15/04/26
L'albero di Giuda
14/04/26
Capelli per le spalle
13/04/26
Sogno un mondo social
12/04/26
Essere gli ultimi
10/04/26
La psicomotricista di M.
09/04/26
I lampadari
07/04/26
L'altro lato della Luna
02/04/26
Bisogno di silenzio
01/04/26
Chi osa farlo
31/03/26
Crisi
30/03/26
In Sicilia col Capitano
Quando lo avevamo deciso c'erano tutti altri presupposti e contesti.
Due mesi prima della partenza eravamo pronti ad annullare tutto. Un mese prima sembrava che forse potevamo farlo. Lo abbiamo fatto.
Ho portato il Capitano a Palermo, nei miei luoghi, nella mia quotidianità quando sto in famiglia. Credo che più intimi di così non potremo mai essere.
E' stato bellissimo, è stato diverso, è stato facilissimo, naturale, spontaneo. E' stata una di quelle cose per cui mi chiedo se sarà mai possibile farlo davvero, ma poi - mentre le faccio - mi chiedo come fosse stato possibile non averlo mai fatto prima.
Non solo è un ottimo compagno di vita, il Capitano è anche un eccellente compagno di viaggio.
24/03/26
L'ego dell'insegnante
21/03/26
Ah, non era Lazzaro?
20/03/26
Un pomeriggio libero
19/03/26
Un giorno difficile
18/03/26
Le lacrime della maestra
17/03/26
Due mesi
16/03/26
Le mattine libere
15/03/26
Tu mi fai vivere
14/03/26
Cose da non dire a un'insegnante di yoga #18
"Ma sì dai, organizza un corso di yoga qui! Vedrai che veniamo tutti! Non importa se ti sembra che la struttura non sia consona, tu quando arrivi ti accendi due candele e fai l'atmosfera"
Prima gli ho chiesto se lui avesse mai fatto una lezione di yoga - di yoga vero intendo, non quello che immagini che sia lo yoga perché lo hai visto menzionato in qualche film - e poi gli ho risposto che forse aveva confuso lo yoga con le sedute spiritiche.
13/03/26
Ti ho sentita
12/03/26
Non doveva succedere
11/03/26
Mi manchi
10/03/26
Battute yogiche
09/03/26
Fonzie... chi?
Le osservo e capisco che non hanno capito. Glielo mostro: "Così, dovete cambiare la posizione della braccia e delle mani, e fare un po' come faceva Fonzie".
Allieva 1 di 40 anni e Allieva 2 di 37 anni sorridono e cambiano correttamente la posizione delle mani.
Allieva 3 di 27 anni: "Eh? Come faceva chi?"
Mi veniva da fare un crossover, mettere su il broncio e chiederle "Che cavolo stai dicendo Allieva 3"
07/03/26
I ritardatari
05/03/26
La coltellata
04/03/26
Reminder
03/03/26
Nuovo primato
02/03/26
Mi batte il cuore
01/03/26
Sciare
28/02/26
Sulla neve
27/02/26
Lady Macbeth
Seguo un corso di teatro e quest'anno il saggio conclusivo è un testo di Giovanni Arpino che si intitola "Le bambinacce".
E' una carrellata di personaggi femminili della storia (veri e inventati) che parlano liberamente, esprimendo davvero i loro pensieri e commentando ironicamente le situazioni in cui gli autori o la storia stessa li hanno invischiati.
Io sarò Lady Macbeth, che AMO letteralmente. Una donna così maledettamente umana. La sua storia vorrebbe giustificarla tirando in ballo magia, stregoneria e altre sciocchezze, ma in realtà lei è umana: è la sua ambizione umana che convince il marito a uccidere il Re.
E siccome probabilmente questo sarà il mio ultimo anno, voglio davvero finire con il botto: sto studiando un effetto speciale per farmi gocciolare il sangue dalle mani.
Dovevo fare l'attrice, io.
26/02/26
Le giornate pesanti
Le giornate pesanti prevedono scocciature che si susseguono.
Cose leggere, eh! Mica cose gravi! Ma scocciature: ad esempio tua figlia che ti chiama per chiederti di andarla a prendere a scuola perché sta male, oppure il proprietario della tua ludoteca che - incurante degli accordi con l'ex proprietaria - ti chiede cose inopportune sul canone di affitto. Poi ci sono le cose pesanti, anche, tipo una telefonata di quasi un'ora con tua cognata, in cui ti accorgi che a distanza di un mese e mezzo il dolore di tutti è ancora l'unica cosa viva che rimane.
E nel frattempo poi c'è comunque la quotidianità, fatta di va e vieni dal centro yoga, e di lezioni da preparare, e la casa, la lavatrice, la cena, la gatta.
Le giornate pesanti le riconosci da subito. Di solito iniziano con qualcosa di bello, che serve a dare la forza, a prendere la rincorsa, a fare scorta di benessere per affrontare tutto il resto.
Il mio "qualcosa di bello" è andare dal Capitano al mattino prestissimo e svegliarlo, e fare colazione insieme, e iniziare insieme le rispettive giornate pesanti.
25/02/26
24/02/26
E' ancora presto
23/02/26
La mia faccia
22/02/26
La madeleine delle parole
21/02/26
I ritardatari
Sarà anche vero che io ho l'ansia, e sono accelerata e iperattiva.
Sarà anche vero che dovrei imparare a stare più al mio passo, senza forzarmi sempre.
Sarà anche vero che devo imparare a non pretendere di avere il controllo su tutto.
Sarà anche vero che la vita ci fa cimentare in sfide utili per la nostra evoluzione.
Ma io i ritardatari non li sopporto.
Se ci diamo appuntamento alle 7, mi dà fastidio che alle 6.30 mi dici che sei in ritardo e che ci vediamo alle 7.15.
E me ne dà ancora di più se alle 7.09 mi scrivi che ti sei accorta di aver dimenticato a casa gli occhiali e stai tornando indietro.
20/02/26
Cose da non dire a un'insegnante di yoga #17
19/02/26
E' inglese?
Ci sono tre parole difficili che insegno ai bambini che fanno yoga con me: la prima è l'ossicino rotondo che abbiamo alla caviglia e che si chiama "malleolo", la seconda è l'osso piatto che c'è sopra il ginocchio che si chiama "rotula", la terza è il dietro delle ginocchia che si chiama "cavo popliteo".
Il malleolo lo imparano quasi facilmente. A volte lo chiamano "mallone", oppure "malletto", ma molti di loro lo imparano entro la quarta lezione, e poi non solo non lo dimenticano, ma lo insegnano anche alle famiglie.
La rotula è più facile. Si ricordano che si chiama così perché è simile a una piccola ruota, infatti spesso la chiamano "rotella".
Il cavo popliteo è più complicato, sono due parole, una molto semplice ma fuorviante, l'altra proprio difficile. Allora glielo spiego che "cavo" in italiano significa "vuoto" (lo sentite con le dita che è tutto morbido, come se - appunto - fosse vuoto?) e spiego anche che il "cavo" inteso come filo di alimentazione, si chiama così proprio perché è vuoto, perché il vero cavo è il rivestimento esterno di gomma, poi dentro ci passano i fili di rame, la fibra ottica ecc. Quante cose complicate si imparano a yoga!
La parola "popliteo" invece possono solo memorizzarla e basta, se ci riescono. E ogni tanto sì, ci riescono, ma poi qualcuno mi chiede se, visto che "cavo" è italiano, "popliteo" non sia inglese.
18/02/26
Percezioni diverse
17/02/26
E' passato un mese
E' un mese che te ne sei andato. Stavolta per sempre.
Non riesco nemmeno a odiarti, nemmeno questa volta. Probabilmente non avresti voluto andartene così presto. Violando inevitabilmente la tua privacy, abbiamo scoperto che avevi progetti per il futuro, bei progetti. Non li porterai a compimento, a quanto pare non era il tuo destino farlo, ma di sicuro non volevi morire così presto.
E adesso che te ne sei andato, probabilmente non ti importa più niente dei tuoi progetti, e nemmeno di tutti problemi che ci toccherà affrontare.
Sono incazzata nera, ma con chi?
Quando sono arrivata a casa tua e ti ho visto lì, dentro la bara, ho pensato "Che coglione", ma che colpa ne hai? Nessuna. E allora con chi me la posso prendere? Con l'Universo? Con Dio? Sai che gliene frega di un essere infinitamente microscopico me me, sai che gliene frega della mia rabbia, o della fatica che faccio e continuerò a fare per mantenere l'equilibrio anche dopo questa sciabolata che ha tagliato una corda - l'ennesima - che regge il traballante ponte tibetano su cui sto camminando?
Non è colpa tua. Io mi sto perdendo, ma non è colpa tua.
Forse c'era qualcosa ancora che avrei potuto dirti da vivo, al posto di tutte le invettive che ti rivolgo da morto. Forse c'era anche qualcosa che avrei voluto sentirti dire da vivo, che non mi dirai mai. Ma adesso, pensarci adesso, a che serve? Qual è il senso?
Non c'è un senso. Come non c'è un senso umanamente comprensibile a tutto quello che è successo e che sta succedendo e che ancora deve succedere.
Secondo la mia tradizione, dovresti trovarti ancora nel parcheggio delle anime, a fare la necessaria manutenzione prima di ritornare su questa terra. Sai qual è la cosa bella? Che io ci credo e che da oggi in poi comincerò a cercarti tra i bambini con cui avrò a che fare, perché tu tornerai - oh, se tornerai! - e ci incontreremo di nuovo - oh, se ci incontreremo! - e voglio solo riconoscerti.
Per prendermi cura di te come non sono probabilmente riuscita a fare quando stavamo insieme.
Ti riconoscerò, perché sarai il più stronzo tra gli stronzi, anche a 3 anni.
Preparati bene prima di ritornare, perché non te ne farò passare liscia nemmeno una.
15/02/26
Senza parole
14/02/26
Senza voce
13/02/26
Le coppiette
12/02/26
De cuius
11/02/26
Il fisichino
10/02/26
Le due cose
09/02/26
La maestra della maestra
06/02/26
Cassandra
05/02/26
La nebbia
04/02/26
Perché non ti registri?
03/02/26
La deviazione
02/02/26
Con le buone
30/01/26
Vieni con me
27/01/26
Ricostruirsi
Inutile fingere che tutto sia normale, nulla più lo è né lo sarà. Lo masticheremo, ci sforzeremo di ingoiarlo e digerirlo, ma nulla sarà mai più com'era prima: troppo grande è il cambiamento. E non voglio nemmeno provare ad esprimere un giudizio sul sentire, sulle emozioni, sugli stati d'animo.
21/01/26
Grazie
14/01/26
Gara di stranezza
13/01/26
Che paura
12/01/26
Cose da non dire a un'insegnante di yoga #16
10/01/26
Il papà di Alice
09/01/26
La maestra della scuola dell'infanzia
08/01/26
Speriamo che sia l'ultima
07/01/26
L'illusione del braccialetto
Nell'agosto del 2020, mio fratello mi ha regalato uno dei braccialetti portafortuna di cotone intrecciato che vengono venduti in giro da ambulanti di tutte le forme e i colori.
Eravamo seduti a un tavolo all'aperto e bevevamo per festeggiare mia cognata che aveva vinto il concorso all'università e me che avevo avuto la botta di coraggio di prendere in gestione la ludoteca.
E' passato questo ragazzo e mio fratello gli ha comprato tre braccialetti, uno per sé, uno per mia cognata e uno per me. Io l'ho scelto di colore giallo, tradizionalmente il colore dell'oro, esprimendo il desiderio di sicurezza e stabilità economica. La tradizione vuole che il desiderio si esaudisca nel momento in cui il braccialetto si rompe.
Il braccialetto di mia cognata si è rotto (credo) dopo 3 anni, quello di mio fratello pochi mesi dopo, il mio ha resistito ancora a lungo.
Dentro di me di scherzavo su: lo guardavo pensando che evidentemente la stabilità economica non mi sarebbe mai appartenuta in questa vita.
Ieri mattina ero convinta che fossero già stati estratti i biglietti della lotteria.
Io un biglietto lo compro ogni anno, per tradizione, perché mia nonna lo faceva e mi diceva sempre che se non la lasci la porta aperta alla fortuna, quella non ti può arrivare mai.
Ieri ho cercato sui siti, ma ho scoperto l'estrazione sarebbe stata di sera. Ho pensato che mi ero bruciata anche quest'anno, perché il mio rituale scaramantico prevede che dopo averlo comprato il biglietto, io lo nasconda e me ne dimentichi fino a dopo l'estrazione.
Poi stamattina scopro che alcuni biglietti vincenti sono stati venduti a Torino. Me la prendo comoda, con la trepidazione del controllare e lo spettro della delusione - l'ennesima - che mi alitava già sul collo. Mi dico che no, non avrei controllato subito, invece ho controllato e in effetti uno dei premi minori è andato a un biglietto venduto a Torino della stessa serie di quello mio, ma comunque mi impongo di non controllare.
Però, mentre vestendomi mi tolgo la maglia del pigiama, sento che si stacca il famigerato braccialetto di cotone. Lo cerco, non è più al polso. Lo trovo dentro la manica della maglia. Dopo più di 5 anni e mezzo.
"Ok" gli dico guardandolo "adesso stai creando aspettativa".
Lo incollo semplicemente sul mio diario - se la merita l'imperitura memoria - e basta.
Esco, faccio le mie cose fuori casa, torno, chiacchiero con Matilde, pranzo, lavo i piatti e proprio mentre lavo i piatti, e mi ricordo dunque che il braccialetto non c'è più, e mi dico che forse sarebbe il caso di controllare il biglietto della lotteria.
Prendo il pc, lo accendo, apro il sito, inserisco serie e numero e niente. Il responso è quasi istantaneo. Non ho vinto.
Evidentemente il braccialetto si è rotto non perché il mio desiderio di stabilità economica era stato esaudito, ma perché ci ha perso la speranza pure lui.


