14/05/26

Il dono

Io ci credo che certe persone, certi incontri che facciamo apparentemente per caso, non sono casuali per niente.
A volte è l'Universo che ci fa un regalo, perché certe persone, certi incontri casuali sono, in realtà, un dono.

Oggi ho ricevuto un dono dalle mani d'oro e l'anima brillante.
Qualcosa nella mia testa mi ha fatto pensare che qualche centinaio o migliaio di anni fa lei ed io eravamo due bambine che correvano insieme in un bosco.
Sono grata di averla ritrovata.

13/05/26

Tempo pazzo

Lo so che sembrano i discorsi dei vecchi, ma questo meteo imprevedibile mi sta sfiancando.
Non ce la faccia più a stare dietro a un guardaroba che deve continuamente cambiare e reinventarsi anche due o tre volte nella stessa giornata. Ho 3 giacche in giro, il giubbottino jeans per le ore in cui ci sono 25°, il piumino per le ore in cui ci sono 12° e il cappottino leggero, per il resto delle uscite di casa.

Ieri sera, dopo una giornata da 22-23°, mi ero ripromessa di sfruttare questa mattinata libera per andare alla Reggia di Venaria, nel cui giardino stanno fiorendo le rose ed io ci sono sempre stata fuori stagione, e ogni volta mi sono ripromessa di tornarci a maggio e niente. Stamattina è grigio e freddo.

Cheppalle.

12/05/26

Cosa c'è di peggio?

Cosa c'è di peggio di un messaggio alle 22.20 da parte della tua socia e collega e compagna di avventure e sventure in cui, allibita, ti inoltra il messaggio che lei stessa ha ricevuto dal proprietario della vostra sede di lavoro (in imminente dismissione) in cui anticipa di avervi fatto scrivere dal suo avvocato per alcuni aspetti legati al contratto di affitto e l'imminente risoluzione?

(Nell'ultima ora quel contratto l'ho letto e riletto così tante volte che lo sto imparando a memoria. Meglio che mi addormento e basta. Scopriremo a tempo debito quale è il problema)

11/05/26

Son soddisfazioni

"Ah, però!" è il commento del mio personal trainer nuovo d'ingaggio, guardando l'analisi che il suo macchinario ha fatto del mio corpo fisico.
La mia pagella è stata di 89/100. Me l'ha stampata dicendomi che dovevo conservarla con orgoglio.
Poi mi ha insegnato alcuni esercizi per potenziare flessori ed estensori delle anche (il mio punto debole di quest'anno), ma all'inizio ho visto nei suoi occhi lo spaesamento da "E mo' che gli faccio fare a questa qua?".

Per me, che mi sento sempre un rottame, è stata una bella soddisfazione.

08/05/26

Vedova

L'ho fatto. Per la prima volta ho dichiarato di essere vedova.
Dovevo compilare il consueto modulo di consenso per far fare gli esami del sangue ad Angelica, ancora minorenne, e al momento di specificare perché la responsabilità me l'assumevo solo io e giustificare l'assenza dell'altro genitore, ho barrato la casella "Vedova".

Sarò costretta a rimarcarlo per i prossimi due anni, tutte le volte.

07/05/26

I sassolini

Oggi ho fatto una cosa poco professionale, lo ammetto.
Mi sono lasciata andare con due allieve a uno sfogo nei riguardi di un altro allievo che proprio non sopporto.
Alla fine mi sono scusata, dicendo che avevo troppi sassolini nelle scarpe.

06/05/26

L'elenco

Esordisco alla scuola dell'infanzia dicendo: "Bene, bambini. Oggi facciamo una lezione diversa, oggi vi faccio fare un gioco, ma fate attenzione perché ci sono alcune regole da rispettare. La prima regola è..."
"Non si danno calci!" interviene il primo
"E pugni!" aggiunge un altro
"E non si fa lo sgambetto"
"E non si spinge"
"E non si danno i pizzichi"
"E non si danno i pugni sulla faccia"
"E nemmeno sulla schiena"
"E non si danno i calci sulle gambe"
"E non si danno i pugni sulle braccia"
"E non si tirano i capelli"
"E non si stringe la gola"
"E non si stringono le guance"

...e meno male che io gli insegno lo yoga.

05/05/26

Ei fu

E mai, più di oggi, questo post non poteva che intitolarsi così.

Oggi è il tuo compleanno, oggi avresti fatto 54 anni. Lo scorso anno eri venuto a Torino a festeggiarlo con le nostre figlie; è stata l'ultima volta che sei stato qui. A volte penso che tutto sommato mi fa piacere che tu abbia fatto in tempo a vedere anche questa casa, che ha tutti i presupposti per essere l'ultima casa in cui vivremo a Torino.

La giornata di oggi sarà pesantissima, me lo sento. Mi andrà di lusso se non proveranno a telefonarmi tua sorella, o tua madre. Oggi ho il pomeriggio fortunosamente strapieno di lezioni, come tutti i martedì. Non potrò stare al telefono, mi dispiace.

Mi dispiace, è vero che mi dispiace. E' vero che quando le ho salutate il 20 gennaio mi ero ripromessa di mantenere viva la relazione, di essere di sostegno, di chiederne se serviva, ma alla fine io sono quella che sono e la mia natura è sempre quella di isolarmi, di lasciare perdere, di cavarmela da sola.
Me la sto cavando da sola. Ci sto riuscendo abbastanza bene, credo. Ma mi manchi. Cazzo, se mi manchi!
Non riesco ancora a crederci che sia "normale" avere nel mio cassetto il tuo orologio, o sulla libreria il tuo smartphone.
E' un oggetto oscuro, quello. Con le ragazze abbiamo deciso di mantenerlo in vita finché non si conclude tutta la pratica della successione; inizialmente ho temuto diventasse una specie di reliquia intoccabile, l'ultimo baluardo della tua esistenza. Ma tu non esisti più e quello smartphone sta diventando una specie di horcrux.

Ogni tanto controlliamo le mail, la PEC (ti ho pagato una multa che ti era stata notificata a febbraio, mi devi anche quella, sappilo, e te l'ho pagata solo perché altrimenti la doveva poi pagare Matilde con chissà quanto di mora). Qualcuno ha anche provato a telefonarti ma non abbiamo mai risposto.

Spero solo che la burocrazia si dia una mossa. 
Mi hai costretta per 9 anni a dormire con l'intera opera omnia di Stephen King in casa, a rischio di farmi fare sogni horror. Il tuo telefono mi fa lo stesso effetto. Non vedo l'ora di poterlo distruggere trafiggendolo con un dente di basilisco.

Comunque i tuoi libri di Stephen King me li porterò a Torino. 
Stronzo.

04/05/26

Ancora Antonella

Stesso incrocio, stesso marciapiede, stesso contesto, stesso bar, ma stavolta lo guardo.
Mi fa un cenno di saluto con la testa, lo noto distrattamente ma mentre attraverso la strada mi volto ancora per capire se lo conosco.
Non lo conosco, continuo a camminare ed è lì che lui mi fa "Ciao! Antonella!".
Allora mi giro per vedere se sta davvero parlando con me, e lui insiste, mi guarda, mi sorride e mi saluta "Antonella!".
Non posso non farlo. Dall'altro lato della strada gli rispondo: "No, non sono Antonella".
Lui sembra sinceramente dispiaciuto, forse imbarazzato. Sì scusa, io torno per la mia strada.

Ora voglio sapere chi è questa Antonella che mi somiglia.

03/05/26

I sorrisi non fanno rumore

di Enrica Tesio.

Carino, godibilissimo, molto nel suo stile, un po' autobiografico, un po' assurdo.

Però con Tesio mi sta succedendo quello che mi era successo secoli fa con Licia Troisi e con Stepheny Meyer, ossia la sensazione di essere arrivata tardi, di non aver avuto l'occasione giusta per fare IO quello che hanno fatto loro.
Più leggo Enrica Tesio, più mi accorgo che scrive cose che avrei potuto scrivere io, magari con esattamente le stesse defaillance mie.
Quando l'ho conosciuta, mille anni fa, lei stessa mi disse che sembravamo sorelle; già, un po' mi ci sentivo sorella sua: fisicamente simili, vissuti più o meno simili, stile abbastanza simile. Solo che lei scrivendo ci faceva i soldi e io no.
Ecco, in questo romanzo ci sono delle lacune che sono le stesse che avrei potuto avere io: succedono alcune cose che non vengono poi approfondite. Ci sono alcune scene che dovrebbero essere figura principale invece diventano sfondo secondario. Ma per il niente. Scene che si sarebbero potute tranquillamente elidere senza scalfire di una virgola la trama o il filo logico degli avvenimenti, eppure stanno lì, come un brillantino sul pavimento: non sai da dove viene, chi ce l'ha portato, ma lo guardi e dici che è carino, poi lo togli e il pavimento continua a funzionare allo stesso modo.
Però il romanzo è carino, una specie di fiaba natalizia dei tempi contemporanei.

02/05/26

Questa cosa mi sta sfuggendo di mano

Mi sto ossessionando di audiolibri.
Li ascolto bulimicamente, senza pause, senza sosta, uno via l'altro.

Aiuto.

01/05/26

Cos'è l'importanza?

Sono serena, tranquilla, in pace con il mondo e con me stessa. Eppure basta poco, basta un gesto apparentemente microscopico a farmi avere un pensiero, e da quello scaturisce un'emozione. E sento la necessità di dirlo e quindi di piangere.
Cosa è l'importanza per ciascuno di noi? Come dimostriamo che qualcosa è importante? E soprattutto: sappiamo quanto NOI siamo oggetto di importanza per gli altri?

Ecco, all'ultima domanda io rispondo no. Non lo so e non ho mai nemmeno creduto di esserlo.
Sono stata presa, sfruttata, usata - trattata gentilmente, per carità! - ma sempre con un fine utilitaristico. Servivo.
E, in qualche caso, quando sono sono più servita sono stata buttata via.
No, non ho mai creduto di essere importante per qualcuno. Per nessuno, nemmeno per la mia famiglia di origine, dove l'unico scopo della mia esistenza era rendere i miei genitori fieri di me.

E' pazzesco trovarsi al centro di un gesto che comunica importanza.

30/04/26

Tanta ancora Vita

 di Viola Ardone.

Lo sto ascoltando in audiolibro e lo sto trovando stupendo. Scritto benissimo e soprattutto molto emozionante.
Poi magari la colpa è solo di Fiodor, o Teodor, non s'era nemmeno capito come si chiamasse, un bambino ucraino che era stato una meteora in una classe di seconda elementare dove, nel marzo 2022, ho fatto un progetto di yoga. Era stato tra i primi a scappare, era stato da i primi ad essere accolti nella città di Torino.
Ascolto la voce narrante che racconta del viaggio impossibile sotto le bombe e penso a lui.
Non so nemmeno che fine abbia fatto, perché in quella classe, poi, non l'ho trovato più.


29/04/26

Le scarpe di Valjean

Entro in camera loro. Mi squadrano.
"Sì, la gonna è carina, la maglietta forse sta meglio messa dentro".
"Facci vedere le scarpe".

Esco, metto le scarpe, rientro in camera.
"No".
"A meno che non devi interpretare i miserabili".
"Dai" replico io "Sono comode!"
"Ma non belle"
"A meno che non devi interpretare i miserabili"

Quando mi bocciano le scarpe le manderei in collegio.

28/04/26

Cose da non dire a un'insegnante di yoga #19

"Mia figlia fa la seconda ed è molto in ansia per le prove invalsi della settimana prossima; hai qualche esercizio da darle per farla calmare?"

Ok.
Per sua fortuna io insegno yoga e sono yogica, perché se diversamente insegnavo kick boxing non lo so come le andava a finire.

27/04/26

L'anello

Squilla il mio telefono, e quando succede il più delle volte è una scocciatura, ma sono solo le 8 del mattino e l'ultima volta che mi hanno chiamato alle 8 del mattino è stato per comunicarmi della morte di Schroeder. Non penso più a una scocciatura; penso a una tragedia.
Guardo lo schermo e arriva la mazzata. E' mio padre. Mio padre che non mi telefona mai, men che meno alle 8 di mattina.
Rispondo con il cuore già in gola.
"Papà? Che succede?"
"Ehi, ciao Lucy, come va, tutto bene?"
"Sì, ma che succede, come mai mi stai chiamando?"
"No, non è successo niente, è che la mamma per ora è in bagno e così ti posso parlare senza che lei mi senta"
"Dimmi"
"No, niente di grave, è che per l'anniversario vorrei regalarle un anello e volevo chiederti se mi puoi aiutare tu a sceglierlo, a comprarlo, oppure lo compri tu e poi io ti do i soldi".

Mio padre non lo ha capito, ma io sono morta in un istante. Per poi resuscitare un istante dopo e commuovermi all'idea che, dopo 50 anni di matrimonio, lui mi telefoni alle 8 di mattina, bisbigliando per non farsi sentire, come fosse un cospiratore, per chiedermi di aiutarlo a fare un regalo a mia madre.

24/04/26

Ciò che mi ricordo

Sono una maestra smemorata. Tutti i bambini e le bambine che praticano con me lo sanno: ricordo i loro visi, mai i loro nomi.
Loro si ricordano sempre di me e di come mi chiamo. Ci ridiamo su; molti dei miei "sketch" divertenti che mi aiutano a creare e consolidare la relazione con loro si fondano proprio su questa mia caratteristica.
Nell'immediato, io sono la maestra smemorata e loro sono quelli bravi a ricordare tutto. Sul lungo termine, però, li batto di gran lunga.

Mi trovavo in una struttura scolastica per altri motivi e vedo passare una bambina che conosco. Solo che è alta 30 cm in più di quanto ricordassi io. Dietro di lei, la madre, che mi riconosce e si ferma.
Convenevoli vari. La bambina mi guarda e non mi vede, la madre la incalza: "Ti ricordi, la maestra Daniela...". No. Non si ricorda per niente.
Io sbaglio il suo nome "Tu sei.... Emma...?"
"No, io mi chiamo Greta".
Giusto. Greta: stesse vocali (peculiarità che spesso mi frega quando cerco di ricordare i nomi).
"Tu eri molto piccola quando facevi yoga con me, avevi forse 3 o 4 anni... quanti ne hai adesso?"
"Ne ho 8, ne faccio 9 a giugno"
"Mi ricordo che parlavi tutto impasticciato" le dico guardando anche la madre "Mi ricordo che quando volevi un biscotto lo chiamavi bicciocco"
Alla madre si riaccende quel ricordo e quasi si emoziona.

Sì, perché la mia memoria funziona così: trasse casi specifici - e spesso traumatici - dei bambini ricordo i visi e le caratteristiche, quasi mai il nome.

23/04/26

Amore da ragazzini

Seduti per terra, ad abbracciarsi e baciarsi per minuti e minuti interi.
Il nostro è proprio un amore da ragazzini.

22/04/26

Antonella

"Oh, ciao!"
Sono di ritorno dal supermercato, passo davanti l'ingresso di un bar e sento dietro di me questa voce di uomo. Non la riconosco. Non mi volto.
"Oh, Antonella! Ciao Antonella!"
Insiste.
"Antonella! Anto!"
Attraverso la strada dandogli sempre le spalle e mi sfiora il dubbio che stia chiamando me.

Me che NON mi chiamo Antonella.
Me che NON sono quel tipo di donna che cerchi di abbordare per strada.
Me che sto trascinando il pesante carrellino della spesa e NON ho alcuna voglia di voltarmi per chiarire un equivoco solo per essere per l'ennesima volta gentile con l'ennesimo sconosciuto.

Mi dispiace per Antonella, che la prossima volta verrà rimproverata di non aver risposto al saluto.

21/04/26

Ma ti pare

Ma ti pare che posso scoppiare a piangere mentre sono seduta su una panchina al parco, in mezzo a studenti della vicina università che riempiono panchine e viali per il loro pranzo, solo perché l'avvocato mi ha inoltrato il documento di approvazione da parte del giudice tutelare per l'accettazione della tua eredità da parte di Angelica?

La prima premessa dichiarata è stata la tua morte.
Raccontata lì, in perfetto burocratese, dove non sei "morto" bensì "deceduto", e non vieni poi chiamato "lo stronzo", come sarebbe opportuno, ma "il decuius".

Stronzo.