11/02/26

Il fisichino

Sono successe tre cose.
La prima è che mi sono accorta di avere dei bicipiti tonicissimi durante un esercizio specifico che faccio per allenarli. Mi sono quasi fatta paura da sola, perché normalmente non mi vedo le braccia particolarmente muscolose.

La seconda è che mi viene troppo facile l'esercizio per gli addominali che propongo agli allievi. Ok, ovviamente io lo faccio 4 volte la settimana, loro in genere una, e allora me lo sono reso più difficile, tanto loro non mi guardano mentre lo fanno e non se ne accorgono. Da qualche giorno trovo troppo leggero anche quello di secondo livello.

La terza è una frase che mi ha detto una mia allieva mentre io decantavo la validità sul piano fisico dello yoga aereo. Ho detto: "Io pratico yoga da 14 anni e fly solo da 4, ma come si è rinforzato il mio corpo in questi 4 anni non è lontanamente paragonabile ai 10 anni precedenti di yoga, nonostante io praticassi anche yoga dinamico e più intenso del classico Hatha".
"E infatti io che ti conosco da almeno 6 anni" ha detto l'altra allieva "posso dire che negli ultimi tempi ti sei fatta un fisichino che non avevi minimamente negli anni scorsi. Flessibile lo sei sempre stata, ma adesso sei anche proprio forte".

Mi sono fatta il fisichino.
Ed è tutto naturale: tutto frutto di sudore e lacrime.
Adesso non sono solo flessibile, ma anche forte.
E tutto questo nonostante sia vegetariana.

Dovrei ricordarmene più spesso.

10/02/26

Le due cose

Le due cose che, in questo periodo, mi infastidiscono più di tutto sono:
1) la domanda "come stai?"
2) la frase " ricordati che non sei sola"

Mi infastidiscono perché:
1) è una domanda del ca##o la quale risposta sincera non assomiglia a quella che l'interlocutore si aspetta, quindi mi butto sulla risposta di circostanza 
2) io sono da sola, e lo sono per davvero e in maniera ormai irreversibile, come solo la morte può essere irreversibile. Ho tante persone accanto e intorno che mi sostengono più o meno concretamente e tutto il resto, ma io SONO da sola, oggi più che mai.

Io me lo chiedo spesso che razza di persona devo essere stata in passato, per dover scontare tutto questo.

09/02/26

La maestra della maestra

Mi ha fatto un certo effetto assistere una delle mie formatrici "storiche" nel formare nuove leve dello yoga per bambini.
Io mi sono imbucata alla lezione solo per presentarmi alle allieve, presentare la mia associazione e invitarla a contattarmi nel caso in cui volessero spendersi nei progetti nelle scuole di Torino e dintorni, invece mi sono ritrovata a mostrare esercizi ed asana, raccontare aneddoti di "vita sul campo", rispondere a domande e curiosità varie.

E' stato bello. Stancante, ma emozionante. 
E ricevere il ringraziamento e l'approvazione della mia "maestra" mi ha dato ancora più entusiasmo, al punto che alla lezione di stamattina coi bambini della primaria ho riesumato alcuni esercizi che non ricordavo nemmeno più.

06/02/26

Cassandra

Da tre anni frequento un corso dilettantistico di teatro. Ho sempre amato lo spettacolo e sono naturalmente "istrionica" nel mio modo di essere, quindi sono anche abbastanza portata.

Fin dalle prime lezioni il professore mi ha espressa la sua stima. Gli faccio sempre rizzare i capelli con la mia dizione ("I verbi hanno sempre la E chiusa, si dice "cadére", liberati da queste sicilianate!"), ma gli piacciono le mie interpretazioni.
In queste settimane abbiamo interpretato alcuni monologhi da "Le Troiane" di Euripide, ed io ho preparato il primo monologo di Cassandra.
Quando ho concluso la mia piccola esibizione, lui mi ha guardato in silenzio, con un sorriso orgoglioso: "L'hai fatta esattamente come l'ho sempre immaginata", mi ha detto.
"Bène", ho risposto io
"Béne", mi ha corretto lui, pentendosi del complimento che aveva appena fatto.

05/02/26

La nebbia

Stamattina sono uscita prestissimo, come non mi succedeva da tempo, e sono andata in direzione sud-est di Torino, laddove c'è spazio aperto, fiumi, la collina e i relativi boschi.
Ho (non) visto la nebbia, come non mi succedeva da tempo.

No, non mi ci abituerò mai.

Mi sto abituando a tutto, al freddo, al cielo grigio, all'inquinamento, alla mancanza del mare, al buio presto in autunno e il sole tardi in estate, ma alla nebbia no. Mai.

Capivo che ero ancora sulla giusta traiettoria della strada solo perché vedevo la luce rossa o verde del semaforo.

No, non mi ci abituerò mai.

04/02/26

Perché non ti registri?

Vociare di bambini alla fine della lezione alla scuola dell'infanzia. La maestra mi chiede qualcosa, ma io sento solo "quanti anni".
"Otto anni" rispondo a quella che suppongo sia la domanda sul mio trasferimento a Torino.
"Da quando ne avevi otto?" ribatte lei ammirata.
Ci avviciniamo, ci sentiamo meglio. "No, io mi sono trasferita nel 2017"
Mi guarda inizialmente spaesata, poi capisce che non ho capito: "Ti chiedevo da quanti anni canti".

Ah.

Resto spiazzata dalla domanda, lei lo nota e incalza "Perché sei bravissima, hai una voce bellissima"
La ringrazio, come faccio sempre, mascherando un briciolo di irritazione, come faccio sempre, perché se di 50 minuti di lezione quello che hai notato di più è solo la mia voce che canta abbiamo un problema e, vedendolo dal mio punto di vista, è enorme.

"Secondo me dovresti fare qualcosa"
(Fare qualcosa...?)
"Contattare qualcuno"
(...i pompieri? uno psichiatra? il ministro dell'istruzione?)

Continuo a sorridere e taglio corto: "Va bene, ma tanto il mio lavoro è un altro..."
E sembra finita lì, quando sopraggiunge l'altra maestra, dopo aver portato i bambini fuori dall'aula, che rincara la dose: "Sì, magari potresti solo fare delle registrazioni, così si può diffondere meglio il tuo canto".
Continuo a sorridere che sembro in una sessione intensiva di workout dei muscoli zigomatici.
"Non mi serve diffondere registrazioni del kiirtan (il cosiddetto "canto" NdR), ce ne sono migliaia in versioni migliori del mio. Io preferisco portare ai bambini la tradizione orale del canto, quella che ha diffuso la musica per millenni. Io canto, loro ascoltano, imparano e ripetono. E poi magari insegnano agli altri. Preferisco così, lo trovo più poetico"

Io in quella scuola non ci volevo andare. 

03/02/26

La deviazione

A Torino abito in una zona dove da parecchi mesi e per ancora parecchio tempo si svolgono dei lavori stradali. Un quartiere-cantiere a tempo indeterminato.
I percorsi degli autobus sono costretti a seguire gli sbalzi d'umore dei direttori dei lavori, e allora talvolta deviano da una parte, talvolta da un'altra... 
Oggi ho preso un autobus che solitamente non riesco a prendere perché è di quelli che fanno poche corse solo in orario per i lavoratori e, nonostante abbia ben scritta la destinazione sull'insegna luminosa, la gente non si fida a prenderlo, dunque lo trovo comodo e poco affollato.

Però oggi il guidatore era uno nuovo sulla linea e, quando si è trovato costretto a uscire dalla famigerata rotatoria della piazza-cantiere su una strada che non è quella del percorso canonico, si è fermato e ha chiesto ai passeggeri: "Qualcuno conosce il percorso della deviazione?"
Ovviamo lo conoscevano tutti e non ha faticato a trovare 3 operai che gli si sono messi accanto e lo hanno guidato gira a destra, gira a sinistra ecc.

Però mi ha colpito molto la serenità con cui si è svolto il tutto. Lui che non ha avuto paura né vergogna ad ammettere che non conosceva il nuovo percorso, e i passeggeri che non si sono lamentati, anzi si sono prodigati ad aiutarlo.

A volte succedono cose che mi fanno tornare ad avere fiducia nel genere umano.

02/02/26

Con le buone

Stampante infame, per te solo le lame.


La mia stampante ha un problema, anzi due: 
1) la butterei volentieri giù dal balcone
2) quando deve stampare fronte/retro, al momento del retro si accartoccia sempre il primo foglio mandando a monte tutta la stampa e - conseguentemente - facendomi consumare intere foreste di carta.

Il problema è la carta su cui ha già stampato, perché è tiepidina e leggermente arrotolata. Sì, potrebbe essere un problema di umidità nell'aria che fa in modo che al primo passaggio in stampante vada tutto bene, ma poi il calore la fa leggermente arrotolare, e i sensori la vedono e non la vedono e fanno casino.

Pure la stampante è problematica in questa casa.

Ma deve ancora nascere la stampante che mi mette davvero in crisi. Io sono una donna d'altri tempi, io e mio nonno riempivamo le cartucce originali della sua inkjet con gli inchiostri di quelle compatibili sapientemente estratti e infusi con una siringona degli anni '50. Sniffo polvere di toner per curarmi l'asma, io. 
No, non è vero, la cosa del toner non è vera, però che mio nonno refillava le cartucce della sua Lexmark sì (con una siringona che aveva un ago robustissimo e indeformabile, perché non era usa e getta, ma sterilizzabile).
Mi sono ingegnata, quindi, ed ho trovato in due coltelli gli oggetti della lunghezza giusta e del peso giusto per far stare dritto il lembo iniziale della carta e non urtare la suscettibile sensibilità dei sensori.

Schroeder impazziva quando facevo queste cose, mi diceva che ero la McGiver tra le casalinghe di Bagheria. 
All'epoca ne andavo fiera. Adesso anche, però, oltre la soddisfazione, c'è un retrogusto di amarezza e nodo in gola.


30/01/26

Vieni con me

Pago la spesa alla cassa del supermercato e faccio per uscire quando il tizio che sta sistemando il reparto agroalimentare si avvicina verso la cassa e, mostrando una pianta, urla alla cassiera: "Mary, ma come si chiama questa?".
Io, che sono proprio accanto a lui, gli rispondo: "Ortensia".
Mi guarda e mi fa: "Vieni con me".

Quindi passo i seguenti tre minuti ad aiutarlo ad accoppiare le piante sugli scaffali con i cartelli con su scritto nome e prezzo.
Alla fine mi ha ringraziato dicendomi che gli avevo salvato la giornata lavorativa, però almeno la piantina di basilico me la poteva regalare ;-P

27/01/26

Ricostruirsi

Piano piano, un giorno alla volta, stiamo provando a ricostruirci.
Inutile fingere che tutto sia normale, nulla più lo è né lo sarà. Lo masticheremo, ci sforzeremo di ingoiarlo e digerirlo, ma nulla sarà mai più com'era prima: troppo grande è il cambiamento. E non voglio nemmeno provare ad esprimere un giudizio sul sentire, sulle emozioni, sugli stati d'animo. 
Semplicemente, è tutto diverso da prima.