11/02/14
Il genio e il golem
L'ho comprato un paio di mesi fa, attratta dal titolo e dalla quarta di copertina, lo ammetto.
E' una storia dolcissima, delicata, fantastica pur non essendo un fantasy. I due protagonisti del titolo sono effettivamente due figure mitologiche e fantastiche: un genio, ma proprio quello che sta dentro la lampada, e un golem femmina, una donna d'argilla che si muove, parla, pensa e vive come una donna vera o quasi.
Eppure la storia è così bella, realistica e verosimile che sembra quasi che sia davvero possibile andarsene in giro e rischiare d'incontrare personaggi del genere.
Sul finire c'è un alto rischio di "finale con pretesa epica", che mi ha ricordato vagamente il finale di Twilight, ma per fortuna si riprende (avrebbe ammazzato tutta la storia) e finisce con la stessa delicatezza che accompagna tutta la narrazione.
Lo consiglio vivamente.
07/02/14
Giorno due
Abbiamo fatto il battesimo del sangue. Mentre le bambine giocavano sul letto, inspiegabilmente ad Angelica ha iniziato a sanguinare il naso. A parte le gocce sulle lenzuola e sui pigiami, in viso era diventata una maschera rossa. Spaventata si è messa a piangere e ovviamente il sangue ha iniziato a scorrere più abbondante. Lo ammetto: mi sono vista persa. So che le emorraggie dal naso sono tutta figura, ma non si riusciva a fermare. Le tenevo pezzi di carta igienica a tamponare, ma non avevo il tempo di mollare per prendere il ricambio che cominciava a sanguinare a fiumi, gocciolando dappertutto. Ho avuto un momento di panico, ho cominciato a vedere offuscato, le stelline tutto intorno e la nota sensazione di sudore freddo. Mi sono subito sdraiata sul pavimento sollevando le gambe. Io non svengo mai, però mi capitano momenti di mancamento. Non sapendo che fare ho chiesto a Matilde di telefonare a mia madre ma il telefono squillava a vuoto. Per fortuna mi sono ripresa, mi sono rialzata ed ho ricominciato a tamponare il sangue di Angelica che nel frattempo aveva riempito tutto il lavandino. L'ho presa in braccio e ci siamo sedute insieme sul coperchio del water. Matilde si è occupata di disfare il letto dalle lenzuola sporche. Non sapevo che fare. Correre in ospedale per il sangue dal naso mi è sembrato paranoico, ma non accennava davveroa smettere. Ho chiesto se avesse battuto, una gomitata, un urto da qualche parte ma niente. Non ha sbattuto però mi ha detto che le faceva male la testa. La mia parte razionale mi tranquillizzava ponendola come conseguenza, ma il mio lato in preda al panico ha temuto fosse la causa.
Alla fine, poco a poco, il sangue ha smesso di uscire. Delicatamente le ho pulito il viso, le mani, le ho cambiato il pigiama e Matilde (santa bambina!) mi ha aiutato a mettere le lenzuola pulite.
Angelica era pallida e infreddolita e le ho messo un plaid aggiuntivo. Ora dormono entrambe. Angelica, poco a poco, ha anche liberato la narice occlusa dal sangue residuo e ora la sento che respira tranquilla.
Dire che mi sono spaventata è un eufemismo. Posso dire soltanto che per fortuna che c'è Matilde, che pur non essendo adulta sarebbe in grado di telefonare e chiedere aiuto se ce me fosse bisogno. Però mi sono sentita sola. Per un istante mi sono sentita sola e disperata.
Dovrò farci l'abitudine, mi sa.
06/02/14
Nuova vita
E' successo che dopo mesi, forse anni, in cui la situazione si è trascinata in una lenta, penosa e soffocante agonia, finalmente è precipitata, finalmente è arrivato il pretesto per farla finita.
Mio marito ed io ci siamo separati.
Sto scrivendo questo post durante la prima sera di separazione effettiva, reale e concreta, ché da un mese e mezzo eravamo già separati nello spirito e nelle anime, ma non ancora nella realtà.
Stasera lui dorme nella sua nuova casa.
Stasera io dormo insieme alle bambine, nella stessa casa dove ho vissuto negli ultimi 9 anni, per la prima volta da sola.
Da un mese immaginavo questo post, quello in cui sarei tornata. Ogni volta lo intitolavo in modo diverso a seconda dell'evolversi della situazione.
Il Natale dimmerda.
Ricostruire.
Non ne vale la pena.
La decisione.
Ce la farò.
La devastazione.
Non ce la farò.
Il dolore.
L'ultima lacrima.
Questi sono, in linea di massima, i titoli che avrei assegnato al mio post di ritorno. E in linea di massima sono anche le fasi di tutto il processo che si è evoluto negli ultimi tempi.
Ora devo solo trovare un nuovo equilibrio, poi tornerò ad aggiornare quotidianamente il blog, come ai bei vecchi tempi.
Voglio chiudere il post con lo stesso pensiero che ho trasmesso a mia suocera, quando ne ho parlato con lei: non è una tragedia. Di certo è un avvenimento triste, ma siamo ancora tutti vivi ed è questo ciò che conta. Stavamo male, eravamo infelici, adesso potremo, entrambi, riprendere in mano le nostre vite e cercare nuove strade. Non è una cosa che si rompe, che si distrugge. Piuttosto sono due cose nuove che si stanno costruendo.
Ecco.
31/01/14
Senza parole
(Come talvolta è successo, i pennelli e l'arte di Anna Giacopelli riescono a dare forma al mio animo molto meglio di quanto io riuscirei a fare con le parole).
(Tornerò presto, promesso. Tornerò nata a nuova vita e vi spiegherò il perché di questa lunga assenza).
24/12/13
Otto
Quanto l'amore che vivo per te, e non sono solo parole.
Sei davvero il regalo più bello che ho avuto dalla vita.
Auguri, Matilde, buon compleanno!
21/12/13
Non mi sbagliavo
Per chi ci crede, in tutti i sensi, buon natale.
Per me, so solo che oggi è il solstizio d'inverno, il giorno più buio di tutto l'anno. In tutti i sensi.
A presto. Forse.
17/12/13
Il natale che verrà
Conosco almeno 4 famiglie per le quali, questo, sarà un natale "dimmerda".
Oggi mi sono svegliata con il preciso presentimento che ci siano tutti i presupposti perché si "dimmerdizzi" anche il mio.
12/12/13
Siamo arrivati a 6
Continuando così mi monterò la testa! ;-)
11/12/13
11-12-13-14-15-16
(Non sono sicura di aver azzeccato i secondi. Fate conto di sì)
(Non guardatemi così, una cazzata ogni tanto, fa bene alla salute)
10/12/13
QR code stitch
(In questo quaggiù c'è scritto "Lucy van Pelt")
L'idea, in realtà, me l'ha data mio fratello che, in visita al "Palazzo della Penna" di Perugia, ha trovato una mostra di quadri che in realtà erano frasi in QR code ricamati a punto croce.
E da lì la presa di coscienza: che ci vuole? Ogni punto una crocetta, al peggio quattro, se proprio si vuole fare una cosa più grande.
Ed è così che sto ricamando a punto croce i QR code di alcune frasi "notevoli" del mio cartone animato preferito in assoluto, "I cavalieri dello zodiaco".
L'unico inconveniente è che devo ancora trovare la giusta proporzione tra la caratura della tela e lo spessore del filo, perché gli spazietti bianchi tra i due bracci della crocetta fuorviano il riconoscimento.
Ma ce la farò, ah! se ce la farò!
09/12/13
Non sono sparita
E' solo che ho avuto giornate intense, mattine piene, e tanto, ma tanto sonno.
03/12/13
Quanto pesi?
Lui: "Vedo che hai sostituito le batterie della bilancia, ti sei pesata?"
Lei: "Sì, ma non ti dirò quanto peso nemmeno sotto tortura"
Lui: "Già che c'ero mi sono pesato anche io e peso #un peso inferiore a quello di lei#"
Lei: "..."
Lui: "..."
Lei: "Hai sentito di quella donna che ha ucciso il marito durante un amplesso sedendovisi di sopra?"
02/12/13
Un sole al cioccolato
500 gr di farina 00
80 gr di zucchero di canna
1 cucchiaino di miele
3 cucchiai di olio EVO
1 cubetto di lievito di birra
2 pizzichi di sale
Acqua tiepida
150 gr di cioccolato fondente
Impastare tutti gli ingredienti tranne il cioccolato. Impastare a lungo, fino a ottenere una pasta liscia e morbida. Lasciarla lievitare al calduccio per almeno un'ora.
Nel frattempo tritare il cioccolato col coltello.
Quando la pasta sarà lievitata, dividerla in due e spianare ciascuna metà su un foglio di carta da forno, dandole una forma rotonda.
Poggiare una delle due basi su una teglia, lasciando la carta sotto, poi cospargere tuta la superficie col cioccolato tritato. Facendo attenzione, poggiare la seconda base sulla prima, allineandole per bene, quindi esercitare una discreta pressione con le mani lungo tutta la superficie in modo da far attaccare per bene il cioccolato a entrambe le basi.
Poggiare un bicchiere capovolto al centro e, con l'aiuto di una rotella tagliapizza o simile, tagliare i "raggi" del sole procedendo per metà, dal bordo verso il centro: ne verranno 16.
Con delicatezza torcere ciascuno dei raggi facendo attenzione al ripieno di cioccolato, dunque infornare in forne preriscaldato a 220° per circa 15-20 minuti.
Porta il sole anche nelle uggiose giornate invernali.
01/12/13
Rivedere una vecchia fiamma
Però ho rivisto G . Dopo per lo meno 10 anni dall'ultima volta.
Lo avevo visto in foto, su FB. Le foto del suo matrimonio e poi, ma solo di recente, le sue foto di profilo, perché lui su FB non c'era mai stato prima degli ultimi 2-3 mesi.
In foto mi era sembrato più stempiato, più maturo - ovviamente - ma ben conservato.
L'ho rivisto di presenza, per caso, e non l'avevo riconosciuto. Mi ha chiamato lui, salutandomi con un calore e rivolgendomi un sorriso di gioia per il quale 20 anni avrei dato un rene.
Mi ha guardato ancora una volta con quel suo nuovo modo di guardarmi, quello sguardo che ha iniziato a rivolgermi solo molto tempo dopo che io, dentro di me, ci avevo messo una pietra sopra.
E' davvero strana la vita. E' davvero curioso l'amore.
Forse il destino si diverte a giocare con gli uomini e l'alternarsi dei loro sentimenti. Solo quando io avevo rivolto la mia attenzione altrove, G ha rivolto verso di me la sua, perché forse da venticinquenne facevo più gola che da brufolosa quindicenne.
Io non ho più alcun rimpianto nei suoi riguardi. Dal canto mio sono serena. Gli sono morta dietro per 2 o 3 anni, poi me ne sono fatta una ragione e, nonostante continui a trovarlo un bel ragazzo e nutra nei suoi confronti un grande affetto (ci conosciamo praticamente dall'asilo), non me la sento di parlare di lui come un mio rimpianto, un "ad averci pensato prima".
Invece capisco che, per lui, io lo sono ancora.
E questa presa di coscienza, quello sguardo carezzevole che mi ha rivolto, quella scintilla nei suoi occhi, quel sorriso da "E' un gran peccato che non ti faccio più effetto", mi hanno fatto sentire la donna più sexy e desiderabile dell'universo.
Per cinque minuti. Ma gliene sarò grata per almeno i prossimi 10 anni.
30/11/13
La più... la più...
"Oh, Matilde... anch'io ti voglio tanto bene!"
Scambio di sguardi languidi.
"Io sono proprio una bambina fortunata ad avere te come mamma!"
"Ed io sono stata proprio una mamma fortunata ad avere te come figlia!"
Scambio di abbracci e baci.
"Tu sei una mamma speciale! Sei la mamma più.... più... più..."
"...più?"
Sguardo improvvisamente allarmato.
"Vado a fare cacca!".
(Probabilmente sono la mamma più brava a ripulire i sederini...)
29/11/13
Sull'annosa questione degli e-book
Dall'altro lato, la tesi più utilizzata è quella che "Ma la sostanza non cambia, la storia è sempre quella, il talento di uno scrittore, se c'è, ti coinvolge lo stesso", e poi "Immagina il risparmio di spazio, il minor peso nella borsa, meno scaffali da acquistare/montare/spolverare, meno alberi abbattuti".
Io devo ammettere di averci riflettuto poco. Nel senso che amo così tanto l'esperienza fisica dell'entrare in libreria, sfogliare i volumi, lasciarmi catturare dalle copertine o dai titoli, che la cosa non l'ho proprio mai considerata. Non c'entra il "profumo", è proprio un'esperienza totalmente differente ed io non credevo possibile, per me, rinunciare al libro di carta in favore di quello elettronico.
Poi qualcosa è cambiato. Il mio punto di vista si è modificato, o - per meglio dire - ci ho riflettuto un po' su.
Leggere, secondo me, è come fare l'amore. Lo si può fare con qualcuno (a seconda dei propri gusti e delle proprie inclinazioni personali) o lo si può fare da soli.
La "sostanza non cambia". Cambia il tipo di esperienza.
Leggere un libro, è come fare l'amore con qualcuno. Un'esperienza fisica che coinvolge tutti i sensi, oltre l'intelletto. Il profumo della carta che può anche essere cattivo, così come anche il partner può, sfortunatamente, puzzare. Il tocco della rugosità della carta, il suo peso tra le mani, come può essere la morbidezza o meno della pelle dell'altro, il suo corpo fisico vicino, sopra, sotto, dentro. E poi, se piace, si arriva al culmine. Quanti libri mi hanno fatto provare emozioni immense, quanti mi hanno fatto ridere fino a spanciarmi, o piangere con lacrime vere. Quando un libro mi piace, è esattamente come quando mi piace l'amore: un senso di appagamento intellettuale facilmente paragonabile all'appagamento fisico.
Ma quello, se c'è, non cambia. Non manca.
Se un libro è buono, se piace, se incontra i gusti del lettore, lo appaga a prescindere dal supporto attraverso cui viene letto.
Ecco perché, secondo me, leggere un e-book è paragonabile all'autoerotismo.
L'esperienza fisica nei confronti di un e-book reader è diversa. Più semplice, per molti versi, più leggera, più accessibile, meno coinvolgente e compromettente sul piano fisico. Non rischi di farti venire il mal di schiena a portare la borsa piena di libri, perché un reader pesa niente. Non rischi di tagliarti le dita, specialmente in inverno, voltando le pagine. Non devi temere che la scelta tipografica dell'editore sia infelice ai tuoi occhi: carta troppo chiara o troppo scura, carattere troppo piccolo, impaginazione fatta da un editor ubriaco e così via. E' tutto liscio, preciso, perfettamente adeguabile alle tue esigenze, tue e di nessun altro.
La sostanza non cambia e se il libro ti fa ridere, lo farà anche l'e-book. Anche l'e-book ti farà piangere, se è il caso, o ti annoierà.
Ma l'esperienza intellettuale raggiungerà il suo culmine di piacere allo stesso modo che se fosse su un libro di carta, e la mancanza di ulteriori coinvolgimenti sensoriali, secondo me, può anche essere un vantaggio per esaltare il solo aspetto intellettivo dell'atto del leggere. Come dire: mi concentro solo sulle parole, senza altri fronzoli, senza lasciarmi influenzare dall'immagine di copertina o dallo strano odore di muffa che esce dalle pagine. Mi concentro solo sulle parole.
Dal mio punto di vista, adesso, dipende al tipo di esperienza che decido di concedermi. Da un mesetto possiedo un Kindle e posso dire che ne sono molto soddisfatta. Mi sono comprata con pochi centesimi diversi libri che, probabilmente, di carta non avrei comprato mai, e che forse, alla fine, potrei decidere di comprare lo stesso perché mi sono piaciuti, mentre quelli che ho lasciati a metà perché mi hanno annoiato li ho cancellati senza dolore. Un libro di carta non potrei mai cestinarlo, nemmeno se fosse il più schifoso del mondo.
Meno responsabilità nei confronti del partner, come fare l'amore da sé.
Però, è anche vero che non potrei mai pensare di leggere un libro di Camilleri solo su e-book. Non potrei mai perdermi il piacere della carta liscia color avorio della Sellerio, la morbidezza della copertina leggermente rugosa, il piccolo peso da portare, quasi divertente tra le mani.
Esperienza che coinvolge tutti i sensi, come fare l'amore con qualcuno.
E allora, giusto per chiarire, non vorrei che questo post venisse interpretato come una cruda etichettatura di "pippaioli" per gli utenti di vari e-book reader, lungi da me. Ripeto che sto scoprendo anch'io questa "nuova frontiera" della lettura e pippaiola non mi ci sento di certo.
Quello che intendo dire è che, forse, non bisognerebbe estremizzare il tutto (come spesso si fa). Ognuno dovrebbe sentirsi libero di scegliere, secondo il momento, secondo l'argomento, secondo ciò che gli va in quel particolare frangente.
Il libro di carta non è indispensabile, ma lo si legge perché è un supporto che da' più stimoli sensoriali.
L'e-book reader offre un approccio più asciutto e asettico al testo, ma è molto più comodo e versatile.
A volte un partner, a volte se stessi.
A seconda di cosa si desidera in quel momento, in quel periodo o, anche, per tutta la vita.
28/11/13
Yoga
27/11/13
"Quilt spool" delle crocettine
Tutti insieme diventeranno una borsa porta attrezzi per il patchwork, ma solo dopo che avrò terminato la trapunta per mio fratello! ;-)
26/11/13
Alla fiera di Vicenza
Lucy van Pelt visiterà la fiera "Abilmente" di Vicenza nella sua proposta primaverile!
Da anni sognavo di farlo. Perché le mie amiche ci sono andate diverse volte e ogni volta ne raccontano meraviglie, mostrano acquisti sopraffini, esibiscono nuove capacità e tecniche imparate ai corsi!
A me, per motivi vari, è saltato il "Viaggio Distruzione" coi miei fratelli l'estate scorsa, e ne ho sentito la mancanza, di questa parentesi goliardica e spensierata. Un capriccio, ogni tanto, ci vuole. Un momento di liberazione, di follia, di "sfascio".
Partirò insieme alle amiche palermitane, ma, per tutta una serie di varie ragioni, viaggeremo in tempi diversi ed io arriverò alle settalbe del 19 febbraio a Verona, mentre loro mi raggiungeranno solo in serata.
Significa che ho tutto il giorno 19 febbraio A DISPOSIZIONE. Sarò a Vicenza da sola, mi sparerò musei a raffica, passeggiate in silenzio e... spero tanto di poter vedere nevicare! :-D
Poi andrò a mettere tutti gli scherzi e i tranelli nei letti delle mie amiche! :-D
25/11/13
Un'altra versione dei fatti
Per me è stata una storia molto dolorosa, sia sul piano fisico che su quello emotivo, e forse avrebbe potuto devastarmi di meno se solo mia madre l'avesse gestita diversamente.
Mi è venuto in mente il film "Cappuccetto Rosso e gli insoliti sospetti", dove accade una certa cosa e ciascun personaggio racconta la propria versione, il proprio punto di vista, e man mano che arrivano le nuove versioni si capiscono più cose sulle versioni degli altri personaggi, alcune reazioni vengono travisate, altre non erano state neppure notate, e la morale del film (oltre a farti spaccare in due dal ridere) è proprio questa: non saprai mai la verità fino a quando non ricostruirai tutte le versioni della stessa vicenda.
Ecco. A quel punto mi è salita la rabbia, perché l'interlocutrice di mia madre si stava facendo una certa idea del tutto diversa dalla verità e dalla mia versione dei fatti, del come erano realmente andate le cose.
Mia madre ne parlava come se le sue reazioni dell'epoca fossero state mature e incoraggianti ("Io le ho detto, allora, vai a Roma, prova, vedi come va. Perché se non avesse provato le sarebbe rimasta per tutta la vita il dubbio sul come sarebbe stato", ma questo, mia madre, non me lo ha detto mai. Ero io che lo dicevo, chiedendo disperatamente il permesso di provare, di vedere come andava, perché altrimenti mi sarebbe rimasto per tutta la vita il rimpianto di non averlo saputo. E lei mi ha sempre detto di no, per 3 anni).
Se solo lei avesse gestito la cosa in maniera matura e incoraggiante, probabilmente la storia sarebbe finita dopo 6 mesi ed io mi sarei risparmiata anni di torture psicologiche, di senso di inadeguatezza e - non ultimo - avrei un ricordo migliore della prima volta che ho fatto l'amore. E anche della seconda, della terza, della quarta e così via.
Invece no. Mia madre ha reagito come, all'epoca, si sentiva di fare: protettiva, spaventata, proibizionista.
Non la rimprovero di questo. Erano altri tempi e lei stessa, all'epoca, aveva la mentalità molto più chiusa di adesso. L'ho detestata per questa ragione, ma adesso non riesco più a dargliene colpa.
Però, che si faccia bella, raccontando di sè un pensiero che, all'epoca, non condivideva affatto... no. Mi ha fatto montare la rabbia. Ho avuto la tentazione di dirlo, di avvicinarmi e di raccontare all'interlocutrice la vera storia, la mia versione che non è vera solo perché è mia, ma perché è il racconto oggettivo, cronologico e lineare di come sono andati i fatti, potrei esibire pure le prove. Ma poi mi sono detta: machissenefrega.
Mia madre s'è fatta bella agli occhi di un'amica.
A che mi serve smentirla? Posso averne un giovamento? No. E allora me ne frego.

