Il Capitano ed io ci scriviamo spesso delle lettere.
Lettere di carta, di quelle vere, all'antica, scritte con penne stilografiche e inchiostri colorati.
Lui è molto più bravo di me a scrivere, sia sul piano grafico che espressivo-concettuale.
Io sono una pasticciona anche in quel campo.
Per lo scorso San Valentino ci siamo scambiati due lettere e, curiosamente, io mi sono sentita molto ispirata. Dico "curiosamente" perché da un po' di tempo sento di non avere più parole. Parlo, parlo, parlo, ma non ho più parole.
Ero ispirata, quindi, al punto che pensavo che invece della lettera sarebbe venuta fuori addirittura una poesia. Ciò che è venuto fuori, invece, è stato un video, registrato mentre ero sfattissima, in macchina, tra una lezione e l'altra, nel quale gli leggevo la lettera.
Questa cosa ha fatto in modo che io potessi riascoltare le mie parole. In genere quando gli scrivo una lettera nemmeno la rileggo prima di dargliela, invece questa volta ho potuto anche riascoltarla dopo aver ricevuto e letto la sua.
Ne è uscita un'analisi di quanto sia differente il nostro modo di esprimerci l'amore reciproco.
Io ho puntato l'attenzione sul "ti amo e mi faccio bastare quello che riusciamo a fare", lui invece sul "ti amo e sento il bisogno di averne di più".
Due punti di vista completamente opposti.
Gliene ho parlato.
Gli ho parlato di come nelle mie lettere io cerchi sempre di essere rassicurante sul fatto che anche se ci vediamo poco, anche se ogni tanto abbiamo qualche divergenza di opinioni, il mio amore non cambia. E lui mi ha risposto che anche lui nelle sue lettere cerca di rassicurarmi sul fatto che mi vuole, che vuole stare con me sempre di più perché gli sembra che io abbia paura che lui prima o poi smetta.
È vero.
Alla fine abbiamo capito che entrambi, nelle nostre lettere, cerchiamo di rassicurare l'altro su quelli che sappiamo o crediamo essere i suoi punti di insicurezza.
Mi sembra sia una cosa molto bella.
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