10/01/26

Il papà di Alice

Lezione coi "mocciosi" dai 2 ai 4 anni, in coppia con un genitore: più frequentemente le mamme, ma spesso anche con i papà; presenti ho 5 mamme e 2 papà. 
A un certo punto dico: "Adesso torniamo sul tappetino e ci sediamo accanto a mamma o papà". Mi mantengo sempre sul generico e inclusivo.
Alice, 2 anni e mezzo, replica "Ma io non ce l'ho un papà!". Le sorrido e le rispondo che può sedersi accanto alla mamma.

Questa è la terza lezione a cui partecipa, ed è venuta sempre e solo con la mamma. 
La mamma è giovane, ma non giovanissima, e la bambina è praticamente la sua fotocopia. Escludo l'adozione. Forse è una ragazza madre? Durante il resto della lezione mi accorgo che porta un anello all'anulare sinistro, ma non è una fede nuziale. Forse il padre di Alice è morto?

Non so perché continuo a farmi quelle domande, ma il problema è che io ci tengo ad essere il più possibile inclusiva, ma anche a evitare di incappare in involontarie gaffe. Mi rendo conto che, contrariamente a come facevo gli anni passati, ultimamente non chiedo più alle famiglie di dirmi se ci sono situazioni della vita dei bimbi che sarebbe meglio io sapessi, e non certamente perché voglio farmi i fatti loro, ma soltanto perché vorrei sapere prima se ci sono tematiche che devo stare attenta a toccare, approcci che è preferibile calibrare, parole che potrebbero fare male ecc.

Finisce la lezione, loro si rivestono ed io mi raccolgo le mie cose.
E tra gli altri, ecco sbucare dalla porta il papà di Alice.

Lei non ce l'aveva il papà, nel senso che non era presente in quel momento.

Ho passato il resto della giornata a chiedermi perché mi ostino a cercare di capire e farmi i film, quando potrei semplicemente lasciar correre e prendere quello che viene.

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