23/02/26

La mia faccia

Premessa: uno degli aspetti pratici più fastidiosi del mio lavoro è la non importanza che viene data, dalle dirigenze scolastiche, all'avere in istituto un'aula libera e dedicabile solo ed esclusivamente alle attività extracurriculari, di qualsivoglia natura. C'è una sorta di horror vacui per cui se c'è una stanza vuota bisogna riempirla di arredi e corredi per potenziali immaginarie attività, prima ancora di definirle. Le scuole dell'infanzia sono piene di aule adibite a psicomotricità, con ingombranti materassi, cuscini, scale, cubi, piramidi ecc, ma non hanno psicomotricisti. 

Una delle mie mansioni è quella di analizzare e contrattare sul luogo che verrà dedicato alle lezioni di yoga. Perché per loro che non sanno di che si tratta, va bene lo sgabuzzino delle scope, o l'atrio d'ingresso.
A fatica sono riuscita quest'anno (il terzo anno consecutivo) a convincere le maestre che invece di fare lezione in aula, dove 24 bambini riescono a stare seduti comodi, ma non a muoversi liberamente, sarebbe stato meglio utilizzare l'enorme dormitorio. Loro usano le brandine di plastica impilabili: lo capisco che è più comodo piazzarle lì il 10 settembre e ritirarle il 30 giugno, ma si tratta solo di un giorno la settimana e per poche settimane.
Le operatrici non erano d'accordo. Una ha il mal di schiena, l'altra ha troppe altre mansioni da svolgere, l'altra ancora ha il dono di rendersi invisibile... dunque in queste settimane sono stata io sgomberare dalle brandine metà del dormitorio.

Solo all'ultima lezione, la maestra lo ha capito, perché mi ha visto.
Si è fermata e mi ha chiesto: "Ma te le stai togliendo tu le brandine? Ma lì ci sono le operatrici, non potevi chiederlo a loro?"
Le operatrici erano lì, mi vedevano ma non intervenivano.
"Maestra - ho risposto - ho la faccia di una che va lì a chiedere esplicitamente ad un'operatrice impegnatissima nel prendersi il caffè di aiutarmi a spostare quattro brandine da 20 grammi ciascuna?"

Non è un lavoro pesante, lo faccio e basta.

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