30/06/26

L'incipit è sempre il più difficile

C'è sempre un momento, nella mia vita di "scrittrice di fame mondiale" in cui credo di aver finito una storia e penso di non poter fare meglio di come ho fatto. L'istante dopo, quando inizio una rilettura globale e complessiva, mi verrebbe da sbattermi la testa al muro perché la mia scrittura è come le vecchie macchine a carburatore, che le accendevi e poi dovevi aspettare prima di farle partire, magari aiutandole aprendo l'aria. La mia prima macchina era così, dev'essere stato un imprinting silente, quasi carsico, che ha scavato nelle profondità della mia persona senza che io me ne rendessi conto.

Quando comincio a scrivere sono convinta di fare il meglio che posso. Sono proprio Snoopy, in quel momento. Però la mia scrittura è sempre acerba, lenta, inutilmente verbosa.
Poi, poco a poco, inizio a carburare ed ecco che la mia scrittura si fa più vivida, brillante, piacevole.
Resta la mappazza indigesta dei primi due o tre capitoli, e me ne rendo conto solo alla fine.
Quindi, ogni volta che finisco di scrivere una storia, prima mi sento tutta gasatissima e superfiga, poi comincio a rileggerla e mi viene da piangere perché l'inizio fa cacare.

Ho scritto una storia. In 16 capitoli.
Ho appena finito di riscrivere da capo i primi 2.
Mi odio.

Nessun commento: