15/05/26

Non per soldi

Faccio una riflessione ad alta voce - o meglio - in Times New Roman.
Tante volte mi capita di automotivarmi nel lavoro dicendo che lo faccio per i soldi, che devo pensare ai soldi ecc. Ebbene, non è vero. Dipendesse da me, farei esattamente quello che faccio, gratis.

Oggi ho assistito a una specie di miracolo, al quale ho probabilmente contribuito.

Da 4 anni realizzo un progetto di yoga in una scuola primaria: una sola classe di 22 bambini, ma che ho conosciuto che erano bimbetti esuberanti di 7 anni e che ho accompagnato fino a salutarli come preadolescenti problematici e puzzolenti di 10-11 anni. Ci sono parecchie situazioni "particolari", è una scuola di periferia dove già il disagio socio-culturale generale svantaggia i bambini, in più, almeno la metà vengono da famiglie di tutto il mondo, Perù, Cina, Romania, Senegal, Albania, Marocco, Egitto...
C'è un solo bambino autistico certificato, ma molti altri hanno comunque mostrato bisogni speciali. Una di queste è una bambina con il mutismo selettivo, della quale non ho mai sentito la voce, se non la risata durante un gioco animato, quando erano in seconda, e un bisbiglio per caso, in terza. Una volta aveva persino accennato il canto del mantra insieme agli altri (scena da brividi), ma negli ultimi due anni era molto regredita.
Oggi ho avuto l'ultima lezione, l'ultima-ultimissima. Hanno scritto per me una poesia dolcissima, inserendoci alcuni nomi delle posizioni, e me l'hanno recitata un verso ciascuno.
Ebbene, quando ho visto arrivare lei al centro della scena non ci credevo: mi son proprio detta che non era possibile che recitasse anche lei un verso. E invece l'ha fatto. L'ha fatto a metà, perché è scoppiata a piangere, ma l'ha fatto e l'ha fatto per me.
Piangevamo tutti. 
Le maestre mi hanno raccontato che anche loro sono rimaste meravigliate quando si è offerta per recitare un verso; altre volte ci aveva provato durante le recite ma non c'era mai riuscita.
Davanti a me invece ce l'ha fatta. Uno sforzo immenso e sovrumano per una bambina di 10 anni, ma l'ha fatto.

Ecco. No, non ci sono soldi sufficienti che possano ripagare l'emozione che ho provato.

Certo, è pur vero che non è sempre così, anzi. Sono più le volte in cui non vedo l'ora di concludere certe classi perché magari mi trovo poco in sintonia con le maestre, ma quello che sto ricevendo dai bambini è quasi sempre di valore superiore al costo che pagano per la lezione. Ed è quello che mi fa andare veramente avanti. E' quello il motivo per cui quando mi sento disperata mi riprometto di lasciar perdere e tornare a fare la babysitter che guadagnavo esponenzialmente di più, ma poi penso che no, non potrei mai rinunciare al lavoro nelle scuole, perché è quello che veramente mi nutre.
Mi fanno campare le lezioni con gli adulti e quelle con le famiglie, ma le scuole mi danno l'emozione.

Quindi no, non lo faccio per i soldi.

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