Oggi è il tuo compleanno, oggi avresti fatto 54 anni. Lo scorso anno eri venuto a Torino a festeggiarlo con le nostre figlie; è stata l'ultima volta che sei stato qui. A volte penso che tutto sommato mi fa piacere che tu abbia fatto in tempo a vedere anche questa casa, che ha tutti i presupposti per essere l'ultima casa in cui vivremo a Torino.
La giornata di oggi sarà pesantissima, me lo sento. Mi andrà di lusso se non proveranno a telefonarmi tua sorella, o tua madre. Oggi ho il pomeriggio fortunosamente strapieno di lezioni, come tutti i martedì. Non potrò stare al telefono, mi dispiace.
Mi dispiace, è vero che mi dispiace. E' vero che quando le ho salutate il 20 gennaio mi ero ripromessa di mantenere viva la relazione, di essere di sostegno, di chiederne se serviva, ma alla fine io sono quella che sono e la mia natura è sempre quella di isolarmi, di lasciare perdere, di cavarmela da sola.
Me la sto cavando da sola. Ci sto riuscendo abbastanza bene, credo. Ma mi manchi. Cazzo, se mi manchi!
Non riesco ancora a crederci che sia "normale" avere nel mio cassetto il tuo orologio, o sulla libreria il tuo smartphone.
E' un oggetto oscuro, quello. Con le ragazze abbiamo deciso di mantenerlo in vita finché non si conclude tutta la pratica della successione; inizialmente ho temuto diventasse una specie di reliquia intoccabile, l'ultimo baluardo della tua esistenza. Ma tu non esisti più e quello smartphone sta diventando una specie di horcrux.
Ogni tanto controlliamo le mail, la PEC (ti ho pagato una multa che ti era stata notificata a febbraio, mi devi anche quella, sappilo, e te l'ho pagata solo perché altrimenti la doveva poi pagare Matilde con chissà quanto di mora). Qualcuno ha anche provato a telefonarti ma non abbiamo mai risposto.
Spero solo che la burocrazia si dia una mossa.
Mi hai costretta per 9 anni a dormire con l'intera opera omnia di Stephen King in casa, a rischio di farmi fare sogni horror. Il tuo telefono mi fa lo stesso effetto. Non vedo l'ora di poterlo distruggere trafiggendolo con un dente di basilisco.
Comunque i tuoi libri di Stephen King me li porterò a Torino.
Stronzo.
