20/04/18

Livello boss

Io lo so che non è un vero e proprio attacco di panico, anche se ne ha alcuni sintomi. Mi sento mancare, la testa leggera e poi pesante, il cuore impazzisce, il respiro si affanna e il corpo mi abbandona. Non sarei in grado di muovere un solo muscolo.
È l'azione della psicoterapia sul mio corpo.
Nei momenti critici, nei passaggi importanti, il mio corpo cede in conseguenza del cedimento della mente.
È devastante. Ci vogliono secondi per riprendermi. È come se spalancassi una porta e fossi investita da una corrente d'aria.

Oggi ho preso consapevolezza del vero mostro che mi si annida dentro. Sono arrivata al livello boss, ma il problema è che ho solo una vita a disposizione prima del game over.

19/04/18

Musica

Combattuta tra entusiasmo e paura, ho lasciato che vincesse l'entusiasmo per accettare ciò che mi faceva paura.
Ho assistito ad un concerto per pianoforte, con la matematica certezza che l'emozione sarebbe stata tanta, troppa, superiore al mio controllo, e così è stato.
Tre giovani pianisti si sono susseguiti, e per ciascuno di loro ho pianto. La mia vicina di sedia mi ha guardato con curiosità, ma io me ne sono infischiata e non mi sono trattenuta.

Che ne sai tu, vecchia carampana, di quale dolore mi nasca nel cuore ascoltando un pianista dal vivo? Che ne sai di quanto sono capace di piangere osservando le sue mani, i tendini in evidenza sugli avambracci, l'ondeggiare del capo, il piede destro che pigia e rilascia il pedale, che ne sai? Che ne sai di quanto ho sognato e sperato e voluto essere io al posto loro? Di quanto mi basta guardare le loro dita per sentire sul mio corpo la fatica, la tensione, la concentrazione e la potenza della musica, intesa come energia cinetica di corde percosse da martelletti?

Ho fatto bene ad andare, anche se è stato emotivamente forte. La musica era la mia vita, e anche se ormai non lo è più, è stato bello sentire che quella parte di me non è nemmeno del tutto morta.

18/04/18

La mia fortuna

Durante una chiacchierata con un'amica, enumero tutte le mie avventure e disavventure torinesi e non, le ansie per le figlie, le difficoltà, le preoccupazioni per il lavoro, le catastrofi sentimentali e gli acciacchi di vecchiaia.
"Però ricordati sempre", mi consola lei, "che le tue figlie ti ubbidiscono. Vedi i miei? Mi fanno morire prima di fare qualcosa che gli ho chiesto di fare, non studiano, non mi aiutano in casa e mi rispondono anche malamente".

Va bene. Abbiamo creato una nuova versione del famoso detto "Sfortunato al gioco, fortunato in amore".
Io sono sfortunata in millemila ambiti, ma ho le figlie ubbidienti! :-D

17/04/18

Mi dispiace

Mi dispiace.
Mi dispiace per ieri, mi dispiace per due mesi fa, un anno fa, tre anni fa. Mi dispiace per com'è andata, per com'è finita, per come ne stiamo uscendo. Sembra quasi che entrambi siamo le peggiori persone del mondo, ed io non lo credo, non lo penso, non l'ho mai pensato. Mi dispiace per questo dolore, ma soprattutto mi dispiace perché non posso dirti che lo affronteremo insieme. E no, non è meglio così. Il dolore non è mai il meglio, specialmente se ognuno si ritrova ad affrontare il proprio in solitudine. Ci abbiamo provato, ci abbiamo sperato, abbiamo insistito, ci siamo persino illusi che ci fosse ancora, fino a questo istante, qualcosa che potesse salvarci, ma non c'è. Rassegnamoci a decretare la fine di questa storia.
Che tutto questo accada proprio nel giorno del mancato terzo anniversario, forse non è un caso.

16/04/18

Il posto e la casa

Ho fatto un fine settimana lungo a casa, giù.
Mancavo da più di quattro mesi, dalla fine Delle vacanze di Natale, e tornare, stavolta, ha avuto un senso diverso e inaspettato.
Bagheria mi ha accolto come due mani messe a conca, come una culla, come una madre. Come casa.
Ho istantaneamente ripreso contatto con il territorio come se me ne fossi andata ieri. Mi sono mossa a piedi con padronanza, ma soprattutto con piacere. Ho intensamente sentito la gioia del camminare per strada, ascoltare le voci, i rumori. E nell'aria quel familiare profumo di fiori. Ho parlato in dialetto con la certezza di essere compresa, non giudicata e non considerata come una che si lascia andare ad un divertente momento folkloristico. Ho guidato ricordandomi subito tutti i corollari e i postulati al codice della strada che vige in Sicilia. Ho fatto scorpacciate di fragole, arance, ricotta e gelato a prezzi quasi dimezzati rispetto a Torino. Ho incontrato amici. Mi sono messa d'impegno per pianificare un'agenda dettagliata e precisa  che mi permettesse di rivedere amici che non vedevo da agosto, e ci sono riuscita. Ho riso come con facevo da secoli. Ho rivisto e toccato il mare, e porcatrottola quanto mi manca. Me ne sono andata col magone, per la prima volta da quando sono emigrata. Non volevo andarmene, volevo restare, magari non per sempre, ma magari qualche altro giorno in più. Mi sono sentita a casa. Ero a casa.
Eppure mi sono anche sentita fuori posto. A casa ma fuori posto. Immersa nuovamente in una realtà disagiata e squallida, mediocre. Con le città sporche, i cumuli di spazzatura ad ogni angolo, le macchine parcheggiate in quarta fila, gli ambulanti che non emettono scontrino, quelli che quando vedono che stai per attraversare la strada accelerano per non doversi fermare, i padri che portano sul motorino due figli contemporaneamente e nessuno di loro indossa il casco, e la gente in attesa fuori dal centro vaccinazioni davanti cui sono passata un paio di volte. Fuori posto, nel posto da cui ho voluto portare via le mie figlie.
Non avrei voluto andarmene, è quella la mia casa. Me ne sono comunque andata, perché non è quello il mio posto.

11/04/18

Il lieto fine

"Mamma, ma nella canzoncina dei liocorni perché alla fine non si vedono?"

Ecco. Vedi a voler dare un'educazione laica alle tue figlie? Ti va a finire che non conoscono la storia dell'Arca di Noè.

"Ti spiego, Angelica..." e segue il racconto del diluvio universale, di Noè, degli uomini che erano cattivi, gli animali salvati in coppie, 40 giorni e 40 notti di pioggia, l'arca che salpa e viene sospinta dalle acque fino al mare aperto e i 40 giorni senza pioggia.

"Quindi, dopo 40 giorni senza più pioggia, Noè decise di mandare una delle due colombe in volo fino alla terraferma, per scoprire se le acque si erano ritirate e se lui poteva guidare l'arca per tornare indietro..."
"Una colomba?"
"Sì, una delle due colombe che erano state salvate. E cosa ti ricorda questo? Cosa ti ricorda la colomba?"
"Aspetta... Fammi riflettere..."
"Pensaci... La colomba... La colomba alla fine è tornata. Ed è tornata..."
"...è tornata...?"
"Non ti viene in mente niente? Con che cosa è tornata, secondo te?"
"Coi due liocorni!"

E in effetti, più che il ramoscello di ulivo che l'ha assunta a simbolo di pace, la colomba doveva tornare coi liocorni, diventando simbolo di sopravvivenza. Sarebbe stato quel lieto fine epico che nel vecchio testamento scarseggia.

10/04/18

Ne sei sicura?

"Uh, ma che carini!"
Grazie.
"Sono due?"
Eh già, Signora Che Pensa Che Io Vada In Giro Col Passeggino Gemellare Solo Per Risparmiare Sulla Palestra.
"Oh, ma ci sono i gemellini del secondo piano!"
Buongiorno Signora Del Quarto Piano.
"Ah, ma quindi sono gemelli"
Sì, sono un maschio e una femmina, compiono domani 18 mesi.
"Eh, già è passato così tanto tempo"
Sì... Quando ci si diverte...
"Io li ho visti appena nati, sai, Signora Che Pensava Ecc Ecc. Perché sono tanto amica della loro nonna. Conosco la loro mamma da quando era bambina, infatti posso dire che Femmina è molto somigliante alla mamma da piccola"
"Uh, davvero, Signora Del Quarto Piano?"
"Oh, sì, sì", indica,"guardi, è proprio la sua fotografia"
Si, Signora Del Quarto Piano, però questo e Bambino. Bambina è l'altra.
"Oh. Ma ne sei sicura?"
Sì, Signora Del Quarto Piano, ne sono sicura. Ma ammetto che si somigliano molto tra loro, anche se sono maschio e femmina.
"Oh. Eppure avrei detto..."

È vero che i bambini piccoli si somigliano un po' tutti, e a maggior ragione se sono fratelli e coetanei, e certamente a un anno e mezzo non hanno nemmeno un viso spiccatamente maschile o femminile, ma lui è biondissimo e lei è castana rossiccia.
La prossima volta che trovo il volantino pubblicitario dell'ottica di dietro casa mia, glielo metto nella buca delle lettere alla Signora Del Quarto Piano!

09/04/18

Mi ci metto da me

Quando WhatsApp ha inserito i messaggi vocali, io li ritenevo scorciatoie per pigri e analfabeti. Solo chi non voleva scrivere, o sapeva che avrebbe avuto dubbi sull'ortografia del 30% delle parole usate, avrebbe avuto motivo di usarli. E i bimbimin#ia.

Poi sono arrivati i gruppi, e da lì il precipitare verso baratro. Gente che si aspettava che qualcuno ascoltasse i suoi messaggi da 2 minuti ove inveiva contro la maestra di religione che lasciava troppi compiti.
Pigri, analfabeti, bimbimin#ia e genitori folli.

Fino a due settimane fa, avrò usato i messaggi vocali si e no una dozzina di volte in tutto, per lo più in macchina, per avvisare che stavo arrivando.

La mia amica, invece, (che non dirò in quale delle categorie inserivo) ha sempre fatto largo uso ai limiti dell'abuso dei messaggi vocali.
Non avendo tempo (e voglia) per scrivere i suoi classici messaggi articolati, li registra mentre guida, visto che l'unico tempo della sua giornata che somiglia vagamente a un tempo morto è quello trascorso alla guida. E vabbè, a Palermo il traffico è di una tale portata che le macchine stanno molto tempo ferme, o camminando a 2 km/h.
Quindi lei registrava ed io scrivevo, sempre. Fino a quando non ho rischiato di cadere per strada.
Perché anche il mio di tempo che è la migliore approssimazione di un tempo morto è quello che passo per strada. Solo che io, a Torino, cammino a piedi.
Da qui il consiglio di registrare, e devo ammettere che ho riscoperto una qualirq della vita che non ricordavo più.
Non è la telefonata, che ti impegna e ti vincola, devi rispondere, devi ascoltare esattamente in quel momento, ma ha la comodità di essere un modo veloce, completo, esaustivo anche senza emoticon, di raccontarmi le mie mille peripezie quotidiane con lei.

Non ho mai più rischiato di cadere o di farmi investire. Val bene la pena di mettermi da sola tra i bimbimin#ia.

06/04/18

Faccio outing

Lo ammetto. Ho aperto un profilo Tinder.
In un momento di noia, incuriosita da una notizia letta ieri, ove si parlava di questa mirabolante app per fare nuove conoscenze, e sotto l'onda emotiva della disperata solitudine, ho deciso di farlo.
Ho usato un nome falso e una fotografia dove non mi si vede bene in viso (non sono abbastanza disonesta per riciclare una foto trovata su google). In circa 3 ore ho ricevuto centinaia di "cuoricini", e qualcuno l'ho messo anche io in giro, qua e là.
In 5 hanno avuto l'ardire di scrivermi, ho chattato con tutti e cinque, ma nessuno di loro si è sbilanciato più di tanto. Oddio, forse uno di loro lo avrebbe fatto se avessimo continuato a conversare, ma io non ho più l'età per stare a chattare fino a mezzanotte, quindi addio.

Come mi sono sentita durante la giornata? Bene.
Porcatrottola quanto mi sono sentita "viva", e piena di ottimismo, con il sangue ancora in circolazione, pronta a lanciarmi in qualche nuova e devastante cazzata! Ogni mezz'ora andavo a controllare se c'erano nuovi messaggi, nuove compatibilità, nuovi profili da visionare e giudicare.
Poi, però, stamattina ci ho riflettuto, prima di cancellare l'account.
Ma quanto siamo soli e disperati?

Mentre scorrevo le foto profilo dei giovanotti della fascia d'età da me specificata e che si trovano entro un raggio di distanza da me stabilito, mi sentivo come se stessi sfogliando un catalogo. Viene automatico. Questo è carino, questo è brutto, questo è senza capelli, questo fuma, questo ha la faccia da delinquente, questo è grazioso, questo si atteggia troppo a figo, questo è bellissimo, ecc. e già è orribile così, voglio dire: che razza di comportamento è quello di giudicare una persona dalla foto del profilo?
Poi un'altra considerazione. Volendo ammettere che almeno la metà degli iscritti siano persone vere ed esistenti, solo una piccolissima parte di loro ha un aspetto obiettivamente da sfigato. Una quantità più sostanziosa di uomini ha pose, atteggiamenti e fotografie da strafigo in cerca di avventura, ma la metà sembra gente normale e, con tutta la buona pace dei filtri e dell'elaborazione fotografica, di bell'aspetto. Scorrendo le loro foto mi sono chiesta perché mai un ragazzo così abbia bisogno di un'applicazione per trovare una ragazza. Poi con un paio di questi ragazzi obiettivamente carini ci ho pure chattato, ed ho capito. E' più facile, è più comodo, è più sicuro.
Lo schermo ti difende, l'applicazione fa il grosso del lavoro senza che tu debba metterti in gioco.
Fondamentalmente è pigrizia.
E allora mi domando. Di tutti quelli che mi hanno messo un like, quanti, se mi vedessero da sola seduta ad un tavolino in un bar mentre mi faccio i fatti miei, mi rivolgerebbero la parola?

Ecco. Ero annoiata, incuriosita e sul depresso andante. Ora sono sconfortata più che mai. Torno a giocare a candy crush che è meglio.

05/04/18

Lulù

Piccola lista di premesse:

1) Anche se nessuno riteneva importante farlo, sto insegnando ai bambini che accudisco a chiamarmi per nome. In questo blog fingeremo che mi chiamino "Lulù" in quanto ripetizione della prima sillaba del nome Lucy. Ho trascorso interi pomeriggi a chiedere "Chi sono io? Come mi chiamo?" E loro trionfanti e gioiosi "Lulù!"
2) Io ho poca tolleranza verso i bambini che urlano come unico modo di comunicare.
3) Pur non essendo tenuta a farlo, in quanto non sono figli miei, mi spendo parecchio nella loro educazione, principalmente perché trascorro con loro circa 11 ore al giorno, e poi perché non sarei capace di fare soltanto la guardiana, e lo faccio a modo mio, ossia empaticamente e mettendo a frutto tutto il tempo impiegato a studiare la comunicazione efficace e l'approccio contenitivo e confortante, anche quando il Bambino urla, ossia per il 60% del tempo che trascorre sveglio e senza cibo in mano.

Corollario alle premesse:
- In quanto essere umano, ogni tanto anche io sclero.

***

"AAAAAAH!"
"Che succede, Bambino? Perché urli?"
"AAAAAAH!"
"Sto cucinando la pappa, ma non è ancora pronta. Bisogna avere un po' di pazienza"
"AAAAAAAAAAAAH!"
"Sì, ho capito che hai fame. Tra qualche minuto sarà pronta la pappa. Gioca insieme a Bambina"
"AAAAAAH!"
"Il tempo trascorre più in fretta se giochi"
"AAAAAAAAAAAAAAAAH!"
"Bambino, non urlare, per favore. Io non sono sorda e non ci voglio diventare. Gioca con Bambina. Guarda. Bambina sta giocando con le pinzette per il bucato"
"AAAAAAH!"
"Vabbè, Bambino, fai quello che vuoi. Io sto cucinando e più in fretta di così non posso fare. Tu non vuoi distrarti, preferisci urlare, va bene, fai quello che vuoi. Vuoi passare il tempo a urlare? Urla. Chi sono io per impedirti di urlare?"
"Lulù"

E' questo che mi frega. Che poi mi fanno ridere.