03/05/26

I sorrisi non fanno rumore

di Enrica Tesio.

Carino, godibilissimo, molto nel suo stile, un po' autobiografico, un po' assurdo.

Però con Tesio mi sta succedendo quello che mi era successo secoli fa con Licia Troisi e con Stepheny Meyer, ossia la sensazione di essere arrivata tardi, di non aver avuto l'occasione giusta per fare IO quello che hanno fatto loro.
Più leggo Enrica Tesio, più mi accorgo che scrive cose che avrei potuto scrivere io, magari con esattamente le stesse defaillance mie.
Quando l'ho conosciuta, mille anni fa, lei stessa mi disse che sembravamo sorelle; già, un po' mi ci sentivo sorella sua: fisicamente simili, vissuti più o meno simili, stile abbastanza simile. Solo che lei scrivendo ci faceva i soldi e io no.
Ecco, in questo romanzo ci sono delle lacune che sono le stesse che avrei potuto avere io: succedono alcune cose che non vengono poi approfondite. Ci sono alcune scene che dovrebbero essere figura principale invece diventano sfondo secondario. Ma per il niente. Scene che si sarebbero potute tranquillamente elidere senza scalfire di una virgola la trama o il filo logico degli avvenimenti, eppure stanno lì, come un brillantino sul pavimento: non sai da dove viene, chi ce l'ha portato, ma lo guardi e dici che è carino, poi lo togli e il pavimento continua a funzionare allo stesso modo.
Però il romanzo è carino, una specie di fiaba natalizia dei tempi contemporanei.

02/05/26

Questa cosa mi sta sfuggendo di mano

Mi sto ossessionando di audiolibri.
Li ascolto bulimicamente, senza pause, senza sosta, uno via l'altro.

Aiuto.

01/05/26

Cos'è l'importanza?

Sono serena, tranquilla, in pace con il mondo e con me stessa. Eppure basta poco, basta un gesto apparentemente microscopico a farmi avere un pensiero, e da quello scaturisce un'emozione. E sento la necessità di dirlo e quindi di piangere.
Cosa è l'importanza per ciascuno di noi? Come dimostriamo che qualcosa è importante? E soprattutto: sappiamo quanto NOI siamo oggetto di importanza per gli altri?

Ecco, all'ultima domanda io rispondo no. Non lo so e non ho mai nemmeno creduto di esserlo.
Sono stata presa, sfruttata, usata - trattata gentilmente, per carità! - ma sempre con un fine utilitaristico. Servivo.
E, in qualche caso, quando sono sono più servita sono stata buttata via.
No, non ho mai creduto di essere importante per qualcuno. Per nessuno, nemmeno per la mia famiglia di origine, dove l'unico scopo della mia esistenza era rendere i miei genitori fieri di me.

E' pazzesco trovarsi al centro di un gesto che comunica importanza.