Io sono una maestra col cuore di panna. I bambini e le bambine che praticano yoga con me non lo immaginano, ma... quante volte mi hanno fatto venire le lacrime agli occhi! Capita più spesso di quanto si possa immaginare; a volte per ragioni facilmente intuibili, a volte perché sollecitano involontariamente qualche mio punto delicato.
Oggi è stato il turno di M. un bambino di quinta, di quelli che hanno relazioni complicate coi compagni probabilmente per differenze di contesti socio-culturali e geografici di provenienza. Ha due occhioni scurissimi che emanano dolcezza e bisogno di essere accettato e compreso.
Alla fine della meditazione, oggi, ha alzato la mano per chiedere di condividere una cosa. Mi ha detto che da quando ho insegnato loro a ripetere mentalmente il mantra durante la meditazione, lui la trova più facile. "Non mi viene da aprire gli occhi così spesso come facevo prima".
Che ne sa, M., di quanto in questi giorni io abbia bisogno di continuare a credere in quello che faccio? Eppure ha fatto questa condivisione che per me è stata balsamo su un cuore screpolato.
E non è finita, ha anche aggiunto che lui fa la meditazione ogni volta che si sente agitato e che l'ha insegnata anche alla sua psicomotricista, la quale mi manda a dire che mi ringrazia e che mi vuole bene anche se non mi conosce.
Anche io le voglio bene, anche se non la conosco.
Così come voglio bene a M., ma gli voglio bene non di un bene normale, un bene proprio di quelli infiniti... Infiniti come l'amore che ci circonda e di cui siamo fatti, anche se non ce ne ricordiamo.
D'altronde, questo dice il mantra: Baba nam kevalam, tutto è infinito Amore.
Faccio il lavoro più bello del mondo; a volte non me ne rendo conto, e arriva un bambino di 10 anni a ricordarmelo.
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