27/12/25
25/12/25
L'incontro fatidico
Una volta l'incontro fatidico era quello in cui due fidanzati facevano conoscere le rispettive famiglie.
Si organizzava il tutto a casa - spesso a casa di lei - che veniva tirata a lucido, compresi tutti i membri animati della famiglia. L'altra famiglia si premurava di portare un piccolo presente, un mazzo di fiori, qualcosa.
I fidanzati erano agitati, preoccupati, timorosi che le cose potessero non andare bene, che si scoprisse qualche argomento sul quale le famiglie erano di opinioni contrastanti - e c'erano enormi temi a rischio, la politica, lo sport, la televisione.
Le mamme avrebbero probabilmente adottato dei comportamenti molto cortesi, salvo poi lasciarsi andare ai giudizi una volta salutati; i padri si annusavano un po' e, a meno che non si fosse incappati in una delle falle perigliose degli argomenti rischiosi, molto spesso si salutavano con cordialità per poi quasi dimenticarsi reciprocamente qualche ora dopo.
Questo succede(va) con le coppie di giovani fidanzati.
Quando i fidanzati non sono più giovanissimi, hanno alle spalle almeno due o tre vite diverse già vissute e seppellite, matrimoni e convivenze naufragate ecc, il fatidico incontro non è quello tra le famiglie di origine, quanto quello tra le famiglie di derivazione, ossia i rispettivi figli.
A distanza di poco più di un anno da quando abbiamo inizia a baciarci, oggi il Capitano ed io abbiamo fatto fare reciproca conoscenza ai nostri figli. Hanno anche praticamente le stesse età.
La fibrillazione è stata la stessa da entrambe le parti, tranne che per la coppia di fidanzati che, invece di essere nel panico, se la rideva a vedere l'ansia di non piacere negli occhi dei loro ragazzi.
E' andata bene. Si sono stati reciprocamente simpatici. Possiamo considerare espletata anche questa formalità.
24/12/25
Vent'anni
Vent'anni sono tanti, sono un quinto di secolo. Vent'anni fa sono nata come mamma. Un quinto di secolo fa.
E non è vero che poi si dimentica. Io mi ricordo perfettamente tutto, la paura, il dolore, il senso di frustrazione e abbandono, la fatica - immensa - eppure una forza inesauribile che mi ha sostenuto.
Certo, il senno del poi mi fa valutare con ancora maggiore inutilità la presenza di Schroeder in quelle ore, ma in realtà in quel momento non avrei mai potuto volere nessun altro accanto. Quando gli hanno fatto indossare il camice, la cuffia e i calzari per entrare in sala parto con me, è riuscito a farmi ridere in quell'oceano di sofferenza facendo una battuta sul fatto che avevano esaurito i costumi da Spider-Man e si era dovuto accontentare.
Vent'anni fa ho partorito per la prima volta, sono nata come mamma, e da allora mai più nulla è stato uguale a prima.
Vent'anni fa è entrata nella mia vita Matilde, e mai più nulla potrà essere diverso da come è adesso.
Matilde mi ha insegnato a sentirmi onnipotente e scoprirmi fragilissima e inutile, mi ha mostrato di quanta forza sono capace e quando in fondo posso precipitare nei momenti di debolezza, mi ha guidato attraverso i suoi occhi alla scoperta del mondo.
Matilde mi ha fatto capire che cosa è l'amore vero, e che solo per i figli lo si può provare. Mi ha insegnato a vivere con una parte di me al di fuori di me.
È intollerabile, eppure è bellissimo.
Buon compleanno, bambina mia grande.
22/12/25
Ammutolita
"Ti ho fregata!" mi ha detto il Capitano infilandomi all'anulare sinistro un cerchietto fatto con del fil di ferro.
Io l'ho guardato, poi sono rimasta senza parole per 10 minuti almeno. Ho solo poggiato la testa sulla sua spalla e me ne sono rimasta lì, a guardare il suo albero di Natale, carezzargli la sua mano e chiedermi se avrei mai avuto il coraggio di toglierlo quell'anellino improvvisato.
L'ho tolto, ma l'ho messo nella mia bustina portadocumenti.
E' stato capace di lasciarmi senza parole per 10 minuti, merita di essere conservato per sempre.
19/12/25
L'influenza
Il primo giorno ho visto la morte sdraiata al mio fianco, nelle fattezze di un dolore fisico interminabile, intenso, inspiegabile. Il raffreddore a mille e non avere le forze per protendere la mano verso i fazzoletti, e una volta trovate le forze, vivere la sensazione di avere una forchetta conficcata nella testa con qualcuno che ne impugna e gira il manico come a voler arrotolare spaghetti di cervello ad ogni soffio del naso.
Avere parziale sollievo solo con l'antipiretico, e però pagarne lo scotto con un bagno di sudore, dunque sfruttare il temporaneo sollievo dal dolore e dalla spossatezza per cambiarmi completamente il pigiama. Ogni volta. Ogni otto ore.
E passare dal sonno alla veglia con un'alternanza da neonata di due giorni di vita. Vedere lampi di luce nella stanza buia, sentire campanelli inesistenti che suonano.
Lo sguardo preoccupato di Matilde ("Mamma, per favore, non morire perché ancora sei giovane") e la mano gelata di Angelica che mi prende la mia ("Mamma sei bollente").
Il secondo giorno ho avuto il coraggio di misurarla la febbre, perché mi sentivo già meglio. Avevo 38,8. Per fortuna che il giorno prima non l'avevo misurata, mi sarei solo spaventata. Magari ho toccato i 40, chissà.
Il terzo giorno la febbre passa quasi del tutto e arriva la tosse che squarcia il petto, che infiamma e brucia e arde e divampa e lascia un'impronta di carbone incandescente anche per diversi secondi dopo che è finita.
Il quarto giorno basta. Ho deciso che sono guarita.
Non ho più febbre, ho ancora tosse, ma cominciamo a fare amicizia e cantare insieme vecchie sigle dei cartoni animati.
Per stavolta l'ho sfangata.
Non stavo così male da anni. L'anno prossimo mi metto in fila coi vecchietti in farmacia e mi vaccino a ottobre pure io.
16/12/25
Ho la febbre
E non mi succedeva da 4 anni e mezzo.
Sarà che la stanchezza delle settimane scorse ha indebolito il mio sistema immunitario, sta di fatto che ho la febbre, sono raffreddata e ho anche qualche colpo di tosse.
Ho concluso la settimana scorsa le lezioni nelle scuole in classi di bambini decimati, e i sopravvissuti che comunque smoccolavano e tossivano in giro. Mi hanno fregato.
15/12/25
La loro forza
Alle lezioni di yoga fly ho un paio di allieve principianti, ma che si impegnano.
Ce n'è una, in particolare, che non molla mai, nonostante la frustrazione, nonostante i fallimenti, nonostante sia caduta almeno due volte, si è sempre rialzata ed è tornata su.
Ho visto gente arrendersi e mollare per molto meno.
Però ha bisogno di me, della mia vicinanza fisica, di me che le tocco con un dito le parti del corpo e le indico in che direzione muoverle.
L'ho sentita parlare con un'altra ragazza e dire che ha bisogno del mio aiuto. Al che ci ho tenuto a precisare che io non le aiuto. Sono lì vicino, è vero, e probabilmente il fatto stesso che io sia lì accanto a loro le incoraggia, ma mica le reggo io.
"Non potrei tenervi, sollevarvi o muovervi, non ho tutta questa forza. La forza è la vostra".
Mi piace essere parte di quel processo di crescita che vedo nei loro occhi. Quando hanno realizzato che avevo ragione, l'autostima gli è schizzata a mille.
14/12/25
Quando sto male
Una delle 49 cose che mi piacciono del Capitano, e che ho registrato in un video che gli ho mandato per il 49simo compleanno, è che viene a trovarmi quando sto male.
Devo fare una correzione.
Una delle 49 cose che mi piacciono di lui è che quando sto male si mette d'accordo con le mie figlie per arrivare di soppiatto a casa mia e farmi una sorpresa, portandomi in dono le stelle di natale e facendomi sentire subito meglio.
13/12/25
La Bohème
La Bohème di Giacomo Puccini è la mia ossessione.
La so per l'80% a memoria, l'ho vista in decine di allestimenti e regie differenti ed è lei che mi ha fatto ardentemente desiderare di diventare regista di opere liriche. In una prossima vita, forse.
La prima volta che l'ho vista è stato in tv, credo nel 1996 (ricorreva il centenario), l'ultima volta che l'ho vista in teatro sarà stato il 2018 o 19. Poco prima del covid, diciamo.
Oggi pomeriggio, in un pomeriggio miracolosamente in solitaria, ho messo su il CD storico, dell'edizione EMI del 1958 con Callas e Di Stefano.
Che grandissimo figlio di *** che era Puccini. Al millemilesimo ascolto non smetto mai di piangere per buona parte del quarto atto, comunque piango, sempre. Sono scene strazianti, vive, che graffiano l'anima di chiunque sia mai stato innamorato almeno una volta nella vita. E l'orchestra, quell'uso magistrale dell'orchestra. Non è solo la musica in generale, ma proprio l'orchestrazione, quel maledetto ottavino che cinguetta con una rondine il tema della rondine che cinguetta, e sbatte in faccia ai protagonisti e allo spettatore l'impermanenza degli stati e delle situazioni, la fugacità della felicità. Eravamo felici e non lo sapevamo. E giù le lacrime.
Contrariamente a molte analisi che ho letto, non trovo invece particolarmente toccante le urla di dolore di Rodolfo, ma la vera angoscia è molto prima, a quel colpo d'archi sull'ultima parola del delirio di Mimì, che ogni bravo regista ha saputo animare facendo cadere il manicotto di mano alla ragazza morta. Quello sì che è un colpo terribile. Così come è una crudeltà la preghiera di Musetta, subito dopo: prega per la guarigione di una ragazza che è appena morta. Cosa può esserci di più beffardo nella vita?
Comunque, io la amo Musetta. Mi sono sempre sentita una Musetta imprigionata nel ruolo di Mimì.
Pochi giorni fa avevo silenziosamente espresso il desiderio di ritornare ad ascoltare la musica quella vera, rendendomi conto di come fosse davvero difficile nella mia vita odierna. Bene, oggi Santa Lucia questo regalo me l'ha fatto.
12/12/25
Creare relazioni
Sono tornata alla scuola dell'infanzia doveva avevo già terminato il progetto perché avevo dimenticato di consegnare alla maestra la ricevuta del pagamento.
Sono arrivata mentre i bambini erano tutti in cortile e hanno impiegato poco a riconoscermi e corrermi incontro.
Quando mi hanno chiesto come mai fossi tornata, ho spiegato loro che dovevo dare una cosa alla maestra.
"Non è vero" ha ribattuto E. di 5 anni "sei tornata perché già ti mancavamo".
Ecco.
Si parla tanto di Intelligenza Artificiale e di come possa potenzialmente "rubarci" il lavoro.
Boh, io sono molto scettica a riguardo, soprattutto per quei lavori di tipo "umano".
Potranno migliorarla quanto vogliono, potranno renderla completata, geniale, creativa, onnisciente e in grado di fronteggiare qualsiasi situazione e necessità, ma il lato "umano" degli esseri umani non potrà mai essere soppiantato.
La relazione che io instauro con i miei allievi (piccoli e grandi) nessun video potrà mai replicarla, nessun robot umanoide, nessuna macchina artificiale, per quanto perfetta sia anche nel replicare le imperfezioni degli esseri umani.
Per il momento mi sento al sicuro.
"Hai ragione E, mi hai beccata! In realtà l'ho fatto apposta a non dare questa cosa alla maestra, così avevo la scusa di venirvi a trovare ancora una volta!".
11/12/25
Le luci (di Natale) nelle case degli altri
La città è ormai pienamente addobbata di luminarie ufficiali e decorazioni private di negozi e palazzi.
Fin da piccola io ho guardato con ammirazione e un po' di invidia i balconi illuminati degli altri. Noi avevamo il villaggio natalizio barocco dentro casa, ma nemmeno un accenno all'esterno.
Neanche quando mi sono sposata ho avuto la possibilità di illuminare il balconcino che avevo in casa. L'ho fatto solo subito dopo separata: ho esplicitamente chiesto a mio padre di trovare il modo di mettere una presa di corrente sul balcone. È stato necessario sfondare il muro, ma l'ha fatto.
Ero felicissima di poter avere finalmente le luci di Natale sul balcone.
Qui a Torino mai più. Il problema è sempre lo stesso, ossia che non c'è mai una presa di corrente sui balconi, ma io mi chiedo come facciano allora tutti quelli che hanno le luminarie che fanno concorrenza a quelle sulla strada.
E niente, io alla fine, nel mese di dicembre, cammino sempre a faccia in su, perché le amo le luci di Natale, e anche se non sono di casa mia comunque mi addolciscono per un istante l'animo.
Vorrei conoscerle le persone che ci abitano in quelle case, perché fosse anche solo per questo dettaglio, un po' ci assomigliamo.
Devo trovare delle luci a batteria: è l'unica.
10/12/25
Anima rock
C'è un signore seduto esattamente di fronte a me sull'autobus.
Avrà almeno 70 anni, indossa due auricolari bluetooth e guarda con aria assorta fuori dal finestrino. Ha lo sguardo lontano, come se fosse con la mente altrove; perso nei ricordi o nella loro assenza.
Il suo aspetto è ben curato, ha mani grosse e robuste di chi ha probabilmente fatto un lavoro fisico per tutta la vita, scarpe vissute ma di buona qualità.
Ogni tanto il suo sguardo riprende lucidità, segue la traiettoria di un monopattino che affianca l'autobus o si sofferma ad osservare la vetrina di un negozio all'incrocio dove siamo fermi al semaforo.
L'autobus si riempie sempre di più, ma lui sembra non farci caso, il suo mondo vive al di là del finestrino.
Poi l'imprevisto. Il suo sguardo si accende, il viso si illumina e un irrefrenabile sorriso compare sulle sue labbra. Muove la testa su e giù, al ritmo di qualcosa che sta ascoltando soltanto lui coi suoi auricolari.
È in quel preciso momento che mi commuovo. Vedere il potere pervasivo di un'emozione gioiosa che esplode ed emerge sul volto di un uomo non più giovane mi fa pensare che finché siamo ancora capaci di lasciarci prendere dalla passione e dalla vita, non saremo mai davvero finiti.
09/12/25
La concittadina
C'è una donna che incrocio ogni tanto per le vie del mio quartiere, che credo di conoscere, ma dalla mia vita precedente.
È una donna più o meno mia coetanea; ha i capelli castani rossicci, ma io me la ricordo bionda. Aveva i figli che andavano alla stessa scuola elementare delle mie, quando stavamo ancora giù in Sicilia.
Secondo me è lei. L'ho anche vista con due figli, uno dei quali ha sicuramente l'età di Angelica.
Quando l'ho vista la prima volta mi ero detta che fosse solo una somiglianza, ma mi sono poi ricordata delle parole dell'agente immobiliare che, quando ha saputo da dove vengo, mi aveva detto che aveva già venduto qualche anno prima una casa ad uno che veniva dalla mia stessa città.
Quando ci incrociamo, anche lei mi guarda per qualche istante. So di avere un viso che si ricorda facilmente, la gente mi riconosce subito.
Non l'ho mai fermata, e forse mai lo farò. No n l'ho ancora mai sentita parlare, e credo che la prova del nove sarebbe quella. Se viene dalla mia città la sgamo immediatamente.
Come mi fa sentire questa cosa? Boh?
Però è sicuramente una curiosa coincidenza.
08/12/25
La pallina-mela
Secondo me non è la prima volta che la pubblico su questo blog, ma siccome continua ad essere letteralmente il MIO simbolo del natale, la pubblico ancora una volta.
07/12/25
Quello che ho
Gli davo le spalle, tagliando l'insalata, e lo ascoltavo mentre, in casa mia, suonava le sue canzoni con la mia chitarra.
Il Capitano non viene spesso a casa mia; è sempre affollata di adolescenti e scomoda, dunque il teatro della nostra relazione è quasi esclusivamente casa sua.
Non suona quasi mai nemmeno la mia chitarra, perché generalmente ognuno suona la propria.
Ecco, quella scena è stata una presa di coscienza potentissima sul quanto e come è cambiata la mia vita negli ultimi tempi.
Era anche la vigilia dell'Immacolata - giorno che tradizionalmente dalle mie parti segna l'inizio ufficiale delle feste natalizie, con tutti gli annessi e connessi di tradizioni familiari e gastronomiche - e io l'ho sempre un po' sofferta da quando sto a Torino, perché qui è un giorno come gli altri, mi è capitato anche di lavorare in passato, mentre "da noi" si mette tutto in standby perché c'è il fermento familiare da onorare.
Gli davo le spalle, lo ascoltavo suonare e mi sono commossa.
Mi sono resa conto che ho vissuto, finora, da fuori sede a tempo indeterminato.
Non ci tornerei mai a vivere in Sicilia, ma mi sento sempre e comunque emigrata e mai impiantata in una nuova città e in una nuova vita. Sono sempre stata a rimpiangere il passato, a sentire il dolore della mancanza di ciò che non è più e mai più sarà.
Suonava la sua musica con la mia chitarra ed io ho capito che, in realtà, sto costruendo nuovi ricordi, nuove abitudini, nuove tradizioni.
Penso che posso cominciare a riconoscere quello che ho adesso, lasciando andare quello che non ho più.
06/12/25
Certe riflessioni
Sono stanca. Mi sento anche svuotata.
Non è solo stanchezza, come mancanza di forza o di energia. Mi sembra di aver perso anche la scintilla della creatività.
Sono in crisi con la fascia d'età dei bambini più grandi. Mi accorgo che riesco ancora a reggere le lezioni con quelli che chiamo "mocciosi", ossia i bambini sotto i 6 anni. Gli altri cominciano a crescere in modo troppo disordinato e poco categorizzabile. Due bambini di 7 anni possono essere distanti tra loro anni luce in termini di maturità (autentica o presunta) in base al vissuto e all'educazione ricevuta. Ed io non riesco più a trovare la linea mediana sulla quale muovermi per avere l'attenzione di entrambi.
Le cose si complicano ulteriormente quando ci si aggiunge la bambina di 6 anni e quella di 10, che sono proprio due universi differenti.
Forse dovrei fare una pausa riflessiva su quella fascia d'età. Interrompere per un anno o due fino a tornare ad avere di nuovo desiderio e bisogno di relazionarmi con loro.
05/12/25
Cose da non dire a un'insegnante di yoga #15
Alla 29esima lezione di Hatha yoga: "Sì, ho una malattia autoimmune che mi causa dolore articolare, senso di affaticamento e debolezza, ma sono in terapia farmacologica e la tengo sotto controllo. Non te l'ho detto perché avevo paura che, sapendolo, tu non mi facessi fare le posizioni più difficili e impegnative".
Ti prego, Krsna, dammi una pazienza infinita...
04/12/25
01/12/25
Dissociata
A volte mi sento dissociata dalla realtà.
Mi ritrovo a camminare per strada faticando a riconoscere i luoghi, incredula che si tratti della città dove vivo, il mio quartiere, la mia strada di casa.
Mi capita sempre quando mi sveglio più tardi del solito.
