03/02/26

La deviazione

A Torino abito in una zona dove da parecchi mesi e per ancora parecchio tempo si svolgono dei lavori stradali. Un quartiere-cantiere a tempo indeterminato.
I percorsi degli autobus sono costretti a seguire gli sbalzi d'umore dei direttori dei lavori, e allora talvolta deviano da una parte, talvolta da un'altra... 
Oggi ho preso un autobus che solitamente non riesco a prendere perché è di quelli che fanno poche corse solo in orario per i lavoratori e, nonostante abbia ben scritta la destinazione sull'insegna luminosa, la gente non si fida a prenderlo, dunque lo trovo comodo e poco affollato.

Però oggi il guidatore era uno nuovo sulla linea e, quando si è trovato costretto a uscire dalla famigerata rotatoria della piazza-cantiere su una strada che non è quella del percorso canonico, si è fermato e ha chiesto ai passeggeri: "Qualcuno conosce il percorso della deviazione?"
Ovviamo lo conoscevano tutti e non ha faticato a trovare 3 operai che gli si sono messi accanto e lo hanno guidato gira a destra, gira a sinistra ecc.

Però mi ha colpito molto la serenità con cui si è svolto il tutto. Lui che non ha avuto paura né vergogna ad ammettere che non conosceva il nuovo percorso, e i passeggeri che non si sono lamentati, anzi si sono prodigati ad aiutarlo.

A volte succedono cose che mi fanno tornare ad avere fiducia nel genere umano.

02/02/26

Con le buone

Stampante infame, per te solo le lame.


La mia stampante ha un problema, anzi due: 
1) la butterei volentieri giù dal balcone
2) quando deve stampare fronte/retro, al momento del retro si accartoccia sempre il primo foglio mandando a monte tutta la stampa e - conseguentemente - facendomi consumare intere foreste di carta.

Il problema è la carta su cui ha già stampato, perché è tiepidina e leggermente arrotolata. Sì, potrebbe essere un problema di umidità nell'aria che fa in modo che al primo passaggio in stampante vada tutto bene, ma poi il calore la fa leggermente arrotolare, e i sensori la vedono e non la vedono e fanno casino.

Pure la stampante è problematica in questa casa.

Ma deve ancora nascere la stampante che mi mette davvero in crisi. Io sono una donna d'altri tempi, io e mio nonno riempivamo le cartucce originali della sua inkjet con gli inchiostri di quelle compatibili sapientemente estratti e infusi con una siringona degli anni '50. Sniffo polvere di toner per curarmi l'asma, io. 
No, non è vero, la cosa del toner non è vera, però che mio nonno refillava le cartucce della sua Lexmark sì (con una siringona che aveva un ago robustissimo e indeformabile, perché non era usa e getta, ma sterilizzabile).
Mi sono ingegnata, quindi, ed ho trovato in due coltelli gli oggetti della lunghezza giusta e del peso giusto per far stare dritto il lembo iniziale della carta e non urtare la suscettibile sensibilità dei sensori.

Schroeder impazziva quando facevo queste cose, mi diceva che ero la McGiver tra le casalinghe di Bagheria. 
All'epoca ne andavo fiera. Adesso anche, però, oltre la soddisfazione, c'è un retrogusto di amarezza e nodo in gola.


30/01/26

Vieni con me

Pago la spesa alla cassa del supermercato e faccio per uscire quando il tizio che sta sistemando il reparto agroalimentare si avvicina verso la cassa e, mostrando una pianta, urla alla cassiera: "Mary, ma come si chiama questa?".
Io, che sono proprio accanto a lui, gli rispondo: "Ortensia".
Mi guarda e mi fa: "Vieni con me".

Quindi passo i seguenti tre minuti ad aiutarlo ad accoppiare le piante sugli scaffali con i cartelli con su scritto nome e prezzo.
Alla fine mi ha ringraziato dicendomi che gli avevo salvato la giornata lavorativa, però almeno la piantina di basilico me la poteva regalare ;-P

27/01/26

Ricostruirsi

Piano piano, un giorno alla volta, stiamo provando a ricostruirci.
Inutile fingere che tutto sia normale, nulla più lo è né lo sarà. Lo masticheremo, ci sforzeremo di ingoiarlo e digerirlo, ma nulla sarà mai più com'era prima: troppo grande è il cambiamento. E non voglio nemmeno provare ad esprimere un giudizio sul sentire, sulle emozioni, sugli stati d'animo. 
Semplicemente, è tutto diverso da prima.

21/01/26

Grazie

Io non lo so se è mai esistito un momento in cui io abbia mai immaginato di scrivere questo post. Credo di no.
Che non saremmo invecchiati insieme, era ovvio. Che non saremmo invecchiati contemporaneamente, no, non me l'aspettavo proprio.

E' morto Schroeder, il mio ex marito.

E' morto di una morte improvvisa e inaspettata, a soli 53 anni, anche se non penso che esista un'età "giusta" per morire. Anche di ultraottantenni ho sentito dire: "Eppure ancora un po' poteva stare", e se si sforavano i 90: "Che peccato, magari ci arrivava a 100".
No, non esiste un'età giusta per morire, né un'età giusta per restare senza padre, eppure alle mie figlie è successo così. Forse nemmeno per restare vedova, che anche se "tecnicamente" io non lo sono, un po' mi ci sento.

Sono stata a Palermo, in questi giorni, con un senso di angoscia e paura per il futuro: paura concreta, perché non posso negare che il mio ex marito ha sempre provveduto a tutti i bisogni delle nostre figlie, ma soprattutto paura di quello che sarà, di quello che sentiremo e penseremo e proveremo, da oggi in poi, nella consapevolezza della sua assenza. Irreversibile.

Poi sono stata tanto arrabbiata senza nemmeno sapere con chi prendermela, e alla fine - immergendomi nelle parole e negli sguardi di chi lo ha conosciuto, frequentato e amato dopo la nostra separazione - ho avuto chiaro quello che sospettavo già da tempo: noi due non eravamo fatti per stare insieme. Probabilmente nei grovigli degli intrecci del disegno dell'Universo, lui ed io dovevamo incontrarci solo per fondere i nostri patrimoni genetici e dare al mondo quei due gioielli delle nostre figlie. Non ero io la donna che poteva permettergli di esprimere appieno il suo amore, così come - probabilmente - non lo era lui per me. 

Credo di avere definitivamente fatto pace con lui e, nonostante tutto quello che è stato, non posso fare altro che ringraziare l'Universo per averlo fatto passare nella mia vita.

14/01/26

Gara di stranezza

Di solito sono io quella più "strana" sui mezzi pubblici che prendo per andare a lavoro: chitarra in spalla, zaino trolley e bustona gigante con i tappetini per lo yoga.

Oggi, però, è salito un tizio che teneva sottobraccio, libera, senza nessuna scatola, custodia o protezione di nessun tipo, una TV da almeno 25 pollici, al punto che riusciva a stento a reggerla con la mano.

Mi ha scalzato dal podio senza nemmeno pensarci.

13/01/26

Che paura

"Che paura!" risponde Angelica quando le chiedo come le sia andata la giornata. Poi aggiusta subito il tiro: "Nel senso che di solito guardo dentro l'officina del carrozziere che c'è sotto casa quando ci passo davanti, per controllare se stanno portando fuori qualche macchina, e oggi mentre camminavo sul marciapiede tornando da scuola, ho guardato e ci ho visto dentro la nostra macchina, e mi sono spaventata! Sono anche tornata indietro per vedere se la targa era proprio quella nostra, e poi mi sono ricordata che avevi detto che gliel'avresti lasciata".

Ecco, figlia mia, tu ti sei spaventata quando l'hai vista. Io mi ero già spaventata qualche ora prima, quando mi ha fatto il preventivo.

12/01/26

Cose da non dire a un'insegnante di yoga #16

Rispondere: "Sì, in effetti da qualche giorno non mi sentivo bene, sono stata influenzata ed ho avuto anche l'otite" quando, durante la lezione di yoga aereo, l'insegnante ti vede pallida e ti chiede se ti senti bene dopo essere stata appesa a testa in giù.

(Morirò senza sapere davvero cosa passa per la testa della gente quando, dopo aver elencato tutte le eventuali controindicazioni dello yoga fly, mi rispondono che sì, va bene, non hanno nessun problema)

10/01/26

Il papà di Alice

Lezione coi "mocciosi" dai 2 ai 4 anni, in coppia con un genitore: più frequentemente le mamme, ma spesso anche con i papà; presenti ho 5 mamme e 2 papà. 
A un certo punto dico: "Adesso torniamo sul tappetino e ci sediamo accanto a mamma o papà". Mi mantengo sempre sul generico e inclusivo.
Alice, 2 anni e mezzo, replica "Ma io non ce l'ho un papà!". Le sorrido e le rispondo che può sedersi accanto alla mamma.

Questa è la terza lezione a cui partecipa, ed è venuta sempre e solo con la mamma. 
La mamma è giovane, ma non giovanissima, e la bambina è praticamente la sua fotocopia. Escludo l'adozione. Forse è una ragazza madre? Durante il resto della lezione mi accorgo che porta un anello all'anulare sinistro, ma non è una fede nuziale. Forse il padre di Alice è morto?

Non so perché continuo a farmi quelle domande, ma il problema è che io ci tengo ad essere il più possibile inclusiva, ma anche a evitare di incappare in involontarie gaffe. Mi rendo conto che, contrariamente a come facevo gli anni passati, ultimamente non chiedo più alle famiglie di dirmi se ci sono situazioni della vita dei bimbi che sarebbe meglio io sapessi, e non certamente perché voglio farmi i fatti loro, ma soltanto perché vorrei sapere prima se ci sono tematiche che devo stare attenta a toccare, approcci che è preferibile calibrare, parole che potrebbero fare male ecc.

Finisce la lezione, loro si rivestono ed io mi raccolgo le mie cose.
E tra gli altri, ecco sbucare dalla porta il papà di Alice.

Lei non ce l'aveva il papà, nel senso che non era presente in quel momento.

Ho passato il resto della giornata a chiedermi perché mi ostino a cercare di capire e farmi i film, quando potrei semplicemente lasciar correre e prendere quello che viene.

09/01/26

La maestra della scuola dell'infanzia

La maestra di scuola dell'infanzia è, generalmente, una donna di mezza età che impiega buona parte del tempo che trascorre sveglia nel guidare un trenino di bambini dalla classe al bagno, al refettorio, al cortile, al dormitorio, alla palestrina ecc. intonando "Questa è la danza del serpente che scende giù dai monti...".

La maestra di scuola dell'infanzia ha lo sguardo spento, la voce stanca, il passo pesante.
Non ha ancora trovato "quel pezzettin del suo codin", e chissà se mai lo troverà.