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02/10/26

La spirale eterna

Che la psicoterapia sia una spirale trafitta da una retta devo averlo già detto parecchie volte.
Ecco. Schroeder è una delle spire più ricorrenti. Ancora. Nonostante tutto.
Perché non è vero affatto che il matrimonio è "finché morte non ci separi", perché non basta la morte a recidere quella spira.

E quindi torno in terapia.
Di nuovo.

28/09/26

Mi manca papà

E' la frase più difficile da pronunciare e ascoltare.
Vorrei avere il potere magico di schioccare le dita e annullare tutto il loro dolore. Perché non se lo meritano. 
Ma non ho poteri magici, posso solo offrire presenza mentre guardo in faccia la mia assoluta impotenza a riguardo. E contenerlo. Anche se a volte mi sembra un dolore così grande che mi sento sopraffatta.
Non l'hai fatto apposta, lo so, ma sempre stronzo resti.

07/09/26

Se per favore

Se per favore la smetti di apparirmi in sogno solo per dirmi cose incomprensibili come se fossi la Sfinge che mi fa l'indovinello, ecco, mi faresti un enorme favore. Tu fai il tuo ingresso teatrale ed io lo so bene che sei morto e infatti mi meraviglio, ma mi meraviglio ancora di  più quando cominci a biascicare cose in una lingua incomprensibile e con una voce che non era la tua, ed io che devo pure interagire con te e chiederti di ripetere perché non ho capito.
Quindi, per favore, smettila, perché poi mi sveglio stralunata e passo le ore intere a chiedermi che min#ia vuoi ancora da me. E a sognarti adesso, anche se hai le sembianze di un vivo, sei alquanto inquietante. Anche basta adesso. Stronzo.

Mi dessi almeno i numeri da giocare al lotto...

16/08/26

In quel punto

Sono tornata a casa tua stamattina molto presto. Ci sono tornata da sola, contrariamente a quello che avevo pensato inizialmente.
Venerdì pomeriggio abbiamo finito la prima parte di sgombero, ma non c'era sufficiente spazio in macchina per caricare tutti gli scatoloni; mi ero ripromessa di tornare oggi facendomi aiutare, ma poi ci ho ripensato ed ho fatto bene. Principalmente perché gli scatoloni erano così tanti che non avrei avuto spazio per un eventuale passeggero aiutante. Poi per un altro motivo.
Perché nonostante io in quella casa mi sia sempre - giustamente - sentita ospite e in questi ultimi giorni l'abbia trattata come se ne fossi stata - invece - la padrona, quella casa non è un luogo qualunque. E' il palcoscenico di una delle scene a cui non ho assistito ma che mi tormenta da 7 mesi: la tua morte.

Stare lì, in totale silenzio e solitudine, è stato necessario per piangerti davvero.
Sono entrata e mi sono seduta proprio lì dove mi hanno raccontato di averti trovato.
Lì dove sono rimasti il tuo ultimo respiro, il tuo ultimo pensiero, il suo ultimo battito del cuore.
Mi sono seduta lì e ti ho pianto.

Sei uno stronzo, perché anche questo io non me lo meritavo. E mi devi chiedere scusa anche per queste di lacrime che mi hai fatto versare.
Stronzo.

06/08/26

Un destino

Non so se esiste ancora, ma su questo blog sono sicura di aver pubblicato la foto del portabagagli della mia macchina di allora, piena delle valigie e dei sacchi con tutta la roba di Schroeder nel giorno in cui è andato via da casa.
Questi sono solo alcuni dei sacchi pieni dei suoi vestiti, pronti ad essere regalati ad alcune famiglie in difficoltà.

Nel mio destino c'era scritto anche che quella che doveva sobbarcarsi l'onere di fargli i traslochi sono io.



04/08/26

Non si dovrebbe

Non si dovrebbe lasciare da sola una donna che sta vivendo i postumi di una tragedia e contemporaneamente deve cercare di venire a capo della burocrazia vogoniana che c'è intorno ad una relitta eredità di una innocente minorenne, soprattutto se ci sono 38° all'ombra, se tali pratiche devono essere sbrigate in fatiscenti uffici gestiti come un ibrido tra il futuristico pagoPa e l'antediluviana necessità di un timbro inchiostrato. E specialmente se il luogo dove devono essere svolte alcune di queste pratiche è il luogo di lavoro del de cuius. 
Perché la donna desidera e teme di incontrare facce note, vecchi colleghi o che i cancellieri e gli amministrativi risalgano alla sua identità e si profondano - ancora - in elogi funebri e sguardi silenti.

Non si dovrebbe lasciare da sola una donna con quel vissuto in quel luogo.
Perché finisce che scoppia a piangere mentre aspetta l'ascensore e gli astanti chissà cosa si immaginano.

30/07/26

I Peanuts


La passione per i Peanuts è stato uno dei primi punti in comune che ho avuto con Schroeder. Quado ci siamo conosciuti io avevo già avviato la mia collezione sistematica; lui era più indietro. Quando ci siamo messi insieme, abbiamo unito anche le due collezioni.
Abbiamo condiviso questa passione per sempre; abbiamo arredato casa con elementi dei Peanuts, citazioni, richiami continui; Matilde vedeva i cartoni di "Charlie Brown & Snoopy show" quando aveva meno di 3 anni e insomma, se proprio devo individuare una sola cosa che in assoluto mi ricordi il mio ex marito, io scelgo i Peanuts.
Avevamo l'opera omnia in almeno 2 versioni editoriali complete. Quando ci siamo separati, visto che le bambine li leggevano, lui li aveva lasciati tutti a casa; quando mi sono trasferita a Torino ho portato con me solo una delle due collezioni, quella di volumetti piccoli (circa una 70ina), lasciando per un secondo momento i 10 volumi dell'opera omnia suddivisa in decenni.

Un giorno lui è andato a casa e se li è presi. Si era comprato la casa nuova e doveva arredarla e corredarla. Mi aveva chiesto se poteva prendersi qualcosa ed io gli avevo detto di sì. 

Non nego che me n'ero pentita. In questi anni ho detto spesso alle ragazze che quei 10 volumi ormai sono più rari del Gronchi Rosa, raccomandando loro di pretendere che lui ne avesse cura e che poi restassero a loro.

Mai avrei pensato di poterne rientrare in possesso.

Li ho sfogliati tutti. Sono perfetti, in ottimo stato di conservazione nonostante gli anni e nonostante i traslochi. Però non c'era dentro più nessuno dei segnalibri che io vi avevo lasciato.

Ho passato anni a mangiarmi le mani per averglieli lasciati, ché ormai sono fuori catalogo da decenni e per ricomprarli da collezionisti o antiquari ci vuole un mutuo, però adesso che li ho di nuovo tutti con me mi sembra di non riconoscerli più.

Ci avevo messo i segnalibri e tu li hai tolti tutti. 

02/06/26

La fede ritrovata

Mi è arrivato un messaggio da parte di mia cognata che, dopo praticamente 5 mesi dal fattaccio, prendendo dall'armadio di casa di Schroeder alcune confezioni di biancheria intima ancora nuove che avevamo deciso di dare in beneficienza, ha ritrovato la fede nuziale che noi avevamo cercato quasi ovunque senza successo.
Avevamo trovato in un cassetto del comodino alcuni bracciali d'oro, qualche orologio e una coppia di gemelli da polsino che gli erano stati regalati per la cresima. Ma non c'era la fede nuziale.

Tralascio tutto il marasma emotivo che ho sentito all'idea che se ne fosse disfatto. Io la mia ce l'ho ancora, ben conservata, e anche se una volta ci abbiamo scherzato su con Angelica, mai e poi mai me l'andrei a vendere al compro oro.
Ce ne siamo andate, allora, con questo cruccio. Che fine avesse fatto quell'anello.

Quell'anello, semplicemente, non si trovava insieme agli altri oggetti preziosi. Si trovava nella scatola che conservava anche la cravatta che Schroeder aveva indossato al nostro matrimonio. La fede e la cravatta dello sposo, insieme, nella stessa scatola, a simboleggiare qualcosa che non esisteva più ma che era impossibile eliminare del tutto.
Quando ho letto il messaggio ho sentito una sensazione strana. La stessa che avevo sentito quando - in altri momenti e contesti - avevo scoperto altri due elementi che dimostravano che lui continuava a pensare a me.
Quante cose non dette ci restano? Non abbiamo mai cercato l'occasione per riparlare "di noi" negli ultimi 12 anni, eppure sono sicura che, nel bene e nel male, tante cose da dirci ancora le avevamo, ma ormai resteranno per sempre lì, cristallizzate, inespresse, insolute.
Lui non se ne preoccupa più; io mi tengo dentro anche quest'altro magone.
Stronzo.

21/05/26

Gli oggetti che ti rappresentano

Per prima cosa ti do il benvenuto nel gruppo dei "morti dei miei sogni".
Non mi capitava quasi mai di sognarti quando eri vivo. Ora ti sogno da morto, esattamente come sogno tutti gli altri morti, ossia con stupore. Ti vedo e mi dico: "Ma non era morto?". Il più delle volte trovo poi normale continuare a vederti, pur essendo consapevole che sei morto. Anche nel mio sogno di stanotte lo eri. Eri con le ragazze. Spero davvero che tu lo sia. Preferisco di gran lunga saperti come fantasma che vive con loro e le protegge, piuttosto che immaginarti appena concepito dentro l'utero di qualcuna, col rischio di ritrovarmiti tra i piedi tra 4 o 5 anni.

Ma non era di questo che volevo parlarti. 

Stamattina sono stata più di un'ora a telefono con tua sorella. E' devastata. Non che non la capisca, però devo ammettere che non mi sarei mai aspettata una tale reazione da parte sua. Mi ha raccontato che va ogni tanto a casa tua, ma non tocca niente, si siede solo in silenzio sul terrazzino.
Abbiamo parlato di varie cose, alcune più toccanti, altre più pratiche e concrete, ma forse la domanda che le premeva farmi era l'ultima. Non che non ne avessimo già parlato, ma ho avuto la sensazione che ci tenesse a sincerarsi ancora una volta della mia intenzione.

Mi ha chiesto dei tuoi libri. Di cosa pensiamo di farne. Le ho detto che ce li porteremo a Torino quasi tutti, anche perché molti erano anche miei. Mi ha detto che quelli che non prevediamo di prenderci, li vuole lei. Invece di buttarli o di donarli alla biblioteca, li vuole lei. Ed io la capisco. E' lo stesso motivo per cui li vogliamo anche noi.
I libri sono gli oggetti che ti rappresentano di più. D'altro canto ne hai a centinaia. Non le tue ceneri, e nemmeno la tua foto. Il tuo ricordo tangibile nella nostra casa e nella nostra vita saranno i tuoi libri.
Devo ancora trovare il modo per portarli a Torino, devo trovare dove metterli, ma no. Possiamo regalare, vendere, buttare qualsiasi altro oggetto ti sia appartenuto, ma i libri no. E ci aggiungerei anche i CD di musica new wave degli anni '80. Quello eri tu.
Stronzo.

05/05/26

Ei fu

E mai, più di oggi, questo post non poteva che intitolarsi così.

Oggi è il tuo compleanno, oggi avresti fatto 54 anni. Lo scorso anno eri venuto a Torino a festeggiarlo con le nostre figlie; è stata l'ultima volta che sei stato qui. A volte penso che tutto sommato mi fa piacere che tu abbia fatto in tempo a vedere anche questa casa, che ha tutti i presupposti per essere l'ultima casa in cui vivremo a Torino.

La giornata di oggi sarà pesantissima, me lo sento. Mi andrà di lusso se non proveranno a telefonarmi tua sorella, o tua madre. Oggi ho il pomeriggio fortunosamente strapieno di lezioni, come tutti i martedì. Non potrò stare al telefono, mi dispiace.

Mi dispiace, è vero che mi dispiace. E' vero che quando le ho salutate il 20 gennaio mi ero ripromessa di mantenere viva la relazione, di essere di sostegno, di chiederne se serviva, ma alla fine io sono quella che sono e la mia natura è sempre quella di isolarmi, di lasciare perdere, di cavarmela da sola.
Me la sto cavando da sola. Ci sto riuscendo abbastanza bene, credo. Ma mi manchi. Cazzo, se mi manchi!
Non riesco ancora a crederci che sia "normale" avere nel mio cassetto il tuo orologio, o sulla libreria il tuo smartphone.
E' un oggetto oscuro, quello. Con le ragazze abbiamo deciso di mantenerlo in vita finché non si conclude tutta la pratica della successione; inizialmente ho temuto diventasse una specie di reliquia intoccabile, l'ultimo baluardo della tua esistenza. Ma tu non esisti più e quello smartphone sta diventando una specie di horcrux.

Ogni tanto controlliamo le mail, la PEC (ti ho pagato una multa che ti era stata notificata a febbraio, mi devi anche quella, sappilo, e te l'ho pagata solo perché altrimenti la doveva poi pagare Matilde con chissà quanto di mora). Qualcuno ha anche provato a telefonarti ma non abbiamo mai risposto.

Spero solo che la burocrazia si dia una mossa. 
Mi hai costretta per 9 anni a dormire con l'intera opera omnia di Stephen King in casa, a rischio di farmi fare sogni horror. Il tuo telefono mi fa lo stesso effetto. Non vedo l'ora di poterlo distruggere trafiggendolo con un dente di basilisco.

Comunque i tuoi libri di Stephen King me li porterò a Torino. 
Stronzo.

21/04/26

Ma ti pare

Ma ti pare che posso scoppiare a piangere mentre sono seduta su una panchina al parco, in mezzo a studenti della vicina università che riempiono panchine e viali per il loro pranzo, solo perché l'avvocato mi ha inoltrato il documento di approvazione da parte del giudice tutelare per l'accettazione della tua eredità da parte di Angelica?

La prima premessa dichiarata è stata la tua morte.
Raccontata lì, in perfetto burocratese, dove non sei "morto" bensì "deceduto", e non vieni poi chiamato "lo stronzo", come sarebbe opportuno, ma "il decuius".

Stronzo.

17/04/26

Tre mesi

Sei morto da tre mesi e qualcosa sta cambiando. 
Mi capita ancora di rivivere nelle orecchie la voce di chi mi ha telefonato per darmi la notizia, ma mi turba un po' meno.
Mi capita ancora di guardare le mie figlie e pensare che sono orfane di padre, ma mi sento meno disperata.
Mi capita ancora di avere l'impulso di aprire il drive dove avevamo il foglio elettronico delle spese da dividerci per aggiungere la cifra delle medicine, o dell'uscita didattica, o degli esami del sangue, ma mi ricordo quasi subito che non dovrò più farlo, e mi infastidisce un po' meno.

Quella che non cambia è la strana sensazione di profanazione, ogni volta che controllo sul tuo telefono se ti arriva qualche notifica importante.
La tua compagna ancora ti scrive ogni tanto su Whatsapp. Oggi ho archiviato la sua chat, così non corro il rischio nemmeno per sbaglio di leggere quel che ti scrive.

Sono passati tre mesi, noi siamo ancora qui e tu no. Stronzo.

19/03/26

Un giorno difficile

Oggi, per le mie figlie, lo è.
Anche se dicono di no. Anche se fingono di no.
La strada è tutta in salita, ed è appena iniziata.

17/03/26

Due mesi

Due mesi che te ne sei andato per sempre. Il dolore è ancora tutto qui ed io devo ancora capirne il senso, il significato, lo scopo.
E soprattutto devo ancora capire come affrontarlo.
Stronzo.

11/03/26

Mi manchi

Non avrei mai immaginato di poterlo mai dire, ma mi manchi.
Mi manchi ogni volta che guardo le nostre figlie e rivedo in loro alcune tue espressioni o gesti.
Mi manchi quando una delle due mi fa qualche richiesta assurda e non posso più rispondere "Ne hai parlato con papà?"
Mi manchi quando stanno male e non te lo posso più condividere.
Ma manchi quando mi rendo conto che non sei più la mia e la loro ancora di salvezza, e se a me succede qualcosa allora saranno davvero completamente sole.
Mi manchi quando penso che non ce la faccio e non posso più consolarmi sapendo che posso chiedere il tuo aiuto.
Mi manchi.
Sei stato un marito scadente e un padre poco presente, eppure c'eri. Poco e male, talvolta quasi niente e nel peggiore dei modi, però c'eri. Mi hai fatto sentire da sola anche quando non lo ero, anche quando non avrei dovuto esserlo, eppure adesso non ci sei per davvero ed io sola lo sono eccome. E mi manchi.
Mi manca il non potermi più arrabbiare con te per le tue mancanze. Questa mancanza definitiva e inesorabile che ci hai imposto, mi scatena una rabbia inappropriata: non lo hai fatto apposta.

Ti ho amato, e adesso mi manchi.
Stronzo.

04/03/26

Reminder

Lo smartphone di Schroeder aveva un pin di sblocco facilmente prevedibile, quindi in queste settimane abbiamo potuto accedere a quasi tutto.
Di solito se ne sono occupate le ragazze, ma oggi è capitato tra le mani a me. Ho visto che c'erano tantissime notifiche e le ho aperte.

Tra le varie sciocchezze, il meteo e le promozioni di amazon e altre applicazioni, ci ho trovato un reminder del calendario: "Fare bonifico a Lucy".

Non lo so perché, ma mi sono venute le lacrime agli occhi.

24/02/26

E' ancora presto

Stavo tornando a casa, stanchissima da una giornata interminabile di lezioni di yoga con allievi vari, dai 3 ai 55 anni.
Sarà stata la stanchezza, sarà la premenopausa, non lo so. Ho sentito in lontananza la sirena di un'ambulanza e mi è apparso il flash di quale dev'essere stata la scena mentre mia cognata aspettava l'ambulanza sulla soglia di casa di Schroeder, dopo averlo trovato riverso sul pavimento.
Mi è salita l'angoscia. Mi sono ritrovata non lì, con mia cognata, ma con lui, qualche ora prima.

Ma perché?
Perché sei morto in questo modo? 

Io mi ci ritrovo spesso dentro quella scena. Mi ci ritrovo e sento il suo stupore, la sua paura. Mi ci ritrovo dentro, da spettatrice, e piango. Piango ovunque mi trovi, sull'autobus, sulle scale di casa, al supermercato.

E' passato ancora troppo poco tempo.

17/02/26

E' passato un mese

E' un mese che te ne sei andato. Stavolta per sempre.

Non riesco nemmeno a odiarti, nemmeno questa volta. Probabilmente non avresti voluto andartene così presto. Violando inevitabilmente la tua privacy, abbiamo scoperto che avevi progetti per il futuro, bei progetti. Non li porterai a compimento, a quanto pare non era il tuo destino farlo, ma di sicuro non volevi morire così presto.
E adesso che te ne sei andato, probabilmente non ti importa più niente dei tuoi progetti, e nemmeno di tutti problemi che ci toccherà affrontare.

Sono incazzata nera, ma con chi?

Quando sono arrivata a casa tua e ti ho visto lì, dentro la bara, ho pensato "Che coglione", ma che colpa ne hai? Nessuna. E allora con chi me la posso prendere? Con l'Universo? Con Dio? Sai che gliene frega di un essere infinitamente microscopico me me, sai che gliene frega della mia rabbia, o della fatica che faccio e continuerò a fare per mantenere l'equilibrio anche dopo questa sciabolata che ha tagliato una corda - l'ennesima - che regge il traballante ponte tibetano su cui sto camminando?

Non è colpa tua. Io mi sto perdendo, ma non è colpa tua.

Forse c'era qualcosa ancora che avrei potuto dirti da vivo, al posto di tutte le invettive che ti rivolgo da morto. Forse c'era anche qualcosa che avrei voluto sentirti dire da vivo, che non mi dirai mai. Ma adesso, pensarci adesso, a che serve? Qual è il senso?
Non c'è un senso. Come non c'è un senso umanamente comprensibile a tutto quello che è successo e che sta succedendo e che ancora deve succedere.

Secondo la mia tradizione, dovresti trovarti ancora nel parcheggio delle anime, a fare la necessaria manutenzione prima di ritornare su questa terra. Sai qual è la cosa bella? Che io ci credo e che da oggi in poi comincerò a cercarti tra i bambini con cui avrò a che fare, perché tu tornerai - oh, se tornerai! - e ci incontreremo di nuovo - oh, se ci incontreremo! - e voglio solo riconoscerti.
Per prendermi cura di te come non sono probabilmente riuscita a fare quando stavamo insieme.

Ti riconoscerò, perché sarai il più stronzo tra gli stronzi, anche a 3 anni.

Preparati bene prima di ritornare, perché non te ne farò passare liscia nemmeno una.

12/02/26

De cuius

L'avvocata che mi segue per la successione mi ricorda tanto Snoopy quando fa l'avvocato.


Si riferisce a Schroeder morto come "il de cuius".

"Mi può mandare la scansione della carta d'identità del de cuius?"
"Serve che sua figlia maggiorenne compili il modulo in cui si dichiara erede del de cuius"
"Dovremo fare il sopralluogo a casa del de cuius insieme al cancelliere"
E via così...

Lui ne sta ridendo maledettamente, lo so.

Inauguro, in questo modo, una nuova categoria. De cuius.