06/01/26

Soluzioni del presente

Mi capita, a volte, di prendere decisioni che so già che pagherò, ma perseguo ugualmente nella scelta dicendomi: "Per ora lo faccio, poi sarà un problema per la me del futuro".
Il guaio è che, a un certo punto, la "me del futuro" diventa la "me del presente" che vorrebbe poter tornare indietro dalla "me del passato" a dirgliene quattro.

Un mese fa, la "me del passato" ha deciso di buttare via gli scatoloni dove conservavamo l'albero di Natale e gli addobbi. Erano due scatole ormai rotte e rattoppate decine di volte, era più lo scotch che il cartone, puzzavano di umidità di tutte le soffitte e tutte le cantine dove le avevamo conservate negli anni; è stato quasi un gesto di pietà. 
La "me del passato" non aveva, però, un sostituto già a portata di mano, e fantasticava su infinite nuove risorse materiali e immateriali che sarebbero arrivate nella sua vita entro un mese.
La "me del presente" deve contraddirla.

Ecco, dunque, i pezzi di cadavere impacchettati alla bell'e meglio che i vicini ci hanno visto portare giù in cantina.



05/01/26

Il ritorno

E' stato proprio nell'esatto momento in cui, appena entrate in autostrada, ho detto alle ragazze che questa volta mi sembrava meno dolorosa, che sono scoppiata a piangere.

Lo scorso anno era andata molto peggio, piangevo all'idea di dovermene andare ancora prima di essere davvero andata. Durante l'anno ci ho un po' lavorato, ho analizzato questa tristezza, questo dolore, ci ho scoperto dentro la rabbia - la rabbia di che? non è ancora dato saperlo, ma per esperienza io mi arrabbio quando le cose non vanno come voglio - e sicuramente questa volta era andata meglio.
Però il dolore resta, la tristezza c'è sempre. Non capisco se è causato dal lasciare il luogo o lasciare le persone, se è un senso di perdita o di rammarico per la constatazione di certe cose che non sono andate come io avrei voluto.

E poi c'è sempre quel senso di dissociazione dalla realtà, onnipresente e persistente.

Mi capita che quando sono a Torino mi sembra incredibile pensare che esista davvero Palermo, quando poi sono a Palermo mi sembra assurdo che esista Torino. Quando arrivo mi sembra di esserci sempre stata, eppure in nessuno dei due luoghi io mi sento a casa.
Non riconosco più i luoghi della mia infanzia e giovinezza, non è (più) casa mia. Ma nemmeno quando torno a Torino, a casa mia - ed è mia per davvero, me la sono comprata con sangue, sudore e lacrime e mai nessuno potrà buttarmi fuori da lì - mi sento davvero a casa, nel mio luogo. Anzi ogni tanto questa la casa la odio un po'; non è mai sollievo tornarci.

Comunque ci sono tornata, e ci resterò per sempre.