25/08/25

Il dolore

Io soffro di dolori vari e costanti che, tra fasi acute e fasi latenti, mi accompagnano ormai da alcuni anni.
I miei dolori sono sempre stati eclettici e variegati, hanno investito un po' tutte le parti del mio corpo, specialmente le articolazioni, ma la loro area preferita è quella che va dalla mano destra alla spalla e al collo.
Sindrome (borderline non operabile) di tunnel carpale; rizoartrosi, epicondilite, episodi infiammatori acuti con edema, infiammazione della cuffia dei rotatori, contrattura del trapezio, più probabilmente qualcos'altro che non ricordo.

Nessuno ha mai capito che ca##o ho, nessun medico, di medicina tradizionale e non. Sono tante piccole cose che si sommano, si condizionano a vicenda e soprattutto provando ad aggiustarne una se ne sfascia un'altra, come mi è probabilmente successo trattando la rizoartrosi e finendo per innescare l'infiammazione di alcuni muscoli della spalla perché ho inconsciamente smesso di usarne altri.

Io ritengo di poterci convivere. Mi sono ormai rassegnata già da un po'. Non ho nulla di sufficientemente grave tale da richiedere un intervento medico vero e proprio, quindi va bene, lo accetto e basta.

C'è una cosa, però, che ho capito di non tollerare, ed è proprio il dolore in sé.
Sono disposta ad accettare di non poter più fare certe cose, di dovermi esercitare con costanza per tenere attivi quei muscoli che mi aiutano a mantenere stabili le articolazioni lasse, sono disposta ad indossare tutori durante il giorno e durante la notte, sono disposta a stare attenta, ad essere cauta, a concentrarmi prima di fare certi movimenti per essere sicura di farli in sicurezza, ma il dolore non lo sopporto proprio più.
Non sono più disposta a sopportare le fasi acute di questa cosa che non si capisce che cosa è.
Il dolore fisico mi annebbia proprio la mente, condiziona i miei pensieri, le mie decisioni, la mia meditazione.
Mi sono accorta che invece di ripetere in mente il mantra che mi è stato assegnato, me ne sto lì a sentire il dolore.

Ecco, avessi la possibilità di esprimere un desiderio, chiederei di non sentire dolore.

21/08/25

Sempre coi papà

Non voglio entrare nel merito dell'influenza che possono avere certi discorsi, certe frasi, certi concetti espressi dai genitori in presenza dei loro figli, perché purtroppo l'influenza c'è anche quando non vengono esplicitamente espressi, e vabbè, tutti abbiamo diritto ad andare in terapia per colpa dei nostri genitori prima o poi.
Ma la vera domanda che mi faccio è: ma se sei venuto a prendere tua figlia al centro estivo, e lei è già pronta per andarsene, scarpe ai piedi e zainetto sulle spalle, perché ti attardi a raccontare alla maestra (cioè io - povera me) la storia della tua vita e di quanto avresti voluto fare un certo tipo di studi e invece ti sei lasciato condizionare dai tuoi genitori e quindi vorresti che tuo figlio più grande facesse un certo tipo di studi non rendendoti conto di come tu stia esattamente replicando per tuo figlio quello che hai dovuto subire tu dai tuoi genitori? Va bene tutto, io ascolto e annuisco, ma perché lo racconti a me che aspetto che tu ti levi di torno per poter chiudere e tornarmene a casa? 
Perché?!

Non succede con tutti i papà, ma quando succede è con un papà.
Da tre giorni apro questa pagina, convinta di scrivere qualcosa, qualcosa di simpatico, accattivante, che faccia sorridere, e poi resto qui a fissare il post vuoto, chiudo e rimando a momenti migliori. 
Poi magari durante la giornata mi viene qualche idea, o mi succede qualcosa di vagamente simpatico e mi riprometto di scriverlo, ma poi me lo dimentico.

Quindi oggi scrivo questo post finto per dire che non ho argomenti su cui scrivere un post.
Come la so impiattare io la fuffa, nessun altro.

18/08/25

La fede

Non saprei se è perché è quella che non ne ha un ricordo "suo", ma solo per racconti o fotografie, o se è solo per sua indole, ma Angelica è stata da sempre quella più curiosa sul matrimonio con suo padre, sulla fine ecc.
Parlando e chiacchierando d'altro, siamo andate a menzionare la fede nuziale. Quando ha saputo che io la mia ancora la conservo, è rimasta sconvolta. Come se le avessi detto che conservo il Graal dentro il cassetto delle mutande.
L'ha voluta vedere, ci abbiamo ragionato su insieme: sulla misura (che ormai per me è troppo larga perché da allora sono dimagrita parecchio), sull'incisione al suo interno, sul peso (facendo anche un calcolo veloce e ignorantissimo su quanto ci potremmo ricavare vendendola) ecc.

Non so quando Schroeder abbia smesso di indossare la sua, non ricordo se lo avesse già fatto prima di andarsene di casa. Proprio perché ero dimagrita e rischiavo di perderla, io avevo smesso di indossarla già da un po', ma ricordo perfettamente che avevo ripreso a metterla proprio qualche mese prima che succedesse quel che è successo. Forse per me era stato un gesto scaramantico di cui non ero consapevole, chissà.

Alla fine l'abbiamo rimessa al suo posto. Bene rifugio casomai le cose dovessero mettersi male (ma non troppo male, ché mica pesa mezzo chilo)

16/08/25

A ferragosto io scrivo

Probabilmente è perché c'è una strana congiuntura astrale o forse è colpa della sinergia tra la proporzione tra dì e notte, la temperatura, il pensiero dell'imminente ritorno ai doveri di sempre (che siano scolastici o lavorativi, anche se questa cosa la avvertivo anche quando non studiavo già più e non lavoravo ancora, quindi propendo per una spiegazione "esterna" più che interna), sta di fatto che a ferragosto io scrivo.
Esattamente a ferragosto del 1996 ho iniziato a scrivere "Ballerina scalza".
Esattamente a ferragosto del 1998 ho iniziato a buttar giù la prima bozza di quella porcata colossale e incompiuta che sarebbe diventata "Buongiorno Luna". E tipicamente a ferragosto o giù di lì mi son messa a lavorare sulle tutte le sue millemila revisioni.
A volte ci penso.
Quanta fatica inutile, quanto accanimento, quanta ostinazione a scrivere e riscrivere una cosa che evidentemente non aveva nessuna ragione di esistere, ché altrimenti non sarebbero state necessarie tutte quelle revisioni e riscritture. Con lo stesso tempo e impegno ci scrivevo 5 romanzetti decenti, forse.

Vabbè, ma siccome - appunto - c'è probabilmente una forza magica che mi tiene in suo potere in quel giorno lì, io ieri - ferragosto - ho ripreso in mano un racconto che avevo iniziato qualche mese fa e che non ero ancora riuscita a terminare nonostante avessi già chiaro in testa cosa doveva succedere. Me ne frego dello spoiler, tanto vi vedo che ogni giorno siete all'incirca una ventina di lettori che chissà chi siete e - ma pure voi siete strani, eh - perché vi ostinate a continuare a leggere questi miei sproloqui, ma mi sto perdendo... Il racconto, dicevo.
In primavera mi ero fermata al momento in cui avrei dovuto costruire la morte accidentale di un bambino. Ok, lo so, è una cosa molto crudele, ma non sono sicura che sia quello il vero motivo per cui non sono riuscita a scriverla. E' che proprio tutto il progetto fa acqua da tutte le parti.
Non per niente il racconto era arrivato a 13 pagine (perché ad allungare il brodo con roba inutile io sono bravissima). L'ho tagliato bruttamente fino ad arrivare a 9. Troppe scene inutili, troppi discorsi inutili.
Però la scena del bambino non sono ancora riuscita a scriverla.

Questo progetto era una trilogia di racconti (due dei quali li ho già scritti e terminati) che dovevano diventare una specie di romanzetto breve perché tutti e tre i racconti sono legati tra loro. Ma niente da fare, non ci riesco ancora.

Il ferragosto mi scatena la scintilla della creatività letteraria, ma poi mi scontro con la mia incapacità.
Chissà che cos'è davvero che mi triggera così.

15/08/25

Le confluenze

Stamattina mi sono fatta una pedalata rinvigorente tra le 7.30 e le 11 del mattino, prima dell'ora del caldo.
Ho seguito il corso del fiume Dora per tornare nel punto esatto dove affluisce nel Po. C'ero già stata qualche anno fa, ma lo avevo fatto seguendo il Po.
La Dora mi sta simpatica, l'ho già detto, mi ci rivedo molto, le somiglio un pochino soprattutto nel suo repentino passare da un flusso rapido e turbolento ad uno pacato e disteso.
Chissà cosa pensa, la Dora, quando dopo mille peripezie si tuffa nel corso largo e lento del Po. Lo fa quasi con l'inganno, proprio dopo una curva, quasi a volerlo cogliere di sorpresa.
Chissà se vorrebbe un "effetto sorpresa" conflittuale, cogliere l'altro alla sprovvista per potersi trovare in vantaggio, oppure se è una sorpresa del tipo che gli arriva alle spalle, gli chiude gli occhi e gli chiede "Ci sono?" all'orecchio, baciandogli subito dopo il collo per farsi indovinare.
A me quel luogo è sempre sembrato magico, l'emblema della pace, del compromesso, dell'accettazione reciproca tra entità diverse e legate tra loro.



13/08/25

Una luna di miele

 E' durata solo 24 ore o forse anche solo 22, ma è proprio quel che è stato.

Un giorno (quasi) intero da passare insieme a raccontarci le cose che non c'eravamo raccontati, a darci le carezze che non c'eravamo dati, a ridere delle risate che non avevamo potuto fare insieme.

Dopo più di due settimane lontani, il Capitano ed io siamo stati di nuovo insieme. 

Ci siamo ricaricati per poter affrontare altri 11 giorni (i prossimi) in cui staremo lontani geograficamente.

Una luna di miele breve, senz'altro, ma davvero dolce e confortante.

10/08/25

Si riparte

Stasera si riparte.
Da un paio d'anni in qua è diventato più difficile e doloroso, non so perché.

09/08/25

E' passato un anno

Non me n'ero neanche accorta. Con il post di ieri, abbiamo fatto un anno intero di nuovo di blog attivo. 
Bisogna festeggiare.

Magari il prossimo anno.

ADDENDUM DI RETTIFICA: Non è vero, ho visto meglio e il primo post, l'anno scorso, l'ho scritto il 14 agosto. Mi sembrava strano, anche perché so perfettamente il perché quel giorno ho voluto ricominciare a scrivere qui. Vabbè, a ulteriore dimostrazione di quanto io sia ormai rinco%ionita totale.

08/08/25

La nuova adepta

E' iniziato quasi per scherzo, o almeno io la vedevo così. 
Il secondo o terzo giorno di permanenza in Sicilia, chiacchierando con i miei genitori e i miei zii, lancio la sfida a mia zia di raggiungermi l'indomani mattina alle 6 per fare yoga insieme.
L'ha fatto, ma alle 6 è dura per me che ho il corpo allenato, figuriamoci per una donna di 67 anni in sovrappeso che l'ultima volta che si è mossa è stato durante il saggio ginnico della quinta elementare.
Mi ha chiesto di rifarlo nel pomeriggio.

E da allora l'ha continuato a fare. In due settimane 4 lezioni, che sono molte di più di quanto fanno alcuni miei allievi. E me l'ha chiesto lei.
E stamattina mi ha persino "fatto un regalo".

E' ovvio che il contesto non è dei migliori, anzi, è tra i peggiori nel campionario dei contesti in cui non è possibile praticare yoga: gente che passa e spassa (ci mettiamo in soggiorno perché lo spazio è qui), gente che le telefona, il marito che viene a sedersi e guardare ecc...
Però l'ha fatto e soprattutto io ho notato un progresso, non tanto nella mobilità, quanto nell'entrare nella lezione. La prima volta mi chiedeva tutto, qualsiasi cosa, commentava ogni indicazione, non chiudeva gli occhi e non è riuscita a fare il rilassamento perché si muoveva in continuazione.
Alla quarta lezione era stesa in Shavasana ad occhi chiusi, in silenzio, ad ascoltare la sua respirazione diaframmatica (dopo aver finalmente scoperto dove si trova, cosa è e come si usa).

Andandosene ha commentato con suo marito che io le ho detto che è stata brava. Lì ho capito.

Terza di quattro figli, reietta tra le femmine. Bistrattata e sottostimata dai genitori davanti a tutti, persino davanti a me da bambina.
Ha passato una vita intera a sentirsi dire "Cretina", finalmente qualcuno - io - le diceva che è brava.
Mi ha fatto molta tenerezza.


07/08/25

L'estetista Diggiù

Per alcuni anni, ho avuto sempre la stessa estetista, cugina della mamma di una compagna di mia figlia. Simpatica, brava e onesta, come può essere onesta una che lavora in nero in casa sua. Ma di che parlamo? Il 95% delle estetiste lavorano in nero in casa propria, e alcune lo fanno anche nei ritagli di tempo libero dal lavoro in regola in un centro estetico. E' la consuetudine.

Per un paio d'anni dopo essermi trasferita a Torino ho continuato ad andare sempre da lei, a Bagheria, perché prima del covid riuscivamo a tornare giù abbastanza spesso e mi faceva piacere mantenere con lei il rapporto personale e professionale. Come sempre, per fare una ceretta, ci metteva 60-75 minuti. Perché il tempo di scioglimento della cera è quello che è, ma lei lavorava molto "alla bagherese": con calma, con le chiacchiere, le confidenze, il dibattito anche su argomenti di un certo peso - e non sono sarcastica - perché la relazione con la cliente va creata e nutrita. Insomma, quando andavo da lei sapevo benissimo che era mezzo pomeriggio.

Poi la pandemia, non siamo più scese per più di 6 mesi consecutivi e, subito dopo, con la mia situazione lavorativa non riuscivo più a garantire un viaggio ogni 6-8 settimane, per cui mi sono trovata anche un'estetista a Torino.
Brava, simpatica e onesta esattamente come di cui sopra. Originaria della Puglia, ma ormai da sufficiente tempo al nord tale da averne assimilato l'ottimizzazione dei tempi.
Ricordo lo shock la prima volta che sono andata, a constatare che mi aveva fatto la ceretta in 45 minuti. Assurdo. Che ci facevo, adesso, con quel tempo libero?
Per almeno 5 anni è stata la mia estetista, e quindi anche quella delle mie figlie.

Poi ho cambiato casa, da Torino ovest mi sono trasferita a Torino Nord e, se l'estetista che si trovava a Torino sud-ovest valeva ancora la pena il viaggio, dalla casa nuova proprio no. Ci sono andata una volta: 1 ora per andare, 45 minuti di ceretta, 1 ora per tornare. 
No, con tutto l'affetto e la stima del mondo, no.

Mi sono trovata un'estetista brava, simpatica e onesta sempre in quel modo che ormai sappiamo bene a meno di 1 km da casa. Del nord in tutti i sensi: ceretta completa in 40 minuti. E' diventata la nostra nuova estetista, mia e delle ragazze.

Ma il mese di luglio, per me, è sempre un mese complicato perché lavorando al centro estivo sono occupata tutti i giorni tutto il giorno, e avendo il fidanzato fuori dalle mura domestiche (dovendo quindi cercare anche di incastrare i nostri incontri senza poterci affidare al senso di sicurezza del "tanto non si scappa" che dà la convivenza) è stato impossibile prendere appuntamento con lei prima di partire per le vacanze in Sicilia.
Quindi l'idea geniale! Ricontatto l'estetista di Bagheria.
Baci, abbracci, come stai e sei sempre uguale, ma quanto è cresciuta tua figlia, ma pure la tua ormai è una donna ecc.
Ieri pomeriggio, quindi, ho trascorso l'intero pomeriggio a riassaporare la lentezza del gesto, la calma che tanto che altro hai da fare? Lo scambio di confidenze, aggiornamenti sulle reciproche vite, pettegolezzi e condivisione di punti di vista.

Magari non sempre, però ho pensato che ogni estate potrei pure pensare di tornarci dall'estetista Diggiù. Che sì, l'efficienza, ma è anche piacevole farsi fare una ceretta e scoprire che alla fine è passata un'ora e mezza.

06/08/25

Ancora ci penso

"E quinni te so' rimasto solo io?! Mecojoni...!"
Così Gandalf ha commentato la notizia della fine dell'amicizia con l'Amica Palermitana.

Sì, Gandalf e lei erano gli unici due amici che mi sono rimasti in Sicilia.
L'amicizia con l'Amica Palermitana era durata quasi 15 anni, in effetti si era già incrinata da almeno 2 anni, ma la risoluzione definitiva, bilaterale e - da parte mia ben chiara - è avvenuta solo questa primavera, poco prima di Pasqua.
Lei si è improvvisamente resa conto che non aveva più voglia di ascoltarmi; io ho capito che non avevo più voglia di sentirmi in dovere di ascoltarla. 
Mi dispiace, certo. Mi manca un po'. Ma forse il più grande torto che le ho fatto in questi anni è stato quello di andare contro il mio sentire intimo solo per avere la possibilità di continuare a mantenere quel legame; mi sono sentita in dovere di ascoltarla sempre, mi sono sforzata di farlo anche quando ho dovuto mettere da parte i miei bisogni per lei, ma non è stata colpa sua, non me l'ha mai chiesto. Io lo facevo per non perderla, perché lei per me, persino più della mia famiglia, rappresentava la mia Terra.
Parla con un accento palermitano molto forte, ed ascoltarla per me era come stare ancora lì. Vive praticamente in riva al mare e quasi ogni giorno mi mandava foto dalle sue passeggiate col cane. Mi mandava i video delle onde che si frangevano sugli scogli, del sole che tramontava all'orizzonte. L'unica cosa che non mi poteva mandare era il profumo, e quello me lo descriveva a parole.
Perderla, per me, è una specie di lutto doppio. Ancora oggi, quando ci penso, mi si riempiono gli occhi di lacrime.

In questi ultimi giorni in cui sono qui, a soli 50 km da lei, la penso, l'ho pensata. Un paio di volte, andando in città, sono passata dalle parti del suo studio professionale, ma no, non l'ho chiamata né lo farò.
Non ora. 

"Sì, Gandalf, a parte la mia famiglia, qui mi sei rimasto solo tu, sei contento?"
"Finché nun me rompo er ca##o pur'io de stà appresso alle pazzie tue!"
"Non lo farai"
"Nun ce scommetterei. NNamose, va'. La pizza la pago io, tu offrime er gelato".

05/08/25

La maggiorparte della mia vita

Qualche giorno fa ricorreva l'anniversario del primo bacio con Schroeder. 23 anni.
Calcolando che al momento attuale ne ho 46, possiamo dire che, da adesso in poi, avrò passato la maggiorparte della mia vita ad avere a che fare con lui invece che no.

Qualche giorno fa ho avuto una serata rilassata con Angelica, e abbiamo parlato delle anime gemelle. Ecco, io non penso che esistano anime "gemelle" in senso assoluto, ma sicuramente anime "sorelle" che si cercano e si ritrovano nel corso del tempo, poi le loro caratteristiche intrinseche fanno sì che il loro incontro possa dare o non dare frutti, durare una vita o durare un istante.
E' fuor di dubbio che Schroeder ed io siamo anime "sorelle", che probabilmente c'eravamo già incontrate in qualche altra vita e che forse ci rincontreremo in qualcuna delle prossime. In questa vita era necessario il nostro incontro per mettere al mondo le nostre figlie, esattamente così come sono, e dare loro la possibilità di affrontare i loro rispettivi percorsi e di incontrare e/o rincontrare le rispettive anime "sorelle" e compiere il destino d'altri ecc ecc.

Vista in questa ottica, credo che qualsiasi esistenza trovi una ragione d'essere.

(PS: in effetti la categoria che parla di Schroeder continua a chiamarsi "mio marito" nonostante non lo sia più da 11 anni, ma anche questa è un'eredità che non posso rinnegare, e non credo nemmeno di poterla modificare. Al massimo potrei aggiungere un'altra categoria, ma mi sembra ridicolo e forse anche fuorviante. Tra l'altro io continuo sempre a chiamarlo "mio marito" anche se non lo è più per davvero, in tutti i sensi; è curioso: conosco alcune persone che parlano subito di ex moglie o ex marito fin dal giorno dopo che si separano. Persino parlando del mio, anche quando per la legge eravamo ancora coniugati (e dopo la separazione lo siamo stati per altri 8 anni prima di divorziare) in molti mi parlavano del mio ex marito o persino dei miei ex suoceri. Boh, sarà un effetto del senso di indissolubilità del vincolo della genitorialità - non certo di quello del matrimonio - che mi fa percepire sempre e comunque un legame con lui)

04/08/25

Un anno fa

Un anno fa eri una gattina spaurita, che era stata recuperata da una zona trafficata di Torino dove rischiavi quotidianamente la vita sfrecciando tra macchine a tir. 
La prima notte hai provato a scappare in tutti i modi, ma dopo aver capito che ti trovavi in un luogo dove nessuno ti avrebbe infastidito o messo i difficoltà, avevi cibo, acqua, comodità e coccole a volontà, è passato poco da quando ti sei sistemata stanziale e ci hai considerate le tue umane da accudire e proteggere.
Dovevi restare con noi tre settimane, invece abbiamo lasciato che tu ci adottassi.


Da piccola e timorosa, sei diventata la padrona di tutto, della casa di città, della casa di campagna, dei nostri letti, mobili, vestiti, anime e cuori.


Miao anche a te, Ellie. E' passato un anno da quando sei entrata nelle nostre vite e lo abbiamo scelto come data del tuo compleanno. Oggi fai 2 anni. Miao.

 

02/08/25

Antidoto alla mediocrità

La Sicilia è quel luogo dove ci sono città rovinate dall'abusivismo edilizio, abitanti che se ne fregano del codice della strada, del codice civile, del codice del buon senso, amministratori che utilizzano i loro poteri solo per agevolare i propri interessi e tanta - troppa - gente che subisce passivamente una condanna alla mediocrità senza rendersene conto.
Poi, però, ti affacci su una strada provinciale e vedi questo.


E allora pensi che è davvero difficile immaginare che non esista un Dio, e che forse questi acquerelli li dipinge proprio per accendere di meraviglia la mediocrità di chi ci è condannato. Forse non tutti, ma magari qualcuno di loro se ne accorge, e allora ne sarà comunque valsa la pena di crearli questi scorci di bellezza libera e aperta a tutti. Magari nessuno di loro lo ammette, ma è proprio questo che rende loro più sopportabile la mediocrità.
 

01/08/25

L'autodelusione

Credo che una grande differenza tra il mio modo di ragionare e quello della media delle persone che conosco stia nel fatto che io ho interiorizzato in modo abbastanza stabile la consapevolezza del non avere controllo e/o potere sul comportamento degli altri.
E' molto difficile che io resti delusa dal comportamento di qualcuno. Posso esserne arrabbiata, addolorata, preoccupata, infastidita e tutto quello che vogliamo, ma delusa no. E non perché "non mi aspetto niente" da loro in termini disprezzanti, ma proprio perché "non mi aspetto niente", perché non ha senso che io abbia aspettative sul comportamento di altri. L'unico comportamento che posso davvero guidare, controllare, correggere è il mio.

E' per questo che ho scoperto una cosa che mi ha molto addolorato, ma non riesco a sentirmi arrabbiata o delusa. L'unico rammarico che provo è verso di me, perché non l'avevo capito prima, perché ero convinta che se mai fosse successo me ne sarei accorta e invece non è stato così.

Cosa ho imparato: a non dare per scontato la mia capacità di capire gli altri. A volte, come tutti, non capisco un ca##o nemmeno io. 

31/07/25

Me la sono cercata

Da un po' di tempo mi è tornato il pallino della musica, e per me è inevitabile tuffarmi con corpo, anima e mente in qualcosa che amo: è proprio nella mia natura, non esistono mezze misure, attività condotte in modo tiepido e moderato. Se una cosa mi piace, diventa pervasiva.

Riguardo la musica, la mia difficoltà maggiore sta in una mancanza di vero talento naturale (o forse nell'averlo soffocato fino a farlo sparire) che riesco male a sopperire con quelle conoscenze tecniche di "dottrina musicale" date dagli studi di teoria fatti in gioventù.
Quando suono con il Capitano e ci ritroviamo a commentare la sequenza di alcuni accordi, a lui semplicemente "suona bene" all'orecchio (talento naturale), io invece me ne esco con discorsi del tipo "Beh, è ovvio perché il Sol è la quinta del Do, per cui se ci vogliamo mettere il Re dobbiamo per forza metterci il La" (dottrina parruccona di chi la musica la fa sulla carta - come è stato insegnato a me). 

Il mio obiettivo principale, un anno fa, era migliorare la mia capacità di suonare la chitarra per poter anche suonare ai ritiri spirituali che faccio una volta l'anno, e in effetti ci sono riuscita (anche se ci sono ancora ampissimi margini di miglioramento), però il nuovo cruccio che ho è quello di recuperare gli accordi dei Kiirtan che non so suonare, dei quali ho solo le registrazioni live, quindi nemmeno in alta definizione.

Ho provato a rivolgermi all'intelligenza artificiale. Mi avrebbe fatto comodo che mi scrivesse le note su pentagramma e non lo sa fare. O meglio: dice che lo fa e poi mi ha generato immagini incomprensibili che tutto sono fuorché un pentagramma.
Dice che mi crea il midi (che posso poi importare su un software che lo trascriverebbe in pentagramma) ma no, improvvisamente si rende conto che le hanno disattivato gli strumenti per generare midi.
Dice che mi scrive la trascrizione testuale e lo fa, in modo disordinato e incompleto.
Insomma: mi sono stancata non tanto del fatto che NON possa fare determinate cose, ma soprattutto del fatto che prima me le propone come alternative e poi, quando io le dico di farlo, mi dice che non le può fare oppure mi fa delle c@c@te senza senso.
Quindi stamattina ho voluto essere chiara.


Ecco... in effetti me la sono proprio cercata! :-D 


30/07/25

Asana all'alba


Secondo me non riuscirò mai a trovare a Torino un background meraviglioso come questi, per le mie pratiche mattutine.

29/07/25

Intrattenimento alternativo

 


Eppure, come avevo già detto, dopo 30 anni sto scoprendo il piacere di tradurre dal latino. E' proprio vero che, a volte, bisogna solo dare tempo al tempo e che certe cose siamo costretti ad affrontarle quando non siamo pronti né predisposti.

28/07/25

Paincajanya

 


La meditazione delle 5 del mattino (ma la foto l'ho scattata alle 5.40, quando avevo finito)

27/07/25

Pomelia


Ci ho provato per ben tre volte in questi anni e tutte e tre le volte le piante di pomelia che ho portato a Torino non sono sopravvissute. L'ultima l'avevo persino tenuta dentro casa, eppure in primavera si è seccata.

 

26/07/25

Fico vuoto


Le formiche sono arrivate prima di me.

25/07/25

Ustica


 

24/07/25

La partenza

Una battuta vecchia come il cucco dice che quando torni in Sicilia piangi tre volte, la prima quando arrivi, la seconda quando riparti, la terza quando ti pesi sulla bilancia.
Ok, è una battuta, ma per me è ancora oggi, a distanza di 8 anni, una ferita ancora viva che si riapre, al punto che quella cosa della bilancia è solo una scemenza che poi riesco a recuperare in un paio di settimane, ma il dolore, quello no, non se ne va.

Stasera partirò per tornare in Sicilia, piango già da tre giorni alla sola idea di dovermene, poi, andare di nuovo.

23/07/25

Sempre

"Devo dirti una cosa... è una cosa un po' stupida ma voglio dirtela lo stesso"
"Ti ascolto"
"Ogni volta che io ti scrivo qualcosa, mi firmo con "Tutta tua, solo tua". Penso spesso che vorrei aggiungerci anche "Sempre tua", ma ormai la parola "Sempre"... boh, non me la sento più... però la penso. E' solo che non mi sento più capace di dirla o di scriverla. Ecco, e anche questo è un momento in cui la penso, mentre ce ne stiamo qui abbracciati stretti, ma non ci riesco a dirtela, anche se lo vorrei, anche se la sto pensando. Perché questo momento è proprio uno di quelli che mi fa desiderare che possa durare per sempre. Ma proprio per sempre-sempre, proprio per tutta l'eternità, per tutte le future vite. Che poi... chissà, magari è già così e noi non lo sappiamo. Magari stiamo così bene insieme proprio perché siamo legati nell'eternità, e ci siamo semplicemente ritrovati in questa vita dopo esserci già amati in quelle precedenti".

E la conferma mi è data dal fatto che lui non pensa che io sia strana in questi miei pensieri, ragionamenti e riflessioni.

22/07/25

Il lavoro che amo di meno

Quello con il centro estivo è il lavoro che amo di meno. Non mi sento gratificata e riconosciuta per la professionista che ormai ho deciso di essere, ossia l'insegnante di yoga.
Alla fine ricopro un ruolo che si piazza a metà tra la mamma, la maestra e l'addetta alle pulizie.

Lo so fare, e lo so fare bene. I bambini e le bambine stanno con piacere con noi, le famiglie sono contente, abbiamo sempre feedback positivi e non per niente, nonostante siamo abbastanza costose, quasi sempre ci riportano i figli negli anni successivi fino al superamento del limite di età, e talvolta vorrebbero poterlo fare anche oltre.

Però non mi piace. Mi diverto, e - paradossalmente - mi riposo perché tra le 8.30 e le 16.30 non mi devo scapicollare da nessun altra parte, non faccio la trottola da un capo all'altro della città. Al massimo portiamo i bambini al parco giochi o al museo.

Ciò che non amo affatto è sentirmi l'alternativa alla famiglia. Per quanto il più delle volte i bambini non vogliano andare via a fine giornata, spesso fanno fatica anche ad arrivare. Ci sono e ce ne sono stati in passato che salutavano tranquillamente i genitori e se ne andavano subito a giocare, ma il più delle volte lo fanno con un sottile dolore nascosto, quasi soffocato; hanno solo 4 anni e sanno già che devono ingoiare la loro tristezza.
Poi, per fortuna raramente, capita la scenata.
Stamattina è successo, e tra me e la mia collega sono sempre io quella che ha questa mansione (perché fisicamente sono più forte e contenitiva: strappare letteralmente una bambina aggrappata con tutte le sue energie alle gambe della madre che non riusciva a divincolarsi ed era più isterica della figlia.
Perché nemmeno ai genitori piace del tutto l'idea di dover lasciare i propri figli, penso.

Ecco, quando questo capita io mi chiedo se veramente tra i miei ricordi voglio che ci siano tutti i corpicini scalcianti che ho ormai imparato ad avvolgere e disinnescare, contenere, confortare con il mio di corpo. Se veramente voglio tornarmene a casa indossando una maglietta che è stata intrisa di lacrime e moccio disperato di una bambina che voleva solo restare con la sua mamma.

Quello con il centro estivo è il lavoro che amo di meno. E' quello che mi strazia di più.

21/07/25

La non mia vicina

Arrivo davanti al cancelletto, vedo un giovane uomo che fa la spola dalla macchina trasportando buste della spesa; una giovane donna tiene per mano un bambinetto biondo e mi precede.
Ne avevo già il sospetto, perché avevo riconosciuto la sua voce dopo averla sentita urlare diverse volte attraverso la parete, ma quando li ho visti entrare dal portoncino ne ho avuto la conferma: i vicini di casa del Capitano.
L'ascensore è già al piano terra, faccio finta di nulla e resto indietro per dare loro la possibilità di prenderlo prima di me, ma lui ci dice di salire prima noi tre. Cavaliere, lui. Bistrattato di sicuro vocalmente da lei, e forse non solo vocalmente a sentire certe cose che lei gli ha urlato in passato a un volume di voce che per cui era impossibile non sentirle. E che gli ha fatto, sul pianerottolo delle scale.

Continuo a fingere di non capire, entro in ascensore con lei e il bambino e chiedo a che piano vanno.
Oh, che combinazione, lo stesso a cui vado io.
A quel punto lei mi fa: "Ah, allora abitiamo accanto e non ci siamo mai incontrate"
"Io non abito qui"
"Ah, siccome ho conosciuto il Capitano, ho visto qualche volta anche i suoi figli..."
"..."
"...non ho ancora conosciuto la moglie".

Io ho continuato a sorridere cordialmente in silenzio, senza aggiungere altro, senza qualificarmi ecc.
Non lo so se si è resa conto del discorso sconclusionato che ha fatto, ma d'altro canto da una che una sera d'inverno ha buttato letteralmente fuori dalla porta di casa il marito/compagno urlandogli addosso le peggiori parole, il tatto e la delicatezza è una delle ultime cose che ci si potrebbe aspettare.

18/07/25

Lividi

Nell'immaginario collettivo, lo yoga è tutto relax, peace & love, condito da contorsionismo estremo e un po' di spirito new age fricchettone.
No, lo yoga *può* anche essere così, o solo con una o alcune delle precedenti peculiarità, o anche tutte, perché no? E' estremamente soggettivo in base - principalmente - all'insegnante, al metodo e allo stile praticato.

Io ho praticato davvero quasi tutti gli stili: alcuni li ho odiati e tuttora me ne tengo alla larga, altri mi hanno risuonato così tanto e così bene al punto da aver approfondito la loro pratica fino a diventarne insegnante. I "miei" stili sono sicuramente hatha e aerial (oltre al balyayoga, per bambini, che è il mio ineluttabile imprinting da insegnante), anche se comincio a voler approfondire Yin (per il quale ho anche fatto un workshop di formazione, ma che non sono ancora riuscita pienamente a inserire nelle mie lezioni) e Nidra, che ho praticato per anni e vorrei approfondire per la formazione professionale.

Hatha e aerial sono due pratiche estremamente diverse, eppure io le amo entrambe. Certo, aerial è molto "contaminato" come yoga, ma il mio modo di declinarlo non è altro che una lezione che si svolge per metà sul tappetino, faticando con il corpo ma soprattutto con la mente, per poi passare al tessuto, che è la parte più divertente, giocosa, acrobatica e che lavora su emozioni difficilmente lavorabili con il solo hatha: ci vorrebbe molto più tempo.

In 4 anni di pratica di yoga aereo ho lavorato sulla mia paura, sulla mia mania di controllo e sulla mia autostima almeno il triplo più velocemente di quanto non abbia fatto il 12 anni di yoga sul tappetino.
L'unico problema sono i lividi che, inevitabilmente, compaiono il giorno dopo, dovuti allo strofinio del tessuto sulla pelle, a volte anche alla pressione o alle strozzature... ovviamente sono tutti segni di errori, di prese sbagliate, di mancata forza delle braccia... ma credo sia una delle caratteristiche che accomuna noi delle "discipline aeree". E se ci fanno persino i meme sull'argomento, vuol dire che succede a tutti.



Nell'immaginario collettivo, lo yoga è tutto relax, peace & love, condito da contorsionismo estremo e un po' di spirito new age fricchettone. E lividi. Tanti lividi.

17/07/25

Otto mesi

Oggi sono otto mesi che il Capitano ed io ci baciamo.

15/07/25

I fossili alati

Che fate? Scavate?
"Stiamo cercando i dinosauri per portarli al museo"
Interessante.
"Cerchiamo i peledatti"
"Ma no, i peledatti hanno le ali, non li possiamo trovare sottoterra!"
"Ah"

Non ho ancora capito se meravigliarmi del fatto che si siano capiti storpiando una parola in modo indubbiamente soggettivo eppure evidentemente universalizzabile, oppure se alzare gli occhi al cielo per avvistare fossili di pterodattilo nascosti tra le nuvole.

 

14/07/25

Il latino

"Non voglio mai più avere a che fare con il latino", dissi ingenuamente il giorno in cui completai il mio passaggio di corso di laurea da "Lettere moderne" a "DAMS Musica".

Poi Matilde si è iscritta al liceo scientifico. Il primo anno è andato molto bene, il secondo è stato tragico. Ho rispolverato il mio latino per provare a darle una mano, ma alla fine ha scelto di cambiare scuola e passare al liceo linguistico dove il latino si fa solo per i primi due anni.

"Non avremo mai più a che fare con il latino", dicemmo insieme quando fu promossa per passare al terzo anno.

Poi lo scorso anno Angelica si è iscritta al liceo delle scienze umane, e a giugno è stata rimandata in latino.

Evidentemente lui ed io abbiamo ancora un conto in sospeso.

Eppure, come molte cose in età matura, sto scoprendo che mi piace e che mi affascina. 
Sono sempre più convinta che la scuola sia la peggior nemica del piacere di imparare, perché ne ho solo ricordi orribili: sensazione di incapacità, fatica alla quale non sapevo dare un senso, tutto solo obbligatorio. Io a scuola ci sono andata solo per senso del dovere, e mai per la gioia di scoprire cose nuove; quella è venuta molto tempo dopo.

E niente, dopo 30 anni sono ancora qui a tradurre sed etiam.


12/07/25

Un anno

E' passato un anno, in effetti, e - anche se non proprio allo stato dell'arte - possiamo dire di essere sopravvissute.
In questo anno ci sono state molte lacrime e moltissime risate, tonnellate di fatica, ma anche tanta gioia e gratitudine. Qualche bella persona è entrata a far parte della mia vita, qualcun'altra se n'è andata, forse per sempre.
 
Ho ricevuto molti aiuti concreti, incoraggiamenti, gesti e parole di supporto. Ho posto le basi per la mia professione ed ho scoperto di avere delle buone probabilità di farcela, nonostante la sensazione perenne che invece no, perché la stabilità e la sicurezza non apparterranno mai a questa mia vita, magari alla prossima, chissà.

Ho imparato come si fa una riunione di condominio.
Ho adottato una gatta.
Ho mappato buona parte delle piste ciclabili di Torino nord.

Ho toccato il fondo, ma mi sono data la spinta per risalire e ho ripreso a respirare. Tante volte sono caduta, inciampata, scivolata, altrettante mi sono rialzata o aggrappata al primo appiglio disponibile per evitare il disastro.
 
Ho imparato ad ascoltare di più, ho imparato a chiedere di più. Ho avuto paura, ho scoperto di avere coraggio. Ho creduto di essere morta, ho appurato di essere ancora viva.

Ho riaperto la porta alla musica ed ho scoperto che non se n'era mai davvero andata, e che - un po' come Bruno Madrigal - si era solo nascosta quatta quatta nelle intercapedini tra me e il mondo.
In questo anno è come se mi fossi riscoperta e avessi ritrovato la mia identità.

Per festeggiare, stasera pizza.

11/07/25

Il samurai

Il percorso ciclabile che mi porta da casa alla ludoteca, di svolge maggiormente sulla riva del fiume Dora Riparia, uno dei 4 fiumi di Torino.
La Dora è rappresentata come donna nelle due famose statue di Piazza CLN, e in effetti è molto "femmina"; le si addice anche il nome. In città ha un letto variegato, inizialmente attraversa selvaggiamente un parco, creando anche una micro spiaggia dove qualche secolo fa io mi sono persino immersa i piedi, poi viene regolata e instradata in modo molto urbano e controllato, con argini in muratura, ponti futuristici, piccoli dislivelli che creano movimento, fino a darle la gloria lasciandola tornare selvaggia, all'interno di un altro parco, detto "della confluenza", dove si trova il punto esatto in cui si immette nel Po.

Sul tratto che percorro io, a un certo punto il letto si allarga tantissimo e il flusso d'acqua è così placido da sembrare quasi fermo. A me ha sempre ricordato il mare.
Certo, il colore è molto diverso, ma la sua calma è rassicurante, nonché nascostamente infida, perché è comunque un fiume e la sua corrente è forte. E' proprio una donna.

Stamattina, proprio su quel tratto di fiume pacato, stava un uomo di etnia orientale, anziano. 
L'ho visto da lontano, tutto vestito di nero e bianco al punto che mi sembrava in smoking, invece poi da vicino ho visto che indossava una vestaglia, o forse il kimono.
Se ne stava in piedi, dritto e fermo, si sosteneva con una stampella e guardava il fiume.
Io stavo pedalando, l'ho visto bene solo per pochi secondi, ma mi ha colpito molto la sua compostezza e soprattutto quello sguardo. Era proprio assorto, quasi perso.
Mi sono commossa.
Ho immaginato che guardasse il fiume magari rievocando il fiume della terra che ha dovuto lasciare; o forse anche lui in quel tratto di fiume ci vede un'imitazione del mare, ed era al mare che pensava.

Quella visione mi ha colpito molto, sembrava proprio un samurai a riposo.

10/07/25

La vecchia in bicicletta

Buono: ho miracolosamente evitato un ragazzo che attraversava la strada mentre io percorrevo la pista ciclabile.
Meno buono: mi ha urlato che avrei dovuto andare più piano ed io gli ho replicato: "Ma mi vedi? Sono una vecchia in bicicletta! Come potrei andare più piano di così?! Sei tu che sei passato senza nemmeno guardare!"
Simpatico: mi ha dato della str*nza.
Ottimo: in realtà sono una vecchia in bicicletta che va veloce e che ha degli eccellenti riflessi.

09/07/25

Il ciclista umiliato

Non succede con tutti i maschi, ma quando succede è con un maschio.

Da maggio a settembre io mi muovo prevalentemente in bici. In questo periodo in cui lavoro con il centro estivo, esco di casa in bici poco prima delle 7 e ne faccio la mia attività di cardiofitness che dà l'avvio alla giornata.
Non corro davvero, non ne ho il fisico, ma vado spedita. 
Il tragitto è per lo più pianeggiante, tranne un paio di salite toste delle quali una breve ma intensa, l'altra meno in pendenza ma molto più lunga. Entrambe le affronto con grande impegno, prendendomi anche una buona rincorsa e preferisco sentire i quadricipiti urlare piuttosto che scalare la marcia (quello lo faccio solo durante la prima settimana in cui riprendo la bici, poi vado sempre e solo con la sesta marcia, ché altrimenti che ci stiamo a fare?).

Incontro spesso altri ciclisti, anche perché io preferisco sempre fare un giro un po' più lungo - se serve - ma viaggiare il più possibile sulla pista ciclabile.

Ecco, se pedalando al massimo della mia velocità (che potrà essere... boh? 20 km/h? Non saprei nemmeno come misurarla) supero una donna, fosse anche una donna più giovane e più atletica di me, non succede nulla.
Se supero un maschio, di qualsivoglia età, prestanza fisica, etnia e convinzione mentale, niente da fare, dobbiamo gareggiare a tutti i costi.
Stamattina ce n'era uno, che probabilmente si è sentito eccessivamente umiliato, che mi ha tallonato al limite dell'infarto, e lo so perché lo sentivo dietro di me, che passava sopra le foglie secche dopo di me, e ne sentivo il rumore della catena in discesa e che ha avuto la faccia tosta di salire sul marciapiede per superarmi perché la pista ciclabile era impegnata dal furgoncino degli spazzini ed io ho dovuto rallentare quasi a frenare e "dribblarlo" tra le macchine parcheggiate accanto.

L'ho recuperato al semaforo. Sono scattata prima di lui al verde, umiliandolo per la seconda volta, e lui di nuovo mi ha superato passando dalle strisce pedonali invece che dalla pista ciclabile.
E peccato non avergli potuto fare un video mentre, davanti a me, pedalava come un forsennato, come a voler fuggire da questa femmina attempata che, con una city bike scrausissima, aveva avuto l'ardire di superarlo.

Non succede con tutti i maschi, ma quando succede è con un maschio.

08/07/25

Meglio di un horror

"Maestra mio nonno è andato al pronto soccorso!"
"Oh, mannaggia, e come mai, cosa gli è successo?"
"Gli è uscito un verme dalla bocca!"
"..."
"Sì, un verme lungo lungo gli è uscito dalla bocca!"

Ok, non è che dovete proprio raccontarci tutto tutto tutto delle vostre vite familiari...

(No, non ho indagato con i genitori, e non lo farò)

06/07/25

Al sicuro

Solitamente dormo male.
Non solo durante il sonno, ma la posizione da distesa, anche da sveglia se mantenuta a lungo, mi fa risvegliare tutti i dolori, a volte a uno a uno, ma anche tutti insieme. Il mio sonno è sempre disturbato dalla schiena che fa male, dalla spalla che fa male, dal braccio che fa male, dal piede che fa male, dal collo che fa male, dalla mano che fa male. A volte pure dall'anima che - per non essere da meno - fa malissimo e mi fa svegliare in preda a sogni che mi turbano e che mi fanno stentare a riaddormentarmi.

Fatte salve le prime 2 o 3 volte, che ero agitatissima per un miliardo di motivi seri e meno seri, tutto questo non mi succede quando dormo con il Capitano.

I dolori ci sono lo stesso, la spalla, il piede, la schiena ecc ecc. Anche i sogni allucinati e allucinanti ci sono sempre - non tutte le volte - ma ci sono. Però mi riaddormento subito.
Mi giro e rigiro, come sempre, anche avendo paura di disturbare il suo sonno, ma mi basta ascoltare il suo respiro o intuire nella penombra la sagoma del suo corpo disteso accanto a me per chiudere gli occhi e riaddormentarmi.

E tutte le mie paranoie esistono ancora - oh! se esistono! - e anche tutti i miei dolori e per di più c'è anche di sottofondo l'ansia mista a senso di colpa perché se io sto dormendo in quel letto, in quella camera, in quella casa, significa che le mie figlie dormono da sole nei loro letti della loro camera in casa mia, ma non mi intaccano. Ci sono, esistono, si manifestano, mi svegliano, ma basta così. Sento che lui è accanto a me e mi riaddormento.

E' come se, per la prima volta, mi sentissi al sicuro.

05/07/25

Le mie possibilità

Uno dei motivi più comuni che mi mettono in difficoltà rispetto alle relazioni che ho, è scoprire che ciò che generalmente io sono disposta a fare per gli altri non è un'abitudine universale.

Non riesco davvero a capire se il problema è "mio", proveniente dalla mia educazione, dalla mia tradizione familiare, dal mio condizionamento culturale, oppure se è più generale: io sono disposta a fare per gli altri cose che gli altri non farebbero per me.

Ripenso, ad esempio, ai motivi per cui da 4 mesi non sento più su nessun mezzo di comunicazione la mia Amica Palermitana. 
Mi manca? Sì, appena un pelino meno di quanto potrebbe mancarmi l'aria. 
Sono disposta a riprendere il contatto con lei? No.

L'amicizia con lei è nata nella primavera del 2010, io avevo Angelica nella pancia e avevo iniziato la formazione come consulente per l'allattamento al seno; lei era una delle formatrici, nonché la vicepresidente dell'associazione che gestiva un po' tutto quell'ambaradan. Sono 15 anni, mica poco. In questi 15 anni la sua vita è stata turbata da varie vicissitudini personali e professionali, ma la mia ha potuto annoverare eventi ben più tragici e difficili.

Non vuole - non ha mai voluto - essere una gara a chi se la passava peggio, ma io me la sono sempre passata relativamente peggio di lei, eppure sono sempre stata presente oltre i limiti delle mie possibilità. Solo quando stavo effettivamente lavorando, ossia facendo lezione oppure badando ai bambini, oppure al centro estivo ecc, mi sono negata a lei rimandando la telefonata, la videochiamata, la lettura di chilometri di messaggi o l'ascolto di ore di vocali a dopo, utilizzando i momenti di riposo. E lo facevo. Invece di riposarmi io le rispondevo, la ascoltavo, le offrivo il mio punto di vista esterno.

Centinaia di volte mi ha svegliato, mi ha distolto da una lettura, ha impegnato il mio raro momento di pace e silenzio. Eppure l'ho fatto, l'ho ascoltata sempre, l'ho accolta e contenuta sempre.

Anche io ho avuto spesso bisogno di lei, del suo punto di vista esterno o semplicemente del suo orecchio per sfogare la rabbia e la frustrazione delle mie vicissitudini personali, ma lei ha sempre centellinato il suo tempo a mia disposizione, offrendomi slot di disponibilità in base alla sua vita familiare, al clima, alla sua necessità di riposo ecc.

Non gliel'ho mai rinfacciato, né mai lo farò. Non sono pentita di essere stata sempre e comunque presente per lei, ma non posso fingere di non esserci rimasta male quando mi sono sentita dire che lei adesso è cambiata e non è più disponibile ad ascoltarmi sempre e su tutti gli argomenti.

Ecco, questa riflessione l'ho fatta proprio perché mi è capitato un altro episodio, con un'altra persona, alla quale io ho chiesto un favore e mi è stato rifiutato. Non entro nel merito del favore in sé, non è questo il punto. Si chiama assertività la grande capacità di saper dire di no a qualcosa che non ci si sente di fare. E' indice di maturità emotiva.
Però quello che ho pensato è: io, al contrario, lo avrei fatto e non ci avrei trovato nulla di male, così come non ci trovavo nulla di male nel rinunciare al mio tempo di riposo per ascoltare l'Amica Palermitana.

Il terzo giuramento che ho fatto durante la mia iniziazione nell'Ananda Marga è: io giuro di aiutare gli altri nei limiti delle mie possibilità. Il che significa che non posso/debbo mettere a rischio la mia sopravvivenza o la mia salute per aiutare gli altri (non è un genere di sacrificio che viene contemplato nella mia filosofia spirituale: la nostra vita e il nostro corpo sono preziosi e vanno preservati, perché è tramite essi che possiamo continuare ad agire e proseguire nel cammino di crescita spirituale), e allora mi chiedo se sono io che ho una percezione alterata di quali siano le mie possibilità, oppure se queste sono effettivamente superiori alla media degli altri esseri umani.

Io non penso di avere uno spirito particolarmente votato al sacrificio, o al martirio. Non sono una che si autocommisera. Magari a volte mi lamento, ma faccio quel che devo e quel che posso, riesco sempre a trovare le forze per farlo, e quando non le trovo mi fermo. L'ho fatto diverse volte.

Ok, questo post ci ho messo quasi una settimana intera a scriverlo. E' nato da una riflessione velocissima, ma le giornate complicate mi hanno impedito di scriverlo subito. 
E' rimasto in bozza per diverso tempo e ogni volta che lo ampliavo perdevo sempre di più il filo della riflessione iniziale, quindi ormai lo pubblico così, senza nemmeno ricordarmi che diamine avessi voluto dire.

Questa cosa mi ha fatto molto riflettere. Mi sono chiesta se è il mio grado di "gentilezza" nei riguardi degli altri che è superiore alla media o se, invece, non è

04/07/25

Amico/a del mio risveglio

Mi sveglio ogni mattina alle 5 per fare la meditazione paincajanya. 

A volte è facile, altre volte meno, raramente non ce la faccio, perché magari ho fatto particolarmente tardi la sera prima oppure perché - da grezza essere umana quale sono - ho voglia di dormire ancora un'altra oretta.

Il punto fermo dei miei risvegli antelucani, però, è lui/lei: il pianeta Venere, la stella del mattino.
Quando apro gli occhi alle 5, lui/lei è lì a guardarmi e dirmi che sì, quella è la mia strada.

Non a caso quando ho finito, intorno alle 5.40, non si vede più.



03/07/25

Cose che non vorresti mai vedere #48

La tavoletta del wc con delle allarmanti strisciate marroni e un pezzetto di carta igienica per terra che sembra coprire qualcosa di corposo e scuro di forma vagamente cilindrica, dopo che un bambino di 4 anni che frequenta il tuo centro estivo esce dal bagno sorridendo e dicendo: "Maestra ho fatto tanta cacca e mi sono pulito da solo!".

02/07/25

Ma come si fa?

"Maestra, non ci crederai! Mentre venivamo qui abbiamo visto un ragazzo sul motorino senza casco!"
"No, ma non mi dire!"
"Sì, nemmeno io ci potevo credere! E gliel'ho pure detto alla mamma!"
"Che assurdità! Ma come si fa ad andare in motorino senza casco?!"
"Eh, infatti... io gliel'ho detto alla mamma... ma come fa quel ragazzo ad andare in motorino senza casco!"

Piccolo bambino che frequenti il mio centro estivo... come potrei, io, raccontarti di quando a 15 o 16 anni sono stata la quarta passeggera portata da uno scooter molto in voga all'epoca, si chiamava Amico e non per niente, ma proprio perché ci si portavano su gli amici, e se il proprietario ne aveva tanti di amici, ecco, semplicemente ci si faceva secchi secchi e ci si andava tutti insieme.
Davanti, accucciata dietro il manubrio, la proprietaria che guidava praticamente coi denti, le due più rotondette si dividevano il sedile, tirandosi in dentro la pancia, ed io, la magrolina del gruppo, sedevo su quel vago accenno di portapacchi posteriore. La ragazza davanti a me mi teneva dalle ginocchia.
I caschi non si usavano. Forse non li avevano ancora inventati, o forse non erano cool perché rovinavano le acconciature. Vuoi mettere potersi fregiare del titolo "Ragazza più pettinata dell'obitorio"?

"Ma infatti, tesoro, ma come si fa?!"

01/07/25

L'uomo col cane

Un uomo vestito con pantaloni lunghi neri, camicia bianca a maniche lunghe, tutta abbottonata, e cravatta grigio scuro allacciata. Porta a spasso un cane, tenendolo al guinzaglio.
Ma non è tanto il suo abbigliamento, nonostante ci siano 37°. Non è nemmeno quello sguardo stralunato che gli caratterizza il volto (vestito in quel modo con questa temperatura...).
L'aspetto più strano e vagamente inquietante sono i guanti che indossa: rossi, da giardiniere, con il palmo gommato di nero.

30/06/25

Son soddisfazioni

Ho un'allieva che fa con me lezioni individuali di yoga. E' una ragazzina di 72 anni in fortissimo sovrappeso; ha iniziato con me a fine settembre perché la sorella (mia collega di teatro) le ha regalato 8 lezioni private per il compleanno. Finite le lezioni in regalo, ha voluto proseguire pagandomi di tasca propria e da allora non ha più smesso. E' stata costante e proattiva, si è impegnata, ma ha sempre seguito e ascoltato, e nel corso dei mesi ha notato i suoi miglioramenti.
Primo su tutti: dopo 6 mesi ha potuto sedersi sul tappetino a gambe incrociate per qualche minuto; dopo 8 mesi ci riesce a stare per il doppio del tempo.
Poi ha iniziato a fare caso alla postura che assume durante il giorno e a tenere i piedi paralleli invece che "a papera" mentre sta ferma.
Ultimo, ma non meno importante: è passata da 3 a 7 movimenti avanzati per gli addominali.

La scorsa lezione, visto che sugli addominali si è sempre bonariamente lamentata accusandomi di essere sadica, quando le ho proposto di arrivare a 7, mi ha voluto irridere facendone 8.
Sembra una sciocchezza, ma a me le soddisfazioni professionali più grandi le danno i bambini e gli anziani.

27/06/25

Matura

La mattina della prova di italiano le avevo chiesto se volesse un mio braccialetto come portafortuna, e lo ha preso e indossato. Poi, dopo il secondo scritto, me l'ha restituito.
Stamattina, mentre ci preparavamo, è venuta a chiedermelo esplicitamente, e lo ha ripreso.

Uscendo da casa era in quello stato di autoprotezione per cui sei così terrorizzata che sorridi serenamente alla vita. Durante il tragitto in macchina abbiamo chiacchierato, abbiamo scherzato, abbiamo riso. La difficile ricerca di un parcheggio non l'ha spaventata. Siamo arrivate a scuola e abbiamo trovato già parte della clac che era stata invitata all'evento. Ha iniziato ad avere un colorito un po' più spento una volta che è arrivata dietro la porta dell'aula ed ha visto entrare la ragazza prima di lei. Sono arrivati tutti gli amici, chiamati all'adunata per farle coraggio, e l'attesa è stata più lieve.

Quando è toccato a lei, mi sono scelta il posto più panoramico della platea, in modo da poterla vedere in viso, ma non troppo.

Ho pianto.
Ho pianto dall'inizio alla fine.
Ho pensato che è figlia mia, che l'ho fatta io, l'ho cresciuta io, ed è bellissima. Ha saputo sostenere il colloquio con una sicurezza e una capacità di improvvisare che le invidio ancora oggi. Ha avuto solo un momento di difficoltà emotiva, proprio a metà, ma ha bevuto un po' d'acqua, si è asciugata le lacrime ed ha risposto correttamente alla domanda che le era stata fatta.

Mentre concludeva il colloquio esponendo la sua relazione sul PCTO, io mi son detta che il mondo non ha idea di quale gioiello prezioso io gli abbia donato.

Sono stata fiera di lei, orgogliosa di essere sua madre.

Oggi Matilde ha finito gli esami di maturità. 
Oggi Matilde comincia un nuovo capitolo della sua vita.

26/06/25

Sempre lui

E' chiassoso, invasivo, sarcastico e schietto, ma ha un cuore immenso ed è una delle persone che ho di più care al mondo.
Gandalf ha fatto una deviazione di 500 km dal suo viaggio solo per passare a trovarci e cenare con noi, la sera prima dell'orale di maturità di Matilde. Ci ha fatto trascorrere una serata serena, facendo da diversivo e antidoto all'ansia che inevitabilmente avrebbe aleggiato in casa, dimostrando di fatto di essere proprio il grande mago del quale porta il nome, quello che arriva esattamente nel momento in cui è necessario che arrivi.

25/06/25

Cose da non dire a un'insegnante di yoga #11

"...e quindi il mio medico mi ha rimproverato, mi ha detto che devo muovermi un po', magari fare ginnastica dolce, yoga, qualcosa per allungare un po', fare stretching..."
"Mi sembra una buona idea"
"...però poi mio marito mi ha detto che forse lo yoga non è adatto, perché magari ci sono certe posizioni che non sono adatte..."
"Tuo marito insegna yoga?"
"No"
"Io sì, fidati di me. Lo yoga è perfetto per quello di cui hai bisogno"

Tutti tuttologi del web, cantava quello, e secondo me solo la nazionale di calcio supera lo yoga come quantità di gente che crede di esserne esperta mentre è solo in balia dei propri pregiudizi, credenze e condizionamenti culturali e pensa di poter dare un'opinione competente quando, in realtà, è solo un altro dei milioni di malati di sindrome Dunning-Kruger.

24/06/25

L'orda di barbari

Buono: è una bella giornata e decidi di fare un giro in bici.
Ottimo: decidi di andare al parco che conosci bene, cercarti un angolino tranquillo e fare una bella e serena meditazione tra gli alberi, invece che sul pavimento della cucina, come fai ogni giorno.
Eccellente: trovi un angolino riparato, all'ombra e ventilato. Ti piazzi sul plaid e inizi con un po' di Vipassana per concentrarti.
Cattivo: dopo 30 secondi di respirazione quadrata, senti un gran vociare giocoso e allegro, apri gli occhi e vedi centinaia di bambini dell'estate ragazzi che si avvicinano da tutte le direzioni, ognuno portando in processione il suo gonfalone.
Pessimo: dopo essersi chiassosamente sistemati e reciprocamente accolti, iniziano a fare balli di gruppo con musica sparata a un volume da villaggio turistico degli anni '90
Devastante: quando alle tue orecchie arriva "Sotto il sole, sotto il sole, di Riccione, di Riccione..." raccogli tutto e te ne vai.

23/06/25

Insieme

Esattamente un anno fa andavo per la prima volta a casa del Capitano, subito dopo aver finito di dare la prima mano di pittura alle pareti della mia nuova casa.
Faceva freddissimo, aveva piovuto, ricordo che mi aveva invitato a prendere qualcosa di caldo da lui prima di tornare alla vecchia casa. Ed io avevo accettato.

Stamattina mi sono svegliata accanto a lui e mi ha condiviso la riflessione di quanto fosse impensabile, un anno fa, immaginare che esattamente un anno dopo ci saremmo svegliati al mattino l'uno accanto all'altra.

Quando sono andata via da casa sua, un anno fa, mi sono guardata allo specchio dell'ascensore e mi sono detta: "No, non ci pensare nemmeno".

Quando sono andata via da casa sua, stamattina, gli ho detto: "Chissà tra un anno..."
Lui ha risposto: "Tra un anno saremo su Marte"
"Sì, però insieme".

22/06/25

Ti sembro il tipo?

La signora che fa(ceva) le pulizie in casa dall'Ingegnere, mi ha mandato un messaggio che recita così: "Cercano nuovi cantanti per il coro della parrocchia vicino casa tua, visto che ti piace cantare perché non ci vai?"

La signora in questione ha trascorso più o meno del tempo con me per 4 anni, ci siamo anche scambiate l'amicizia su facebook, quindi mi conosce bene e sa perfettamente tutto quello che io voglio che si sappia di me.
Quindi mi chiedo: ma in che momento dei nostri dialoghi, o in quale riga di post si è fatta l'idea che io sia il tipo di persona che se ne va a cantare al coro della parrocchia?

21/06/25

Cose da non dire a un'insegnante di yoga #10

"Ma sei bravissima!", applaudendo.

Lo yoga non è bravura, non è performance, non è estetico. Lo dico sempre, ma non lo capiscono mai.

19/06/25

Il dente avvelenato

Lo ammetto: ho il dente avvelenato neri confronti del personale delle segreterie scolastiche.
Li trovo incompetenti e lavativi: non rispondono alle mail se non dietro sollecito telefonico, talvolta dimenticandosi di protocollarle, dunque rendendole irrecuperabili nel marasma di mail che riceve una scuola quotidianamente. Avrei una tale quantità di aneddoti da scriverci tre libri.

Ho il dente avvelenato, lo ammetto, ma ciò che mi fa rabbia è che LORO lo stipendio lo ricevono sempre e comunque, sia che le mail le leggano, che non le leggano, sia che rispondano, che non rispondano, mentre io devo farmi un mazzo così per essere pagata con un pugno di noccioline, solo se e quando LORO decidono di pagarmi.

Ecco, questo è forse l'aspetto peggiore del mio lavoro.

18/06/25

Io mi ricordo...

...no, non è vero. Non ricordo nulla del giorno prima degli esami di maturità. Non ricordo gli eventuali incoraggiamenti o interrogatori ansiogeni dei miei genitori, non ricordo rituali né riti propiziatori, né ipotetici gesti di celebrazione dopo.
Ricordo, però, che molti miei compagni avevano i genitori fuori da scuola, che li aspettavano all'uscita, invece io non ho trovato nessuno dei miei, e ammetto che questa cosa l'ho sempre rinfacciata a mia madre, un po' scherzandoci su e un po' no.

Matilde è appena uscita per andare a sostenere la prima prova scritta degli esami di maturità e l'ho abbracciata forte e lei si è lasciata abbracciare.
Ieri sera ci siamo esibite nella nostra versione, ovviamente strampalata e tragicomica, di "Notte prima degli esami" di Venditti, con me che la suonavo malissimo alla chitarra e lei che la cantava improvvisando anche una coreografia a metà tra la trasposizione in LIS e l'espressione della propria angoscia.

Sembra ieri che la tenevo con una mano sola, e adesso se ne va a fare gli esami di maturità. A prescindere da tutto, dall'effettiva importanza del diploma che otterrà, questa è una pietra miliare nella sua vita ed io sono molto felice di aver creato con lei questo ricordo.
Io passerò la mattinata pensando a lei, chiedendomi quale traccia sceglierà, e cucinandole il pasticcio di lasagne che le piace tanto.

17/06/25

Sette mesi

Oggi sono esattamente sette mesi che il Capitano ed io ci baciamo.

Sembra ieri. Sembra una vita.

16/06/25

La manipolazione

Per esperienza personale, se un osteopata vi chiede se può manipolarvi e voi acconsentite, sappiate che NON si tratterà di un piacevole massaggio per impastare i muscoli incriccati e sciogliere le tensioni accumulate, no. Si insinuerà, anche attraverso i vestiti, cercando di inserire le dita dentro le vostre articolazioni, ma solo per consolidare la presa sul vostro ignaro corpo, e poi con rapidità, forza e precisione farà scrocchiare tutto lo scrocchiabile di quell'articolazione.
La sensazione sarà soprattutto di sgomento, forse un po' di dolore, forse un po' di disagio, auspicabilmente di sollievo.

L'effetto sorpresa è comunque la chiave fondamentale dell'obiettivo terapeutico.

13/06/25

Woodstock15

Quindici anni da quando ho incrociato i tuoi occhi per la prima volta, mentre tutta umida e appiccicosa stavi poggiata sulla mia pancia e hai sollevato la testa per guardarmi.
Quindici anni in cui ci siamo scambiate amore e odio sotto ogni forma e con imprescindibilità.

Sei diventata una piccola grande donna portando all'estremo ciò che già mostravi con estremismo fin dal primo giorno: un'immensa dolcezza, un'irremovibile forza di volontà, un'invidiabile consapevolezza del tuo potenziale, una tenera fragilità. Sei il Tutto e il Niente, il bianco e il nero, il miele e il fiele.

La tua bellezza esteriore è il perfetto riflesso di quello che sei dentro, e basta stare in tua compagnia per pochi minuti per capirlo. Sei grande. Sei sempre stata grande, ed io ho sempre guardato a te con orgoglio e meraviglia.

Tanti auguri Angelica, piccolo uccellino giallo e spettinato che tra pochi anni spiccherà il volo. Chissà se riuscirò mai, in questa vita, ad esprimere quanto io mi senta fiera di essere stata il tuo nido.

12/06/25

La soddisfazione dell'ego

Il regista del corso di teatro mi ha detto che sono stata ammessa direttamente al quarto anno senza dover passare per il terzo.
Ci ho riflettuto molto, poi ho deciso che mi iscriverò da ripetente al secondo per continuare a condividere l'esperienza con i miei attuali compagni. Siamo un gruppo molto variegato, tutti pezzi unici anche diversissimi tra loro, ma messi insieme siamo una potenza.
Non ho ambizioni di carriera nel teatro, non ho aspettative "terze" da onorare: lo faccio solo ed esclusivamente per il mio piacere, per avere una cosa che sia solo ed esclusivamente mia senza secondi fini professionali (come mi succede nella maggior parte delle attività ricreative che mi concedo, tipo il corso d'inglese, gli albi illustrati, i ritiri e i corsi di formazione yoga ecc).

E poi sono stata ammessa al quarto anno senza nemmeno chiederlo, per meriti sul palcoscenico: la regista del quarto anno mi ha notata e mi ha approvata.
Tanto mi basta a soddisfare il mio ego.

11/06/25

La buona azione

Sento il rumore del motore già appena svoltato l'angolo della strada, ma non vedo la macchina. E' molto distante dal marciapiede e viene coperta dalla macchina parcheggiata davanti. 
Cammino con passi pesanti, portando due buste della spesa. Nel tempo che impiego ad arrivare alla sua altezza ha già fatto avanti e indietro altre tre volte: cerca di stringersi ma ha poco spazio di manovra; probabilmente è proprio entrato male fin dall'inizio.
Mi fermo e, mentre sta andando indietro per la quarta volta fermandosi dopo pochi centimetri, gli dico "Puoi andare ancora, hai almeno mezzo metro".
Mi guarda, si fida.
"Vai ancora, vai ancora... ancora un po'... ecco basta"
Finalmente si è avvicinato al marciapiede con le ruote posteriori: può raddrizzarsi.
Mi ringrazia, io gli sorrido. 
Penso che potrebbe essere mio figlio. Penso che mi piace pensare che un giorno uno sconosciuto possa aiutare anche le mie figlie a fare un parcheggio stretto.
Penso a quanto è stato bravo il mio istruttore di scuola guida, che poche cose mi ha davvero insegnato bene e una di queste è stata fare i parcheggi in condizioni estreme.

E anche oggi ho fatto la mia buona azione quotidiana.

10/06/25

Gli intermezzi

"Mamma, ma tu chi hai avuto prima dell'Ingegnere?"
"Papà"
"E dopo papà?"
"L'ingegnere"
"E tra papà e l'Ingegnere?"

Non ho risposto.
Ogni tanto alle mie figlie prende un attacco di inaspettata curiosità sui retroscena della mia vita. 
Non sempre ho voglia di condividerli; quasi mai penso che sia proficuo condividerli.

09/06/25

Cosa hai imparato?

Ieri sera ho avuto il saggio del corso di teatro. Questo è stato il secondo anno che ho frequentato e devo ammettere che è stato un po' più faticoso del primo, ma non per il programma in sé, quanto per tutto quello che c'era intorno, a cominciare dall'orario delle lezioni.
Però è bello. E' l'unico vero capriccio che mi concedo per provare a vedere cosa avrei potuto essere se le cose della mia vita fossero andate diversamente.
Fin da bambina ho avuto lo spettacolo nel sangue, la musica, la danza, la recitazione... ma non sono stata incoraggiata a sostenuta e quindi è andata com'è andata.

Nella vecchiaia - come dico sempre - ho deciso di concedermi il lusso di frequentare un corso di teatro, e sono anche piuttosto brava! Il professore, lo scorso anno, mi aveva detto che sono ad un livello nettamente superiore agli altri, e anche quest'anno non ha fatto altro che farmi i complimenti ogni volta che ha potuto. Mi aveva accennato di una compagnia teatrale seria che la scuola stava cercando di mettere in piedi, ma poi non mi ha più detto niente, né io ho chiesto.
Sembrerà un paradosso, ma io non ho ambizioni in tal senso. So che sono brava e mi va bene quel che già faccio per dimostrarlo agli altri.

Tornando a casa dopo lo spettacolo, Matilde mi ha chiesto che cosa avevo imparato in più quest'anno rispetto allo scorso.
Devo ammettere che ho migliorato la mia consapevolezza sulla dizione, ma il grosso del lavoro l'ho fatto l'anno scorso. Forse mi sono sbloccata ancora un po' sul corpo, ma secondo me anche lì partivo già da un livello alto, perché io ci lavoro col mio corpo, lo muovo, lo so muovere e non mi vergogno di muoverlo.

Forse quello che ho imparato di più è stato impegnarmi a fare bene una cosa che non sentivo mia. Mi è stato assegnato un pezzo difficilissimo che non ho mai sentito davvero mio, ma l'ho interpretato in modi eccellente seguendo le direttive del regista; è vero che il personaggio l'ho costruito io per buona parte, soprattutto sul corpo e sul tono della voce, ma la sua personalità è stata molto diversa da quella che avevo immaginato io. Eppure l'ho fatto. Eppure è andata benissimo.

Altra cosa importantissima: ho imparato ad accettare la fallibilità degli altri. Su quella mia ci ho lavorato per anni, so di poter fare errori ed ho imparato ad accettare di rimediare, se possibile, e soprattutto a perdonarmi. Ma con gli altri è più difficile. Mi sono sempre arrabbiata di fronte alla mancanza d'impegno degli altri, alla loro distrazione, ai loro errori. E' assurdo ma è così.
Ecco, ho imparato ad accettare che anche gli altri fanno errori.

Non vedo l'ora di ricominciare a ottobre.

06/06/25

Il tempo della scrittura

Una cosa che mi sta capitando sempre più spesso è quella di leggere i post del passato remoto di questo blog. 
A volte apro la pagina, magari con l'idea di scrivere qualcosa, e invece mi perdo tra i post del 2012, oppure mi rileggo tutta la categoria dei "sassolini nelle scarpe" ecc.
Avevo una capacità veramente notevole di scrivere su cose insignificanti, roba quotidiana che, oggi, passerebbe inosservata; ci ricamavo sopra una narrazione accattivante che faceva venir voglia di sapere come andava a finire.

Non so se la chiave fosse la creatività della giovinezza, oppure se in realtà nell'età matura faccio sempre meno caso alle cose.
Sta di fatto che mi sento prosciugata, confusa e distratta. O forse tartassata da più cose da fare e pensare di quante realmente riesca a gestire. 
Poi ci sono i dolori. Dieci anni fa ero capacissima di stare anche due o tre ore davanti al pc; lo facevo. Quando scrivevo romanzi ero capacissima di stare tutta una mattina a scrivere e riscrivere senza nemmeno alzarmi a fare pipì. Oggi, dopo mezz'ora mi formicola la mano, mi fa male il gomito, mi viene il mal di schiena, mi si incricca il collo, mi si stancano gli occhi, e devo interrompermi, alzarmi, muovermi, e perdo il filo.

Forse la verità è che c'è un tempo per ogni cosa, e il tempo della scrittura, per me, è passato.

04/06/25

Il cinghiale indemoniato dentro la mia spalla

Da qualche mese ho un problema alla spalla destra, che - aggravandosi - si è esteso al braccio fino al gomito.
Ho ignorato le prime avvisaglie a gennaio-febbraio, e mi sono dovuta fermare ad aprile. Sono quasi del tutto ferma da due mesi.
Ho iniziato con un approccio farmacologico che non ha sortito risultati, sono passata alle infiltrazioni, mi sono rivolta ad un osteopata e adesso sto tornando ai farmaci perché - come sempre - il mio quadro clinico non è chiaro.
Il mio quadro clinico non è mai stato chiaro a nessuno, ma non era di questo che volevo parlare, bensì del capo dei cinghiali del film "La principessa Mononoke".

Quando l'osteopata mi ha fatto il primo trattamento, ha toccato il muscolo incriminato e in me è esploso un dolore rabbioso, da animale ferito e abusato. Man mano che le settimane sono passate e i trattamenti si sono susseguiti, il mio muscolo incriminato si è rassicurato sempre di più.
Ecco, l'immagine che mi è venuta in mente è proprio quella del cinghiale ferito e "indemoniato", che quando viene curato - quando qualcuno si prende cura di lui e della sua ferita, del suo trauma - lentamente ma inesorabilmente si purifica, guarisce.

Il mio braccio non è ancora del tutto guarito, ma ho capito che lo amo anche così, ferito, dolorante e invalidante, perché fa parte di me. Sono io che ho la responsabilità di prendermene cura per evitare che diventi preda dei demoni della foresta.

01/06/25

Il silenzio

Io sono stata cresciuta ed educata con il silenzio punitivo.
Ho ricevuto poche botte dai miei genitori (perlopiù da mia madre che comunque ci andava giù pesante e poi lo negava, asserendo che quelle fossero carezze), ma quando facevo qualcosa di sbagliato venivo punita sempre con il silenzio imposto. 
Non il mio, ovviamente, ma quello di mia madre. Che - a sua volta - lo aveva imparato dal padre, mio nonno materno, che era capace di ignorare in modo totale qualcuno che si era comportato in modo diverso da come lui avrebbe voluto: stava mesi e mesi senza parlare anche ai figli che vivevano ancora in casa con lui. C'è stato un momento della mia vita in cui persino io ho rischiato il suo silenzio, e lì mi ha difeso mio padre.
Dunque ho sempre avuto un pessimo rapporto con il silenzio, soprattutto nelle relazioni. L'ho sempre desiderato e cercato, ma poi ne sono stata spaventata. Forse è per questo che parlo tanto, che mi sono cercata un lavoro dove devo parlare tanto, e lo faccio - oh, se lo faccio!

Da un po' di tempo, però, sto cambiando. Mi sembra di aver iniziato un processo di pacificazione anche nei confronti del silenzio, ho iniziato a non vederlo solo come qualcosa di allarmante, negativo e negante. Sto imparando che il silenzio può anche essere presenza.

30/05/25

Demotivata o distratta?

Ci sono cose che ho fatto per anni e che adesso mi sembra di non saper più fare.
In questo momento mi trovo nel bel mezzo di un momento promozionale del centro ludico-educativo che gestisco insieme a una socia, ho appena salutato una famiglia che è venuta a conoscerci, visitare la struttura, scoprire i nostri progetti ecc, e mi sono accorta che è stato faticoso recuperare dalla memoria quel che proponiamo in estate. Fortunatamente la mia socia è una venditrice con esperienza, ha iniziato lei a parlare e raccontare, e solo ascoltandola io sono riuscita a riavviarmi e far partire il "discorsetto" classico che faccio ogni anno.
Non so se si tratti solo del fatto che sono stanca e demotivata riguardo questa struttura, che vorrei fare altro, ché prevalentemente ormai faccio altro ma qualcosa per l'estate devo pur inventarmela, oppure se sono semplicemente distratta e presa da altro, ad esempio dalla musica.
Mi rendo conto che soprattutto negli ultimi 3-4 mesi ho incrementato di molto la mia pratica con la chitarra, ormai imparo gli accordi nuovi da sola, mi autocorreggo, mi incoraggio a osare. 
Mi sento come se volessi passare le giornate intere solo a suonare la chitarra.

Boh.

29/05/25

Torino NON è la mia città, ma...

Torino è una città molto bella e, a modo suo, accogliente.
L'ho sempre trovata elegante e signorile, educata e garbata, anche nelle zone malfamate. E' ricca di sorprese, di easter egg nascosti ovunque, nei grandi palazzi e nelle stradine; Cammini serenamente lungo una strada grande e trafficata e ti accorgi che sulla destra comincia un vicoletto lastricato in pietra, con l'erbetta che cresce sulla carreggiata, e ti sembra di trovarti all'improvviso dentro un piccolo borgo di collina, e ti aspetteresti di veder uscire un carretto dal cortile che si affaccia sulla stradina, invece ne esce un suv ibrido.
Ci sono balconcini sorretti da cariatidi, sormontati da gargoyle, adornati di intrichi vegetali non ben definiti e scolpiti nel marmo. Ci sono villette in piena città protette da muri alti e spessi, o palazzoni gargantueschi che raccontano di un'era di esplosione demografica. Le sue chiese sono raffinate e sobrie, luoghi di autentica introspezione, ché tanto non c'è granché con cui distrarsi.

A Torino si vede il cielo, a volte. Più spesso di giorno, ma non sempre, e talvolta anche di notte. Con un po' di fortuna, in una giornata di vento, si vedono persino le stelle.

Torino è una città magica, innaffiata da 4 fiumi che ne delimitano i confini. Nessuno di loro è di colore blu, nessun fiume è in realtà di colore blu, quella è una menzogna che ci hanno fatto credere alle scuole elementari. 
Ogni tanto, però, di blu, a Torino, c'é il cielo.
Perché la magia di questa città è racchiusa tutta nel suo inaspettato trasformismo, oggi il cielo è così grigio che devi accendere la luce in casa anche se è ora di pranzo, e l'indomani il sole brilla e il cielo è così azzurro che non riesci a guardarlo senza commuoverti.

Ecco, uno dei trend dei torinesi è #torinoèlamiacittà
No, Torino non è affatto la mia città. Ci vivo, le sono grata, ma non la sento mia. 
Però mi somiglia.
Abbiamo entrambe la stessa poliedrica capacità di assumere aspetti e posture diversi di giorno in giorno, di ora in ora.
Anche io sono capace di essere tempesta oggi e sole splendente domani, celare e mostrare le stelle a mio piacimento, essere chiassosa o silenziosa a seconda del contesto.

Torino NON è la mia città, ma mi somiglia.
Per questo motivo ci vivo bene.

28/05/25

L'edera

Amo le piante.
Quando stavo ancora in Sicilia avevo un terrazzo immenso e soleggiato dove coltivavo pure i pomodori e le melanzane, in estate, e cavoli e broccoli in inverno. Avevo la lavanda, i ciclamini, l'edera, la citronella, la stevia, il gelsomino cinese, i gerani. Ho avuto anche qualche orchidea, ma quelle non sono mai riuscita a farle sopravvivere.
Quando sono partita per Torino mi sono portata soltanto l'edera, perché era stata fatta da una talea dalla mia amica palermitana e per me ha sempre simboleggiato lei, la mia amica. Glielo dicevo spesso, quando ci sentivamo, "Tu sei qui con me a fiorire sul mio balcone". 
Quell'edera ha superato 4 cambi di casa, ed è ancora viva, e continua a fiorire.

Lei non lo sa, perché è una pianta, ma quanto coraggio e quanta speranza mi infondono i suoi fiori gialli lei nemmeno se lo immagina.

26/05/25

Quella che avrei potuto essere

Ventisei anni fa avevo un fidanzato più vecchio di me di ventun'anni.
Ovviamente è iniziata lì la mia carriera di "femmina maledetta" della famiglia, che vergogna, che scalpore, un uomo più vecchio, un uomo divorziato, sarei finita all'inferno ecc.
Il discorso più sensato, all'epoca, me lo fece mio padre facendomi notare che stavo scegliendo una strada dove avrei finito entro altri 20-30 anni a fare da badante e basta. Mi ricordo le parole esatte "Quando tu avrai 40, 45 anni sarai ancora una donna matura ma giovane, lui invece sarà già un anziano da accudire".
La cosa in quel momento non mi preoccupava: avevo vent'anni ed ero una sognatrice ingenua e svampita. Poi quella storia finì, ma per altre ragioni.
Quell'uomo è morto alcuni anni fa. L'ho saputo perché avevamo ancora conoscenze comuni. Aveva fatto in tempo ad andare in pensione e dopo un paio d'anni ha avuto un infarto destante e ciao.
Nella filosofia spirituale che seguo si dice che il momento in cui si muore è stabilito dal bagaglio di roba da scontare che ci portiamo dalle vite precedenti, quindi non credo che conducendo una vita diversa, accanto a me, sarebbe morto prima o dopo. Dunque posso dire che, se lo avessi sposato, a quest'ora sai una giovane vedova benestante, probabilmente con una simpatica pensione di reversibilità che mi terrebbe al sicuro dal dovermi massacrare di lavoro per campare, però non era scritto che andasse così, né a me, né a lui, e per ora la sua pensione di reversibilità se la becca un'altra (sì, si era anche sposato).

E' alla me di quegli anni che penso quando faccio lezione con la mia allieva privata, una donna di 72 anni che ha un marito di 91 anni, e del quale non fa che lamentarsi.
Ogni tanto mi fa tanta tenerezza: pur coi suoi problemi di mobilità compatibili con la sua età, è una donna lucidissima, intelligente, curiosa e attiva. Il vecchio marito è per lei solo una zavorra.
Stamattina mi ha detto "Dovevo liberarmene prima, ormai non posso più farlo" e mi ha fatto pensare a tutte le "liberazioni" che ho vissuto prima che fosse troppo tardi.

Conduco una vita faticosa, è vero, ma non rimpiango niente. E poi, se avessi fatto scelte diverse in passato più o meno recente, non avrei le figlie che ho, e loro due, da sole, valgono la pena di queste e altre mille fatiche.

Ogni tanto col Capitano ci diciamo che è un gran peccato non essersi incontrati a vent'anni... ma - appunto - nessuno dei due sarebbe oggi quel che è. Ed io oggi mi piaccio tantissimo, con tutti i miei punti di forza e le cazzate che ho fatto, le gioie e i dolori.
No, non vorrei proprio essere diversa da quel che sono oggi.