16/08/26

In quel punto

Sono tornata a casa tua stamattina molto presto. Ci sono tornata da sola, contrariamente a quello che avevo pensato inizialmente.
Venerdì pomeriggio abbiamo finito la prima parte di sgombero, ma non c'era sufficiente spazio in macchina per caricare tutti gli scatoloni; mi ero ripromessa di tornare oggi facendomi aiutare, ma poi ci ho ripensato ed ho fatto bene. Principalmente perché gli scatoloni erano così tanti che non avrei avuto spazio per un eventuale passeggero aiutante. Poi per un altro motivo.
Perché nonostante io in quella casa mi sia sempre - giustamente - sentita ospite e in questi ultimi giorni l'abbia trattata come se ne fossi stata - invece - la padrona, quella casa non è un luogo qualunque. E' il palcoscenico di una delle scene a cui non ho assistito ma che mi tormenta da 7 mesi: la tua morte.

Stare lì, in totale silenzio e solitudine, è stato necessario per piangerti davvero.
Sono entrata e mi sono seduta proprio lì dove mi hanno raccontato di averti trovato.
Lì dove sono rimasti il tuo ultimo respiro, il tuo ultimo pensiero, il suo ultimo battito del cuore.
Mi sono seduta lì e ti ho pianto.

Sei uno stronzo, perché anche questo io non me lo meritavo. E mi devi chiedere scusa anche per queste di lacrime che mi hai fatto versare.
Stronzo.

13/08/26

Come Disneyland

Puoi mettere tutte le reti che vuoi, chiudere tutte le porte, ostruire tutti i passaggi, controllarla a vista senza distrarti un attimo, ma niente ,ai impedirà ad una gatta di trovare l'unico modo per sfuggire al controllo e infilarsi proprio lì, in quella zona che le è preclusa.

Soprattutto se ci ha trovato uccelli vivi e morti. Dal suo punto di vista, una specie di Disneyland.

11/08/26

Reato ambientale

Lo confesso e sono pronta a pagarne lo scotto, ma alla sedicesima scatola piena di roba elettronica di mille anni fa, tutta appiccicosa, con batterie esplose, plastiche sbriciolate e totale noncuranza nell'accumulo e stoccaggio, ho detto basta, ho detto che non stava scritto da nessuna parte che - pure da morto - io dovessi pulire il suo sudiciume e buttare la sua spazzatura. 
Ho rimesso il coperchio e buttato tutto nel bidone dell'indifferenziata, così com'era e senza nemmeno guardare cosa ci fosse davvero.

09/08/26

L'Acchianata

La prima volta ero con la mia amica d'infanzia, sua madre, sua zia e una vicina di casa.
L'ultima volta ero con la mia Amica Palermitana, ed era stato uno dei miei commiati alla mia terra, prima di trasferirmi a Torino.
Oggi sono stata con mia figlia Angelica.
L'Acchianata (la "salita") al santuario di Santa Rosalia è una delle esperienze di bellezza a Palermo che amo di più, nonostante la fatica, lo sbattimento e anche l'amarezza per il fatto di trovare sui punti panoramici spazzatura, lattine, preservativi e roba varia.

Palermo è bellissima, vista da lontano; soprattutto all'alba, quando dorme ancora.



06/08/26

Un destino

Non so se esiste ancora, ma su questo blog sono sicura di aver pubblicato la foto del portabagagli della mia macchina di allora, piena delle valigie e dei sacchi con tutta la roba di Schroeder nel giorno in cui è andato via da casa.
Questi sono solo alcuni dei sacchi pieni dei suoi vestiti, pronti ad essere regalati ad alcune famiglie in difficoltà.

Nel mio destino c'era scritto anche che quella che doveva sobbarcarsi l'onere di fargli i traslochi sono io.



05/08/26

L'anguria

Grande raccolto quest'anno.



Grande quanto una moneta da un euro.

04/08/26

Non si dovrebbe

Non si dovrebbe lasciare da sola una donna che sta vivendo i postumi di una tragedia e contemporaneamente deve cercare di venire a capo della burocrazia vogoniana che c'è intorno ad una relitta eredità di una innocente minorenne, soprattutto se ci sono 38° all'ombra, se tali pratiche devono essere sbrigate in fatiscenti uffici gestiti come un ibrido tra il futuristico pagoPa e l'antediluviana necessità di un timbro inchiostrato. E specialmente se il luogo dove devono essere svolte alcune di queste pratiche è il luogo di lavoro del de cuius. 
Perché la donna desidera e teme di incontrare facce note, vecchi colleghi o che i cancellieri e gli amministrativi risalgano alla sua identità e si profondano - ancora - in elogi funebri e sguardi silenti.

Non si dovrebbe lasciare da sola una donna con quel vissuto in quel luogo.
Perché finisce che scoppia a piangere mentre aspetta l'ascensore e gli astanti chissà cosa si immaginano.

03/08/26

Il turno al CAF

"Chi è l'ultimo?"
"La signora"
"Ma veramente voi eravate qui, ma il signore è arrivato dopo di me"
"Sì, ma siamo insieme"
"Quindi poi ci siete voi?"
"Sì"
"Ma dopo di loro ci sono io, e poi quel signore è arrivato dopo di me"
""Signora siamo tutti e tre insieme"
"Ma lui è arrivato dopo"
"Ma io ero andato a parcheggiare!"

E questa è solo una delle più genuinamente esilaranti scenette tragicomiche a cui sto assistendo in questi giorni di ritorno al disbrigo pratiche burocratiche a Palermo e provincia.

02/08/26

Nozze d'oro

Cara mamma, caro papà, auguri.
Cinquant’anni sono davvero tanti, se ci pensate, e possiamo dire che se cinquant’anni fa aveste fatto una scelta diversa, nessuno di noi sarebbe seduto a questa tavola, adesso, e più della metà dei presenti – chi fisicamente e chi virtualmente – non esisterebbe nemmeno. Quindi: cara mamma, caro papà, grazie.
Ognuno di noi potrebbe, senz’altro, raccontare il proprio punto di vista su questa storia lunga – almeno – cinquant’anni, ma penso di poter affermare in termini universali che la vostra è una ship epica, che slaya di brutto, aura 5000, ultra iconic e altre cose incomprensibili che, però, dovrebbero farvi intuire facilmente la grande stima che abbiamo di voi come individui e come coppia.
Grande stima perché ci avete insegnato tanto, ma non a parole: con l’esempio.
L’esempio che ci avete dato in questi cinquant’anni è che la vita fa quello che vuole lei, non quello che vogliamo noi, e quasi mai si rivela per come la sogniamo e immaginiamo, ma ci mette davanti a sfide sempre nuove, ostacoli sempre diversi e di diverso grado di difficoltà. Ne avete trovati parecchi lungo il vostro cammino di questi cinquant’anni. Però l’esempio dolcissimo che ci avete dato è stato quello di affrontare tutto insieme. Magari non sempre affiancati. Magari non sempre tenendo lo stesso passo. Ma sempre, SEMPRE, vi siete poi raggiunti e ripresi per mano per proseguire la strada insieme.
Vi amate e sopportate da almeno cinquant’anni e avete seminato e coltivato una famiglia allargata, colorata, chiassosa e unita. Avete sbloccato un achievement unico e raro. E se non sapete cos’è un achievement, potete vederlo proprio adesso, qui, intorno a voi.
In conclusione, i primi cinquant’anni sono andati, ve ne restano altri cinquanta per platinare del tutto questa ship meravigliosa dalla quale – tutti noi – non abbiamo altro che da imparare.
Dunque, cara mamma, caro papà, auguri e grazie da parte di tutti noi.
GG, well played! Standing ovation! Chapeau! Applausi!

31/07/26

Cose da non dire a un'insegnante di yoga #22

"...e quindi tu fai yoga coi bambini"
"Sì, insegno yoga, soprattutto ai bambini, ma anche agli adulti"
"E ai bambini fai fare solo la ginnastica dello yoga, o anche la meditazione?"

Lo so che dovrei essere più tollerante e accogliente coi profani. Lo so che non c'è quasi mai intento offensivo nell'imprecisione lessicale.
Ma non ci riesco.
Se mi metti "yoga" e "ginnastica" nella stessa frase io non ci vedo più.

30/07/26

I Peanuts


La passione per i Peanuts è stato uno dei primi punti in comune che ho avuto con Schroeder. Quado ci siamo conosciuti io avevo già avviato la mia collezione sistematica; lui era più indietro. Quando ci siamo messi insieme, abbiamo unito anche le due collezioni.
Abbiamo condiviso questa passione per sempre; abbiamo arredato casa con elementi dei Peanuts, citazioni, richiami continui; Matilde vedeva i cartoni di "Charlie Brown & Snoopy show" quando aveva meno di 3 anni e insomma, se proprio devo individuare una sola cosa che in assoluto mi ricordi il mio ex marito, io scelgo i Peanuts.
Avevamo l'opera omnia in almeno 2 versioni editoriali complete. Quando ci siamo separati, visto che le bambine li leggevano, lui li aveva lasciati tutti a casa; quando mi sono trasferita a Torino ho portato con me solo una delle due collezioni, quella di volumetti piccoli (circa una 70ina), lasciando per un secondo momento i 10 volumi dell'opera omnia suddivisa in decenni.

Un giorno lui è andato a casa e se li è presi. Si era comprato la casa nuova e doveva arredarla e corredarla. Mi aveva chiesto se poteva prendersi qualcosa ed io gli avevo detto di sì. 

Non nego che me n'ero pentita. In questi anni ho detto spesso alle ragazze che quei 10 volumi ormai sono più rari del Gronchi Rosa, raccomandando loro di pretendere che lui ne avesse cura e che poi restassero a loro.

Mai avrei pensato di poterne rientrare in possesso.

Li ho sfogliati tutti. Sono perfetti, in ottimo stato di conservazione nonostante gli anni e nonostante i traslochi. Però non c'era dentro più nessuno dei segnalibri che io vi avevo lasciato.

Ho passato anni a mangiarmi le mani per averglieli lasciati, ché ormai sono fuori catalogo da decenni e per ricomprarli da collezionisti o antiquari ci vuole un mutuo, però adesso che li ho di nuovo tutti con me mi sembra di non riconoscerli più.

Ci avevo messo i segnalibri e tu li hai tolti tutti. 

29/07/26

Dopo una settimana

Si sta rivelando più faticoso, impegnativo e difficile del previsto. Com'era prevedibile.

24/07/26

Da due giorni

Siamo tornate in Sicilia da due giorni. Ci resteremo tantissimo.
Abbiamo scocciature burocratiche da sbrigare e tanta, tanta fatica da fare.
Tanto, tantissimo dolore da affrontare.

Vorrei solo riuscire a sopravvivere incolume a quest'estate, che mi sta sembrando la più difficile degli ultimi anni.

18/07/26

La parte migliore

Più sto con te e più voglio starci.
Stare con te mi fa sentire bene, e la cosa che mi fa più paura è il fatto che questa cosa NON mi faccia più paura.

Dici che l'Universo ci ha ricongiunti. Può darsi.
DI sicuro mi sarei persa la parte migliore della mia vita, se non ti avessi incontrato.

10/07/26

Gatta da viaggio

Sì, abbiamo tutte quante decisamente bisogno di una vacanza.


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07/07/26

Come un angelo

L'insegnante di yoga è un essere asessuato. Non perché non abbia un suo sesso biologico o d'elezione, ma perché gli allievi si sentono spesso liberi di condividere riflessioni o esperienze che solo la percezione di interloquire con un essere asessuato potrebbe giustificare.

05/07/26

Il mio posto dell'anima

Torino non è la mia città, per parafrasare uno dei più popolari hashtag, però ci vivo e la vivo ormai da più di 8 anni, e certamente cominciamo ad avere una certa confidenza l'una con l'altra.
C'è un posto, ad esempio, che ho eletto a "mio posto dell'anima" fin dalla prima volta che ci sono stata, ed è il punto da cui si vede la Dora Riparia affluire nel Po.
Chi mi conosce da più tempo sa che diverse volte, negli anni passati, ho parlato di questo luogo e di come io lo trovi terapeutico.
E lo spettacolo cambia, cambia sempre, perché è naturalmente mutevole come l'acqua. E ci sono giorni in cui la confluenza è tormentata, conflittuale, uno dei due fiumi è turbolento e più che accogliere, o fondersi con l'altro, lo travolge e trascina con sé.
In altri giorni, come oggi, regna la pace. Vanno d'accordo, di pari passo, sincronizzati. Uno arriva da una parte, uno dall'altra, si avvicinano, si toccano, si prendono per mano e vanno avanti insieme. Dopo due secondi non li distingui nemmeno più.
Ecco, oggi sono venuta qui per cercare pace, e l'ho trovata.
È vero che di casa mia mi manca il mare. Era lì che mi rifugiavo nei momenti complicati. Però sono contenta che a Torino ci siano i fiumi, perché forse più che con il mare, nello specifico, è con l'acqua che ho un legame spirituale.

04/07/26

Non fanno per me

Sono stata a un matrimonio.
Solo rito civile, peraltro in una sala comunale - bella, per carità - ma è durato 15 minuti comprese le fotografie, e quando siamo usciti ci siamo incrociati con la coppia successiva che era dopo dei miei amici.
Mi sono commossa. Troppo.
L'ultima volta che sono stata a un matrimonio era il 2018 e mi stava benissimo così. Ho schivato gli inviti degli ultimi cugini in Sicilia (2019 e 2021), e nel 2022 non sono stata invitata dall'unica coppia di amici a Torino perché hanno fatto una cosa strettissima e mi è andata di lusso.

Oggi, però, era una cosa molto easy. Ci sono andata in bus. Vestita da matrimonio in bus. Non ero elegante, infatti.

Ma ho capito che i matrimoni non fanno più per me. Mi struggono e non so quale corda ferita vanno a pizzicare. E non mi sono commossa quando alla fine la sposa ha letto allo sposo una poesia scritta da lei. Ho iniziato a piangere proprio quando la delegata comunale ha letto gli articoli del codice civile. Cioè, mi hanno fatto piangere i diritti e i doveri dei coniugi.
Forse la corda ferita è quella della fedeltà. O forse quella dell'assistenza morale.

I matrimoni non fanno più per me.

02/07/26

Magari

Sono a donare il sangue.
Accanto a me un altro donatore.
Mentre siamo entrambi lì, con gli aghi piantati nelle braccia, arriva il ragazzo dell'accettazione e chiede: "Uno di voi due ha un Mercedes?".
Noi due ci guardiamo e simultaneamente rispondiamo: "Magari!".

E niente, per dire che a volte si può ridere anche con un ago piantato nel braccio.

30/06/26

L'incipit è sempre il più difficile

C'è sempre un momento, nella mia vita di "scrittrice di fame mondiale" in cui credo di aver finito una storia e penso di non poter fare meglio di come ho fatto. L'istante dopo, quando inizio una rilettura globale e complessiva, mi verrebbe da sbattermi la testa al muro perché la mia scrittura è come le vecchie macchine a carburatore, che le accendevi e poi dovevi aspettare prima di farle partire, magari aiutandole aprendo l'aria. La mia prima macchina era così, dev'essere stato un imprinting silente, quasi carsico, che ha scavato nelle profondità della mia persona senza che io me ne rendessi conto.

Quando comincio a scrivere sono convinta di fare il meglio che posso. Sono proprio Snoopy, in quel momento. Però la mia scrittura è sempre acerba, lenta, inutilmente verbosa.
Poi, poco a poco, inizio a carburare ed ecco che la mia scrittura si fa più vivida, brillante, piacevole.
Resta la mappazza indigesta dei primi due o tre capitoli, e me ne rendo conto solo alla fine.
Quindi, ogni volta che finisco di scrivere una storia, prima mi sento tutta gasatissima e superfiga, poi comincio a rileggerla e mi viene da piangere perché l'inizio fa cacare.

Ho scritto una storia. In 16 capitoli.
Ho appena finito di riscrivere da capo i primi 2.
Mi odio.