16/11/18

Alla femminina

"Dove stai andando?"
"Faccio un salto a casa mia a prendere un cavo USB. Non riesco a collegare la stampante al Wi-Fi"
"Se non funziona il modulo Wi-Fi gliela riportiamo indietro"
"No, è il wps del router che non funziona"

Apriamo una piccola parentesi.
Io sono una ferma sostenitrice della autorevolezza di ciascuno nel proprio mestiere. Non mi sognerei mai di contestare un medico in argomenti di medicina, un muratore in argomenti di muratura, un ingegnere in argomenti di ingegneria. Tuttavia ho una conoscenza dell'informatica che rispecchia molto la mia conoscenza dell'inglese: mai studiata in modo ragionato, ma molto praticata. Inoltre ho una conoscenza di me stessa superiore agli altri, nel bene e nel male.

"Fammi vedere, apri la pagina per gestire il router"
"Toh, guardala. Ma ti dico che è un problema del pulsante. Vedi, non si accende nemmeno più il led"
"Dov'è la sezione per gestire il wps?"
"Qua e... Oh! Era spento!"
"..."
"Scusami ma come ha fatto a disattivarsi?!"
"Qualche settimana fa ci ho smanettato per impostare accensione e spegnimento automatico. Molto probabilmente non sapevo cosa fosse il wps e l'ho spento"

C'è un metodo di problem solving che si chiama "alla femminina", del quale sono esperta e che mi aiuta non soltanto nel risolvere in generale i problemi della vita, ma soprattutto per rimediare a quelli creati dalla mia audace e intraprendente incompetenza.

15/11/18

Le canzoncine

Le canzoncine sono, ad oggi, 20. È questo il nome con cui i Bambini che accudisco chiamano la playlist di video musicali che ho salvato sul mio smartphone appositamente per loro. Io odio la TV, specialmente quella per i bambini, e nonostante i genitori stessi mi abbiano suggerito di accenderla nei momenti più critici per distrarre e intrattenere i Bambini, io non so nemmeno dove sta il telecomando.
Fino all'estate scorsa, le canzoncine erano le sigle di Bia, di Lady Oscar, di Ugo Robot e del Mago Pancione, da me cantate e coreografrate. Poi ho procurato i video delle sigle originali.
Secondo me non è guardare la TV, e nemmeno YouTube. È ascoltare musica accompagnata da immagini, imparare a memoria, imparare a intonare, imparare a memorizzare una sequenza, perché ovviamente la playlist è sempre uguale, per cui loro sanno già cosa verrà dopo.

E fin qui io ho fatto bene il mio lavoro di accudimento ed educazione, partecipando attivamente e non limitandomi al mero rinco%ionimento davanti uno schermo.

Tuttavia, nei mesi, la playlist si è arricchita di sempre nuove canzoncine, per lo più sigle di cartoni animati del passato (Kiss me Licia, Occhi di Gatto, Magica Emi...) e di canzoncine per bambini (Il coccodrillo come fa, The Lion sleeps tonight, sia in italiano che in inglese, nella vecchia fattoria) e qualche versione animata di canzoni italiane del secolo scorso (Papaveri e papere, Il ballo del qua qua).
Sono solo tre quelle totalmente fuori contesto, ma che i Bambini apprezzano come le altre, se non di più: il Chu chu ua, che chi ha figli nei dintorni dei 10 anni ricorderà come tormentone delle feste di compleanno, e che a fronte di una musica semplice e ballereccia e un testo praticamente inesistente, ha un videoclip ufficiale molto poco per bambini; la bellissima "Prego, grazie, scusi, tornero" di Celentano, che ho iniziato a cantare io per gioco quando hanno imparato a dire grazie, e che è diventata una delle preferite; ma la peggiore di tutte, la meno adatta per testo, musica e immagine, ma quella che vogliono riascoltare almeno due o tre volte al giorno... "Il cobra" di Rettore. Ho iniziato io a canticchiarla quando è saltato fuori il seroensedi pezza e da allora è diventata un cult.

Un'altra canzone che canto spesso è quella della banana in quanto "unico frutto dell'amor" ma come video non ho trovato nulla di carino, per cui al momento dovrei aver scongiurato il licenziamento.

14/11/18

L'ascensore con lo specchio screanzato

Gli specchi degli ascensori sono impietosi e screanzati.
Forti della loro posizione impositiva e della pessima provenienza e qualità della luce, mostrano il peggio del peggio di chi vi si specchia, con particolare predilezione per il far risaltare tutti, ma proprio tutti i capelli bianchi.
Screanzati.

13/11/18

La palla arroccata

Come relitti di imbarcazioni che affiorano sul fondale dei laghi prosciugati, i rami spogliati degli alberi in autunno mostrano le malefatte dell'estate appena finita.


12/11/18

Il voto in scienze

"Matilde, devi darmi la password del registro elettronico"
Impallidisce.
"Matilde..."
"Ma io non me la ricordo"
"Scusami, ma tu non ti vai a guardare i compiti e i voti sul registro elettronico? Da dove accedi?"
"Si, ci vado dall'applicazione, ma il logol l'ho fatto tempo fa e non mi ricordo la password"
"Matilde, cosa c'è sul registro elettronico che non devo venire a sapere?"
"Niente..."
"Quindi devo andare in segreteria a fare resettare la password"
"Aspetta... Forse è lanostrasolitapassword"
"Vediamo... Ah ok, sono entrata"
"Va bene mamma, allora io vado"
SLAM. Chiude la porta di casa dietro di sé. Riapro.
"Ma perché scappi? Almeno salutami"
"Non sto scappando. Ciao"
Scappa.

Era un 6.
Venerdì scorso è stata interrogata in scienze su un argomento che non aveva ben studiato e compreso, e aveva preso 6. E non me l'aveva detto.
"Me l'ero dimenticato" si è poi giustificata "ma comunque 6 non e un brutto voto"

Non è un brutto voto, ma stride maledettamente con il resto della sua media; non aveva capito un tubo dell'argomento e le è anche andata meglio del dovuto. Sta di fatto che me lo aveva nascosto, ed è la prima volta che la becco a nascondermi qualcosa.

08/11/18

Ho insegnato

Ho insegnato a Bambino a dire Bambino. Prima diceva Tambino. Finalmente oggi, un po' giocando, un po' scherzando, è riuscito a dirlo chiaro, con le consonanti giuste. Era raggiante di felicità e orgoglio, ma quando è tornato il padre, e gliel'ha fatto sentire, lui non ha reagito chissà come, quasi ritenendo irrilevante la cosa.
Non ho ancora capito se è solo torinese, oppure se proprio non ha la capacità di empatizzare coi figli.

07/11/18

Cambiare

Oggi mi attanaglia una domanda esistenziale. Ma perché, noi adolescenti degli anni '90, eravamo così fissati col "cambiare" riferito al prodotto di una relazione con l'altro sesso, con spiccata maggioranza di una tale fissazione delle ragazze nei riguardi del proprio fidanzato?
Sembrava che la missione di una ragazza di 16 anni, nel 1994, fosse quella di "cambiare" il proprio ragazzo tra una canzone dei Neri per Caso e una di Biagio Antonacci. Ma perché?
Se ti ci sei messa, perché lo vuoi cambiare? Se ti ci si sei messa, si suppone che ti piaccia, o no? Cosa vuoi, plasmarlo secondo il tuo personale gusto?

Boh, quando sento i discorsi di mia figlia e delle sue coetanee, spesso sorrido di tenerezza. Certe cose sono rimaste identiche mentre altre sono completamente diverse, e per fortuna sembra sparita questa vocazione da kamikaze freudiano.

06/11/18

Rifiuto per la maternità

Sull'autobus, di ritorno dallo studio della psicologa, c'era una coppia con una neonata di 3-4 mesi.
La bambina piangeva perché aveva fame. Non so perché la madre impiegasse tutte quelle energie per distrarla, invece di tirare fuori una tetta. Forse si si vergognava a farlo sull'autobus, o in realtà non allatta la bambina e non aveva portato con sé un biberon di latte. Sta di fatto che, a guardarli e sentire le inequivocabili urla della bambina, mi è sembrato un enorme spreco di energie quel passarsela di braccia in braccia, tentando di distrarla invitandola a guardare fuori da un finestrino che probabilmente lei non metteva nemmeno a fuoco. Aveva fame, era evidente. Devi procurarle ciò di cui si ciba invece di armare teatrini inutili che aumentano la sua frustrazione e il suo pianto.

Poco prima di scendere dall'autobus lasciandovi dentro la famigliola disperata, ho fatto questa riflessione.  Io non ci riuscirei più, e poco importa se ho mie amiche coetanee che stanno iniziando adesso o hanno iniziato da poco a figliare. Non è questione di età anagrafica in termini assoluti, ma di quello che c'è stato prima.

Non ho più le forze.
Continuo a vivere immersa nella maternità altrui, ad avere l'occhio e l'orecchio allenato all'interpretazione del pianto e dei malesseri dei figli degli altri, ma no, non ho più risorse per la maternità in prima persona, e a dire il vero, mi sto anche stancando di quella per conto terzi.

Mentre camminavo lungo la strada verso casa, ho pensato che vorrei scriverci un racconto su questo tema. Chissà.

05/11/18

Il serpente

Bambino e Bambina giocano nella loro casetta. Poi Bambino esce, tenendo sotto braccio un pitone da un metro e mezzo.


Dopo un istante di brivido mi chiedo: ma dove l'hanno trovato un serpente di pezza così realistico? Risposta: all'ikea.
Quando torna il padre, nel pomeriggio, gli chiedo: "A chi [diamine] è venuta la [pessima] idea spiritosa di regalarlo ai Bambini?" Risposta: allo zio materno.

Beh, abbiamo tutti almeno uno zio materno che ha sempre delle spiritose idee regalo.