Non mi capitava quasi mai di sognarti quando eri vivo. Ora ti sogno da morto, esattamente come sogno tutti gli altri morti, ossia con stupore. Ti vedo e mi dico: "Ma non era morto?". Il più delle volte trovo poi normale continuare a vederti, pur essendo consapevole che sei morto. Anche nel mio sogno di stanotte lo eri. Eri con le ragazze. Spero davvero che tu lo sia. Preferisco di gran lunga saperti come fantasma che vive con loro e le protegge, piuttosto che immaginarti appena concepito dentro l'utero di qualcuna, col rischio di ritrovarmiti tra i piedi tra 4 o 5 anni.
Ma non era di questo che volevo parlarti.
Stamattina sono stata più di un'ora a telefono con tua sorella. E' devastata. Non che non la capisca, però devo ammettere che non mi sarei mai aspettata una tale reazione da parte sua. Mi ha raccontato che va ogni tanto a casa tua, ma non tocca niente, si siede solo in silenzio sul terrazzino.
Abbiamo parlato di varie cose, alcune più toccanti, altre più pratiche e concrete, ma forse la domanda che le premeva farmi era l'ultima. Non che non ne avessimo già parlato, ma ho avuto la sensazione che ci tenesse a sincerarsi ancora una volta della mia intenzione.
Mi ha chiesto dei tuoi libri. Di cosa pensiamo di farne. Le ho detto che ce li porteremo a Torino quasi tutti, anche perché molti erano anche miei. Mi ha detto che quelli che non prevediamo di prenderci, li vuole lei. Invece di buttarli o di donarli alla biblioteca, li vuole lei. Ed io la capisco. E' lo stesso motivo per cui li vogliamo anche noi.
I libri sono gli oggetti che ti rappresentano di più. D'altro canto ne hai a centinaia. Non le tue ceneri, e nemmeno la tua foto. Il tuo ricordo tangibile nella nostra casa e nella nostra vita saranno i tuoi libri.
Devo ancora trovare il modo per portarli a Torino, devo trovare dove metterli, ma no. Possiamo regalare, vendere, buttare qualsiasi altro oggetto ti sia appartenuto, ma i libri no. E ci aggiungerei anche i CD di musica new wave degli anni '80. Quello eri tu.
Stronzo.
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