"Otto anni" rispondo a quella che suppongo sia la domanda sul mio trasferimento a Torino.
"Da quando ne avevi otto?" ribatte lei ammirata.
Ci avviciniamo, ci sentiamo meglio. "No, io mi sono trasferita nel 2017"
Mi guarda inizialmente spaesata, poi capisce che non ho capito: "Ti chiedevo da quanti anni canti".
Ah.
Resto spiazzata dalla domanda, lei lo nota e incalza "Perché sei bravissima, hai una voce bellissima"
La ringrazio, come faccio sempre, mascherando un briciolo di irritazione, come faccio sempre, perché se di 50 minuti di lezione quello che hai notato di più è solo la mia voce che canta abbiamo un problema e, vedendolo dal mio punto di vista, è enorme.
"Secondo me dovresti fare qualcosa"
(Fare qualcosa...?)
"Contattare qualcuno"
(...i pompieri? uno psichiatra? il ministro dell'istruzione?)
Continuo a sorridere e taglio corto: "Va bene, ma tanto il mio lavoro è un altro..."
E sembra finita lì, quando sopraggiunge l'altra maestra, dopo aver portato i bambini fuori dall'aula, che rincara la dose: "Sì, magari potresti solo fare delle registrazioni, così si può diffondere meglio il tuo canto".
Continuo a sorridere che sembro in una sessione intensiva di workout dei muscoli zigomatici.
"Non mi serve diffondere registrazioni del kiirtan (il cosiddetto "canto" NdR), ce ne sono migliaia in versioni migliori del mio. Io preferisco portare ai bambini la tradizione orale del canto, quella che ha diffuso la musica per millenni. Io canto, loro ascoltano, imparano e ripetono. E poi magari insegnano agli altri. Preferisco così, lo trovo più poetico"
Io in quella scuola non ci volevo andare.
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