Che non saremmo invecchiati insieme, era ovvio. Che non saremmo invecchiati contemporaneamente, no, non me l'aspettavo proprio.
E' morto Schroeder, il mio ex marito.
E' morto di una morte improvvisa e inaspettata, a soli 53 anni, anche se non penso che esista un'età "giusta" per morire. Anche di ultraottantenni ho sentito dire: "Eppure ancora un po' poteva stare", e se si sforavano i 90: "Che peccato, magari ci arrivava a 100".
No, non esiste un'età giusta per morire, né un'età giusta per restare senza padre, eppure alle mie figlie è successo così. Forse nemmeno per restare vedova, che anche se "tecnicamente" io non lo sono, un po' mi ci sento.
Sono stata a Palermo, in questi giorni, con un senso di angoscia e paura per il futuro: paura concreta, perché non posso negare che il mio ex marito ha sempre provveduto a tutti i bisogni delle nostre figlie, ma soprattutto paura di quello che sarà, di quello che sentiremo e penseremo e proveremo, da oggi in poi, nella consapevolezza della sua assenza. Irreversibile.
Poi sono stata tanto arrabbiata senza nemmeno sapere con chi prendermela, e alla fine - immergendomi nelle parole e negli sguardi di chi lo ha conosciuto, frequentato e amato dopo la nostra separazione - ho avuto chiaro quello che sospettavo già da tempo: noi due non eravamo fatti per stare insieme. Probabilmente nei grovigli degli intrecci del disegno dell'Universo, lui ed io dovevamo incontrarci solo per fondere i nostri patrimoni genetici e dare al mondo quei due gioielli delle nostre figlie. Non ero io la donna che poteva permettergli di esprimere appieno il suo amore, così come - probabilmente - non lo era lui per me.
Credo di avere definitivamente fatto pace con lui e, nonostante tutto quello che è stato, non posso fare altro che ringraziare l'Universo per averlo fatto passare nella mia vita.
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