Quest'anno mi ha chiamato, solo una classe, ma meglio che niente. Ho iniziato la settimana scorsa.
Riconosco il bambino, era uno di quelli vispi ma governabili. Mi fermo, indovino persino il suo nome, lui sprizza gioia da tutti i pori e la mamma pure.
Non doveva succedere. Non ci avevo riflettuto, eppure mio padre per 40 anni ha evitato metodicamente di insegnare nella stessa città in cui viveva proprio per evitare questa cosa.
Non mi piace. Non mi piace che i bambini che vedo a scuola mi incontrino fuori scuola. Voglio essere la loro maestra di yoga, non una delle tante signore che incrociano per strada. Non voglio che conoscano le mie figlie, o che sappiano che macchina ho, o dove faccio la spesa e quanta roba compro.
Io me la costruisco con questi presupposti la mia relazione con loro: non devono sapere di me niente di più di quello che io dico loro. Ho un personaggio da portare avanti, una magia - quella legata al mio orsetto yogico - da far reggere.
E' lo scotto da pagare per aver avuto la comodità di poter lavorare a 100 mt da casa.
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