05/05/26

Ei fu

E mai, più di oggi, questo post non poteva che intitolarsi così.

Oggi è il tuo compleanno, oggi avresti fatto 54 anni. Lo scorso anno eri venuto a Torino a festeggiarlo con le nostre figlie; è stata l'ultima volta che sei stato qui. A volte penso che tutto sommato mi fa piacere che tu abbia fatto in tempo a vedere anche questa casa, che ha tutti i presupposti per essere l'ultima casa in cui vivremo a Torino.

La giornata di oggi sarà pesantissima, me lo sento. Mi andrà di lusso se non proveranno a telefonarmi tua sorella, o tua madre. Oggi ho il pomeriggio fortunosamente strapieno di lezioni, come tutti i martedì. Non potrò stare al telefono, mi dispiace.

Mi dispiace, è vero che mi dispiace. E' vero che quando le ho salutate il 20 gennaio mi ero ripromessa di mantenere viva la relazione, di essere di sostegno, di chiederne se serviva, ma alla fine io sono quella che sono e la mia natura è sempre quella di isolarmi, di lasciare perdere, di cavarmela da sola.
Me la sto cavando da sola. Ci sto riuscendo abbastanza bene, credo. Ma mi manchi. Cazzo, se mi manchi!
Non riesco ancora a crederci che sia "normale" avere nel mio cassetto il tuo orologio, o sulla libreria il tuo smartphone.
E' un oggetto oscuro, quello. Con le ragazze abbiamo deciso di mantenerlo in vita finché non si conclude tutta la pratica della successione; inizialmente ho temuto diventasse una specie di reliquia intoccabile, l'ultimo baluardo della tua esistenza. Ma tu non esisti più e quello smartphone sta diventando una specie di horcrux.

Ogni tanto controlliamo le mail, la PEC (ti ho pagato una multa che ti era stata notificata a febbraio, mi devi anche quella, sappilo, e te l'ho pagata solo perché altrimenti la doveva poi pagare Matilde con chissà quanto di mora). Qualcuno ha anche provato a telefonarti ma non abbiamo mai risposto.

Spero solo che la burocrazia si dia una mossa. 
Mi hai costretta per 9 anni a dormire con l'intera opera omnia di Stephen King in casa, a rischio di farmi fare sogni horror. Il tuo telefono mi fa lo stesso effetto. Non vedo l'ora di poterlo distruggere trafiggendolo con un dente di basilisco.

Comunque i tuoi libri di Stephen King me li porterò a Torino. 
Stronzo.

04/05/26

Ancora Antonella

Stesso incrocio, stesso marciapiede, stesso contesto, stesso bar, ma stavolta lo guardo.
Mi fa un cenno di saluto con la testa, lo noto distrattamente ma mentre attraverso la strada mi volto ancora per capire se lo conosco.
Non lo conosco, continuo a camminare ed è lì che lui mi fa "Ciao! Antonella!".
Allora mi giro per vedere se sta davvero parlando con me, e lui insiste, mi guarda, mi sorride e mi saluta "Antonella!".
Non posso non farlo. Dall'altro lato della strada gli rispondo: "No, non sono Antonella".
Lui sembra sinceramente dispiaciuto, forse imbarazzato. Sì scusa, io torno per la mia strada.

Ora voglio sapere chi è questa Antonella che mi somiglia.

03/05/26

I sorrisi non fanno rumore

di Enrica Tesio.

Carino, godibilissimo, molto nel suo stile, un po' autobiografico, un po' assurdo.

Però con Tesio mi sta succedendo quello che mi era successo secoli fa con Licia Troisi e con Stepheny Meyer, ossia la sensazione di essere arrivata tardi, di non aver avuto l'occasione giusta per fare IO quello che hanno fatto loro.
Più leggo Enrica Tesio, più mi accorgo che scrive cose che avrei potuto scrivere io, magari con esattamente le stesse defaillance mie.
Quando l'ho conosciuta, mille anni fa, lei stessa mi disse che sembravamo sorelle; già, un po' mi ci sentivo sorella sua: fisicamente simili, vissuti più o meno simili, stile abbastanza simile. Solo che lei scrivendo ci faceva i soldi e io no.
Ecco, in questo romanzo ci sono delle lacune che sono le stesse che avrei potuto avere io: succedono alcune cose che non vengono poi approfondite. Ci sono alcune scene che dovrebbero essere figura principale invece diventano sfondo secondario. Ma per il niente. Scene che si sarebbero potute tranquillamente elidere senza scalfire di una virgola la trama o il filo logico degli avvenimenti, eppure stanno lì, come un brillantino sul pavimento: non sai da dove viene, chi ce l'ha portato, ma lo guardi e dici che è carino, poi lo togli e il pavimento continua a funzionare allo stesso modo.
Però il romanzo è carino, una specie di fiaba natalizia dei tempi contemporanei.

02/05/26

Questa cosa mi sta sfuggendo di mano

Mi sto ossessionando di audiolibri.
Li ascolto bulimicamente, senza pause, senza sosta, uno via l'altro.

Aiuto.

01/05/26

Cos'è l'importanza?

Sono serena, tranquilla, in pace con il mondo e con me stessa. Eppure basta poco, basta un gesto apparentemente microscopico a farmi avere un pensiero, e da quello scaturisce un'emozione. E sento la necessità di dirlo e quindi di piangere.
Cosa è l'importanza per ciascuno di noi? Come dimostriamo che qualcosa è importante? E soprattutto: sappiamo quanto NOI siamo oggetto di importanza per gli altri?

Ecco, all'ultima domanda io rispondo no. Non lo so e non ho mai nemmeno creduto di esserlo.
Sono stata presa, sfruttata, usata - trattata gentilmente, per carità! - ma sempre con un fine utilitaristico. Servivo.
E, in qualche caso, quando sono sono più servita sono stata buttata via.
No, non ho mai creduto di essere importante per qualcuno. Per nessuno, nemmeno per la mia famiglia di origine, dove l'unico scopo della mia esistenza era rendere i miei genitori fieri di me.

E' pazzesco trovarsi al centro di un gesto che comunica importanza.

30/04/26

Tanta ancora Vita

 di Viola Ardone.

Lo sto ascoltando in audiolibro e lo sto trovando stupendo. Scritto benissimo e soprattutto molto emozionante.
Poi magari la colpa è solo di Fiodor, o Teodor, non s'era nemmeno capito come si chiamasse, un bambino ucraino che era stato una meteora in una classe di seconda elementare dove, nel marzo 2022, ho fatto un progetto di yoga. Era stato tra i primi a scappare, era stato da i primi ad essere accolti nella città di Torino.
Ascolto la voce narrante che racconta del viaggio impossibile sotto le bombe e penso a lui.
Non so nemmeno che fine abbia fatto, perché in quella classe, poi, non l'ho trovato più.


29/04/26

Le scarpe di Valjean

Entro in camera loro. Mi squadrano.
"Sì, la gonna è carina, la maglietta forse sta meglio messa dentro".
"Facci vedere le scarpe".

Esco, metto le scarpe, rientro in camera.
"No".
"A meno che non devi interpretare i miserabili".
"Dai" replico io "Sono comode!"
"Ma non belle"
"A meno che non devi interpretare i miserabili"

Quando mi bocciano le scarpe le manderei in collegio.

28/04/26

Cose da non dire a un'insegnante di yoga #19

"Mia figlia fa la seconda ed è molto in ansia per le prove invalsi della settimana prossima; hai qualche esercizio da darle per farla calmare?"

Ok.
Per sua fortuna io insegno yoga e sono yogica, perché se diversamente insegnavo kick boxing non lo so come le andava a finire.

27/04/26

L'anello

Squilla il mio telefono, e quando succede il più delle volte è una scocciatura, ma sono solo le 8 del mattino e l'ultima volta che mi hanno chiamato alle 8 del mattino è stato per comunicarmi della morte di Schroeder. Non penso più a una scocciatura; penso a una tragedia.
Guardo lo schermo e arriva la mazzata. E' mio padre. Mio padre che non mi telefona mai, men che meno alle 8 di mattina.
Rispondo con il cuore già in gola.
"Papà? Che succede?"
"Ehi, ciao Lucy, come va, tutto bene?"
"Sì, ma che succede, come mai mi stai chiamando?"
"No, non è successo niente, è che la mamma per ora è in bagno e così ti posso parlare senza che lei mi senta"
"Dimmi"
"No, niente di grave, è che per l'anniversario vorrei regalarle un anello e volevo chiederti se mi puoi aiutare tu a sceglierlo, a comprarlo, oppure lo compri tu e poi io ti do i soldi".

Mio padre non lo ha capito, ma io sono morta in un istante. Per poi resuscitare un istante dopo e commuovermi all'idea che, dopo 50 anni di matrimonio, lui mi telefoni alle 8 di mattina, bisbigliando per non farsi sentire, come fosse un cospiratore, per chiedermi di aiutarlo a fare un regalo a mia madre.

24/04/26

Ciò che mi ricordo

Sono una maestra smemorata. Tutti i bambini e le bambine che praticano con me lo sanno: ricordo i loro visi, mai i loro nomi.
Loro si ricordano sempre di me e di come mi chiamo. Ci ridiamo su; molti dei miei "sketch" divertenti che mi aiutano a creare e consolidare la relazione con loro si fondano proprio su questa mia caratteristica.
Nell'immediato, io sono la maestra smemorata e loro sono quelli bravi a ricordare tutto. Sul lungo termine, però, li batto di gran lunga.

Mi trovavo in una struttura scolastica per altri motivi e vedo passare una bambina che conosco. Solo che è alta 30 cm in più di quanto ricordassi io. Dietro di lei, la madre, che mi riconosce e si ferma.
Convenevoli vari. La bambina mi guarda e non mi vede, la madre la incalza: "Ti ricordi, la maestra Daniela...". No. Non si ricorda per niente.
Io sbaglio il suo nome "Tu sei.... Emma...?"
"No, io mi chiamo Greta".
Giusto. Greta: stesse vocali (peculiarità che spesso mi frega quando cerco di ricordare i nomi).
"Tu eri molto piccola quando facevi yoga con me, avevi forse 3 o 4 anni... quanti ne hai adesso?"
"Ne ho 8, ne faccio 9 a giugno"
"Mi ricordo che parlavi tutto impasticciato" le dico guardando anche la madre "Mi ricordo che quando volevi un biscotto lo chiamavi bicciocco"
Alla madre si riaccende quel ricordo e quasi si emoziona.

Sì, perché la mia memoria funziona così: trasse casi specifici - e spesso traumatici - dei bambini ricordo i visi e le caratteristiche, quasi mai il nome.

23/04/26

Amore da ragazzini

Seduti per terra, ad abbracciarsi e baciarsi per minuti e minuti interi.
Il nostro è proprio un amore da ragazzini.

22/04/26

Antonella

"Oh, ciao!"
Sono di ritorno dal supermercato, passo davanti l'ingresso di un bar e sento dietro di me questa voce di uomo. Non la riconosco. Non mi volto.
"Oh, Antonella! Ciao Antonella!"
Insiste.
"Antonella! Anto!"
Attraverso la strada dandogli sempre le spalle e mi sfiora il dubbio che stia chiamando me.

Me che NON mi chiamo Antonella.
Me che NON sono quel tipo di donna che cerchi di abbordare per strada.
Me che sto trascinando il pesante carrellino della spesa e NON ho alcuna voglia di voltarmi per chiarire un equivoco solo per essere per l'ennesima volta gentile con l'ennesimo sconosciuto.

Mi dispiace per Antonella, che la prossima volta verrà rimproverata di non aver risposto al saluto.

21/04/26

Ma ti pare

Ma ti pare che posso scoppiare a piangere mentre sono seduta su una panchina al parco, in mezzo a studenti della vicina università che riempiono panchine e viali per il loro pranzo, solo perché l'avvocato mi ha inoltrato il documento di approvazione da parte del giudice tutelare per l'accettazione della tua eredità da parte di Angelica?

La prima premessa dichiarata è stata la tua morte.
Raccontata lì, in perfetto burocratese, dove non sei "morto" bensì "deceduto", e non vieni poi chiamato "lo stronzo", come sarebbe opportuno, ma "il decuius".

Stronzo.

20/04/26

Gli audiolibri

Già diversi anni fa avevo iniziato ad ascoltare audiolibri. Quando uscì nuovo nuovo Audible, sarà stato il 2015, avevo subito approfittato dell'offerta di lancio. Non mi ricordo quanto costava, ma lo avevo ritenuto un costo irrisorio rispetto quello che spendevo in libri di carta. 
L'ho tenuto un po', poi il prezzo era aumentato e avevo disdetto. 
Nel 2017 ho trovato altri 2 amici con cui condividere l'account e per meno di 3,50 € al mese siamo andati avanti anni e anni. La parte più divertente era commentare i titoli ascoltati dagli altri e che ognuno di noi si ritrovava nella libreria in comune. Era bello, perché diventava una sorta di mini club del libro: alcuni titoli li ho poi ascoltati anche io, incuriosita dalla loro scelta e consapevole del fatto che non li avrei mai scelti, ma alla fine qualcuno di loro era stata una piacevole scoperta.

Da qualche settimana ho riattivato l'abbonamento, ma da sola. Sempre la solita promozione, non so se finito il periodo promo lo rinnoverò, però di sicuro ho già ascoltato 3 libri in 4 settimane, e questo ritmo lo avevo solo quando ero una giovane ragazza libera da responsabilità.

Il fattore indubbiamente positivo è che non mi stanco gli occhi. Sto diventando grande e ci vedo sempre peggio; ho diverse paia di occhiali ma gli occhi soffrono lo stesso, devo ancora indagare sul perché.
Il fattore maledettamente negativo, invece, è che mi distraggo facilmente, e spesso mi ritrovo a dover tornare indietro di minuti e minuti o interi capitoli. Un modo efficace è tenere le mani impegnate in qualcosa, infatti mentre ascolto, gioco con un cubetto antistress che si arrotola e srotola. Questo, però, mi impedisce di sfruttare tutti i tempi morti che ho durante la mia giornata, e preclude tassativamente l'ascolto mentre guido.

E come spesso succedeva in passato, se un audiolibro mi piace, me lo compro di carta, vanificando totalmente l'idea di risparmio di soldi, carta e spazio in casa.
Pazienza.

19/04/26

Sulle scale

Apro la porta e sento frignare.
Nel mio palazzo abitano due famiglie con bambini piccoli: al piano terra hanno almeno 4 o 5 figli, non l'ho capito, so solo che è un continuo vociare, ridere, piangere, urlare e offrire spettacoli di sport dilettantistico in cortile alla mia gatta che si acquatta in balcone a guardarli; al quarto piano, esattamente sopra casa mia, c'è un bambino di due anni.
Era lui.
Era lui sdraiato per terra sul pianerottolo tra il secondo e il terzo piano. Dietro di lui il padre, con aria rassegnata/imbarazzata. Il bambino non voleva tornare a casa.

Mi fermo, mi accovaccio e lo saluto. Gli chiedo quanti anni ha. 
Lui smette di piangere, si mette seduto e cerca di comporre con le dita delle mani il numero corrispondente alla sua età.
Gli dico che è davvero grande, e poi gli chiedo se sa già salire le scale.
Punto nel suo orgoglio di duenne, si alza in piedi e sale tre scalini verso il terzo piano.
Commento che è davvero bravissimo, allora lui prosegue a salire per fermi vedere che le sa fare tutte le rampe delle scale.

Il padre lo segue, non dice niente, mi sorride.
Il bambino arriva tra il terzo e il quarto piano sotto il mio sguardo approvante.

"Sei davvero bravo", lo saluto.
Vado via e mentalmente rispondo "Prego" al silenzioso ringraziamento del padre.

17/04/26

Tre mesi

Sei morto da tre mesi e qualcosa sta cambiando. 
Mi capita ancora di rivivere nelle orecchie la voce di chi mi ha telefonato per darmi la notizia, ma mi turba un po' meno.
Mi capita ancora di guardare le mie figlie e pensare che sono orfane di padre, ma mi sento meno disperata.
Mi capita ancora di avere l'impulso di aprire il drive dove avevamo il foglio elettronico delle spese da dividerci per aggiungere la cifra delle medicine, o dell'uscita didattica, o degli esami del sangue, ma mi ricordo quasi subito che non dovrò più farlo, e mi infastidisce un po' meno.

Quella che non cambia è la strana sensazione di profanazione, ogni volta che controllo sul tuo telefono se ti arriva qualche notifica importante.
La tua compagna ancora ti scrive ogni tanto su Whatsapp. Oggi ho archiviato la sua chat, così non corro il rischio nemmeno per sbaglio di leggere quel che ti scrive.

Sono passati tre mesi, noi siamo ancora qui e tu no. Stronzo.

16/04/26

Sono tornata

Sono tornata in chiaro. Non so perché, ma mi è sembrato il momento giusto.

Tra l'altro stamattina ho anche ricominciato la meditazione dopo circa un mese di pausa.

15/04/26

L'albero di Giuda

Sta fiorendo in queste settimane, cospargendo petali viola sulle strade e sulle macchine.
Lo trovo bellissimo.


 

14/04/26

Capelli per le spalle

Voglio lasciar crescere i miei capelli. Forse voglio anche riprendere a tingerli, dopo più di sette anni.
Li porto portati corti e naturalissimi, forse perché avevo bisogno di manifestare e marcare la mia identità.
Ora ho bisogno di calma, di morbidezza, di dolcezza. Voglio carezze e voglio capelli lunghi che accarezzino il mio collo e le mie spalle.
Le mie spalle portano tanto peso. Lo hanno sempre fatto, ma oggi più che mai. Hanno bisogno di qualcosa che le copra, le accarezzi, le faccia sentire coccolate.
Lascerò crescere i miei capelli. Tinti o no.

13/04/26

Sogno un mondo social

Sogno un mondo social dove non vedo in continuazione immagini create con l'AI.
Ovviamente, date le facilmente immaginabili mie profilazioni, la maggiorparte sono immagini di donne senza pelle, con i fasci muscolari in evidenza, che eseguono posizioni complesse dello yoga. Le odio.
Anche perché, messi così, non si capisce nemmeno come usarli quei muscoli, quali di allungano e quali si contraggono, cosa succede. Servono solo a dare un tono scientifico a ciò che non solo non lo è, ma che talvolta è pure sbagliato.