05/06/26
Lo sbilico
20/05/26
Il custode
03/05/26
I sorrisi non fanno rumore
30/04/26
Tanta ancora Vita
di Viola Ardone.
Lo sto ascoltando in audiolibro e lo sto trovando stupendo. Scritto benissimo e soprattutto molto emozionante.
Poi magari la colpa è solo di Fiodor, o Teodor, non s'era nemmeno capito come si chiamasse, un bambino ucraino che era stato una meteora in una classe di seconda elementare dove, nel marzo 2022, ho fatto un progetto di yoga. Era stato tra i primi a scappare, era stato da i primi ad essere accolti nella città di Torino.
Ascolto la voce narrante che racconta del viaggio impossibile sotto le bombe e penso a lui.
Non so nemmeno che fine abbia fatto, perché in quella classe, poi, non l'ho trovato più.
19/09/24
A caccia dell'orso
"A caccia dell'orso" è uno degli albi illustrati più diffusi e famosi degli ultimi anni. È una storia adatta a una lettura drammatizzata e movimentata, fatta di suoni, onomatopee e gesti.
Ricordo che tre o quattro anni fa la proposi al corso di yoga baby e ingaggiai mio fratello a fare la parte dell'orso nell'inseguimento conclusivo. Gli dissi: "Mi raccomando, però! Non esagerare perché non deve piangere nessuno!", e lui "Peccato".
La storia è paradossale: c'è una famigliola che una mattina si sveglia, si accorge che è una bella giornata e decide di andare a caccia dell'orso, attraversando prati, paludi, boschi, tempeste ecc, finché non arriva fin dentro una grotta dove effettivamente c'è un orso. Ovviamente terrorizzati, corrono indietro riattraversando a ritroso tutti gli ambienti e le situazioni, arrivano a casa, sbattono la porta sul muso dell'orso che, nel frattempo, li insegue e si infilano tutti sotto le coperte e decidono di non muoversi da lì.
L'ultima pagina illustra l'orso che se ne torna alla sua grotta.
La prima considerazione che ho sempre fatto su questo albo è proprio l'ultima immagine. L'orso, da solo e con il capo leggermente chino. Sembra triste, deluso. E ogni volta che lo leggo c'è almeno un bambino che lo fa notare. Dopo il sollievo della penultima pagina, quando tutti quei mattacchioni si sono infilati sotto il piumone rosa, segue un "Poverino..." alla vista dell'orso che se ne va mesto verso la grotta.
In effetti, l'espressione dell'orso nella grotta è selvaggia, ma non esplicitamente aggressiva. Insegue la famigliola, ma non ha espressioni e posture eccessivamente feroci.
"Forse voleva solo giocare", mi ha detto una volta una bambina di 4 anni.
Non lo sappiamo.
La seconda considerazione che ho fatto su questo albo, in realtà non è tutta farina del mio sacco perché l'ho letta in un articolo di pedagogia che lo portava ad esempio, ma l'ho condivisa da subito.
La necessità di "attraversare" gli ostacoli, le situazioni, gli eventi della vita.
C'è un fiume e noi dobbiamo andare sull'altra sponda; non possiamo aggirarlo, non possiamo passare sopra, non possiamo passare sotto: dobbiamo attraversarlo.
Ecco, ogni volta che mi trovo in un momento critico o mi capita un evento spiacevole che mi lascia addosso emozioni che mi fanno stare male, me lo rileggo.
E mi dico che non ci posso passare sopra e non ci posso passare sotto: devo attraversarlo.
Da quando ho iniziato ad accettare questa verità, ossia che non serve fingere che qualcosa non sia accaduto o che non esista o "passarci sopra" seppellendolo con indifferenza, bensì ho cominciato a decidere di "attraversare" la mia vita (con tutto quel che ne consegue, i fili d'erba tra i capelli, il fango sotto le suole delle scarpe o i rumori sinistri del bosco) alla fine ho potuto guardare alla realtà con occhi diversi, con una visione più lucida e più consapevole.
E forse adesso prima di fuggire ottusamente dall'orso, mi soffermo un istante a osservarlo, per capire se davvero vuole sbranarmi o se, invece, vorrebbe solo giocare.
La vera verità, però, è che non si smette mai di crescere, di evolvere, di cambiare. Bisogna solo concedersi la possibilità di farlo.
E anche oggi vi ho elargito la mia perla di saggezza quotidiana. Ho fatto il mio dovere.
Ciao.
31/07/20
La storia infinita
09/12/19
Fate come se non ci fossi
Ho iniziato ad ascoltare "Il ruggito del coniglio" alla fine degli anni '90, quando andavo all'università. Li ascoltavo da una radiolina a batteria, un walkman Sony, ed ero moderna perché usavo degli auricolari invece delle cuffie. Ho continuato ad ascoltarli per anni, a volte assiduamente a volte no, ma li ho sempre adorati i due "conigli", per quella capacità di fare satira ed ironia educata, mai volgare, mai eccessiva, sempre intelligente e colta.
Ho letto anche alcuni dei libri che hanno scritto, negli anni, anche ascoltandoli in audiolibro a volte.
Così avrei fatto anche con l'ultimo di Marco Presta, lo avrei aspettato su audible, se non fosse che qualche settimana fa ho letto l'annuncio della sua presentazione in una delle librerie pericolosamente vicine a casa mia, quindi l'ho comprato. Di carta.
05/12/19
I leoni di Sicilia
Un romanzo storico moderno, che racconta, con una narrazione moderna, eventi storici dalla prima metà dell'800 fino all'unità d'Italia.
Un romanzo che racconta in primis la storia della famiglia Florio, una delle più grandi e potenti famiglie d'imprenditori siciliani del passato, ma non solo. E' una fotografia ben nitida della società, dei rapporti familiari, dei rapporti uomo-donna e maschio-femmina, nonché la radiografia della cultura siciliana, che mannaggiallei è sempre identica e immutata, in secula seculorum.
Ho trascorso tutto il tempo di ascolto dell'audiolibro ponendomi due domande alterne:
1) Ma com'è possibile che, nonostante il fervore dei Florio e di altri di cui si parla nel romanzo, che hanno mostrato interesse e spirito imprenditoriale, desiderio d'investire, di sfruttare le potenzialità del territorio e dei frutti di sicilia, non si sia mai riusciti a decollare davvero?
2) Ma davvero da più di duecento anni si ripropongono in forma identica sempre gli stessi meccanismi ostativi?
Ora, al di là delle probabili "romanzature" di tutta la vicenda (per quanto sono sicura che la scrittrice si sia basata su documenti storici) l'ho trovato un libro davvero interessante. Interessante per chi vuole davvero capire la sicilia e i siciliani. Cioè la devi capire, vivendola da dentro la testa dei protagonisti, la rabbia per gli abusi di potere, i pregiudizi, l'ipocrisia morale dei siciliani, e quell'inevitabile indolenza che mira all'immobilità, per capire davvero la sicilia e i siciliani. E chi decide di andarsene.
Notevole, da lacrime agli occhi, la descrizione dell'arrivo dei piemontesi a Palermo, subito dopo la spedizione dei mille, che quando si deposita la polvere dei bombardamenti da parte delle navi, attraccano scoprendo la città colorata, puzzolente e bellissima. Difficilmente la si potrebbe descrivere altrettanto bene in modo diverso.
27/11/19
Il conto delle minne
La parola "conto" in italiano indica una quantità, in siciliano è il racconto. Nel titolo del libro ha entrambi i significati: il racconto del martirio di Sant'Agata, alla quale furono strappati i seni, che da vita ai famosi dolcetti, "le minne di Sant'Agata", e il conto dei seni rimasti nella famiglia protagonista del romanzo: tre seni per tre donne.
Il romanzo mi ha lasciato perplessa. Inizia bene, prosegue benissimo, ma nella seconda metà perde, crolla rovinosamente, distrugge tutta la poesia che aveva creato fino a quel momento trasformandosi in una squallida versione delle 50 sfumature, e non riuscendo nemmeno a riprendersi nel finale.
È la prima volta che leggo Torregrossa, mi dispiace essermi fatta questa idea. Le darò un'altra opportunità in futuro, perché amo il modo in cui racconta Palermo, ma non mi ha convinto.
21/11/19
Allegro occidentale
Ho ricominciato con gli audiolibri, dopo il centenario che era di carta. Per me Piccolo è stata proprio una scoperta piacevolissima di questi ultimi mesi, non lo conoscevo e nel n lo avevo mai letto, ma mi piace sempre più e credo che poco a poco recupererò la lacuna.
E non è solo per i temi di cui racconta e nemmeno per la lieve ironia con cui ne parla, ma per la capacità spudorata di dire a voce alcuni tra i pensieri che tutti noi facciamo e che non sapremmo mai esprimere con una tale aperta trasparenza e un tale candore che li rendono normali.
Lui racconta episodi che possono essere successi a tutti, ma che ciascuno terrebbe per sé o censurerebbe nel parlarne ad altri, e lo fa partendo dal presupposto implicito che sia normale, e che tutti abbiano fatto, almeno una volta nella vita, un'esperienza analoga.
L'imbarazzo per una manifesta reazione di eccitazione sessuale durante un massaggio terapeutico, o il senso di frustrazione dopo aver fatto l'elemosina ad un bambino e quello è scappato via senza ringraziare perché altrimenti gli altri bambini gli prendono ciò che ha ricevuto, o il senso di disagio quando ci si trova ad essere gli unici, in un gruppo che fa una certa esperienza, a non averla mai fatta prima, ecco lui racconta tutto questo con un candore spudorato che non fa altro che farci pensare che sì, anche noi ci sentiamo così.
Lo consiglio. La parte dedicata all'Australia, poi, è davvero esilarante.
18/11/19
Il centenario che voleva salvare il mondo
Il libro è carino, godibile, a tratti divertente. Sono presenti alcuni leader mondiali (Trump, Merkel, il nordoreano, Putin... il mio preferito è Putin, comunque!) che fanno e dicono cose inventate (?) ma assolutamente credibili e verosimili, ma manca di quella genialità nuova che c'era stata nel primo libro. Dunque, mentre consiglierei a chiunque di leggere "Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve", questo secondo episodio non è così imperdibile.
Spero che non ce ne sia anche un terzo in programma (anche se la fine del secondo episodio potrebbe far sorgere il dubbio), anche perché sto Allan Karlsson si deciderà a tirare le cuoia prima o poi, no?
05/11/19
La fata carabina
Ho avuto modo di riflettere sul paragone che, generalmente, si fa tra il libro e il film, dove quasi sempre il libro esce vincitore (ma a volte ho il sospetto che sia solo uno snobismo congenito da lettore che vuole apparire colto, che non un effettivo livello inferiore del relativo film: voglio dire, sono cose diverse e se devo giudicare un film soltanto paragonandolo al relativo libro è ovvio che ne esce sminuito, ma è una caratteristica propria della differenza di linguaggio narrativo... Ma stiamo divagando...)
Ho avuto modo di riflettere, dicevo, sul paragone tra libro e audiolibro. Anche in questo caso trovo che il paragone vada preso con le pinze, perché ci sono alcune variabili che possono influenzare il giudizio sull'audiolibro e che potrebbero dare risultati differenti, se modificate, ma non di rado mi ritrovo a cercare la versione cartacea di un audiolibro che ho ascoltato con particolare piacere, oppure di ascoltare volentieri l'audiolibro di un libro che amato. Ecco, mentre la prima quasi sempre mi porta grande soddisfazione e gratificazione, la seconda è un rischio.
Ad esempio, ho provato ad ascoltare "Castelli di rabbia" di Baricco, ma non sono andata oltre i 3 minuti. Non lo puoi ascoltare. È un libro molto bello, ma devi leggerlo con i tuoi occhi, altrimenti lo perdi e ti perdi.
Ecco, con l'accoppiata Pennac-Bisio invece, vado sul sicuro. Trovo che Claudio Bisio sia la perfetta voce lettrice di Pennac.
Non vedo l'ora di ascoltare gli altri.
01/08/19
La meccanica del cuore
Tralasciando il dettaglio che è pieno di eros, con scene non esplicite ma inequivocabili, e che Schroeder l'ha regalato a Matilde dicendo "Sono convinto che ti piacerà" e confermandosi più come un padre molto moderno anziché uno che non legge preventivamente i libri che regala alla figlia tredicenne.
Tralasciando questo, dicevo, pur nella sua ambientazione fantastica, l'ho trovato un'interessante interpretazione della intrinseca paura di ogni genitore nei riguardi di un figlio che cresce e che si affaccia al mondo, inesorabilmente sui suoi piedi, e fuori dal controllo e dal riparo del nido domestico.
Lo consiglio alle mamme e ai papà, però. Alle figlie e ai figli, non prima dei 15 anni, per favore...
19/07/19
La trilogia siciliana
Nell'arco di qualche mese ho ascoltato gli audiolibri (che di leggere libri veri, di carta, non ho davvero il tempo).
Il Gattopardo, i Vicerè e il Giorno della civetta.
I primi due sono importanti per capire cosa è la mentalità siciliana. Il terzo serve a capire come affrontarla: come il capitano Bellodi che, proprio alla fine, pensando alla sicilia dice "Mi ci romperò la testa".
Ed è così. La ami, la detesti, ci trovi meraviglie, splendori e assurdità inimmaginabili, disservizi oltre il limite della sopportazione, però alla fine non puoi che rompertici la testa.
19/06/19
L'animale che mi porto dentro
Mi sono resa conto che di Francesco Piccolo sto leggendo solo i libri autobiografici.
"L'animale che mi porto dentro" racconta l'evoluzione da ragazzino a uomo adulto e maturo di tutto ciò che riguarda l'essere maschio. È divertente e abbastanza ironico, ma per certi versi lascia emergere la tragicità di certe situazioni che riguardano, soprattutto, l'essere maschio. Mi ha molto sorpreso.
In alcuni tratti mi sono persino riconosciuta, non tanto come "maschio" ma come portatrice di acne giovanile, in molti altri casi ho pensato parecchio ad alcuni amici maschi, per i quali mi è facilmente partito "il giudizio" in passato senza soffermarmi a cosa significa, davvero, "essere maschio" nell'occidente contemporaneo.
Francesco Piccolo mi piace, l'ho scoperto da poco e mi pento di non averlo potuto seguire di più.
16/05/19
...che Dio perdona a tutti
A parte il fatto che è ambientato a Palermo, e già per questo vince, e che racconta la città sottolineandone quelle caratteristiche che la rendono "la città più bella del mondo, per andare in vacanza", il vero soggetto ruota intorno all'incoerenza di chi si professa cattolico a parole e poi si comporta in modo molto poco "cristiano".
Potrebbe sembrare una situazione portata all'estremo, quasi caricaturale per la sua assurdità, ma c'è alla base una volontà esplicita di portare il tutto al limite dell'eccesso, proprio per sottolineare la "stortura" della visione della fede, della cristianità e della consuetudine dei costumi dell'italiano medio. Il tutto si riassume in uno dei più famosi modi di dire siciliani, la seconda parte del quale da il titolo al libro, ossia "Futti futti, che Dio perdona a tutti".
Vabbè, io Pif lo adoro, per cui non dico altro, ma lo consiglio assolutamente, non solo per certi momenti tragicomici che fanno sbellicare dalle risate, ma soprattutto per i numerosi spunti di riflessione che offre.
03/04/19
Il cuore e la tenebra
Non ho mai letto nulla di Culicchia, nonostante mi abbia spesso incuriosito. Mi sono ritrovata con l'audiolibro tra le nuove uscite audible e me lo sono ascoltato.
È uno stile strano, con toni abbacchiati, e vabbè che l'argomento è triste e angosciante. Non so, non posso dire che mi abbia particolarmente affascinato, ma non mi è nemmeno dispiaciuto. Poi c'è tutto quel meraviglioso ricordo evocativo di Palermo che, ormai si sa, ha un mordente pure eccessivo su di me.
Ottimi, seppur laceranti, spunti di riflessione sulla genitorialità, sulla coppia, sulla gestione della genitorialità all'interno della coppia e quando la coppia si separa che mi hanno risuonato abbastanza, nel bene e nel male, ma più di tutto, alla fine, ciò che questo libro mi ha lasciato addosso è la voglia incontenibile di ascoltare la registrazione integrale della sinfonia numero 9 di Beethoven, suonata dai Berliner Philharmoniker e diretta dal maestro Furtwangler in occasione del compleanno di Hitler, nel 1942.
Devo trovarla.
22/03/19
Accabadora
Ho scoperto Michela Murgia e me ne sono innamorata. Non avevo mai letto nulla di suo e, per una casualità, ho ascoltato "Accabadora".
Mi è piaciuto moltissimo, sia la storia in sè che evoca tradizioni del passato abbastanza recente, sia la sua lettura. Quell'accento sardo leggermente accennato ha dato quel tocco in più alla narrazione. Io non sono un'appassionata sostenitrice degli audiolibri letti dagli autori: non credo che saper scrivere bene significhi anche saper leggere bene ad alta voce, ma in questo caso è stato proprio il punto vincente.
15/03/19
Chiamami con il tuo nome
La tematica è forte, e trattata in modo molto netto e tagliente, pur senza mai scadere nel volgare. Ci sono scene intense, crude, al limite del ribrezzo, ma il lessico curato e garbato le rende sopportabili, per quanto impegnative.
Di sicuro è un grande saggio sul desiderio, ed è impossibile restare indifferenti se anche solo una volta nella vita ci si è innamorati. Ciò che colpisce è la precisione nella descrizione di stati d'animo generalmente difficili da esprimere con le parole.
01/03/19
Due libri sulla vendetta
Due vendette diverse, che nascono con tempi e modi molto diversi, ma che mi hanno molto fatto riflettere.
Io ne n sono proprio capace di concepire il concetto di vendetta. Sono molto più sensibile a quello di giustizia, ma da parte di un ordine costituito, non certo come azione privata.
I due romanzi in questione sono abbastanza brevi e scorrevoli. Il secondo, in particolare, è un esplicito omaggio al cantante Morrissey e magari, per ho amanti il genere, può essere piu piacevole.

