15/04/26

L'albero di Giuda

Sta fiorendo in queste settimane, cospargendo petali viola sulle strade e sulle macchine.
Lo trovo bellissimo.


 

14/04/26

Capelli per le spalle

Voglio lasciar crescere i miei capelli. Forse voglio anche riprendere a tingerli, dopo più di sette anni.
Li porto portati corti e naturalissimi, forse perché avevo bisogno di manifestare e marcare la mia identità.
Ora ho bisogno di calma, di morbidezza, di dolcezza. Voglio carezze e voglio capelli lunghi che accarezzino il mio collo e le mie spalle.
Le mie spalle portano tanto peso. Lo hanno sempre fatto, ma oggi più che mai. Hanno bisogno di qualcosa che le copra, le accarezzi, le faccia sentire coccolate.
Lascerò crescere i miei capelli. Tinti o no.

13/04/26

Sogno un mondo social

Sogno un mondo social dove non vedo in continuazione immagini create con l'AI.
Ovviamente, date le facilmente immaginabili mie profilazioni, la maggiorparte sono immagini di donne senza pelle, con i fasci muscolari in evidenza, che eseguono posizioni complesse dello yoga. Le odio.
Anche perché, messi così, non si capisce nemmeno come usarli quei muscoli, quali di allungano e quali si contraggono, cosa succede. Servono solo a dare un tono scientifico a ciò che non solo non lo è, ma che talvolta è pure sbagliato.

12/04/26

Essere gli ultimi

Sono una donna che è stata cresciuta con il mito delle prime volte. Il primo bacio, il primo fidanzato, il primo amore, la prima volta ecc.
Confesso di esserne stata ossessionata e di essermi volontariamente limitata nei miei comportamenti solo per paura di infangare il mio portfolio di "primi" con qualcosa che poi avrebbe dimostrato di essere stata la scelta sbagliata.

Oggi la penso in modo totalmente opposto. Chissenefrega cosa c'è stato prima, o chi è stato il primo. Ciò che veramente conta, perché è quello che resta, è l'ultimo.

Questo è ciò che ho detto oggi pomeriggio al Capitano: non mi importa delle donne che ci sono state prima, nella sua vita io voglio essere l'ultima.

10/04/26

La psicomotricista di M.

Io sono una maestra col cuore di panna. I bambini e le bambine che praticano yoga con me non lo immaginano, ma... quante volte mi hanno fatto venire le lacrime agli occhi! Capita più spesso di quanto si possa immaginare; a volte per ragioni facilmente intuibili, a volte perché sollecitano involontariamente qualche mio punto delicato.
Oggi è stato il turno di M. un bambino di quinta, di quelli che hanno relazioni complicate coi compagni probabilmente per differenze di contesti socio-culturali e geografici di provenienza. Ha due occhioni scurissimi che emanano dolcezza e bisogno di essere accettato e compreso. 
Alla fine della meditazione, oggi, ha alzato la mano per chiedere di condividere una cosa. Mi ha detto che da quando ho insegnato loro a ripetere mentalmente il mantra durante la meditazione, lui la trova più facile. "Non mi viene da aprire gli occhi così spesso come facevo prima".
Che ne sa, M., di quanto in questi giorni io abbia bisogno di continuare a credere in quello che faccio? Eppure ha fatto questa condivisione che per me è stata balsamo su un cuore screpolato. 
E non è finita, ha anche aggiunto che lui fa la meditazione ogni volta che si sente agitato e che l'ha insegnata anche alla sua psicomotricista, la quale mi manda a dire che mi ringrazia e che mi vuole bene anche se non mi conosce.
Anche io le voglio bene, anche se non la conosco. 
Così come voglio bene a M., ma gli voglio bene non di un bene normale, un bene proprio di quelli infiniti... Infiniti come l'amore che ci circonda e di cui siamo fatti, anche se non ce ne ricordiamo. 
D'altronde, questo dice il mantra: Baba nam kevalam, tutto è infinito Amore.

Faccio il lavoro più bello del mondo; a volte non me ne rendo conto, e arriva un bambino di 10 anni a ricordarmelo.

09/04/26

I lampadari

Abito in questa casa da quasi due anni eppure non ho ancora messo i lampadari.

Chissà perché.

07/04/26

L'altro lato della Luna

La settimana scorsa è partito dalla Terra un razzo con dentro quattro astronauti; farà un Gino intorno alla luna e tornerà a terra.

Ieri è stata fatta la fotografia alla faccia nascosta della Luna, quella dalla terra non vediamo mai.

Quella dove si trova Lilith.

Mi ha fatto effetto vedere l'immagine. Ho pensato a me, venticinque anni fa, che inventavo e scrivevo di quel mondo nella certezza che mai nessuno avrebbe potuto dimostrare che non esistesse.
Mi ha fatto effetto.

02/04/26

Bisogno di silenzio

Da un mese e mezzo circa questo blog è chiuso. Eppure continuo a scriverci quasi quotidianamente, e sarà anche vero che ci scrivo cose che forse dovrei tenere solo per me, ma allo stesso modo ci sono post che potrei rendere tranquillamente pubblici.

Forse lo riaprirò. Forse no.

01/04/26

Chi osa farlo

Oggi pomeriggio Matilde avrà un esame. Un esame impegnativo che avrebbe dovuto dare a fine gennaio, appena tornate da Palermo dopo il fattaccio, e non se l'era sentita.
Questo esame l'ha messa a dura prova, non tanto per la materia in sé quanto per quello che ha rappresentato simbolicamente. In queste settimane l'ho vista disperarsi e paralizzarsi nella paura di non riuscire a venirne fuori. Da niente, mica solo dall'esame.

Ieri sera, dopo cena, stavo per chiederle quali fossero i suoi piani d'azione per oggi, ma ormai è diventata campionessa dell'elusione, e se l'è svignata senza rispondermi.
Stamattina aveva il suo tipico sguardo stralunato da "chi me lo sta facendo fare", allora le ho chiesto se volesse un mio portafortuna. Lo aveva voluto anche alla maturità.
Quindi le ho dato un mio braccialetto con incisa la citazione dalla "Gabbianella" di Sepulveda: "Vola solo chi osa farlo".
Spero solo che l'esame lo superi e si sblocchi.

addendum delle 17: ha preso 26!

31/03/26

Crisi

Sono in crisi.
Non riesco più a meditare.
Sono quasi 3 settimane intere che non pratico più, e la cosa preoccupante è che non ne sento la mancanza.
Mi manca proprio la voglia, ma non è un problema di sonno, perché continuo comunque a svegliarmi alle 5, solo che invece di sedermi per la meditazione, faccio colazione con ancora maggiore lentezza del solito.

Sono in crisi. Spero che passi in fretta.

30/03/26

In Sicilia col Capitano

Quando lo avevamo deciso c'erano tutti altri presupposti e contesti.

Due mesi prima della partenza eravamo pronti ad annullare tutto. Un mese prima sembrava che forse potevamo farlo. Lo abbiamo fatto.

Ho portato il Capitano a Palermo, nei miei luoghi, nella mia quotidianità quando sto in famiglia. Credo che più intimi di così non potremo mai essere.
E' stato bellissimo, è stato diverso, è stato facilissimo, naturale, spontaneo. E' stata una di quelle cose per cui mi chiedo se sarà mai possibile farlo davvero, ma poi - mentre le faccio - mi chiedo come fosse stato possibile non averlo mai fatto prima. 

Non solo è un ottimo compagno di vita, il Capitano è anche un eccellente compagno di viaggio.

24/03/26

L'ego dell'insegnante

Un'allieva mi ha ringraziato con un inaspettato abbraccio alla fine della lezione. Non avrebbe mai immaginato di riuscire a sollevarsi sulla forza di una sola gamba. 
Le avrei voluto ricordare che un paio di mesi fa era anche riuscita per la prima volta ad afferrarsi il piede dietro la schiena, e nemmeno quello avrebbe mai immaginato di poter fare. Avrei anche voluto sottolinearle che sono soltanto 6 mesi che pratica con me, e una volta la settimana.

Pensa cosa riusciresti a fare se raddoppiassi le lezioni, pensa tra un anno... Faresti come minimo la spaccata, anche se nemmeno io la so fare.

Ma non gliel'ho detto. Avrebbe parlato il mio ego.

Il senso del mio lavoro è il servizio vero gli altri. Riconoscere la divinità in loro e mettermi al suo servizio.
Altrimenti è solo vanità.

21/03/26

Ah, non era Lazzaro?

"Ieri mi ha telefonato la nonna T e mi ha raccontato della messa che ha visto in tv"
"Interessante..."
"Sì, a quanto pare la messa parlava del miracolo dello zoppo, Lazzaro..."
"No, Matilde, il miracolo dello zoppo non riguarda Lazzaro... Lazzaro era morto..."
"Ah. Ma allora la frase "Alzati e cammina"? Non era per Lazzaro?"
"Sì, era per Lazzaro, ma non perché fosse zoppo... era morto"
"Ah... Allora chissà di chi parlava..."

Mi pento sempre di più di non averle mandate al catechismo.

20/03/26

Un pomeriggio libero

Per una stranissima congiuntura astrale, oggi pomeriggio sono stata libera e felice.
Libera di riesumare il pianoforte elettronico e felice di riprovare a suonarlo.

19/03/26

Un giorno difficile

Oggi, per le mie figlie, lo è.
Anche se dicono di no. Anche se fingono di no.
La strada è tutta in salita, ed è appena iniziata.

18/03/26

Le lacrime della maestra

Mi è capitato che i bambini piangessero. A volte anche a causa mia, per un mio errore di valutazione o di approccio.

Mi è capitato che le mamme piangessero. Quasi sempre di commozione ad una lettura o a un gesto inaspettatamente tenero dei figli.

Ma le maestre no, non mi era ancora capitato.
A fine lezione mi si avvicina ancora con la voce rotta. "Quando hanno iniziato a cantare insieme a te è stata un'emozione fortissima".
Le ho carezzato la spalla: "La prima volta che succede è sempre emozionante", le ho risposto 

17/03/26

Due mesi

Due mesi che te ne sei andato per sempre. Il dolore è ancora tutto qui ed io devo ancora capirne il senso, il significato, lo scopo.
E soprattutto devo ancora capire come affrontarlo.
Stronzo.

16/03/26

Le mattine libere

Le mie mattine libere assomigliano a un condensato frenetico di lavori da svolgere in casa.
Dev'esserci qualcosa che non funziona bene nel meccanismo.

15/03/26

Tu mi fai vivere

C'è stato un momento molto intimo e intenso oggi, in cui ho guardato il Capitano negli occhi ed ho pensato: questo è il mio uomo.
Mai di nessuno avevo pensato una cosa simile. E mi sono appoggiata al suo petto ed ho sentito forte il mio cuore che batteva. Il mio, non il suo, come più spesso mi capita.
"E' mio il cuore che batte forte adesso" gli ho detto, "Grazie, perché tu mi fai vivere".

E in realtà ho ringraziato l'Universo.

14/03/26

Cose da non dire a un'insegnante di yoga #18

 "Ma sì dai, organizza un corso di yoga qui! Vedrai che veniamo tutti! Non importa se ti sembra che la struttura non sia consona, tu quando arrivi ti accendi due candele e fai l'atmosfera"

Prima gli ho chiesto se lui avesse mai fatto una lezione di yoga - di yoga vero intendo, non quello che immagini che sia lo yoga perché lo hai visto menzionato in qualche film - e poi gli ho risposto che forse aveva confuso lo yoga con le sedute spiritiche.

13/03/26

Ti ho sentita

Quando arrivo al centro yoga dove tengo le mie lezioni, in genere indosso gli auricolari e ascolto la mia playlist di brani preferiti.
Mentre mi cambio, mentre preparo la sala coi tappetini e - se serve - le amache, canto. Canto a voce normale, oppure anche alta, a seconda della canzone. E continuo a cantare anche mentre mi preparo, mi riscaldo, mi allungo.
Quando si fa l'ora, apro la porta e la lascio accostata, così gli allievi possono entrare anche se io sto ancora provando la sequenza e mi trovo appesa per i piedi oppure nel bel mezzo di un asana impegnativo.

Ieri una delle allieve è arrivata prima del solito, e la porta era ancora chiusa. 
Quando le ho aperto è entrata e mi ha detto: "Ti ho sentita cantare!".

Ecco, adesso so che tutti, nel cortile, sanno che io quando arrivo canto e mi sentono.

12/03/26

Non doveva succedere

Vado a fare una commissione, cammino sul marciapiede di casa mia e vedo dall'altro lato un bambino che mi guarda, mi sorride e mi saluta con entusiasmo. Sono le 16.40 e deduco che sia appena uscito da scuola. La scuola che è a 100 mt da casa mia e che da due anni sognavo mi chiamasse, invece delle scuole dall'altro capo della città.
Quest'anno mi ha chiamato, solo una classe, ma meglio che niente. Ho iniziato la settimana scorsa.

Riconosco il bambino, era uno di quelli vispi ma governabili. Mi fermo, indovino persino il suo nome, lui sprizza gioia da tutti i pori e la mamma pure.

Non doveva succedere. Non ci avevo riflettuto, eppure mio padre per 40 anni ha evitato metodicamente di insegnare nella stessa città in cui viveva proprio per evitare questa cosa.
Non mi piace. Non mi piace che i bambini che vedo a scuola mi incontrino fuori scuola. Voglio essere la loro maestra di yoga, non una delle tante signore che incrociano per strada. Non voglio che conoscano le mie figlie, o che sappiano che macchina ho, o dove faccio la spesa e quanta roba compro.
Io me la costruisco con questi presupposti la mia relazione con loro: non devono sapere di me niente di più di quello che io dico loro. Ho un personaggio da portare avanti, una magia - quella legata al mio orsetto yogico - da far reggere.
E' lo scotto da pagare per aver avuto la comodità di poter lavorare a 100 mt da casa.

11/03/26

Mi manchi

Non avrei mai immaginato di poterlo mai dire, ma mi manchi.
Mi manchi ogni volta che guardo le nostre figlie e rivedo in loro alcune tue espressioni o gesti.
Mi manchi quando una delle due mi fa qualche richiesta assurda e non posso più rispondere "Ne hai parlato con papà?"
Mi manchi quando stanno male e non te lo posso più condividere.
Ma manchi quando mi rendo conto che non sei più la mia e la loro ancora di salvezza, e se a me succede qualcosa allora saranno davvero completamente sole.
Mi manchi quando penso che non ce la faccio e non posso più consolarmi sapendo che posso chiedere il tuo aiuto.
Mi manchi.
Sei stato un marito scadente e un padre poco presente, eppure c'eri. Poco e male, talvolta quasi niente e nel peggiore dei modi, però c'eri. Mi hai fatto sentire da sola anche quando non lo ero, anche quando non avrei dovuto esserlo, eppure adesso non ci sei per davvero ed io sola lo sono eccome. E mi manchi.
Mi manca il non potermi più arrabbiare con te per le tue mancanze. Questa mancanza definitiva e inesorabile che ci hai imposto, mi scatena una rabbia inappropriata: non lo hai fatto apposta.

Ti ho amato, e adesso mi manchi.
Stronzo.

10/03/26

Battute yogiche

Adoro le formazioni yoga. 
Sono gli unici posti dove puoi fare la battuta: "No, per carità, preferisco lasciare dormire Kundalini... Mi basta e avanza Sushumna che ogni tanto mi parte e sfonda Sahasrara! Ci manca pure Kundalini!" e tutti ridono realmente divertiti.
Adoro.

09/03/26

Fonzie... chi?

Durante la lezione di yoga fly dico alle allieve: "Adesso dobbiamo cambiare l'impugnatura, ruotare le mani e le braccia per fare in modo che i gomiti siano stretti e verso l'esterno e i pollici si trovino nella direzione del nostro corpo."
Le osservo e capisco che non hanno capito. Glielo mostro: "Così, dovete cambiare la posizione della braccia e delle mani, e fare un po' come faceva Fonzie".
Allieva 1 di 40 anni e Allieva 2 di 37 anni sorridono e cambiano correttamente la posizione delle mani.
Allieva 3 di 27 anni: "Eh? Come faceva chi?"

Mi veniva da fare un crossover, mettere su il broncio e chiederle "Che cavolo stai dicendo Allieva 3"

07/03/26

I ritardatari

Avessi avuto un centesimo per ogni minuto in cui io - puntuale - ho dovuto aspettare chi era in ritardo, a quest'ora sarei ricchissima.

05/03/26

La coltellata

Sono stata seduta al pc per un'ora, mi sono alzata, ho fatto delle cose in piedi, sono tornata a sedermi ed ho appoggiato il gomito sinistro sul tavolo.
Una lama affilata si è conficcata sul limitare della mia scapola sinistra ed ha iniziato a scendere e squarciare la mia schiena, poi è risalita verso il collo, mentre io cercavo di essere il più immobile possibile e ritirare quell'inconsapevole movimento che aveva scatenato il dolore.

E niente, alla fine ho dovuto prendere un antinfiammatorio, ché altrimenti col cavolo che riuscivo a muovermi e condurre le lezioni di oggi.

E' assurdo. Faccio cose assurde e ne esco incolume, poi mi siedo e mi appoggio e mi parte la contrattura maledetta e invalidante.

04/03/26

Reminder

Lo smartphone di Schroeder aveva un pin di sblocco facilmente prevedibile, quindi in queste settimane abbiamo potuto accedere a quasi tutto.
Di solito se ne sono occupate le ragazze, ma oggi è capitato tra le mani a me. Ho visto che c'erano tantissime notifiche e le ho aperte.

Tra le varie sciocchezze, il meteo e le promozioni di amazon e altre applicazioni, ci ho trovato un reminder del calendario: "Fare bonifico a Lucy".

Non lo so perché, ma mi sono venute le lacrime agli occhi.

03/03/26

Nuovo primato

Il podio della stranezza sui mezzi pubblici è stato oggi conquistata una ragazza che è salita sul tram pieno con una tela dipinta da 90x90 cm.
Era senz'altro un quadro appeso da qualche parte perché su un lato c'era il tipico strato di polvere che si accumula sul bordo superiore; era a fondo scurissimo, ma non nero, forse verde petrolio, e vi erano dipinte in oro delle foglie stilizzate.

E io che mi lamento di me quando vado con chitarra, trolley e tappetino.

02/03/26

Mi batte il cuore

Mentre faccio lezione di yoga ai bambini di una seconda primaria, quindi di 7-8 anni, propongo la posizione "della roccia" (nello yoga classico, Balasana).
In questa posizione ci si inginocchia e si appoggia il petto sulle gambe, la fronte per terra e ci si siede sui talloni. Semplice, riposante, leggermente costringente.

Mentre la maggiorparte dei bambini si gode questa posizione, ne noto uno tutto storto. Mi avvicino e gli dico: "Prova a sederti più dritto, proprio sui piedi, e poggia la fronte per terra"
Lui ci riprova, ma poi di nuovo scivola di lato e si siede per terra.
"Che c'è? Ti fa male da qualche parte?"
"No, non mi fa male, è che se mi metto così mi batte il cuore"
"Beh, meglio così: se senti che il cuore batte significa che sei vivo"
Mi guarda, mi sorride, poi visibilmente rasserenato mi fa "Ah, ok!" e si mette nella posizione del bambino.

Quando me l'avevano detto durante il corso di formazione non ci avevo creduto, ma è maledettamente vero che alcune persona hanno un pessimo rapporto con la percezione del proprio battito cardiaco, semplicemente perché lo associano a momenti di agitazione e/o paura, ossia quei momenti in cui lo sentono battere.

01/03/26

Sciare

Lo so che generalmente se si parla di sci si pensa allo slalom gigante e ad Alberto Tomba. Per lo meno, io ho sempre pensato così.
Invece no, io ho fatto sci di fondo, che fino a qualche mese fa non sapevo nemmeno che esistesse e cosa fosse.

Non potrei dire di non essere preoccupata. Le cose che mi preoccupano, spesso, le prendo con l'ironia, ma avevo davvero paura di farmi male, ed io ho assoluto bisogno che il mio corpo sia sano e prestante. Però sono anche audace e coraggiosa, sono anche consapevole del mio corpo e della mia coordinazione motoria molto di più di altre persone, so come "proteggermi". Ma non avevo mai visto dal vivo un paio di sci, escludendo qualche rapida occhiata da Decathlon.
Invece ce l'ho fatta. Li ho indossati, ci sono stata su e non sono nemmeno mai caduta.
Solo una volta mi sono inginocchiata, ma perché avevo esagerato e le gambe hanno iniziato a divergere, non sono riuscita a tenerle e, per non fare la spaccata, mi sono lasciata cadere in ginocchio per poi resettare la posizione e rialzarmi.

Credo che sia stata la cosa più divertente che abbia fatto negli ultimi mesi, e in più sono pure entrata nella storia come la prima Van Pelt ad indossare gli sci.

28/02/26

Sulla neve

E' stato quasi improvvisato, nonostante ne parlavamo da diverso tempo, ma il Capitano mi ha portato oggi nella sua casetta sulla Alpi Marittime, a vedere e toccare la neve. 
E camminarci sopra.
E sprofondarci dentro.
E rischiare di scivolare ogni due secondi.

Sono una creatura marina io...

Però la neve è acqua, e tutta l'acqua - prima o poi - finisce al mare in un modo o nell'altro, dunque anche la neve è mie amica.
Al punto che domani proverò a farci ancora più amicizia, indossando gli sci e cadendo ripetutamente. 
Già mi vedo al CTO, ma sarò sicuramente quella che ride.

27/02/26

Lady Macbeth

 Seguo un corso di teatro e quest'anno il saggio conclusivo è un testo di Giovanni Arpino che si intitola "Le bambinacce".

E' una carrellata di personaggi femminili della storia (veri e inventati) che parlano liberamente, esprimendo davvero i loro pensieri e commentando ironicamente le situazioni in cui gli autori o la storia stessa li hanno invischiati.

Io sarò Lady Macbeth, che AMO letteralmente. Una donna così maledettamente umana. La sua storia vorrebbe giustificarla tirando in ballo magia, stregoneria e altre sciocchezze, ma in realtà lei è umana: è la sua ambizione umana che convince il marito a uccidere il Re.

E siccome probabilmente questo sarà il mio ultimo anno, voglio davvero finire con il botto: sto studiando un effetto speciale per farmi gocciolare il sangue dalle mani.

Dovevo fare l'attrice, io.

26/02/26

Le giornate pesanti

Le giornate pesanti prevedono scocciature che si susseguono.

Cose leggere, eh! Mica cose gravi! Ma scocciature: ad esempio tua figlia che ti chiama per chiederti di andarla a prendere a scuola perché sta male, oppure il proprietario della tua ludoteca che - incurante degli accordi con l'ex proprietaria - ti chiede cose inopportune sul canone di affitto. Poi ci sono le cose pesanti, anche, tipo una telefonata di quasi un'ora con tua cognata, in cui ti accorgi che a distanza di un mese e mezzo il dolore di tutti è ancora l'unica cosa viva che rimane.

E nel frattempo poi c'è comunque la quotidianità, fatta di va e vieni dal centro yoga, e di lezioni da preparare, e la casa, la lavatrice, la cena, la gatta.

Le giornate pesanti le riconosci da subito. Di solito iniziano con qualcosa di bello, che serve a dare la forza, a prendere la rincorsa, a fare scorta di benessere per affrontare tutto il resto.

Il mio "qualcosa di bello" è andare dal Capitano al mattino prestissimo e svegliarlo, e fare colazione insieme, e iniziare insieme le rispettive giornate pesanti.

25/02/26

Cose da non dire a un'insegnante di yoga #18

"In queste lezioni si respira troppo"

24/02/26

E' ancora presto

Stavo tornando a casa, stanchissima da una giornata interminabile di lezioni di yoga con allievi vari, dai 3 ai 55 anni.
Sarà stata la stanchezza, sarà la premenopausa, non lo so. Ho sentito in lontananza la sirena di un'ambulanza e mi è apparso il flash di quale dev'essere stata la scena mentre mia cognata aspettava l'ambulanza sulla soglia di casa di Schroeder, dopo averlo trovato riverso sul pavimento.
Mi è salita l'angoscia. Mi sono ritrovata non lì, con mia cognata, ma con lui, qualche ora prima.

Ma perché?
Perché sei morto in questo modo? 

Io mi ci ritrovo spesso dentro quella scena. Mi ci ritrovo e sento il suo stupore, la sua paura. Mi ci ritrovo dentro, da spettatrice, e piango. Piango ovunque mi trovi, sull'autobus, sulle scale di casa, al supermercato.

E' passato ancora troppo poco tempo.

23/02/26

La mia faccia

Premessa: uno degli aspetti pratici più fastidiosi del mio lavoro è la non importanza che viene data, dalle dirigenze scolastiche, all'avere in istituto un'aula libera e dedicabile solo ed esclusivamente alle attività extracurriculari, di qualsivoglia natura. C'è una sorta di horror vacui per cui se c'è una stanza vuota bisogna riempirla di arredi e corredi per potenziali immaginarie attività, prima ancora di definirle. Le scuole dell'infanzia sono piene di aule adibite a psicomotricità, con ingombranti materassi, cuscini, scale, cubi, piramidi ecc, ma non hanno psicomotricisti. 

Una delle mie mansioni è quella di analizzare e contrattare sul luogo che verrà dedicato alle lezioni di yoga. Perché per loro che non sanno di che si tratta, va bene lo sgabuzzino delle scope, o l'atrio d'ingresso.
A fatica sono riuscita quest'anno (il terzo anno consecutivo) a convincere le maestre che invece di fare lezione in aula, dove 24 bambini riescono a stare seduti comodi, ma non a muoversi liberamente, sarebbe stato meglio utilizzare l'enorme dormitorio. Loro usano le brandine di plastica impilabili: lo capisco che è più comodo piazzarle lì il 10 settembre e ritirarle il 30 giugno, ma si tratta solo di un giorno la settimana e per poche settimane.
Le operatrici non erano d'accordo. Una ha il mal di schiena, l'altra ha troppe altre mansioni da svolgere, l'altra ancora ha il dono di rendersi invisibile... dunque in queste settimane sono stata io sgomberare dalle brandine metà del dormitorio.

Solo all'ultima lezione, la maestra lo ha capito, perché mi ha visto.
Si è fermata e mi ha chiesto: "Ma te le stai togliendo tu le brandine? Ma lì ci sono le operatrici, non potevi chiederlo a loro?"
Le operatrici erano lì, mi vedevano ma non intervenivano.
"Maestra - ho risposto - ho la faccia di una che va lì a chiedere esplicitamente ad un'operatrice impegnatissima nel prendersi il caffè di aiutarmi a spostare quattro brandine da 20 grammi ciascuna?"

Non è un lavoro pesante, lo faccio e basta.

22/02/26

La madeleine delle parole

Sto seguendo un seminario di formazione su una particolare tecnica di rilassamento che voglio introdurre nelle mie lezioni di yoga per gli adulti.
Questo tipo di rilassamento ce lo faceva fare la mia prima insegnante di yoga, quando stavo ancora a Bagheria, ed è proprio a lei che avevo chiesto consiglio e mi ha suggerito di frequentare lo stesso corso che aveva seguito lei.

E' stata un'emozione profonda risentire le stesse parole, le stelle espressioni, lo stesso lessico. E' un metodo, e come tale viene proposto in un modo ben definito, ovviamente con quelle inevitabili variazioni individuali che poi ciascuno apporta in base alle proprie competenze altre, esperienze ecc, ma... c'era proprio lei. Con un'altra forma e un'altra voce, ma quando abbiamo fatto la prima pratica di prova e l'insegnante ha iniziato a parlare... ecco, io ho sentito la mia maestra.

21/02/26

I ritardatari

Sarà anche vero che io ho l'ansia, e sono accelerata e iperattiva.
Sarà anche vero che dovrei imparare a stare più al mio passo, senza forzarmi sempre.
Sarà anche vero che devo imparare a non pretendere di avere il controllo su tutto.
Sarà anche vero che la vita ci fa cimentare in sfide utili per la nostra evoluzione.

Ma io i ritardatari non li sopporto.

Se ci diamo appuntamento alle 7, mi dà fastidio che alle 6.30 mi dici che sei in ritardo e che ci vediamo alle 7.15.
E me ne dà ancora di più se alle 7.09 mi scrivi che ti sei accorta di aver dimenticato a casa gli occhiali e stai tornando indietro.

20/02/26

Cose da non dire a un'insegnante di yoga #17

"No, tanto io gli addominali non li faccio", rispondendo alla mia domanda se fossero stanchi.

19/02/26

E' inglese?

 Ci sono tre parole difficili che insegno ai bambini che fanno yoga con me: la prima è l'ossicino rotondo che abbiamo alla caviglia e che si chiama "malleolo", la seconda è l'osso piatto che c'è sopra il ginocchio che si chiama "rotula", la terza è il dietro delle ginocchia che si chiama "cavo popliteo".

Il malleolo lo imparano quasi facilmente. A volte lo chiamano "mallone", oppure "malletto", ma molti di loro lo imparano entro la quarta lezione, e poi non solo non lo dimenticano, ma lo insegnano anche alle famiglie.

La rotula è più facile. Si ricordano che si chiama così perché è simile a una piccola ruota, infatti spesso la chiamano "rotella".

Il cavo popliteo è più complicato, sono due parole, una molto semplice ma fuorviante, l'altra proprio difficile. Allora glielo spiego che "cavo" in italiano significa "vuoto" (lo sentite con le dita che è tutto morbido, come se - appunto - fosse vuoto?) e spiego anche che il "cavo" inteso come filo di alimentazione, si chiama così proprio perché è vuoto, perché il vero cavo è il rivestimento esterno di gomma, poi dentro ci passano i fili di rame, la fibra ottica ecc. Quante cose complicate si imparano a yoga!
La parola "popliteo" invece possono solo memorizzarla e basta, se ci riescono. E ogni tanto sì, ci riescono, ma poi qualcuno mi chiede se, visto che "cavo" è italiano, "popliteo" non sia inglese.

18/02/26

Percezioni diverse

Il Capitano ed io ci scriviamo spesso delle lettere.
Lettere di carta, di quelle vere, all'antica, scritte con penne stilografiche e inchiostri colorati.
Lui è molto più bravo di me a scrivere, sia sul piano grafico che espressivo-concettuale.
Io sono una pasticciona anche in quel campo.

Per lo scorso San Valentino ci siamo scambiati due lettere e, curiosamente, io mi sono sentita molto ispirata. Dico "curiosamente" perché da un po' di tempo sento di non avere più parole. Parlo, parlo, parlo, ma non ho più parole.
Ero ispirata, quindi, al punto che pensavo che invece della lettera sarebbe venuta fuori addirittura una poesia. Ciò che è venuto fuori, invece, è stato un video, registrato mentre ero sfattissima, in macchina, tra una lezione e l'altra, nel quale gli leggevo la lettera.
Questa cosa ha fatto in modo che io potessi riascoltare le mie parole. In genere quando gli scrivo una lettera nemmeno la rileggo prima di dargliela, invece questa volta ho potuto anche riascoltarla dopo aver ricevuto e letto la sua.

Ne è uscita un'analisi di quanto sia differente il nostro modo di esprimerci l'amore reciproco.
Io ho puntato l'attenzione sul "ti amo e mi faccio bastare quello che riusciamo a fare", lui invece sul "ti amo e sento il bisogno di averne di più".
Due punti di vista completamente opposti.

Gliene ho parlato.
Gli ho parlato di come nelle mie lettere io cerchi sempre di essere rassicurante sul fatto che anche se ci vediamo poco, anche se ogni tanto abbiamo qualche divergenza di opinioni, il mio amore non cambia. E lui mi ha risposto che anche lui nelle sue lettere cerca di rassicurarmi sul fatto che mi vuole, che vuole stare con me sempre di più perché gli sembra che io abbia paura che lui prima o poi smetta.
È vero.
Alla fine abbiamo capito che entrambi, nelle nostre lettere, cerchiamo di rassicurare l'altro su quelli che sappiamo o crediamo essere i suoi punti di insicurezza.

Mi sembra sia una cosa molto bella.

17/02/26

E' passato un mese

E' un mese che te ne sei andato. Stavolta per sempre.

Non riesco nemmeno a odiarti, nemmeno questa volta. Probabilmente non avresti voluto andartene così presto. Violando inevitabilmente la tua privacy, abbiamo scoperto che avevi progetti per il futuro, bei progetti. Non li porterai a compimento, a quanto pare non era il tuo destino farlo, ma di sicuro non volevi morire così presto.
E adesso che te ne sei andato, probabilmente non ti importa più niente dei tuoi progetti, e nemmeno di tutti problemi che ci toccherà affrontare.

Sono incazzata nera, ma con chi?

Quando sono arrivata a casa tua e ti ho visto lì, dentro la bara, ho pensato "Che coglione", ma che colpa ne hai? Nessuna. E allora con chi me la posso prendere? Con l'Universo? Con Dio? Sai che gliene frega di un essere infinitamente microscopico me me, sai che gliene frega della mia rabbia, o della fatica che faccio e continuerò a fare per mantenere l'equilibrio anche dopo questa sciabolata che ha tagliato una corda - l'ennesima - che regge il traballante ponte tibetano su cui sto camminando?

Non è colpa tua. Io mi sto perdendo, ma non è colpa tua.

Forse c'era qualcosa ancora che avrei potuto dirti da vivo, al posto di tutte le invettive che ti rivolgo da morto. Forse c'era anche qualcosa che avrei voluto sentirti dire da vivo, che non mi dirai mai. Ma adesso, pensarci adesso, a che serve? Qual è il senso?
Non c'è un senso. Come non c'è un senso umanamente comprensibile a tutto quello che è successo e che sta succedendo e che ancora deve succedere.

Secondo la mia tradizione, dovresti trovarti ancora nel parcheggio delle anime, a fare la necessaria manutenzione prima di ritornare su questa terra. Sai qual è la cosa bella? Che io ci credo e che da oggi in poi comincerò a cercarti tra i bambini con cui avrò a che fare, perché tu tornerai - oh, se tornerai! - e ci incontreremo di nuovo - oh, se ci incontreremo! - e voglio solo riconoscerti.
Per prendermi cura di te come non sono probabilmente riuscita a fare quando stavamo insieme.

Ti riconoscerò, perché sarai il più stronzo tra gli stronzi, anche a 3 anni.

Preparati bene prima di ritornare, perché non te ne farò passare liscia nemmeno una.

15/02/26

Senza parole

Ho messo il blog privato.
Non ho più parole da pubblicare, ma solo da scrivere.
Continuerò a scrivere e pubblicare, ma nessun altro leggerà a parte me.

14/02/26

Senza voce

Era successo due o tre anni fa, quando ancora facevo lezione coi mocciosi tutte le domeniche.
Ero esausta, lavoravo praticamente 7 giorni su 7 e proprio durante una lezione coi mocciosi da 2 a 4 anni sono crollata. Durante il canto del mantra la voce non mi ha più accompagnato, tremava, stentava. Se n'è accorta persino la ragazza che mi ascoltava da fuori mentre stava alla cassa.

Da allora non ho più cantato. Non in quella struttura.

Oggi ho fatto l'errore di rifarlo. E' la giornata dell'amore per eccellenza e come celebrarlo meglio del canto di un mantra che significa "Tutto è infinito amore"?
L'ho fatto, ma con difficoltà. Dev'essere il luogo. Mi sono ricordata subito di quella volta ed ho fatto una fatica enorme.

Mai più.

13/02/26

Le coppiette

Forse è più che una stranezza, forse è più che una bizzarria, forse rasenta la patologia psichiatrica, ma a me piace osservare da lontano le coppiette.
Non di certo durante le smancerie, ci mancherebbe! Ma quando sono fermi al semaforo pedonale, oppure guardano una vetrina, o si scattano un selfie con lo sfondo di piazza Castello.
Li trovo generalmente teneri, spesso imbarazzati, a volte visibilmente vergognosi nel chiedere a un passante di fare loro una foto migliore.
E magari il passante sono io.
E alla fine mi commuovo.

Non è solo una bizzarria, è evidente.

12/02/26

De cuius

L'avvocata che mi segue per la successione mi ricorda tanto Snoopy quando fa l'avvocato.


Si riferisce a Schroeder morto come "il de cuius".

"Mi può mandare la scansione della carta d'identità del de cuius?"
"Serve che sua figlia maggiorenne compili il modulo in cui si dichiara erede del de cuius"
"Dovremo fare il sopralluogo a casa del de cuius insieme al cancelliere"
E via così...

Lui ne sta ridendo maledettamente, lo so.

Inauguro, in questo modo, una nuova categoria. De cuius.

11/02/26

Il fisichino

Sono successe tre cose.
La prima è che mi sono accorta di avere dei bicipiti tonicissimi durante un esercizio specifico che faccio per allenarli. Mi sono quasi fatta paura da sola, perché normalmente non mi vedo le braccia particolarmente muscolose.

La seconda è che mi viene troppo facile l'esercizio per gli addominali che propongo agli allievi. Ok, ovviamente io lo faccio 4 volte la settimana, loro in genere una, e allora me lo sono reso più difficile, tanto loro non mi guardano mentre lo fanno e non se ne accorgono. Da qualche giorno trovo troppo leggero anche quello di secondo livello.

La terza è una frase che mi ha detto una mia allieva mentre io decantavo la validità sul piano fisico dello yoga aereo. Ho detto: "Io pratico yoga da 14 anni e fly solo da 4, ma come si è rinforzato il mio corpo in questi 4 anni non è lontanamente paragonabile ai 10 anni precedenti di yoga, nonostante io praticassi anche yoga dinamico e più intenso del classico Hatha".
"E infatti io che ti conosco da almeno 6 anni" ha detto l'altra allieva "posso dire che negli ultimi tempi ti sei fatta un fisichino che non avevi minimamente negli anni scorsi. Flessibile lo sei sempre stata, ma adesso sei anche proprio forte".

Mi sono fatta il fisichino.
Ed è tutto naturale: tutto frutto di sudore e lacrime.
Adesso non sono solo flessibile, ma anche forte.
E tutto questo nonostante sia vegetariana.

Dovrei ricordarmene più spesso.

10/02/26

Le due cose

Le due cose che, in questo periodo, mi infastidiscono più di tutto sono:
1) la domanda "come stai?"
2) la frase " ricordati che non sei sola"

Mi infastidiscono perché:
1) è una domanda del ca##o la quale risposta sincera non assomiglia a quella che l'interlocutore si aspetta, quindi mi butto sulla risposta di circostanza 
2) io sono da sola, e lo sono per davvero e in maniera ormai irreversibile, come solo la morte può essere irreversibile. Ho tante persone accanto e intorno che mi sostengono più o meno concretamente e tutto il resto, ma io SONO da sola, oggi più che mai.

Io me lo chiedo spesso che razza di persona devo essere stata in passato, per dover scontare tutto questo.

09/02/26

La maestra della maestra

Mi ha fatto un certo effetto assistere una delle mie formatrici "storiche" nel formare nuove leve dello yoga per bambini.
Io mi sono imbucata alla lezione solo per presentarmi alle allieve, presentare la mia associazione e invitarla a contattarmi nel caso in cui volessero spendersi nei progetti nelle scuole di Torino e dintorni, invece mi sono ritrovata a mostrare esercizi ed asana, raccontare aneddoti di "vita sul campo", rispondere a domande e curiosità varie.

E' stato bello. Stancante, ma emozionante. 
E ricevere il ringraziamento e l'approvazione della mia "maestra" mi ha dato ancora più entusiasmo, al punto che alla lezione di stamattina coi bambini della primaria ho riesumato alcuni esercizi che non ricordavo nemmeno più.

06/02/26

Cassandra

Da tre anni frequento un corso dilettantistico di teatro. Ho sempre amato lo spettacolo e sono naturalmente "istrionica" nel mio modo di essere, quindi sono anche abbastanza portata.

Fin dalle prime lezioni il professore mi ha espressa la sua stima. Gli faccio sempre rizzare i capelli con la mia dizione ("I verbi hanno sempre la E chiusa, si dice "cadére", liberati da queste sicilianate!"), ma gli piacciono le mie interpretazioni.
In queste settimane abbiamo interpretato alcuni monologhi da "Le Troiane" di Euripide, ed io ho preparato il primo monologo di Cassandra.
Quando ho concluso la mia piccola esibizione, lui mi ha guardato in silenzio, con un sorriso orgoglioso: "L'hai fatta esattamente come l'ho sempre immaginata", mi ha detto.
"Bène", ho risposto io
"Béne", mi ha corretto lui, pentendosi del complimento che aveva appena fatto.

05/02/26

La nebbia

Stamattina sono uscita prestissimo, come non mi succedeva da tempo, e sono andata in direzione sud-est di Torino, laddove c'è spazio aperto, fiumi, la collina e i relativi boschi.
Ho (non) visto la nebbia, come non mi succedeva da tempo.

No, non mi ci abituerò mai.

Mi sto abituando a tutto, al freddo, al cielo grigio, all'inquinamento, alla mancanza del mare, al buio presto in autunno e il sole tardi in estate, ma alla nebbia no. Mai.

Capivo che ero ancora sulla giusta traiettoria della strada solo perché vedevo la luce rossa o verde del semaforo.

No, non mi ci abituerò mai.

04/02/26

Perché non ti registri?

Vociare di bambini alla fine della lezione alla scuola dell'infanzia. La maestra mi chiede qualcosa, ma io sento solo "quanti anni".
"Otto anni" rispondo a quella che suppongo sia la domanda sul mio trasferimento a Torino.
"Da quando ne avevi otto?" ribatte lei ammirata.
Ci avviciniamo, ci sentiamo meglio. "No, io mi sono trasferita nel 2017"
Mi guarda inizialmente spaesata, poi capisce che non ho capito: "Ti chiedevo da quanti anni canti".

Ah.

Resto spiazzata dalla domanda, lei lo nota e incalza "Perché sei bravissima, hai una voce bellissima"
La ringrazio, come faccio sempre, mascherando un briciolo di irritazione, come faccio sempre, perché se di 50 minuti di lezione quello che hai notato di più è solo la mia voce che canta abbiamo un problema e, vedendolo dal mio punto di vista, è enorme.

"Secondo me dovresti fare qualcosa"
(Fare qualcosa...?)
"Contattare qualcuno"
(...i pompieri? uno psichiatra? il ministro dell'istruzione?)

Continuo a sorridere e taglio corto: "Va bene, ma tanto il mio lavoro è un altro..."
E sembra finita lì, quando sopraggiunge l'altra maestra, dopo aver portato i bambini fuori dall'aula, che rincara la dose: "Sì, magari potresti solo fare delle registrazioni, così si può diffondere meglio il tuo canto".
Continuo a sorridere che sembro in una sessione intensiva di workout dei muscoli zigomatici.
"Non mi serve diffondere registrazioni del kiirtan (il cosiddetto "canto" NdR), ce ne sono migliaia in versioni migliori del mio. Io preferisco portare ai bambini la tradizione orale del canto, quella che ha diffuso la musica per millenni. Io canto, loro ascoltano, imparano e ripetono. E poi magari insegnano agli altri. Preferisco così, lo trovo più poetico"

Io in quella scuola non ci volevo andare. 

03/02/26

La deviazione

A Torino abito in una zona dove da parecchi mesi e per ancora parecchio tempo si svolgono dei lavori stradali. Un quartiere-cantiere a tempo indeterminato.
I percorsi degli autobus sono costretti a seguire gli sbalzi d'umore dei direttori dei lavori, e allora talvolta deviano da una parte, talvolta da un'altra... 
Oggi ho preso un autobus che solitamente non riesco a prendere perché è di quelli che fanno poche corse solo in orario per i lavoratori e, nonostante abbia ben scritta la destinazione sull'insegna luminosa, la gente non si fida a prenderlo, dunque lo trovo comodo e poco affollato.

Però oggi il guidatore era uno nuovo sulla linea e, quando si è trovato costretto a uscire dalla famigerata rotatoria della piazza-cantiere su una strada che non è quella del percorso canonico, si è fermato e ha chiesto ai passeggeri: "Qualcuno conosce il percorso della deviazione?"
Ovviamo lo conoscevano tutti e non ha faticato a trovare 3 operai che gli si sono messi accanto e lo hanno guidato gira a destra, gira a sinistra ecc.

Però mi ha colpito molto la serenità con cui si è svolto il tutto. Lui che non ha avuto paura né vergogna ad ammettere che non conosceva il nuovo percorso, e i passeggeri che non si sono lamentati, anzi si sono prodigati ad aiutarlo.

A volte succedono cose che mi fanno tornare ad avere fiducia nel genere umano.

02/02/26

Con le buone

Stampante infame, per te solo le lame.


La mia stampante ha un problema, anzi due: 
1) la butterei volentieri giù dal balcone
2) quando deve stampare fronte/retro, al momento del retro si accartoccia sempre il primo foglio mandando a monte tutta la stampa e - conseguentemente - facendomi consumare intere foreste di carta.

Il problema è la carta su cui ha già stampato, perché è tiepidina e leggermente arrotolata. Sì, potrebbe essere un problema di umidità nell'aria che fa in modo che al primo passaggio in stampante vada tutto bene, ma poi il calore la fa leggermente arrotolare, e i sensori la vedono e non la vedono e fanno casino.

Pure la stampante è problematica in questa casa.

Ma deve ancora nascere la stampante che mi mette davvero in crisi. Io sono una donna d'altri tempi, io e mio nonno riempivamo le cartucce originali della sua inkjet con gli inchiostri di quelle compatibili sapientemente estratti e infusi con una siringona degli anni '50. Sniffo polvere di toner per curarmi l'asma, io. 
No, non è vero, la cosa del toner non è vera, però che mio nonno refillava le cartucce della sua Lexmark sì (con una siringona che aveva un ago robustissimo e indeformabile, perché non era usa e getta, ma sterilizzabile).
Mi sono ingegnata, quindi, ed ho trovato in due coltelli gli oggetti della lunghezza giusta e del peso giusto per far stare dritto il lembo iniziale della carta e non urtare la suscettibile sensibilità dei sensori.

Schroeder impazziva quando facevo queste cose, mi diceva che ero la McGiver tra le casalinghe di Bagheria. 
All'epoca ne andavo fiera. Adesso anche, però, oltre la soddisfazione, c'è un retrogusto di amarezza e nodo in gola.


30/01/26

Vieni con me

Pago la spesa alla cassa del supermercato e faccio per uscire quando il tizio che sta sistemando il reparto agroalimentare si avvicina verso la cassa e, mostrando una pianta, urla alla cassiera: "Mary, ma come si chiama questa?".
Io, che sono proprio accanto a lui, gli rispondo: "Ortensia".
Mi guarda e mi fa: "Vieni con me".

Quindi passo i seguenti tre minuti ad aiutarlo ad accoppiare le piante sugli scaffali con i cartelli con su scritto nome e prezzo.
Alla fine mi ha ringraziato dicendomi che gli avevo salvato la giornata lavorativa, però almeno la piantina di basilico me la poteva regalare ;-P

27/01/26

Ricostruirsi

Piano piano, un giorno alla volta, stiamo provando a ricostruirci.
Inutile fingere che tutto sia normale, nulla più lo è né lo sarà. Lo masticheremo, ci sforzeremo di ingoiarlo e digerirlo, ma nulla sarà mai più com'era prima: troppo grande è il cambiamento. E non voglio nemmeno provare ad esprimere un giudizio sul sentire, sulle emozioni, sugli stati d'animo. 
Semplicemente, è tutto diverso da prima.

21/01/26

Grazie

Io non lo so se è mai esistito un momento in cui io abbia mai immaginato di scrivere questo post. Credo di no.
Che non saremmo invecchiati insieme, era ovvio. Che non saremmo invecchiati contemporaneamente, no, non me l'aspettavo proprio.

E' morto Schroeder, il mio ex marito.

E' morto di una morte improvvisa e inaspettata, a soli 53 anni, anche se non penso che esista un'età "giusta" per morire. Anche di ultraottantenni ho sentito dire: "Eppure ancora un po' poteva stare", e se si sforavano i 90: "Che peccato, magari ci arrivava a 100".
No, non esiste un'età giusta per morire, né un'età giusta per restare senza padre, eppure alle mie figlie è successo così. Forse nemmeno per restare vedova, che anche se "tecnicamente" io non lo sono, un po' mi ci sento.

Sono stata a Palermo, in questi giorni, con un senso di angoscia e paura per il futuro: paura concreta, perché non posso negare che il mio ex marito ha sempre provveduto a tutti i bisogni delle nostre figlie, ma soprattutto paura di quello che sarà, di quello che sentiremo e penseremo e proveremo, da oggi in poi, nella consapevolezza della sua assenza. Irreversibile.

Poi sono stata tanto arrabbiata senza nemmeno sapere con chi prendermela, e alla fine - immergendomi nelle parole e negli sguardi di chi lo ha conosciuto, frequentato e amato dopo la nostra separazione - ho avuto chiaro quello che sospettavo già da tempo: noi due non eravamo fatti per stare insieme. Probabilmente nei grovigli degli intrecci del disegno dell'Universo, lui ed io dovevamo incontrarci solo per fondere i nostri patrimoni genetici e dare al mondo quei due gioielli delle nostre figlie. Non ero io la donna che poteva permettergli di esprimere appieno il suo amore, così come - probabilmente - non lo era lui per me. 

Credo di avere definitivamente fatto pace con lui e, nonostante tutto quello che è stato, non posso fare altro che ringraziare l'Universo per averlo fatto passare nella mia vita.

14/01/26

Gara di stranezza

Di solito sono io quella più "strana" sui mezzi pubblici che prendo per andare a lavoro: chitarra in spalla, zaino trolley e bustona gigante con i tappetini per lo yoga.

Oggi, però, è salito un tizio che teneva sottobraccio, libera, senza nessuna scatola, custodia o protezione di nessun tipo, una TV da almeno 25 pollici, al punto che riusciva a stento a reggerla con la mano.

Mi ha scalzato dal podio senza nemmeno pensarci.

13/01/26

Che paura

"Che paura!" risponde Angelica quando le chiedo come le sia andata la giornata. Poi aggiusta subito il tiro: "Nel senso che di solito guardo dentro l'officina del carrozziere che c'è sotto casa quando ci passo davanti, per controllare se stanno portando fuori qualche macchina, e oggi mentre camminavo sul marciapiede tornando da scuola, ho guardato e ci ho visto dentro la nostra macchina, e mi sono spaventata! Sono anche tornata indietro per vedere se la targa era proprio quella nostra, e poi mi sono ricordata che avevi detto che gliel'avresti lasciata".

Ecco, figlia mia, tu ti sei spaventata quando l'hai vista. Io mi ero già spaventata qualche ora prima, quando mi ha fatto il preventivo.

12/01/26

Cose da non dire a un'insegnante di yoga #16

Rispondere: "Sì, in effetti da qualche giorno non mi sentivo bene, sono stata influenzata ed ho avuto anche l'otite" quando, durante la lezione di yoga aereo, l'insegnante ti vede pallida e ti chiede se ti senti bene dopo essere stata appesa a testa in giù.

(Morirò senza sapere davvero cosa passa per la testa della gente quando, dopo aver elencato tutte le eventuali controindicazioni dello yoga fly, mi rispondono che sì, va bene, non hanno nessun problema)

10/01/26

Il papà di Alice

Lezione coi "mocciosi" dai 2 ai 4 anni, in coppia con un genitore: più frequentemente le mamme, ma spesso anche con i papà; presenti ho 5 mamme e 2 papà. 
A un certo punto dico: "Adesso torniamo sul tappetino e ci sediamo accanto a mamma o papà". Mi mantengo sempre sul generico e inclusivo.
Alice, 2 anni e mezzo, replica "Ma io non ce l'ho un papà!". Le sorrido e le rispondo che può sedersi accanto alla mamma.

Questa è la terza lezione a cui partecipa, ed è venuta sempre e solo con la mamma. 
La mamma è giovane, ma non giovanissima, e la bambina è praticamente la sua fotocopia. Escludo l'adozione. Forse è una ragazza madre? Durante il resto della lezione mi accorgo che porta un anello all'anulare sinistro, ma non è una fede nuziale. Forse il padre di Alice è morto?

Non so perché continuo a farmi quelle domande, ma il problema è che io ci tengo ad essere il più possibile inclusiva, ma anche a evitare di incappare in involontarie gaffe. Mi rendo conto che, contrariamente a come facevo gli anni passati, ultimamente non chiedo più alle famiglie di dirmi se ci sono situazioni della vita dei bimbi che sarebbe meglio io sapessi, e non certamente perché voglio farmi i fatti loro, ma soltanto perché vorrei sapere prima se ci sono tematiche che devo stare attenta a toccare, approcci che è preferibile calibrare, parole che potrebbero fare male ecc.

Finisce la lezione, loro si rivestono ed io mi raccolgo le mie cose.
E tra gli altri, ecco sbucare dalla porta il papà di Alice.

Lei non ce l'aveva il papà, nel senso che non era presente in quel momento.

Ho passato il resto della giornata a chiedermi perché mi ostino a cercare di capire e farmi i film, quando potrei semplicemente lasciar correre e prendere quello che viene.

09/01/26

La maestra della scuola dell'infanzia

La maestra di scuola dell'infanzia è, generalmente, una donna di mezza età che impiega buona parte del tempo che trascorre sveglia nel guidare un trenino di bambini dalla classe al bagno, al refettorio, al cortile, al dormitorio, alla palestrina ecc. intonando "Questa è la danza del serpente che scende giù dai monti...".

La maestra di scuola dell'infanzia ha lo sguardo spento, la voce stanca, il passo pesante.
Non ha ancora trovato "quel pezzettin del suo codin", e chissà se mai lo troverà.

08/01/26

Speriamo che sia l'ultima

Inizia tutto con il rumore di ferraglia. Strumenti medici in acciaio che tintinnano tra loro mentre vengono portati in sala dentro un vassoietto. Chissà perché usano ancora l'acciaio, il duro e gelido acciaio. Forse perché si sterilizza facilmente.
Poi vedo la confezione, che mi sembra ancora più lunga delle precedenti.
Mi spoglio, mi siedo sulla poltrona ginecologica, poggio le gambe sui supporti e aspetto. Sono tranquilla. 
La dottoressa è sempre di poche parole e pochissimi sorrisi, ma è brava e gentile.
Mi anticipa solo rapidamente cosa sta per fare. 
Io mi stringo le mani e restare morbida e rilassata e continuo a chiedermi perché usino ancora gli strumenti di acciaio, duri e gelidi. 
Mi sforzo di stringermi le mani, resisto al desiderio di chiudere le gambe, di sottrarmi, di piangere, urlare e scappare via da lì.
La vivo sempre come una violazione, è una mia debolezza. Quando sento entrare l'aria fredda laddove la natura non ha previsto che ci fosse aria fredda, ecco, io mi sento violata.
"L'ho tolta" dice lei.
Stavolta non l'ho sentita uscire. Ricordo che la prima volta l'avevo sentita così chiaramente che mi era sembrato di visualizzarla dietro gli occhi chiusi.
Poi sento che apre la scatola, strappa la pellicola. Il peggio sta per iniziare.
Stavolta non è freddo. L'applicatore probabilmente è di plastica, ma io me lo sento arrivare alle tonsille.
La dottoressa è velocissima, sento i suoi movimenti rapidi e precisi e la fitta acuta di dolore, stavolta a sinistra.
"Abbiamo finito. Tutto bene?".
"È sempre un'esperienza intensa", le rispondo facendo un respiro libero.

Ho sostituito la spirale. Questa è la quarta della mia vita, stavolta durerà 5 anni e mi auguro davvero che sia l'ultima.

07/01/26

L'illusione del braccialetto

Nell'agosto del 2020, mio fratello mi ha regalato uno dei braccialetti portafortuna di cotone intrecciato che vengono venduti in giro da ambulanti di tutte le forme e i colori.
Eravamo seduti a un tavolo all'aperto e bevevamo per festeggiare mia cognata che aveva vinto il concorso all'università e me che avevo avuto la botta di coraggio di prendere in gestione la ludoteca.
E' passato questo ragazzo e mio fratello gli ha comprato tre braccialetti, uno per sé, uno per mia cognata e uno per me. Io l'ho scelto di colore giallo, tradizionalmente il colore dell'oro, esprimendo il desiderio di sicurezza e stabilità economica. La tradizione vuole che il desiderio si esaudisca nel momento in cui il braccialetto si rompe.

Il braccialetto di mia cognata si è rotto (credo) dopo 3 anni, quello di mio fratello pochi mesi dopo, il mio ha resistito ancora a lungo.
Dentro di me di scherzavo su: lo guardavo pensando che evidentemente la stabilità economica non mi sarebbe mai appartenuta in questa vita.

Ieri mattina ero convinta che fossero già stati estratti i biglietti della lotteria.
Io un biglietto lo compro ogni anno, per tradizione, perché mia nonna lo faceva e mi diceva sempre che se non la lasci la porta aperta alla fortuna, quella non ti può arrivare mai.
Ieri ho cercato sui siti, ma ho scoperto l'estrazione sarebbe stata di sera. Ho pensato che mi ero bruciata anche quest'anno, perché il mio rituale scaramantico prevede che dopo averlo comprato il biglietto, io lo nasconda e me ne dimentichi fino a dopo l'estrazione.
Poi stamattina scopro che alcuni biglietti vincenti sono stati venduti a Torino. Me la prendo comoda, con la trepidazione del controllare e lo spettro della delusione - l'ennesima - che mi alitava già sul collo. Mi dico che no, non avrei controllato subito, invece ho controllato e in effetti uno dei premi minori è andato a un biglietto venduto a Torino della stessa serie di quello mio, ma comunque mi impongo di non controllare.

Però, mentre vestendomi mi tolgo la maglia del pigiama, sento che si stacca il famigerato braccialetto di cotone. Lo cerco, non è più al polso. Lo trovo dentro la manica della maglia. Dopo più di 5 anni e mezzo.
"Ok" gli dico guardandolo "adesso stai creando aspettativa".
Lo incollo semplicemente sul mio diario - se la merita l'imperitura memoria - e basta. 

Esco, faccio le mie cose fuori casa, torno, chiacchiero con Matilde, pranzo, lavo i piatti e proprio mentre lavo i piatti, e mi ricordo dunque che il braccialetto non c'è più, e mi dico che forse sarebbe il caso di controllare il biglietto della lotteria.
Prendo il pc, lo accendo, apro il sito, inserisco serie e numero e niente. Il responso è quasi istantaneo. Non ho vinto.

Evidentemente il braccialetto si è rotto non perché il mio desiderio di stabilità economica era stato esaudito, ma perché ci ha perso la speranza pure lui.

06/01/26

Soluzioni del presente

Mi capita, a volte, di prendere decisioni che so già che pagherò, ma perseguo ugualmente nella scelta dicendomi: "Per ora lo faccio, poi sarà un problema per la me del futuro".
Il guaio è che, a un certo punto, la "me del futuro" diventa la "me del presente" che vorrebbe poter tornare indietro dalla "me del passato" a dirgliene quattro.

Un mese fa, la "me del passato" ha deciso di buttare via gli scatoloni dove conservavamo l'albero di Natale e gli addobbi. Erano due scatole ormai rotte e rattoppate decine di volte, era più lo scotch che il cartone, puzzavano di umidità di tutte le soffitte e tutte le cantine dove le avevamo conservate negli anni; è stato quasi un gesto di pietà. 
La "me del passato" non aveva, però, un sostituto già a portata di mano, e fantasticava su infinite nuove risorse materiali e immateriali che sarebbero arrivate nella sua vita entro un mese.
La "me del presente" deve contraddirla.

Ecco, dunque, i pezzi di cadavere impacchettati alla bell'e meglio che i vicini ci hanno visto portare giù in cantina.



05/01/26

Il ritorno

E' stato proprio nell'esatto momento in cui, appena entrate in autostrada, ho detto alle ragazze che questa volta mi sembrava meno dolorosa, che sono scoppiata a piangere.

Lo scorso anno era andata molto peggio, piangevo all'idea di dovermene andare ancora prima di essere davvero andata. Durante l'anno ci ho un po' lavorato, ho analizzato questa tristezza, questo dolore, ci ho scoperto dentro la rabbia - la rabbia di che? non è ancora dato saperlo, ma per esperienza io mi arrabbio quando le cose non vanno come voglio - e sicuramente questa volta era andata meglio.
Però il dolore resta, la tristezza c'è sempre. Non capisco se è causato dal lasciare il luogo o lasciare le persone, se è un senso di perdita o di rammarico per la constatazione di certe cose che non sono andate come io avrei voluto.

E poi c'è sempre quel senso di dissociazione dalla realtà, onnipresente e persistente.

Mi capita che quando sono a Torino mi sembra incredibile pensare che esista davvero Palermo, quando poi sono a Palermo mi sembra assurdo che esista Torino. Quando arrivo mi sembra di esserci sempre stata, eppure in nessuno dei due luoghi io mi sento a casa.
Non riconosco più i luoghi della mia infanzia e giovinezza, non è (più) casa mia. Ma nemmeno quando torno a Torino, a casa mia - ed è mia per davvero, me la sono comprata con sangue, sudore e lacrime e mai nessuno potrà buttarmi fuori da lì - mi sento davvero a casa, nel mio luogo. Anzi ogni tanto questa la casa la odio un po'; non è mai sollievo tornarci.

Comunque ci sono tornata, e ci resterò per sempre.