Solo rito civile, peraltro in una sala comunale - bella, per carità - ma è durato 15 minuti comprese le fotografie, e quando siamo usciti ci siamo incrociati con la coppia successiva che era dopo dei miei amici.
Mi sono commossa. Troppo.
L'ultima volta che sono stata a un matrimonio era il 2018 e mi stava benissimo così. Ho schivato gli inviti degli ultimi cugini in Sicilia (2019 e 2021), e nel 2022 non sono stata invitata dall'unica coppia di amici a Torino perché hanno fatto una cosa strettissima e mi è andata di lusso.
Oggi, però, era una cosa molto easy. Ci sono andata in bus. Vestita da matrimonio in bus. Non ero elegante, infatti.
Ma ho capito che i matrimoni non fanno più per me. Mi struggono e non so quale corda ferita vanno a pizzicare. E non mi sono commossa quando alla fine la sposa ha letto allo sposo una poesia scritta da lei. Ho iniziato a piangere proprio quando la delegata comunale ha letto gli articoli del codice civile. Cioè, mi hanno fatto piangere i diritti e i doveri dei coniugi.
Forse la corda ferita è quella della fedeltà. O forse quella dell'assistenza morale.
I matrimoni non fanno più per me.
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