31/07/26

Cose da non dire a un'insegnante di yoga #22

"...e quindi tu fai yoga coi bambini"
"Sì, insegno yoga, soprattutto ai bambini, ma anche agli adulti"
"E ai bambini fai fare solo la ginnastica dello yoga, o anche la meditazione?"

Lo so che dovrei essere più tollerante e accogliente coi profani. Lo so che non c'è quasi mai intento offensivo nell'imprecisione lessicale.
Ma non ci riesco.
Se mi metti "yoga" e "ginnastica" nella stessa frase io non ci vedo più.

30/07/26

I Peanuts


La passione per i Peanuts è stato uno dei primi punti in comune che ho avuto con Schroeder. Quado ci siamo conosciuti io avevo già avviato la mia collezione sistematica; lui era più indietro. Quando ci siamo messi insieme, abbiamo unito anche le due collezioni.
Abbiamo condiviso questa passione per sempre; abbiamo arredato casa con elementi dei Peanuts, citazioni, richiami continui; Matilde vedeva i cartoni di "Charlie Brown & Snoopy show" quando aveva meno di 3 anni e insomma, se proprio devo individuare una sola cosa che in assoluto mi ricordi il mio ex marito, io scelgo i Peanuts.
Avevamo l'opera omnia in almeno 2 versioni editoriali complete. Quando ci siamo separati, visto che le bambine li leggevano, lui li aveva lasciati tutti a casa; quando mi sono trasferita a Torino ho portato con me solo una delle due collezioni, quella di volumetti piccoli (circa una 70ina), lasciando per un secondo momento i 10 volumi dell'opera omnia suddivisa in decenni.

Un giorno lui è andato a casa e se li è presi. Si era comprato la casa nuova e doveva arredarla e corredarla. Mi aveva chiesto se poteva prendersi qualcosa ed io gli avevo detto di sì. 

Non nego che me n'ero pentita. In questi anni ho detto spesso alle ragazze che quei 10 volumi ormai sono più rari del Gronchi Rosa, raccomandando loro di pretendere che lui ne avesse cura e che poi restassero a loro.

Mai avrei pensato di poterne rientrare in possesso.

Li ho sfogliati tutti. Sono perfetti, in ottimo stato di conservazione nonostante gli anni e nonostante i traslochi. Però non c'era dentro più nessuno dei segnalibri che io vi avevo lasciato.

Ho passato anni a mangiarmi le mani per averglieli lasciati, ché ormai sono fuori catalogo da decenni e per ricomprarli da collezionisti o antiquari ci vuole un mutuo, però adesso che li ho di nuovo tutti con me mi sembra di non riconoscerli più.

Ci avevo messo i segnalibri e tu li hai tolti tutti. 

29/07/26

Dopo una settimana

Si sta rivelando più faticoso, impegnativo e difficile del previsto. Com'era prevedibile.

24/07/26

Da due giorni

Siamo tornate in Sicilia da due giorni. Ci resteremo tantissimo.
Abbiamo scocciature burocratiche da sbrigare e tanta, tanta fatica da fare.
Tanto, tantissimo dolore da affrontare.

Vorrei solo riuscire a sopravvivere incolume a quest'estate, che mi sta sembrando la più difficile degli ultimi anni.

18/07/26

La parte migliore

Più sto con te e più voglio starci.
Stare con te mi fa sentire bene, e la cosa che mi fa più paura è il fatto che questa cosa NON mi faccia più paura.

Dici che l'Universo ci ha ricongiunti. Può darsi.
DI sicuro mi sarei persa la parte migliore della mia vita, se non ti avessi incontrato.

10/07/26

Gatta da viaggio

Sì, abbiamo tutte quante decisamente bisogno di una vacanza.


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07/07/26

Come un angelo

L'insegnante di yoga è un essere asessuato. Non perché non abbia un suo sesso biologico o d'elezione, ma perché gli allievi si sentono spesso liberi di condividere riflessioni o esperienze che solo la percezione di interloquire con un essere asessuato potrebbe giustificare.

05/07/26

Il mio posto dell'anima

Torino non è la mia città, per parafrasare uno dei più popolari hashtag, però ci vivo e la vivo ormai da più di 8 anni, e certamente cominciamo ad avere una certa confidenza l'una con l'altra.
C'è un posto, ad esempio, che ho eletto a "mio posto dell'anima" fin dalla prima volta che ci sono stata, ed è il punto da cui si vede la Dora Riparia affluire nel Po.
Chi mi conosce da più tempo sa che diverse volte, negli anni passati, ho parlato di questo luogo e di come io lo trovi terapeutico.
E lo spettacolo cambia, cambia sempre, perché è naturalmente mutevole come l'acqua. E ci sono giorni in cui la confluenza è tormentata, conflittuale, uno dei due fiumi è turbolento e più che accogliere, o fondersi con l'altro, lo travolge e trascina con sé.
In altri giorni, come oggi, regna la pace. Vanno d'accordo, di pari passo, sincronizzati. Uno arriva da una parte, uno dall'altra, si avvicinano, si toccano, si prendono per mano e vanno avanti insieme. Dopo due secondi non li distingui nemmeno più.
Ecco, oggi sono venuta qui per cercare pace, e l'ho trovata.
È vero che di casa mia mi manca il mare. Era lì che mi rifugiavo nei momenti complicati. Però sono contenta che a Torino ci siano i fiumi, perché forse più che con il mare, nello specifico, è con l'acqua che ho un legame spirituale.

04/07/26

Non fanno per me

Sono stata a un matrimonio.
Solo rito civile, peraltro in una sala comunale - bella, per carità - ma è durato 15 minuti comprese le fotografie, e quando siamo usciti ci siamo incrociati con la coppia successiva che era dopo dei miei amici.
Mi sono commossa. Troppo.
L'ultima volta che sono stata a un matrimonio era il 2018 e mi stava benissimo così. Ho schivato gli inviti degli ultimi cugini in Sicilia (2019 e 2021), e nel 2022 non sono stata invitata dall'unica coppia di amici a Torino perché hanno fatto una cosa strettissima e mi è andata di lusso.

Oggi, però, era una cosa molto easy. Ci sono andata in bus. Vestita da matrimonio in bus. Non ero elegante, infatti.

Ma ho capito che i matrimoni non fanno più per me. Mi struggono e non so quale corda ferita vanno a pizzicare. E non mi sono commossa quando alla fine la sposa ha letto allo sposo una poesia scritta da lei. Ho iniziato a piangere proprio quando la delegata comunale ha letto gli articoli del codice civile. Cioè, mi hanno fatto piangere i diritti e i doveri dei coniugi.
Forse la corda ferita è quella della fedeltà. O forse quella dell'assistenza morale.

I matrimoni non fanno più per me.

02/07/26

Magari

Sono a donare il sangue.
Accanto a me un altro donatore.
Mentre siamo entrambi lì, con gli aghi piantati nelle braccia, arriva il ragazzo dell'accettazione e chiede: "Uno di voi due ha un Mercedes?".
Noi due ci guardiamo e simultaneamente rispondiamo: "Magari!".

E niente, per dire che a volte si può ridere anche con un ago piantato nel braccio.