"La foglia che cade" è uno degli esercizi di respirazione che propongo ai bambini. Nel metodo Balyayoga (la mia scuola di formazione) viene chiamato in questo modo un esercizio semplice estrapolato dal Tai-chi, che consiste nel portare una alla volta le mani sotto il mento, con i palmi verso il basso, e poi espirando lentamente farle scendere fino all'altezza della pancia. Stabilizza il respiro, soprattutto dopo un gioco o un riscaldamento energico che abbia dato il fiatone.
E' uno degli elementi distintivi del metodo e delle mie lezioni. Forse non tutte le mie colleghe lo propongono, ma io lo faccio fare sempre e ricevo sempre tanti feedback positivi da parte delle maestre e delle famiglie. Bambini che lo insegnano ad altri bambini o che lo usano in momenti quotidiani di difficoltà. Una volta persino tra adulti se lo sono scambiato e una di loro ha riconosciuto la mia "impronta".
Il più grande dei Marmocchi di cui mi occupo al pomeriggio veniva con la mamma al corso di yoga baby. Aveva 2 anni, non si ricorda assolutamente nulla, tranne...
Oggi era particolarmente agitato per tutta una serie di motivi. Gli ho solo detto "Dai, Marmocchio Grande, fermiamoci un attimo. Fai un bel respiro profondo" e lui spontaneamente ha portato le mani sotto il mento ed ha fatto "la foglia che cade".
Quando gliel'ho fatto notare mi è sembrato che non sapesse nemmeno spiegarsi perché stava facendo questa cosa.
Non so dire se lo abbia davvero interiorizzato senza sapere dove lo avesse imparato, oppure (ma forse anche) è stato il mio invito a fare un respiro profondo a triggerarlo e farglielo riemergere.
Quale che sia la risposta, mi ha reso davvero felice.
Mi conferma che ciò che faccio HA un senso, anche se spesso sfugge nell'immediato. Ma un senso ce l'ha.