mie energie.
E così come poco tempo fa dicevo proprio di sentire il bisogno di rallentare, di addolcire, di deporre le armi, di fare la pace, ecco, anche lei lo ha trovato su di me.

27/05/26

Il caldo anomalo

Mi sto squagliando.

26/05/26

L'allievo odioso

Ho un allievo che non sopporto. Eppure devo accettarlo, devo essere professionale, neutra, corretta.
Però non lo sopporto.
Tratta lo yoga come uno stretching per fricchettoni e si comporta di conseguenza.
Non lo sopporto, non glielo posso dire né dimostrare, però lo dovevo esprimere.

25/05/26

Anche al cane

Ieri il Capitano mi ha portato nella sua città a conoscere la sua famiglia.
E' stata una giornata bella, piacevole e credo anche di aver fatto una buona impressione.
Credo che il vero tocco di classe sia stato quando il cagnolino mi si è seduto sulle gambe. Non puoi non piacere agli esseri umani se piaci ai cani.

22/05/26

“I’m not crazy. My mother had me tested.”

Ho partecipato al progetto dell'università di Torino per aggiornare gli standard di riferimento di alcuni test cognitivi da somministrare ai pazienti neuropsichiatrici.
Non so perché l'ho fatto, me l'ha chiesto anche la psicologa con cui ho avuto l'incontro, ma boh, avevo visto l'annuncio ed ho risposto. Non mi costava niente, è una cosa che non avevo mai fatto prima e adesso ho un altro aneddoto da raccontare.

Quando, però, la dottoressa mi ha illustrato il progetto io ho commentato: "Quindi stiamo dando per scontato che io sia un soggetto sano e normodotato".
Lei mi ha sorriso e mi ha mostrato il primo foglio. Poi ha replicato: "Il primo test, in realtà, è di screening e funge da sbarramento. Se non raggiunge il punteggio minimo in questo test, io non le somministrerò il resto. Ma ne parleremo insieme e cercheremo di capire se è opportuno fare altre valutazioni".

Ho fatto il test di screening ed ho preso 30/30.
Bene, ma significa che non ho più scuse.

21/05/26

Gli oggetti che ti rappresentano

Per prima cosa ti do il benvenuto nel gruppo dei "morti dei miei sogni".
Non mi capitava quasi mai di sognarti quando eri vivo. Ora ti sogno da morto, esattamente come sogno tutti gli altri morti, ossia con stupore. Ti vedo e mi dico: "Ma non era morto?". Il più delle volte trovo poi normale continuare a vederti, pur essendo consapevole che sei morto. Anche nel mio sogno di stanotte lo eri. Eri con le ragazze. Spero davvero che tu lo sia. Preferisco di gran lunga saperti come fantasma che vive con loro e le protegge, piuttosto che immaginarti appena concepito dentro l'utero di qualcuna, col rischio di ritrovarmiti tra i piedi tra 4 o 5 anni.

Ma non era di questo che volevo parlarti. 

Stamattina sono stata più di un'ora a telefono con tua sorella. E' devastata. Non che non la capisca, però devo ammettere che non mi sarei mai aspettata una tale reazione da parte sua. Mi ha raccontato che va ogni tanto a casa tua, ma non tocca niente, si siede solo in silenzio sul terrazzino.
Abbiamo parlato di varie cose, alcune più toccanti, altre più pratiche e concrete, ma forse la domanda che le premeva farmi era l'ultima. Non che non ne avessimo già parlato, ma ho avuto la sensazione che ci tenesse a sincerarsi ancora una volta della mia intenzione.

Mi ha chiesto dei tuoi libri. Di cosa pensiamo di farne. Le ho detto che ce li porteremo a Torino quasi tutti, anche perché molti erano anche miei. Mi ha detto che quelli che non prevediamo di prenderci, li vuole lei. Invece di buttarli o di donarli alla biblioteca, li vuole lei. Ed io la capisco. E' lo stesso motivo per cui li vogliamo anche noi.
I libri sono gli oggetti che ti rappresentano di più. D'altro canto ne hai a centinaia. Non le tue ceneri, e nemmeno la tua foto. Il tuo ricordo tangibile nella nostra casa e nella nostra vita saranno i tuoi libri.
Devo ancora trovare il modo per portarli a Torino, devo trovare dove metterli, ma no. Possiamo regalare, vendere, buttare qualsiasi altro oggetto ti sia appartenuto, ma i libri no. E ci aggiungerei anche i CD di musica new wave degli anni '80. Quello eri tu.
Stronzo.

20/05/26

Il custode

di Nicolò Ammaniti

Io non lo so perché l'ho sempre snobbato Ammaniti. Durante il primo lockdown avevo ascoltato "Anna". Il romanzo perfetto per quel periodo, non c'è che dire.
In un paio di giorni ho ascoltato l'audiolibro del nuovo romanzo: "Il custode", appunto.
L'ho trovato stupendo.
La voce del ragazzino protagonista è proprio autentica e vera, come solo un ragazzino di 14 anni potrebbe essere. La storia è letteralmente fantastica, ma di quel fantastico quotidiano che io avrei sempre voluto saper descrivere e invece non sono mai stata capace di raccontare. Mi piace. Mi piace la premessa sulla sospensione dell'incredulità che poi viene usata in toto. E - come dice il protagonista - ti trovi in una situazione degna degli X-Men, ma ambientata nel bagno di una casa popolare di un paesino inutilissimo della provincia di Trapani.
E mille riflessioni importanti su tematiche "umane", come lo stupro, o quella sottile forma di manipolazione che è il "mandato familiare".

Io non lo so perché l'ho sempre snobbato Ammaniti, ma credo proprio che da adesso in poi cercherò di recuperarlo.

19/05/26

Cose da non dire ad un'insegnante di yoga #21

"Oggi è venuto anche mio figlio... voleva vedere la mamma!" entrando al centro yoga con un ragazzo adolescente e un cane al seguito.

1) noi ci togliamo le scarpe sulla soglia, ancora prima di entrare... ma ti pare che ti faccio portare dentro il cane?
2) e dove siamo, agli allenamenti di calcio della categoria "pulcini" dove i genitori si siedono sugli spalti a guardare?
3) gli adulti sono peggio dei bambini

18/05/26

Datti una calmata

Ho avuto un fine settimana pienissimo. Ho lavorato coi consueti mocciosi del sabato mattina e poi ho partecipato al corso di formazione di yoga per bambini, ma dall'altro lato della barricata. Non proprio come formatrice, ma come assistente del formatore e mi sono ritrovata a rifare alcuni esercizi che poi non riproponiamo ai bambini, perché servono proprio come formazione dell'insegnante.
Rifarli a distanza di 8 anni è stato incredibile. Alcuni mi hanno prodotto degli effetti molto diversi, e ne ho tratto spunto di riflessione su come sono cambiata in questi anni.

Uno, in particolare, dove mi sono scoperta troppo irruenta e risoluta, proprio tipo treno in corsa che si dirige verso l'obiettivo senza guarda niente intorno. Può sembrare una caratteristica positiva, ma in quel modo ho messo paura alla controparte, che si è letteralmente arresa per timore che le facessi male.
Mai e poi mai le avrei fatto del male, ma lei ne ha avuto paura.

Ecco, mi sono resa conto che ho affrontato la vita in questi anni proprio come un carro armato che va avanti a superare ostacoli e sfondare muri, ma senza guardare cosa c'era intorno, quali effetti letteralmente collaterali produceva il mio procedere risoluto.
Sono troppo irruenta.
Devo darmi una calmata.

15/05/26

Non per soldi

Faccio una riflessione ad alta voce - o meglio - in Times New Roman.
Tante volte mi capita di automotivarmi nel lavoro dicendo che lo faccio per i soldi, che devo pensare ai soldi ecc. Ebbene, non è vero. Dipendesse da me, farei esattamente quello che faccio, gratis.

Oggi ho assistito a una specie di miracolo, al quale ho probabilmente contribuito.

Da 4 anni realizzo un progetto di yoga in una scuola primaria: una sola classe di 22 bambini, ma che ho conosciuto che erano bimbetti esuberanti di 7 anni e che ho accompagnato fino a salutarli come preadolescenti problematici e puzzolenti di 10-11 anni. Ci sono parecchie situazioni "particolari", è una scuola di periferia dove già il disagio socio-culturale generale svantaggia i bambini, in più, almeno la metà vengono da famiglie di tutto il mondo, Perù, Cina, Romania, Senegal, Albania, Marocco, Egitto...
C'è un solo bambino autistico certificato, ma molti altri hanno comunque mostrato bisogni speciali. Una di queste è una bambina con il mutismo selettivo, della quale non ho mai sentito la voce, se non la risata durante un gioco animato, quando erano in seconda, e un bisbiglio per caso, in terza. Una volta aveva persino accennato il canto del mantra insieme agli altri (scena da brividi), ma negli ultimi due anni era molto regredita.
Oggi ho avuto l'ultima lezione, l'ultima-ultimissima. Hanno scritto per me una poesia dolcissima, inserendoci alcuni nomi delle posizioni, e me l'hanno recitata un verso ciascuno.
Ebbene, quando ho visto arrivare lei al centro della scena non ci credevo: mi son proprio detta che non era possibile che recitasse anche lei un verso. E invece l'ha fatto. L'ha fatto a metà, perché è scoppiata a piangere, ma l'ha fatto e l'ha fatto per me.
Piangevamo tutti. 
Le maestre mi hanno raccontato che anche loro sono rimaste meravigliate quando si è offerta per recitare un verso; altre volte ci aveva provato durante le recite ma non c'era mai riuscita.
Davanti a me invece ce l'ha fatta. Uno sforzo immenso e sovrumano per una bambina di 10 anni, ma l'ha fatto.

Ecco. No, non ci sono soldi sufficienti che possano ripagare l'emozione che ho provato.

Certo, è pur vero che non è sempre così, anzi. Sono più le volte in cui non vedo l'ora di concludere certe classi perché magari mi trovo poco in sintonia con le maestre, ma quello che sto ricevendo dai bambini è quasi sempre di valore superiore al costo che pagano per la lezione. Ed è quello che mi fa andare veramente avanti. E' quello il motivo per cui quando mi sento disperata mi riprometto di lasciar perdere e tornare a fare la babysitter che guadagnavo esponenzialmente di più, ma poi penso che no, non potrei mai rinunciare al lavoro nelle scuole, perché è quello che veramente mi nutre.
Mi fanno campare le lezioni con gli adulti e quelle con le famiglie, ma le scuole mi danno l'emozione.

Quindi no, non lo faccio per i soldi.

14/05/26

Il dono

Io ci credo che certe persone, certi incontri che facciamo apparentemente per caso, non sono casuali per niente.
A volte è l'Universo che ci fa un regalo, perché certe persone, certi incontri casuali sono, in realtà, un dono.

Oggi ho ricevuto un dono dalle mani d'oro e l'anima brillante.
Qualcosa nella mia testa mi ha fatto pensare che qualche centinaio o migliaio di anni fa lei ed io eravamo due bambine che correvano insieme in un bosco.
Sono grata di averla ritrovata.

13/05/26

Tempo pazzo

Lo so che sembrano i discorsi dei vecchi, ma questo meteo imprevedibile mi sta sfiancando.
Non ce la faccia più a stare dietro a un guardaroba che deve continuamente cambiare e reinventarsi anche due o tre volte nella stessa giornata. Ho 3 giacche in giro, il giubbottino jeans per le ore in cui ci sono 25°, il piumino per le ore in cui ci sono 12° e il cappottino leggero, per il resto delle uscite di casa.

Ieri sera, dopo una giornata da 22-23°, mi ero ripromessa di sfruttare questa mattinata libera per andare alla Reggia di Venaria, nel cui giardino stanno fiorendo le rose ed io ci sono sempre stata fuori stagione, e ogni volta mi sono ripromessa di tornarci a maggio e niente. Stamattina è grigio e freddo.

Cheppalle.

12/05/26

Cosa c'è di peggio?

Cosa c'è di peggio di un messaggio alle 22.20 da parte della tua socia e collega e compagna di avventure e sventure in cui, allibita, ti inoltra il messaggio che lei stessa ha ricevuto dal proprietario della vostra sede di lavoro (in imminente dismissione) in cui anticipa di avervi fatto scrivere dal suo avvocato per alcuni aspetti legati al contratto di affitto e l'imminente risoluzione?

(Nell'ultima ora quel contratto l'ho letto e riletto così tante volte che lo sto imparando a memoria. Meglio che mi addormento e basta. Scopriremo a tempo debito quale è il problema)

11/05/26

Son soddisfazioni

"Ah, però!" è il commento del mio personal trainer nuovo d'ingaggio, guardando l'analisi che il suo macchinario ha fatto del mio corpo fisico.
La mia pagella è stata di 89/100. Me l'ha stampata dicendomi che dovevo conservarla con orgoglio.
Poi mi ha insegnato alcuni esercizi per potenziare flessori ed estensori delle anche (il mio punto debole di quest'anno), ma all'inizio ho visto nei suoi occhi lo spaesamento da "E mo' che gli faccio fare a questa qua?".

Per me, che mi sento sempre un rottame, è stata una bella soddisfazione.

08/05/26

Vedova

L'ho fatto. Per la prima volta ho dichiarato di essere vedova.
Dovevo compilare il consueto modulo di consenso per far fare gli esami del sangue ad Angelica, ancora minorenne, e al momento di specificare perché la responsabilità me l'assumevo solo io e giustificare l'assenza dell'altro genitore, ho barrato la casella "Vedova".

Sarò costretta a rimarcarlo per i prossimi due anni, tutte le volte.

07/05/26

I sassolini

Oggi ho fatto una cosa poco professionale, lo ammetto.
Mi sono lasciata andare con due allieve a uno sfogo nei riguardi di un altro allievo che proprio non sopporto.
Alla fine mi sono scusata, dicendo che avevo troppi sassolini nelle scarpe.

06/05/26

L'elenco

Esordisco alla scuola dell'infanzia dicendo: "Bene, bambini. Oggi facciamo una lezione diversa, oggi vi faccio fare un gioco, ma fate attenzione perché ci sono alcune regole da rispettare. La prima regola è..."
"Non si danno calci!" interviene il primo
"E pugni!" aggiunge un altro
"E non si fa lo sgambetto"
"E non si spinge"
"E non si danno i pizzichi"
"E non si danno i pugni sulla faccia"
"E nemmeno sulla schiena"
"E non si danno i calci sulle gambe"
"E non si danno i pugni sulle braccia"
"E non si tirano i capelli"
"E non si stringe la gola"
"E non si stringono le guance"

...e meno male che io gli insegno lo yoga.

05/05/26

Ei fu

E mai, più di oggi, questo post non poteva che intitolarsi così.

Oggi è il tuo compleanno, oggi avresti fatto 54 anni. Lo scorso anno eri venuto a Torino a festeggiarlo con le nostre figlie; è stata l'ultima volta che sei stato qui. A volte penso che tutto sommato mi fa piacere che tu abbia fatto in tempo a vedere anche questa casa, che ha tutti i presupposti per essere l'ultima casa in cui vivremo a Torino.

La giornata di oggi sarà pesantissima, me lo sento. Mi andrà di lusso se non proveranno a telefonarmi tua sorella, o tua madre. Oggi ho il pomeriggio fortunosamente strapieno di lezioni, come tutti i martedì. Non potrò stare al telefono, mi dispiace.

Mi dispiace, è vero che mi dispiace. E' vero che quando le ho salutate il 20 gennaio mi ero ripromessa di mantenere viva la relazione, di essere di sostegno, di chiederne se serviva, ma alla fine io sono quella che sono e la mia natura è sempre quella di isolarmi, di lasciare perdere, di cavarmela da sola.
Me la sto cavando da sola. Ci sto riuscendo abbastanza bene, credo. Ma mi manchi. Cazzo, se mi manchi!
Non riesco ancora a crederci che sia "normale" avere nel mio cassetto il tuo orologio, o sulla libreria il tuo smartphone.
E' un oggetto oscuro, quello. Con le ragazze abbiamo deciso di mantenerlo in vita finché non si conclude tutta la pratica della successione; inizialmente ho temuto diventasse una specie di reliquia intoccabile, l'ultimo baluardo della tua esistenza. Ma tu non esisti più e quello smartphone sta diventando una specie di horcrux.

Ogni tanto controlliamo le mail, la PEC (ti ho pagato una multa che ti era stata notificata a febbraio, mi devi anche quella, sappilo, e te l'ho pagata solo perché altrimenti la doveva poi pagare Matilde con chissà quanto di mora). Qualcuno ha anche provato a telefonarti ma non abbiamo mai risposto.

Spero solo che la burocrazia si dia una mossa. 
Mi hai costretta per 9 anni a dormire con l'intera opera omnia di Stephen King in casa, a rischio di farmi fare sogni horror. Il tuo telefono mi fa lo stesso effetto. Non vedo l'ora di poterlo distruggere trafiggendolo con un dente di basilisco.

Comunque i tuoi libri di Stephen King me li porterò a Torino. 
Stronzo.

04/05/26

Ancora Antonella

Stesso incrocio, stesso marciapiede, stesso contesto, stesso bar, ma stavolta lo guardo.
Mi fa un cenno di saluto con la testa, lo noto distrattamente ma mentre attraverso la strada mi volto ancora per capire se lo conosco.
Non lo conosco, continuo a camminare ed è lì che lui mi fa "Ciao! Antonella!".
Allora mi giro per vedere se sta davvero parlando con me, e lui insiste, mi guarda, mi sorride e mi saluta "Antonella!".
Non posso non farlo. Dall'altro lato della strada gli rispondo: "No, non sono Antonella".
Lui sembra sinceramente dispiaciuto, forse imbarazzato. Sì scusa, io torno per la mia strada.

Ora voglio sapere chi è questa Antonella che mi somiglia.

03/05/26

I sorrisi non fanno rumore

di Enrica Tesio.

Carino, godibilissimo, molto nel suo stile, un po' autobiografico, un po' assurdo.

Però con Tesio mi sta succedendo quello che mi era successo secoli fa con Licia Troisi e con Stepheny Meyer, ossia la sensazione di essere arrivata tardi, di non aver avuto l'occasione giusta per fare IO quello che hanno fatto loro.
Più leggo Enrica Tesio, più mi accorgo che scrive cose che avrei potuto scrivere io, magari con esattamente le stesse defaillance mie.
Quando l'ho conosciuta, mille anni fa, lei stessa mi disse che sembravamo sorelle; già, un po' mi ci sentivo sorella sua: fisicamente simili, vissuti più o meno simili, stile abbastanza simile. Solo che lei scrivendo ci faceva i soldi e io no.
Ecco, in questo romanzo ci sono delle lacune che sono le stesse che avrei potuto avere io: succedono alcune cose che non vengono poi approfondite. Ci sono alcune scene che dovrebbero essere figura principale invece diventano sfondo secondario. Ma per il niente. Scene che si sarebbero potute tranquillamente elidere senza scalfire di una virgola la trama o il filo logico degli avvenimenti, eppure stanno lì, come un brillantino sul pavimento: non sai da dove viene, chi ce l'ha portato, ma lo guardi e dici che è carino, poi lo togli e il pavimento continua a funzionare allo stesso modo.
Però il romanzo è carino, una specie di fiaba natalizia dei tempi contemporanei.

02/05/26

Questa cosa mi sta sfuggendo di mano

Mi sto ossessionando di audiolibri.
Li ascolto bulimicamente, senza pause, senza sosta, uno via l'altro.

Aiuto.

01/05/26

Cos'è l'importanza?

Sono serena, tranquilla, in pace con il mondo e con me stessa. Eppure basta poco, basta un gesto apparentemente microscopico a farmi avere un pensiero, e da quello scaturisce un'emozione. E sento la necessità di dirlo e quindi di piangere.
Cosa è l'importanza per ciascuno di noi? Come dimostriamo che qualcosa è importante? E soprattutto: sappiamo quanto NOI siamo oggetto di importanza per gli altri?

Ecco, all'ultima domanda io rispondo no. Non lo so e non ho mai nemmeno creduto di esserlo.
Sono stata presa, sfruttata, usata - trattata gentilmente, per carità! - ma sempre con un fine utilitaristico. Servivo.
E, in qualche caso, quando sono sono più servita sono stata buttata via.
No, non ho mai creduto di essere importante per qualcuno. Per nessuno, nemmeno per la mia famiglia di origine, dove l'unico scopo della mia esistenza era rendere i miei genitori fieri di me.

E' pazzesco trovarsi al centro di un gesto che comunica importanza.

30/04/26

Tanta ancora Vita

 di Viola Ardone.

Lo sto ascoltando in audiolibro e lo sto trovando stupendo. Scritto benissimo e soprattutto molto emozionante.
Poi magari la colpa è solo di Fiodor, o Teodor, non s'era nemmeno capito come si chiamasse, un bambino ucraino che era stato una meteora in una classe di seconda elementare dove, nel marzo 2022, ho fatto un progetto di yoga. Era stato tra i primi a scappare, era stato da i primi ad essere accolti nella città di Torino.
Ascolto la voce narrante che racconta del viaggio impossibile sotto le bombe e penso a lui.
Non so nemmeno che fine abbia fatto, perché in quella classe, poi, non l'ho trovato più.


29/04/26

Le scarpe di Valjean

Entro in camera loro. Mi squadrano.
"Sì, la gonna è carina, la maglietta forse sta meglio messa dentro".
"Facci vedere le scarpe".

Esco, metto le scarpe, rientro in camera.
"No".
"A meno che non devi interpretare i miserabili".
"Dai" replico io "Sono comode!"
"Ma non belle"
"A meno che non devi interpretare i miserabili"

Quando mi bocciano le scarpe le manderei in collegio.

28/04/26

Cose da non dire a un'insegnante di yoga #20

"Mia figlia fa la seconda ed è molto in ansia per le prove invalsi della settimana prossima; hai qualche esercizio da darle per farla calmare?"

Ok.
Per sua fortuna io insegno yoga e sono yogica, perché se diversamente insegnavo kick boxing non lo so come le andava a finire.

27/04/26

L'anello

Squilla il mio telefono, e quando succede il più delle volte è una scocciatura, ma sono solo le 8 del mattino e l'ultima volta che mi hanno chiamato alle 8 del mattino è stato per comunicarmi della morte di Schroeder. Non penso più a una scocciatura; penso a una tragedia.
Guardo lo schermo e arriva la mazzata. E' mio padre. Mio padre che non mi telefona mai, men che meno alle 8 di mattina.
Rispondo con il cuore già in gola.
"Papà? Che succede?"
"Ehi, ciao Lucy, come va, tutto bene?"
"Sì, ma che succede, come mai mi stai chiamando?"
"No, non è successo niente, è che la mamma per ora è in bagno e così ti posso parlare senza che lei mi senta"
"Dimmi"
"No, niente di grave, è che per l'anniversario vorrei regalarle un anello e volevo chiederti se mi puoi aiutare tu a sceglierlo, a comprarlo, oppure lo compri tu e poi io ti do i soldi".

Mio padre non lo ha capito, ma io sono morta in un istante. Per poi resuscitare un istante dopo e commuovermi all'idea che, dopo 50 anni di matrimonio, lui mi telefoni alle 8 di mattina, bisbigliando per non farsi sentire, come fosse un cospiratore, per chiedermi di aiutarlo a fare un regalo a mia madre.

24/04/26

Ciò che mi ricordo

Sono una maestra smemorata. Tutti i bambini e le bambine che praticano con me lo sanno: ricordo i loro visi, mai i loro nomi.
Loro si ricordano sempre di me e di come mi chiamo. Ci ridiamo su; molti dei miei "sketch" divertenti che mi aiutano a creare e consolidare la relazione con loro si fondano proprio su questa mia caratteristica.
Nell'immediato, io sono la maestra smemorata e loro sono quelli bravi a ricordare tutto. Sul lungo termine, però, li batto di gran lunga.

Mi trovavo in una struttura scolastica per altri motivi e vedo passare una bambina che conosco. Solo che è alta 30 cm in più di quanto ricordassi io. Dietro di lei, la madre, che mi riconosce e si ferma.
Convenevoli vari. La bambina mi guarda e non mi vede, la madre la incalza: "Ti ricordi, la maestra Daniela...". No. Non si ricorda per niente.
Io sbaglio il suo nome "Tu sei.... Emma...?"
"No, io mi chiamo Greta".
Giusto. Greta: stesse vocali (peculiarità che spesso mi frega quando cerco di ricordare i nomi).
"Tu eri molto piccola quando facevi yoga con me, avevi forse 3 o 4 anni... quanti ne hai adesso?"
"Ne ho 8, ne faccio 9 a giugno"
"Mi ricordo che parlavi tutto impasticciato" le dico guardando anche la madre "Mi ricordo che quando volevi un biscotto lo chiamavi bicciocco"
Alla madre si riaccende quel ricordo e quasi si emoziona.

Sì, perché la mia memoria funziona così: trasse casi specifici - e spesso traumatici - dei bambini ricordo i visi e le caratteristiche, quasi mai il nome.

23/04/26

Amore da ragazzini

Seduti per terra, ad abbracciarsi e baciarsi per minuti e minuti interi.
Il nostro è proprio un amore da ragazzini.

22/04/26

Antonella

"Oh, ciao!"
Sono di ritorno dal supermercato, passo davanti l'ingresso di un bar e sento dietro di me questa voce di uomo. Non la riconosco. Non mi volto.
"Oh, Antonella! Ciao Antonella!"
Insiste.
"Antonella! Anto!"
Attraverso la strada dandogli sempre le spalle e mi sfiora il dubbio che stia chiamando me.

Me che NON mi chiamo Antonella.
Me che NON sono quel tipo di donna che cerchi di abbordare per strada.
Me che sto trascinando il pesante carrellino della spesa e NON ho alcuna voglia di voltarmi per chiarire un equivoco solo per essere per l'ennesima volta gentile con l'ennesimo sconosciuto.

Mi dispiace per Antonella, che la prossima volta verrà rimproverata di non aver risposto al saluto.

21/04/26

Ma ti pare

Ma ti pare che posso scoppiare a piangere mentre sono seduta su una panchina al parco, in mezzo a studenti della vicina università che riempiono panchine e viali per il loro pranzo, solo perché l'avvocato mi ha inoltrato il documento di approvazione da parte del giudice tutelare per l'accettazione della tua eredità da parte di Angelica?

La prima premessa dichiarata è stata la tua morte.
Raccontata lì, in perfetto burocratese, dove non sei "morto" bensì "deceduto", e non vieni poi chiamato "lo stronzo", come sarebbe opportuno, ma "il decuius".

Stronzo.

20/04/26

Gli audiolibri

Già diversi anni fa avevo iniziato ad ascoltare audiolibri. Quando uscì nuovo nuovo Audible, sarà stato il 2015, avevo subito approfittato dell'offerta di lancio. Non mi ricordo quanto costava, ma lo avevo ritenuto un costo irrisorio rispetto quello che spendevo in libri di carta. 
L'ho tenuto un po', poi il prezzo era aumentato e avevo disdetto. 
Nel 2017 ho trovato altri 2 amici con cui condividere l'account e per meno di 3,50 € al mese siamo andati avanti anni e anni. La parte più divertente era commentare i titoli ascoltati dagli altri e che ognuno di noi si ritrovava nella libreria in comune. Era bello, perché diventava una sorta di mini club del libro: alcuni titoli li ho poi ascoltati anche io, incuriosita dalla loro scelta e consapevole del fatto che non li avrei mai scelti, ma alla fine qualcuno di loro era stata una piacevole scoperta.

Da qualche settimana ho riattivato l'abbonamento, ma da sola. Sempre la solita promozione, non so se finito il periodo promo lo rinnoverò, però di sicuro ho già ascoltato 3 libri in 4 settimane, e questo ritmo lo avevo solo quando ero una giovane ragazza libera da responsabilità.

Il fattore indubbiamente positivo è che non mi stanco gli occhi. Sto diventando grande e ci vedo sempre peggio; ho diverse paia di occhiali ma gli occhi soffrono lo stesso, devo ancora indagare sul perché.
Il fattore maledettamente negativo, invece, è che mi distraggo facilmente, e spesso mi ritrovo a dover tornare indietro di minuti e minuti o interi capitoli. Un modo efficace è tenere le mani impegnate in qualcosa, infatti mentre ascolto, gioco con un cubetto antistress che si arrotola e srotola. Questo, però, mi impedisce di sfruttare tutti i tempi morti che ho durante la mia giornata, e preclude tassativamente l'ascolto mentre guido.

E come spesso succedeva in passato, se un audiolibro mi piace, me lo compro di carta, vanificando totalmente l'idea di risparmio di soldi, carta e spazio in casa.
Pazienza.

19/04/26

Sulle scale

Apro la porta e sento frignare.
Nel mio palazzo abitano due famiglie con bambini piccoli: al piano terra hanno almeno 4 o 5 figli, non l'ho capito, so solo che è un continuo vociare, ridere, piangere, urlare e offrire spettacoli di sport dilettantistico in cortile alla mia gatta che si acquatta in balcone a guardarli; al quarto piano, esattamente sopra casa mia, c'è un bambino di due anni.
Era lui.
Era lui sdraiato per terra sul pianerottolo tra il secondo e il terzo piano. Dietro di lui il padre, con aria rassegnata/imbarazzata. Il bambino non voleva tornare a casa.

Mi fermo, mi accovaccio e lo saluto. Gli chiedo quanti anni ha. 
Lui smette di piangere, si mette seduto e cerca di comporre con le dita delle mani il numero corrispondente alla sua età.
Gli dico che è davvero grande, e poi gli chiedo se sa già salire le scale.
Punto nel suo orgoglio di duenne, si alza in piedi e sale tre scalini verso il terzo piano.
Commento che è davvero bravissimo, allora lui prosegue a salire per fermi vedere che le sa fare tutte le rampe delle scale.

Il padre lo segue, non dice niente, mi sorride.
Il bambino arriva tra il terzo e il quarto piano sotto il mio sguardo approvante.

"Sei davvero bravo", lo saluto.
Vado via e mentalmente rispondo "Prego" al silenzioso ringraziamento del padre.

17/04/26

Tre mesi

Sei morto da tre mesi e qualcosa sta cambiando. 
Mi capita ancora di rivivere nelle orecchie la voce di chi mi ha telefonato per darmi la notizia, ma mi turba un po' meno.
Mi capita ancora di guardare le mie figlie e pensare che sono orfane di padre, ma mi sento meno disperata.
Mi capita ancora di avere l'impulso di aprire il drive dove avevamo il foglio elettronico delle spese da dividerci per aggiungere la cifra delle medicine, o dell'uscita didattica, o degli esami del sangue, ma mi ricordo quasi subito che non dovrò più farlo, e mi infastidisce un po' meno.

Quella che non cambia è la strana sensazione di profanazione, ogni volta che controllo sul tuo telefono se ti arriva qualche notifica importante.
La tua compagna ancora ti scrive ogni tanto su Whatsapp. Oggi ho archiviato la sua chat, così non corro il rischio nemmeno per sbaglio di leggere quel che ti scrive.

Sono passati tre mesi, noi siamo ancora qui e tu no. Stronzo.

16/04/26

Sono tornata

Sono tornata in chiaro. Non so perché, ma mi è sembrato il momento giusto.

Tra l'altro stamattina ho anche ricominciato la meditazione dopo circa un mese di pausa.

15/04/26

L'albero di Giuda

Sta fiorendo in queste settimane, cospargendo petali viola sulle strade e sulle macchine.
Lo trovo bellissimo.


 

14/04/26

Capelli per le spalle

Voglio lasciar crescere i miei capelli. Forse voglio anche riprendere a tingerli, dopo più di sette anni.
Li porto portati corti e naturalissimi, forse perché avevo bisogno di manifestare e marcare la mia identità.
Ora ho bisogno di calma, di morbidezza, di dolcezza. Voglio carezze e voglio capelli lunghi che accarezzino il mio collo e le mie spalle.
Le mie spalle portano tanto peso. Lo hanno sempre fatto, ma oggi più che mai. Hanno bisogno di qualcosa che le copra, le accarezzi, le faccia sentire coccolate.
Lascerò crescere i miei capelli. Tinti o no.

13/04/26

Sogno un mondo social

Sogno un mondo social dove non vedo in continuazione immagini create con l'AI.
Ovviamente, date le facilmente immaginabili mie profilazioni, la maggiorparte sono immagini di donne senza pelle, con i fasci muscolari in evidenza, che eseguono posizioni complesse dello yoga. Le odio.
Anche perché, messi così, non si capisce nemmeno come usarli quei muscoli, quali di allungano e quali si contraggono, cosa succede. Servono solo a dare un tono scientifico a ciò che non solo non lo è, ma che talvolta è pure sbagliato.

12/04/26

Essere gli ultimi

Sono una donna che è stata cresciuta con il mito delle prime volte. Il primo bacio, il primo fidanzato, il primo amore, la prima volta ecc.
Confesso di esserne stata ossessionata e di essermi volontariamente limitata nei miei comportamenti solo per paura di infangare il mio portfolio di "primi" con qualcosa che poi avrebbe dimostrato di essere stata la scelta sbagliata.

Oggi la penso in modo totalmente opposto. Chissenefrega cosa c'è stato prima, o chi è stato il primo. Ciò che veramente conta, perché è quello che resta, è l'ultimo.

Questo è ciò che ho detto oggi pomeriggio al Capitano: non mi importa delle donne che ci sono state prima, nella sua vita io voglio essere l'ultima.

10/04/26

La psicomotricista di M.

Io sono una maestra col cuore di panna. I bambini e le bambine che praticano yoga con me non lo immaginano, ma... quante volte mi hanno fatto venire le lacrime agli occhi! Capita più spesso di quanto si possa immaginare; a volte per ragioni facilmente intuibili, a volte perché sollecitano involontariamente qualche mio punto delicato.
Oggi è stato il turno di M. un bambino di quinta, di quelli che hanno relazioni complicate coi compagni probabilmente per differenze di contesti socio-culturali e geografici di provenienza. Ha due occhioni scurissimi che emanano dolcezza e bisogno di essere accettato e compreso. 
Alla fine della meditazione, oggi, ha alzato la mano per chiedere di condividere una cosa. Mi ha detto che da quando ho insegnato loro a ripetere mentalmente il mantra durante la meditazione, lui la trova più facile. "Non mi viene da aprire gli occhi così spesso come facevo prima".
Che ne sa, M., di quanto in questi giorni io abbia bisogno di continuare a credere in quello che faccio? Eppure ha fatto questa condivisione che per me è stata balsamo su un cuore screpolato. 
E non è finita, ha anche aggiunto che lui fa la meditazione ogni volta che si sente agitato e che l'ha insegnata anche alla sua psicomotricista, la quale mi manda a dire che mi ringrazia e che mi vuole bene anche se non mi conosce.
Anche io le voglio bene, anche se non la conosco. 
Così come voglio bene a M., ma gli voglio bene non di un bene normale, un bene proprio di quelli infiniti... Infiniti come l'amore che ci circonda e di cui siamo fatti, anche se non ce ne ricordiamo. 
D'altronde, questo dice il mantra: Baba nam kevalam, tutto è infinito Amore.

Faccio il lavoro più bello del mondo; a volte non me ne rendo conto, e arriva un bambino di 10 anni a ricordarmelo.

09/04/26

I lampadari

Abito in questa casa da quasi due anni eppure non ho ancora messo i lampadari.

Chissà perché.

07/04/26

L'altro lato della Luna

La settimana scorsa è partito dalla Terra un razzo con dentro quattro astronauti; farà un Gino intorno alla luna e tornerà a terra.

Ieri è stata fatta la fotografia alla faccia nascosta della Luna, quella dalla terra non vediamo mai.

Quella dove si trova Lilith.

Mi ha fatto effetto vedere l'immagine. Ho pensato a me, venticinque anni fa, che inventavo e scrivevo di quel mondo nella certezza che mai nessuno avrebbe potuto dimostrare che non esistesse.
Mi ha fatto effetto.