19/04/26

Sulle scale

Apro la porta e sento frignare.
Nel mio palazzo abitano due famiglie con bambini piccoli: al piano terra hanno almeno 4 o 5 figli, non l'ho capito, so solo che è un continuo vociare, ridere, piangere, urlare e offrire spettacoli di sport dilettantistico in cortile alla mia gatta che si acquatta in balcone a guardarli; al quarto piano, esattamente sopra casa mia, c'è un bambino di due anni.
Era lui.
Era lui sdraiato per terra sul pianerottolo tra il secondo e il terzo piano. Dietro di lui il padre, con aria rassegnata/imbarazzata. Il bambino non voleva tornare a casa.

Mi fermo, mi accovaccio e lo saluto. Gli chiedo quanti anni ha. 
Lui smette di piangere, si mette seduto e cerca di comporre con le dita delle mani il numero corrispondente alla sua età.
Gli dico che è davvero grande, e poi gli chiedo se sa già salire le scale.
Punto nel suo orgoglio di duenne, si alza in piedi e sale tre scalini verso il terzo piano.
Commento che è davvero bravissimo, allora lui prosegue a salire per fermi vedere che le sa fare tutte le rampe delle scale.

Il padre lo segue, non dice niente, mi sorride.
Il bambino arriva tra il terzo e il quarto piano sotto il mio sguardo approvante.

"Sei davvero bravo", lo saluto.
Vado via e mentalmente rispondo "Prego" al silenzioso ringraziamento del padre.

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