Una delle mie mansioni è quella di analizzare e contrattare sul luogo che verrà dedicato alle lezioni di yoga. Perché per loro che non sanno di che si tratta, va bene lo sgabuzzino delle scope, o l'atrio d'ingresso.
A fatica sono riuscita quest'anno (il terzo anno consecutivo) a convincere le maestre che invece di fare lezione in aula, dove 24 bambini riescono a stare seduti comodi, ma non a muoversi liberamente, sarebbe stato meglio utilizzare l'enorme dormitorio. Loro usano le brandine di plastica impilabili: lo capisco che è più comodo piazzarle lì il 10 settembre e ritirarle il 30 giugno, ma si tratta solo di un giorno la settimana e per poche settimane.
Le operatrici non erano d'accordo. Una ha il mal di schiena, l'altra ha troppe altre mansioni da svolgere, l'altra ancora ha il dono di rendersi invisibile... dunque in queste settimane sono stata io sgomberare dalle brandine metà del dormitorio.
Solo all'ultima lezione, la maestra lo ha capito, perché mi ha visto.
Si è fermata e mi ha chiesto: "Ma te le stai togliendo tu le brandine? Ma lì ci sono le operatrici, non potevi chiederlo a loro?"
Le operatrici erano lì, mi vedevano ma non intervenivano.
"Maestra - ho risposto - ho la faccia di una che va lì a chiedere esplicitamente ad un'operatrice impegnatissima nel prendersi il caffè di aiutarmi a spostare quattro brandine da 20 grammi ciascuna?"
Non è un lavoro pesante, lo faccio e basta.
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