11/10/24

Quarantasei e diciassette

 Questi sono gli anni che compiamo, oggi, questo blog ed io.

Certe volte ci penso. In pratica questo posto è la mia autobiografia, ma non solo. Il mio diario, ma non solo. Il mio romanzo di formazione, ma non solo.

E' proprio il supporto psichiatrico per chi mi conosce. Qui dentro ci sono tutta io, con tutti i cambiamenti, le evoluzioni e involuzioni che ho avuto in 17 anni. Non lo faccio, ma scommetto che se tornassi a leggere i post del 2008 o del 2010 o del 2014 che ne so, probabilmente non mi troverei più d'accordo con me stessa.

Chissà quanto durerà ancora.

Nel frattempo, auguri a noi.

09/10/24

Scene di ordinaria follia

 Sono sull'autobus. Deve aver saltato una corsa in precedenza, perché è stracolmo. Dopo 4 fermate non riparte. Ricevo una telefonata, mi distraggo, solo quando chiudo la conversazione mi rendo conto che siamo ancora fermi e chiedo alla ragazza accanto a me cosa stia succedendo.

"L'autista se n'è andato" risponde. Come se fosse la cosa più normale che possa succedere quando si decide di usare i mezzi pubblici.

Vedo arrivare un altro autobus dietro, della stessa linea. Scendo e mi preparo a salire sull'altro, dato che, visto che si muove, quello l'autista ce l'ha. Subito dietro c'è ancora un altro autobus, ma è di un'altra linea.

La fermata è strapiena di gente, non sono l'unica ad aver avuto quell'idea. Avvicinandosi, però, notiamo che l'autobus è vuoto, e accanto al numero della linea c'è la scritta "Fuori servizio", dunque la scena madre.

Una signora scende dal marciapiede e va sulla strada, brandendo una stampella e inveendo contro l'autista "Eh no, eh! Non si fa così" e mentre l'autobus devia sull'altra corsia per evitare di metterla sotto, lei continua a stillare "Ma dove ca##o vaaaaaaaaaaaaaai!".

Parte la risata collettiva degli astanti, un po' per la scena, un po' per esorcizzare la situazione.

L'autobus dietro è di una linea che può parzialmente portarmi a destinazione. Salgo anch'io, ancora ridendo.

08/10/24

Il corteggiatore

 Ho un corteggiatore.

Ma un corteggiatore di quelli veri, di quelli classici, che ti dicono apertamente che gli piaci, che ti invitano a uscire, che ti telefonano per chiacchierare, che ti fanno i complimenti.

Io un corteggiatore non l'ho avuto mai, questo è uno dei più grandi problemi della mia vita fino ad adesso. Non sono mai stata corteggiata in maniera classica, e sono sempre stata io a condurre le relazioni nel bene e nel male. Questa cosa mi destabilizza, non so come comportarmi. Ho sempre avuto di me l'idea di una persona che non sarebbe mai stata corteggiata, perché non abbastanza bella, non abbastanza interessante, non abbastanza desiderabile. Ho sempre pensato che gli uomini che stavano con me lo facevano soltanto perché non avevano di meglio da fare, non avevano donne migliori a portata di mano o anche famiglie migliori. La mia prima vera storia, secondo me, era basata esclusivamente sul fatto che la mia famiglia piacesse al mio fidanzato (che non stava bene nella sua) piuttosto che piacergli io, e non a caso per anni e anni dopo la fine della nostra relazione ha continuato a sentirsi con qualcuno dei miei familiari. 

Nemmeno mio marito mi ha mai davvero corteggiato. Io ero pazza di lui, non ne aveva nessun bisogno. D'altro canto appena è arrivata un'altra a corteggiarlo lui non si è fatto troppi problemi a darle corda.

L'Ingegnere non mi ha corteggiato. Forse una delle volte intermedie in cui ci siamo lasciati mi aveva regalato dei fiori nell'anniversario di quando ci eravamo conosciuti, ma poi basta. Era uno che dimostrava i suoi sentimenti in modo molto misurato e senza gesti eclatanti.

Da quando ci siamo definitivamente lasciati, ho rifuggito come la peste i coinvolgimenti sentimentali. Ammetto di aver accettato un paio di coinvolgimenti di altra natura, ma proprio per la loro natura effimera e basata solo sul momento presente, non c'era alcuna base su cui presupporre un futuro, e sono finiti lì.

Io un corteggiatore non l'ho avuto mai prima di adesso, e questa cosa mi mette paura, perché non so come comportarmi.

05/10/24

Il MIO corso

Ieri sera è iniziato il MIO corso di Hatha Yoga. Nell'ultimo anno avevo già fatto lezione di yoga agli adulti, ma solo per prova, per "tirocinio" e per sostituire la mia insegnante. Stasera, invece, gli allievi (pochissimi ma preziosi) erano lì per me e sotto la mia assoluta responsabilità. Il progetto del corso, il focus della lezione, l'asana apicale, l'obiettivo e il filo conduttore sono stati quelli MIEI.

Ci ho pensato per tutta l'estate a questo corso, me lo sono immaginato, provato, ripetuto e ripetuto raccontandomi in mente le parole per guidare gli allievi, gli spunti di riflessione da proporre. Ho sperimentato le transizioni, gli esercizi preparatori e tutti i pranayama (e finalmente ho imparato a guidare Nadi Shodana, che avevo invece miseramente cannato proprio durante l'esame alla fine della formazione, mannaggia a me!).

Questo corso l'ho pensato io, in questo corso ci sono io.

E sono tornata alle origini, le mie.
Dopo tanti anni, tanti insegnanti, tanti stili, ho concluso la lezione con il canto di un mantra, come faceva spesso la mia prima insegnante, quella che mi ha dato l'imprinting dell'Hatha Yoga. E non a caso, ho scelto il mantra "Baba Nam Kevalam", che è il mantra per eccellenza dell'Ananda Marga, la tradizione spirituale che seguo, in quella versione "a cappella" dolce e semplice che cantavamo al centro yoga. Gli allievi si sono lasciati guidare anche in questo, e alla terza ripetizione si sono uniti a me nel canto.

Mi è sembrato *non* di chiudere un cerchio, perché non vedo la vita come cerchi che si chiudono, bensì come una nuova spira nella spirale evolutiva dell'esistenza.

Stasera è iniziato il MIO corso di Hatha Yoga. Si è creato un nuovo giro di spirale. E nonostante fosse tutto diverso da com'era, mi è sembrato di tornare a casa.

04/10/24

Ottimismo inspiegabile

 E' un periodo calante.

Ho ricominciato a lavorare, ma non ancora appieno. L'incertezza l'indefinitezza della mia condizione lavorativa è sempre la mia più grande fonte di apprensione. Da qualche parte, però, c'è sempre quel piccolo barlume di ottimismo: in qualche maniera si farà. Magari non mi è sempre chiaro quale sia la "maniera", però non riesco a non crederci.

Non so se la mia "fortuna" sia quella di avere fortuna oppure quella di avere questa piccola lucina di ottimismo sempre vivo.

01/10/24

La rabbia inespressa

 E' tornata nei miei sogni la rabbia inespressa.

L'evento scatenante e traumatico a quale non riesco a reagire né a controbattere. La paralisi del corpo e della voce.

Non mi capitava da anni. Ci voglio riflettere per capire cosa è cambiato o cosa si sta riproponendo al punto che sono tornata a fare questi sogni angoscianti.

Casomai mi fossi illusa di poter riposare sugli allori.

29/09/24

Peggio dei pregiudizi, ci sono i giudizi fuorviati

Talvolta mi capita di incontrare persone con giudizi negativi sullo yoga per bambini, perché una loro precedente esperienza è stata deludente, noiosa, poco interessante per il bambino e quindi basta, viene relegato nella categoria delle esperienze da non ripetere.

Mi è capitato ieri, durante la lezione aperta di yoga per famiglie dove la bambina di 6 anni, alla domanda della mamma "Vogliamo fare lo yoga?" ha tassativamente risposto "NO!".
E la mamma, un po' mortificata, ha giustificato la risposta secca della figlia raccontandomi di un'esperienza precedente che, appunto, non è piaciuta a nessuno.
Io rispondo sempre che esistono tanti modi di portare lo yoga agli altri quanti sono gli insegnanti che lo fanno.

La mamma si è convinta a riprovare, la bambina invece mi ha guardato in cagnesco per i primi 30 minuti, sforzandosi di non divertirsi, di non sorridere, di non partecipare, di non dare soddisfazione alla mamma che l'aveva costretta, né a me che la stavo facendo divertire nonostante lei avesse detto che non voleva farlo.
Tra le situazioni che preferisco in assoluto c'è proprio vedere l'enorme sforzo che alcuni bambini fanno per non sorridermi durante le mie lezioni.

Tra colleghe spesso ci incoraggiamo dicendo che la differenza tra chi ha avuto una formazione valida e consolidate esperienze si vede, e alla fine poi è l'allievo che sceglie l'insegnante con cui si trova più a suo agio, però a volte, oltre alle normali difficoltà della vita, ci ritroviamo a scontrarci con l'incompetenza di chi c'è stato prima di noi creando pregiudizi anche nei nostri confronti.

(E tralascio gli ottusi e bigotti pregiudizi negativi a priori, della serie "Noi siamo *nome di una certa religione che non dirò*, nostro figlio non ha bisogno di fare yoga")

26/09/24

La voce interna

 Io ho una voce, cavernosa e intima, che ogni tanto ci tiene a manifestarsi e sussurrarmi al cuore. Alla bocca dello stomaco. Secondo me a volte parla anche con le mie ginocchia, altrimenti non piangerebbero così come, invece, fanno.

Credo che sia sempre lì, in realtà. Semplicemente se ne sta in silenzio, o a fischiettare con finta allegria e noncuranza. Sta in ascolto e aspetta. Aspetta il momento giusto, e quando arriva prende fiato e comincia a sussurrare.

Ma che stai facendo? Ma quanto sei scema. Ma che ti credevi di fare? Pensavi di poterci riuscire? Che scema, come hai potuto pensare di riuscirci, ma non ti vedi? Guardati. La più scema tra le sceme. Hai solo inopportuni grilli per la testa. Vuoi fare quella grande, quella brava, quella autodeterminata, quella autonoma e indipendente. Tzè. Non ne sei capace, e lo sai, lo sai da una vita. Sei solo scema e collezioni scemenze una dietro l'altra. Ma che ti credevi? Di poter davvero fare quello che sognavi di fare? Che scema. Hai solo deciso deliberatamente di rovinarti la vita. Che motivo avevi di mandare via di casa tuo marito? Dovevi tenertelo, altroché, dovevi startene lì al sicuro e sopportare, sopportare tutto, il non amore, l'anaffettività, l'infedeltà, tutto, ma almeno eri tranquilla, eri al sicuro. Adesso stai lì a disperarti, ma se restavi lì, zitta a sopportare, a quest'ora era tranquilla e serena con una vecchiaia magari mediocre ma sicura. La pensione ce l'avevi assicurata. Quella di tuo marito, ovvio, ma era sicura. Dovevi solo stare zitta e sopportare, invece no, ha voluto fare l'emancipata. Toh, eccoti l'emancipazione, che stai a contare i centesimi quando vai al supermercato.
Non ti piaceva più tuo marito? Va bene. Eri anche ancora giovane e piacente, e tutto sommato ci poteva anche stare un altro sbuffo audace, un'alzata d'ingegno interessante. E in fin dei conti sei stata fortunata. Eri stata fortunata. Ma scema come sei non lo hai capito, non hai saputa capire che grande fortuna avevi avuto a trovare l'altro, l'Ingegnere. Hai avuto una seconda possibilità, potevi stare con una gamba accavallata all'altra e dormire tra due cuscini di piume, e invece no, la scema. Non dovevi fare altro, ancora una volta, di stare zitta e sopportare, ma niente, sei così scema che non ci riesci proprio. E ora fai la disperata con l'ansia. Potevi vivere in una prigione dorata per il resto della vita, che ci voleva? Bisognava solo pazientare. Avevi trovato un uomo buono che si era accollato non solo te, ma persino le tue figlie, ma dove diamine lo trovavi un altro così? Ma tu no, scema come sei hai di nuovo mandato tutto all'aria. Stavi morendo, dicevi. Perché adesso sei forse viva? Ma ti vedi? Non dovevi fare altro che restare lì, ferma e immobile, e sopportare. E invece no, la solita scema di sempre ha voluto rovinare tutto, ribadire la sua capacità di farcela. Ma farcela a fare cosa? Scema che sei, a morire di fame? Ora ti fai venire l'angoscia quando il commercialista ti guarda con occhi di pietà e tu stai a dirti che non è colpa tua. Sì che lo è, invece! Avevi avuto un'altra occasione per passare una mediocre vecchiaia da benestante, lo sai che l'Ingegnere stravedeva per te, non ti ha mai fatto mancare niente e mai avrebbe smesso di farlo. Ma tu no, scema come sei, hai preferito lasciarlo. La libertà! Ha! La libertà! La libertà di che? Di non avere una prospettiva futura? La libertà di doverti adesso ammazzare di lavoro per arrivare a fine mese? E quando sarai vecchia, di cosa sarai libera? Di morire da barbona sotto un ponte? Scema che non sei altro. Sì, adesso respira, respira con le tue tecniche stupide per mantenere la calma e la consapevolezza.
Tanto questa sei: una scema. E lo resterai per sempre.

Io ho una voce, cavernosa e intima, che ogni tanto ci tiene a manifestarsi e sussurrarmi al cuore, alla bocca dello stomaco, alle ginocchia. Sceglie il momento in cui sono più vulnerabile, prende fiato e comincia a sussurrare. L'unico modo efficace che ho trovato per non sentirla è cantare a squarciagola. A volte funziona, qualche volta no. E' da un po' di giorni che è no.


22/09/24

La spirapolvere

 Io: "Angelica, per favore, dai una passata di aspirapolvere?"

Lei: "Di che cosa?"
"Di aspirapolvere"
"No, come hai detto prima?"
"Una passata di aspirapolvere"
Mi guarda con lo sguardo tipico di quando non sa se scoppiare a ridere o disperarsi. Fa entrambe le cose contemporaneamente.
"Sentiamo...", le dico pronta a ricevere una risposta che mi farà venire la tentazione di sbattermi la testa sullo spigolo della libreria.
Quanti anni avevate quando avete scoperto che l'aspirapolvere si chiama così? E si chiama così perché *aspira* la polvere?
Quanti anni avevate quando avete scoperto che non si chiama "spirapolvere", come fosse una delle invenzioni di Archimede Pitagorico con cui Paperinik cattura i nemici avvolgendoli con una spira di polvere, come certi "diavoli di sabbia" che si formano nel deserto? La spirapolvere.
Ecco. Angelica 14. E mezzo.
Che poi pure sua sorella credeva che l'insalata si chiamasse "alattuga", ma avrà avuto 3-4 anni e, sebbene sapesse già scrivere, non aveva motivo di scrivere l'alattuga da qualche parte.
E anche io, da piccola, credevo che il famoso uccellino canterino si chiamasse lusignolo, ed io sì che ho imparato quando la maestra mi ha corretto "del lusignolo" sul dettato. Ma avrò avuto 6 anni.
Ogni giorno che passa la vita mi insegna che non devo mai sorprendermi di niente. Soprattutto riguardo le mie figlie.

21/09/24

La regola del sorriso

 C'è una persona con cui scambio messaggi ogni tanto. In verità "ogni spesso". Da un paio di mesi, soprattutto, ci scriviamo quotidianamente. E' una persona brillante e intelligente, ha molti interessi e alcuni di questi sono simili ai miei.

Quando mi scrive, prima ancora di leggere un suo messaggio, io ho già un sorriso incontenibile stampato in viso.

Questa cosa mi fa sentire viva. Questa cosa mi terrorizza.

20/09/24

Le luci alle finestre degli altri

 Da qualche anno mi sveglio molto presto. In questo momento la mia sveglia è puntata alle 5.15, ma la settimana prossima la arretrerò di altri 10 minuti, ché al mattino mi serviranno.
Da qualche anno ho l'opportunità di notare le variazioni di luminosità al mattino con una maggiore sensibilità degli altri. Già a metà agosto il sole sorge sensibilmente più tardi che a metà giugno, dunque se a luglio alle 5.15 c'è già luminosità nel cielo, nella seconda metà di agosto no. A settembre è ancora buio pesto e ci vuole almeno un'ora e mezza prima che la notte inizi ad illuminarsi.

Questo mi offre un'altra opportunità ancora, ossia quella di individuare facilmente intorno a me chi altri si sveglia presto. 

Mi è sempre piaciuto "spiare" nelle altre case, cercare di capire quali camere sono illuminate, immaginare gli abitanti mentre si svegliano, si alzano, vanno in bagno, vanno in cucina, tornano in camera e poi escono. A volte qualcuno l'ho davvero seguito in questo percorso semplicemente seguendo il filo delle luci che si accendevano e spegnevano nell'appartamento di fronte casa mia.

Ecco, questa cosa l'ho potuta fare solo da quando sto a Torino, perché mentre stavo ancora a Bagheria l'unica che potevo osservare dalla terrazza era la mia dirimpettaia, e in genere da quelle parti le cose di tutti erano così urlate che non c'era nessun gusto a provare a immaginare. Qui a Torino, invece, ho sempre vissuto in palazzine piccole, in quartieri piccoli con grandi spazi intermedi occupati dai cortili interni di servizio, che sono proprio quelli su cui affacciano le stanze più vissute e interessanti: le cucine.

Per me è come dare il buongiorno ad amici sconosciuti. Mi affaccio e controllo chi è già sveglio. Ovviamente si tratta di persone che non riconoscerei nemmeno incontrandole per strada, ma mi affeziono a loro al punto che, se una mattina una determinata luce non è accesa, mi chiedo il perché, mi preoccupo, chissà, starà male o forse è partito? O magari oggi va al lavoro più tardi.

Questo è uno dei motivi per cui non potrei mai rinunciare a vivere in una città. Lo trovo un poetico antidoto alla solitudine.

19/09/24

A caccia dell'orso

 "A caccia dell'orso" è uno degli albi illustrati più diffusi e famosi degli ultimi anni. È una storia adatta a una lettura drammatizzata e movimentata, fatta di suoni, onomatopee e gesti.

Ricordo che tre o quattro anni fa la proposi al corso di yoga baby e ingaggiai mio fratello a fare la parte dell'orso nell'inseguimento conclusivo. Gli dissi: "Mi raccomando, però! Non esagerare perché non deve piangere nessuno!", e lui "Peccato".

La storia è paradossale: c'è una famigliola che una mattina si sveglia, si accorge che è una bella giornata e decide di andare a caccia dell'orso, attraversando prati, paludi, boschi, tempeste ecc, finché non arriva fin dentro una grotta dove effettivamente c'è un orso. Ovviamente terrorizzati, corrono indietro riattraversando a ritroso tutti gli ambienti e le situazioni, arrivano a casa, sbattono la porta sul muso dell'orso che, nel frattempo, li insegue e si infilano tutti sotto le coperte e decidono di non muoversi da lì.

L'ultima pagina illustra l'orso che se ne torna alla sua grotta.

La prima considerazione che ho sempre fatto su questo albo è proprio l'ultima immagine. L'orso, da solo e con il capo leggermente chino. Sembra triste, deluso. E ogni volta che lo leggo c'è almeno un bambino che lo fa notare. Dopo il sollievo della penultima pagina, quando tutti quei mattacchioni si sono infilati sotto il piumone rosa, segue un "Poverino..." alla vista dell'orso che se ne va mesto verso la grotta.

In effetti, l'espressione dell'orso nella grotta è selvaggia, ma non esplicitamente aggressiva. Insegue la famigliola, ma non ha espressioni e posture eccessivamente feroci.

"Forse voleva solo giocare", mi ha detto una volta una bambina di 4 anni.

Non lo sappiamo.


La seconda considerazione che ho fatto su questo albo, in realtà non è tutta farina del mio sacco perché l'ho letta in un articolo di pedagogia che lo portava ad esempio, ma l'ho condivisa da subito.


La necessità di "attraversare" gli ostacoli, le situazioni, gli eventi della vita.

C'è un fiume e noi dobbiamo andare sull'altra sponda; non possiamo aggirarlo, non possiamo passare sopra, non possiamo passare sotto: dobbiamo attraversarlo.


Ecco, ogni volta che mi trovo in un momento critico o mi capita un evento spiacevole che mi lascia addosso emozioni che mi fanno stare male, me lo rileggo.

E mi dico che non ci posso passare sopra e non ci posso passare sotto: devo attraversarlo.


Da quando ho iniziato ad accettare questa verità, ossia che non serve fingere che qualcosa non sia accaduto o che non esista o "passarci sopra" seppellendolo con indifferenza, bensì ho cominciato a decidere di "attraversare" la mia vita (con tutto quel che ne consegue, i fili d'erba tra i capelli, il fango sotto le suole delle scarpe o i rumori sinistri del bosco) alla fine ho potuto guardare alla realtà con occhi diversi, con una visione più lucida e più consapevole.

E forse adesso prima di fuggire ottusamente dall'orso, mi soffermo un istante a osservarlo, per capire se davvero vuole sbranarmi o se, invece, vorrebbe solo giocare.


La vera verità, però, è che non si smette mai di crescere, di evolvere, di cambiare. Bisogna solo concedersi la possibilità di farlo.


E anche oggi vi ho elargito la mia perla di saggezza quotidiana. Ho fatto il mio dovere. 

Ciao.


18/09/24

Colpo di scena

 Spiderman ci nasconde qualcosa...



16/09/24

Autorecensione

 Aver ritrovato (e ricordato) che un tempo scrivevo romanzi fantasy mi ha spinto a fare una follia: rileggerli.

Ho riletto per intero il primo volume di "Buongiorno Luna" ieri pomeriggio. Ho iniziato all'incirca alle 14, ho finito a mezzanotte passata, con le necessarie pause per cena e preparazione della cena, una piccola merenda e una lunga telefonata. Al netto delle pause ci avrò messo 6-7 ore. 

Mentre lo rileggevo per l'ennesima volta, ho vissuto parecchie esperienze mistiche. 

Prima fra tutte, ho notato pure troppo la separazione, che a me è parsa netta, tra le parti di testo storiche, quelle che venivano salvate e preservate da tutte le revisioni che si sono succedute negli anni dal 1998 (anno della prima stesura) al 2008 (anno del completamento definitivo della trama) e le parti nuove, quelle scritte di sana pianta tra il 2009 e il 2013 per rendere il  romanzo quello che è adesso.
Le parole della prima fase le potrei davvero recitare a memoria, per tutte le volte che le ho lette e rilette, le altre mi sono sembrate posticce, mi sono meravigliata persino di averle scritte, ma non perché non mi piacciano - tutt'altro! - perché sono troppo nuove e calzanti, troppo lucide, troppo poco acerbe. Ovviamente non potrò mai sapere se questa separazione viene colta anche da chi lo legge tutto di seguito per la prima volta, prendendolo come pacchetto completo.

Seconda cosa: non è un'autobiografia, ma più una sorta di "testamento spirituale", tutto, dall'inizio alla fine. Ci sono io per intero. Roba che se glielo avessi consegnato alla mia psicologa mi avrebbe potuto fare la psicanalisi completa in molto meno dei 4 anni che ci sono voluti.

C'è tutto: il mio rapporto col maschile e col femminile, con l'amore, con il sesso, con la maternità. Ci sono tutta io, dalla prima all'ultima parola, nel bene e nel male, nell'indefinitezza del genere letterario, nella variabilità dello stile narrativo, nell'avversione ai conflitti di ogni tipo e la ricerca di mediazione e compromessi a ogni costo.

Ogni volta che lo rileggo, poi, mi viene voglia di riprendere a scrivere e portare a compimento il secondo volume, ancora inedito sebbene manchi davvero poco, giusto un'ultima revisione e via. Ma poi non lo faccio mai.

Anche in questo, ci sono io per intero. Vorrei fare, ma non mi sento capace di farlo.

Ho aggiornato su amazon la scheda dell'ebook, l'ho messo in vendita al prezzo simbolico di 0,99, nel caso in cui qualcuno volesse togliersi questo sfizio e perdere 7 ore del suo tempo.

15/09/24

Considerazioni della domenica mattina

Buono: ti stai preparando per la tua prima classe di yoga fly 

Meno buono: l'unico libro che hai reperito sull'argomento è in formato elettronico ma soprattutto in INGLESE

Ottimo: lo stai capendo abbastanza bene, segno che 5 anni di corso d'inglese non sono serviti solo perché il prof è un bonazzo, ma hai davvero imparato qualcosa

Pessimo: essendo il libro in formato elettronico, hai deciso di riprodurre con disegni stilizzati le varie posizioni, ma a guardarlo meglio il tuo quaderno degli appunti comincia a sembrare un manuale per la versione BDSM del vecchio gioco dell'impiccato



14/09/24

Internet non dimentica...

 ...io sì.

Tutto comincia con una domanda innocua di Matilde: hai mai pensato a come sarebbe oggi la tua vita se tu fossi diventata una scrittrice?

Ogni tanto Matilde mi fa queste domande esistenziali curiose; non ho mai capito se lo fa per vedere come reagisco a queste domande oppure se è davvero curiosa della risposta. 
Ad ogni modo, ho risposto che sì, ci ho pensato spesso (come spesso ho pensato a come sarebbe la mia vita se avessi continuato a studiare musica, o se avessi sposato quel tizio di Roma, o se invece di iscrivermi a lettere mi fossi iscritta in agraria ecc).

Ebbene, da lì siamo passate a ricordare quando scrivevo, quando le raccontavo sommariamente cosa scrivevo... e mi fa strano scoprire che lei si ricordi certe cose del passato.

Quindi è andata a cercare il vecchio sito, scoprendo che non esiste più (il dominio che avevo acquistato sarà scaduto da decenni), ma sorprendentemente ha ritrovato le pagine di e-shop, e - ancora più sorprendentemente - abbiamo scoperto che c'è qualcuno che ha scritto recensioni anche in tempi meno remoti.

Purtroppo, però, non sono riuscita a recuperare le credenziali di accesso.

Fa venire i brividi rendersi conto che certe cose puoi dimenticarle e vivere come se non ci fossero mai state, ma sul web ne rimane traccia indelebile che sfugge al tuo controllo.

12/09/24

La confidente di tutti

 Io non lo so il perché, ma mi ritrovo spesso, mio malgrado, ad essere la confidente di tutti, anche di gente con cui non ho molta confidenza.

Mi telefonano apposta per raccontarmi problemi di lavoro e di cuore. Sanno perfettamente che io non ci posso fare niente e infatti è sempre chiaro a tutti fin dall'inizio che non mi telefonano per avere una soluzione, e nemmeno un consiglio, anche perché non ne so dare.
Mi chiamano per sfogarsi. E chiudono la chiamata ringraziandomi e scusandosi per lo sfogo.

Boh.

Forse dovrei cominciare a farmi pagare...

11/09/24

Stranezze

 Già mi sembra strano che terrò un corso di yoga aereo a partire dal prossimo mese, ma ancora più strano è il fatto che sto studiando la teoria su testi in inglese.

Me lo avessero detto 5 anni fa non ci avrei mai creduto.

09/09/24

Il samskara di Lucy Van Pelt

 Ti capita mai di pensare che non sarai mai più capace di innamorarti?

A me sì. Sempre. 
E ogni volta che mi soffermo a pensarci, trovo sempre mille motivi per cui mai nessuno sarà, nella mia vita, ciò che è stato Schroeder, mio marito.
D'altro canto, siamo separati da più di 10 anni e divorziati da più di 2, ci siamo rifatti vite su vite entrambi, eppure io continuo a chiamarlo "mio marito".
Se penso a un film che non conosco, mi chiedo se avrebbe potuto far parte del programma di "acculturamento cinematografico" che mi aveva preparato quando eravamo fidanzati. Se penso a un luogo, mi ricordo di quando ci siamo stati insieme o mi domando come sarebbe stato andarci con lui. 
Non lo vedo quasi mai, a malapena due volte l'anno e per una mezz'oretta al massimo, ma ogni volta il senso di "completezza" è sempre lo stesso di vent'anni fa. Già. Vent'anni. Tra un mese avremmo fatto vent'anni di matrimonio, invece siamo durati a malapena 9.

Ci tornerei? No. Nemmeno per sogno. Non provo più per lui nessun tipo di sentimento e men che meno attrazione fisica.
Eppure la sensazione è sempre la stessa, sempre quella, sempre la solita.
C'è scritto il suo nome sullo spazio del mio cuore dedicato all'innamoramento. L'innamoramento quello unico, quello che non c'è bisogno di parlare perché basta uno sguardo per capirsi.

Lo so che detta così è crudele nei confronti di chi c'è stato dopo. Ma l'Ingegnere io l'ho amato con il cuore, il corpo e l'anima, ma non ne sono mai stata innamorata. Non nel modo in cui intendo io l'innamoramento.

Banalmente, ancora oggi sorrido quando racconto aneddoti su Schroeder. Con l'Ingegnere non credo mi sia capitato mai. E nemmeno con chi c'era stato prima di Schroeder.

Nella filosofia meditativa che seguo e pratico (ma anche nel Buddismo, però io non sono di religione buddista) c'è il concetto di samskara, che è un po' complesso da spiegare qui con poche parole su un blog di sproloqui personali, ma che è la spiegazione che ho trovato per tutto ciò che sento e che mi accade.

Il samskara è la traccia che viene lasciata sulla nostra mente dalle azioni che compiamo. La legge del karma regola la formazione dei nuovi samskara e la loro risoluzione nel susseguirsi dei cicli di morte e rinascita. Ecco, i samskara possono molto spesso essere legati alle nostre relazioni interpersonali e possono influenzare la nostra vita sentimentale in ciascuna delle reincarnazioni. Per risolvere un samskara con una persona possono essere necessarie anche diverse reincarnazioni durante le quali la relazione tra i due può essere di varia natura e grado di parentela.

Ecco, io sono convinta che con Schroeder condivido un samskara che non siamo riusciti a risolvere in questa vita. Ne serviranno ancora parecchie prima di riuscirci, e probabilmente la mia sensazione di "destino" legata a lui è dovuta a questo.

Ed io non riuscirò mai più a innamorarmi, in questa vita, come ho già fatto per lui. E paradossalmente, lo trovo rassicurante.

Ma d'altro canto, poi... è forse un caso che mi sono immaginata come Lucy Van Pelt... eterna innamorata di uno scostante Schroeder?
Ma secondo te, Lucy da adulta si sarà mai innamorata di qualcun altro con la stessa intensità con cui si è innamorata di Schroeder?

E' un samskara anche il suo.

07/09/24

Il nuovo fruttivendolo

Quando abitavo in Sicilia avevo un piccolo fruttivendolo proprio accanto al portoncino di casa, e la frutta e la verdura la compravo sempre lì. Compravo al supermercato solo le cose "strane" come l'avocado, la verza, le carote viola, i pompelmi... Roba che un normalissimo fruttivendolo di una minuscola stradina nel centro storico di una piccola cittadina di provincia non sapeva nemmeno che esistesse.

Da quando sto a Torino ho scoperto la meraviglia del mercato. Negli ultimi 6 anni e mezzo ho abitato vicino ad uno dei più grandi ed economici mercati della città, tanto che quando ho cambiato casa (e quartiere) la terza domanda che ho fatto all'agente immobiliare è stata se ci fosse un mercato quotidiano in zona.

Al vecchio mercato avevo un fruttivendolo marocchino, che quando superavo i 10 euro di spesa mi regalava il prezzemolo. Che non uso molto. Avevo tonnellate di prezzemolo in congelatore.

Adesso qui, nel nuovo quartiere, ci abito da esattamente due mesi e il primo mese è servito a fare il giro di tutte le bancarelle di ortofrutta per trovare quello più adatto a me (e alle mie tasche).

Credo di averlo trovato.

La prima volta tutto nella norma. La seconda e la terza volta mi ha arrotondato il conto ai 10 cent inferiori.

Oggi, prima mi ha regalato un limone, poi mi ha chiesto se mi piace il piccante e mi ha regalato anche un mazzolino di peperoncini freschi. Ok, ha vinto: è il mio nuovo fruttivendolo di riferimento.

C'è solo un piccolo problema: il limone lo uso molto, però non amo il piccante.

Ad ogni modo, appesi lì stanno carini.