Inizia tutto con il rumore di ferraglia. Strumenti medici in acciaio che tintinnano tra loro mentre vengono portati in sala dentro un vassoietto. Chissà perché usano ancora l'acciaio, il duro e gelido acciaio. Forse perché si sterilizza facilmente.
Poi vedo la confezione, che mi sembra ancora più lunga delle precedenti.
Mi spoglio, mi siedo sulla poltrona ginecologica, poggio le gambe sui supporti e aspetto. Sono tranquilla.
La dottoressa è sempre di poche parole e pochissimi sorrisi, ma è brava e gentile.
Mi anticipa solo rapidamente cosa sta per fare.
Io mi stringo le mani e restare morbida e rilassata e continuo a chiedermi perché usino ancora gli strumenti di acciaio, duri e gelidi.
Mi sforzo di stringermi le mani, resisto al desiderio di chiudere le gambe, di sottrarmi, di piangere, urlare e scappare via da lì.
La vivo sempre come una violazione, è una mia debolezza. Quando sento entrare l'aria fredda laddove la natura non ha previsto che ci fosse aria fredda, ecco, io mi sento violata.
"L'ho tolta" dice lei.
Stavolta non l'ho sentita uscire. Ricordo che la prima volta l'avevo sentita così chiaramente che mi era sembrato di visualizzarla dietro gli occhi chiusi.
Poi sento che apre la scatola, strappa la pellicola. Il peggio sta per iniziare.
Stavolta non è freddo. L'applicatore probabilmente è di plastica, ma io me lo sento arrivare alle tonsille.
La dottoressa è velocissima, sento i suoi movimenti rapidi e precisi e la fitta acuta di dolore, stavolta a sinistra.
"Abbiamo finito. Tutto bene?".
"È sempre un'esperienza intensa", le rispondo facendo un respiro libero.
Ho sostituito la spirale. Questa è la quarta della mia vita, stavolta durerà 5 anni e mi auguro davvero che sia l'ultima.
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