07/11/08

Ancora la cura

E così continua. Va avanti. Chissà se è sempre la stessa persona. Chissà se - come suggeriva la Tarta - questa non sia una velata, delicatissima e costante dichiarazione d'amore.

Ancora qualcuno, quasi ogni giorno, approda al mio blog cercando su Google "Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie, dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via."
Tutto il verso.
La cosa simpatica è che l'intero verso è il titolo di un mio post dell'anno scorso, che è anche il primo risultato che compare su Google.

Possibile che ogni giorno una persona cercch tutto il primo verso della "Cura"? Possibile che quasi ogni giorno una sola persona cerchi sempre lo stesso verso della stessa canzone?
Possibile che sia Battiato in persona, che magari vuole vedere fino a quando ci sarò io in cima all'elenco dei risultati?

Questa cosa mi fa impazzire........

Il biscornu per la Tarta

Ecco il piccolo pensierino che ha ricevuto la Tartaruga Folle per aver vinto il mio ultimo Psychiatrichelpizzati e vinci...
Le foto le ho rubate a lei perché, smemorata che sono, mi sono ricordata di non averlo fotografato solo dopo averlo impacchettato...

Tela grezza

Ricamare sulla tela grezza mi sta insegnando tante cose sul punto croce. Cose che, finché si ricama sull'aida, non si immaginano. Ad esempio che è facile sbagliare il punto e fare la crocetta più grande o più piccola delle altre, specialmente in larghezza. E allora il retro è determinante, anche se non si vede. Perché è dal retro e dalla continuità verticale del retro dei punti che si vede se ci sono errori sul davanti... come qui:

Odio dover scucire un ricamo.................................................

I piani scombinati

Non è che non voglio avere gente a casa.
Non è che non voglio vedere amici e/o parenti.
Non è che voglio sempre preparare il fagiano al forno (cit.)

...ma gli autoinviti a cena dell'ultimo minuto li detesto.
Perché io suddivido mentalmente la giornata in due parti, separate dal riposino pomeridiano di mia figlia. Perché quelle due orette di tranquillità e serenità e silenzio mi servono per organizzare la seconda metà della giornata in base agli impegni. E allora se entro le 13 non ho comunicazioni di visite e irruzioni in casa, mi organizzo in un certo modo... e ricevere una telefonata alle 18 per dire "Tra un'ora siamo da voi perché abbiamo voglia di pizza", mi fa piacere ma mi fa innervosire perché tutto quello che mi ero prefissata di fare se ne va a quel paese, e mi devo fare il mazzo in un'ora per rassettare, spazzare, pulire il bagno ecc e rendere la casa presentabile, anche se l'avevo già fatto la mattina.
E soprattutto in questo periodo in cui sono oberata di lavoro, ho un ricamo enorme da fare che per fortuna ha pochi colori, e gli occhi non mi accompagnano più, adesso cominciano anche a lacrimare dopo poche crocette che va a finire che non ci vedo più nemmeno quel poco di prima... ecco in questo periodo, ogni minuto, per me, è prezioso, perché non voglio arrivare all'ultimo con l'acqua alla gola.

Uffa.

I nuovi bambini tecnologici

Entro nello studio e sorprendo mia figlia seduta alla scrivania che ticchetta sulla tastiera del computer.

"Matilde! Ma che stai facendo?!"
"Sto facendo vuvvù punto it come te!"

06/11/08

All'opera

Sono impantanata col Natale. Ho tre SWAP, più tre regali extra, dei quali uno "doppio" perché coincide col compleanno, e un round robin... tutto nel mese di dicembre.
E a gennaio ho due round robin e uno SWAP.

Insomma ho ben 4 lavori in corso, uno in fase di progettazione e tutto il resto nella m*rda.

Scusatemi se non mi vedrete passare più spessa da qui!

04/11/08

Il colore del rimprovero

"Matilde! Ti ho detto che non devi mai toccare la mia scatola del cucito!"
"Si mamma, non lo faccio più!"
"Ci sono gli aghi, gli spilli, ti puoi pungere!"
"Va bene, non lo devo fare più"
"Mai più! Non devi toccarla mai più! E' chiaro?!"
".... hihihihi.... no.... è marrone!"

Aiutatemi...

Tortellini

Mio marito non mangia pasta. Solo a piccole dosi settimanali *tollera* un piatto di spaghetti n°4 (non 3, non 5: 4).

Io amo.... adoro i tortellini! La mia infanzia è piena di momenti di gioia regalatimi da un piatto di tortellini in brodo... oppure con la salsa di pomodoro, o ancora meglio - somma goduria! - con la panna! E a casa mia venivano cucinati di rado.... una volta ogni due mesi, forse anche meno.
Dicevo sempre che, quando avessi avuto una casa mia, avrei fatto scorpacciate di tortellini...
...
...
....e invece m'è toccato il marito che solo a sentirne pronunciare il nome scappa in bagno tappandosi la bocca con la mano.

All'inizio me li compravo e me li facevo a pranzo, dato che a pranzo sono sempre sola, ma poi il pacco rimane aperto, e va bene all'inizio, ma poi mangiare tortellini tre giorni consecutivi scoccia...... Ho comprato anche quelli secchi, che non vanno a male quando il pacco è aperto, ma non sono la stessa cosa di quelli freschi, e il ripieno resta sempre un po' secco e granuloso...
...
...ma oggi.... Oggi! Gaudio e tripudio! Ho trovato la mia compagna di tortellino! Mia figlia!
Incuriosita dal ripieno, li ha schiacciati per vedere se era dentro a tutti, poi li ha mangiati e le sono piaciuti.

Il futuro si prospetta più roseo (e a forma di tortellino)

SAL Flip It Stamp - June

Davanti

Dietro

Bio-bibliografia

Il mio editore ha il cognome di un copricapo tipicamente siciliano. Riciclando la battuta di Lucy-quella-vera a proposito di Spike, il fratello di Snoopy, se dovessi descrivere fisicamente il mio editore, direi "E' esile come una promessa". Secco secco e lungo lungo, andatura ciondolante, piedi un po' a papera, barba mai fatta, occhio assente e un mozzicone di sigaretta spento in bocca. Forse sempre lo stesso, da 50 anni.
Comunista e/o anarchico fin nel midollo, la prima volta che l'ho incontrato indossava la kefia sopra un completo di velluto a costine verde militare. Guida un catorcio modello "van" che non chiude mai con la chiave, perché tanto "Il furgoncino fa schifo anche i ladri e poi dentro ci sono solo libri.... e chi vuoi che li rubi, i libri?"

Il mio editore mi ha scritto una mail, ieri. Questa:

Ciao Lucy, ti scrivo per chiederti di inviarmi la tua bio-bibliografia aggiornata rispetto a Ballerina Scalza perché sto preparando un nuovo sito web. Il tuo romanzo l'ho fatto leggere e non ho avuto risposte incoraggianti… Comunque rimandamelo, vediamo cosa posso fare…

Ma perché gli editori fanno sempre domande così difficili? La mia bio-bibliografia?
Lucy Van Pelt ha 30 anni, è sposata e di mestiere fa la mamma di una bambina dolcissima che le prosciuga ogni goccio di linfa vitale. Ha pubblicato un romanzo, 6 anni fa, pagando la bellezza di 1200 euro ed è alla disperata ricerca di un editore ancora più pazzo del primo che si accolli l'onere di pubblicarle il secondo romanzo senza chiederle nemmeno un centesimo in cambio, oppure di una persona fortemente sensata che le consigli, una volta per tutte, di smettere di scrivere, di sognare e di perdere tempo e di impiegare il tempo perso, così recuperato, per lavarsi i piatti e passare lo straccio in cucina.

03/11/08

Il citrullo e il punto nascosto

La mia amichetta Picci Pucci mi ha spiegato come si fa il punto nascosto, elemento fondamentale per la realizzazione di robetta imbottita come - per dire una cosa a caso - i citrullini.

Ebbene ecco cosa ho fatto ieri!

E questo è il dettaglio del punto nascosto
Si vede?

Che siccome che so' cecata...

Ieri sera ho finalmente trovato quel foglio di schemi allegato a Profilo di Natale 2007, dove c'era quello schemino piccino ma taaaaaaanto carino che volevo ricamare per Non-vi-dico-chi.
Avevo smontato mezza casa e infatti si trovava in bella mostra nell'altra metà.

Orbene, dopo aver appurato, grazie al prezioso aiuto di mio marito ("Non c'è più posto per poggiare una manoooooooooo!!!!"), che avevo un po' troppi lavori in corso, ho messo da parte un paio di cosette e mi sono preparata al ricamo.
Ho un pezzo di emiane rosso Natale e allora... quale migliore schema da ricamare se non uno schema natalizio?

Non ci vedo più.
Ancora ancora sulla tela bianca, almeno i fili li distinguo, ma sulla tela rossa vado - battutona - alla cieca.

Al punto che stanotte ho sognato di andare dall'oculista, che era il dentista di Nemo, e il suo assistente era il vecchietto che vende pane e panelle al mercatino di Bagheria. Mi guardava solo un occhio e mi diceva che entro un anno non ci avrei visto più, poi mi guardava l'altro e mi diceva che potevo fare un'operazione dove mi avrebbero "limato" il bulbo aculare con un'affettatrice laser o roba del genere... Quindi dicevo a mio marito "Forse è meglio che prima ci pensiamo.... andiamo" e l'assistente, il panellaro, ci inseguiva perché non avevamo pagato la visita. Poi ci dava una ricetta e ci diceva di prendere quelle medicine in farmacia e la commessa della farmacia era una ex compagna delle elementari di mio fratello P il piccolino (che ormai ha 18 anni) ed io la riconoscevo ma lei sosteneva di non essere lei e allora mi dicevo che era vero che non ci vedevo più.

Per fortuna una slinguazzata sulla guancia da parte di mia figlia mi ha svegliata (i suoi baci sono sempre molto umidi).

Cose che ho imparato stanotte: mai più mettersi a ricamare a letto. Specialmente dopo aver constatato di aver bisogno degli occhiali. Mai più.

02/11/08

La culla, pronta e apparecchiata

Mancano pochi giorni, ormai, all'esplosione della pancia di mia cognata e finalmente hanno deciso di montare la culla che tanto mi ha fatto sudare quest'estate!
Ecco il risultato

Anche il paracolpi e il copripiumino sono opera mia! :-D

Inattendibile

In auto.

LEI: "Ma perché quelle luci alcune sono accese e alcune sono spente?"
IO: "Perché quelle spente non funzionano"
LEI: "Perché alcune luci sono accese alcune luci sono spente....papà?"
LUI: "Perché ce ne sono alcune rotte"
LEI: "E perché non le sostituiscono?"
IO: "Perché oggi è sabato e gli operai non lavorano"
LEI: "Perché non le sostituiscono oggi, papà?"
LUI: "Perché di sabato gli operai non lavorano"
LEI: "Ho capito..."

Anche io ho capito. Ho capito che per quello che riguarda la scienza e la tecnica, secondo mia figlia io non sono attendibile.

01/11/08

La solitudine dei numeri primi

L'ho letto in tre sere.
Scorrevole e di piacevole lettura, indubbiamente.
Però...

Però non mi è piaciuto per niente.... Ed ha vinto il Premio Strega? Non voglio sapere chi erano gli altri concorrenti.

Partiamo dalla trama: non accade niente. Dopo i due avvenimenti iniziali, forti e determinanti per la vita dei protagonisti e per la storia del romanzo, non succede più niente di rilevante.... tante piccole quotidianità banali... quando sembra che ci sia la svolta determinante.... si perde anche quella.... così... per strada... sulla soglia di un appartamento...
E' come un gabbiano che non riesce a spiccare il volo... corre corre corre, batte le ali furiosamente, solleva le zampe, si stacca dal suolo e poi ricade, inciampa e riprende a correre correre e correre, ma non vola, non ci riesce, quando sembra che stia per farcela ripiomba nuovamente a terra.

Poi, sinceramente, mi aspettavo un po' più di matematica, visto il titolo... Mattia e Alice non vivono una vita da "primi gemelli", perché vivono una vicinanza di 7 anni e stanno lontani per 9. Mi sarei aspettata una progressione, una vicinanza e una lontananza via via più distanti tra loro.... e loro due a non toccarsi mai. E allora il riferimento al titolo sarebbe stato chiaro.

Bah. Sopravvalutato, secondo me. E non voglio entrare nel merito di certi errori "stilistici". Ad esempio la frase: "Alice sentiva il latte turbinare nello stomaco, mentre sprofondava nella neve con gli sci in spalla, che gli sci bisogna portarseli da soli finché non diventi talmente bravo che qualcuno li porta per te" secondo me è sbagliata, sia dal punto di vista della grammatica che della narrazione... Prima parla in terza persona singolare, poi diventa seconda persona... La mia maestra, in quinta elementare, era capace di mettere "Male" in un tema anche solo per una frase così. E siccome è un "modello" variamente presente in tutto il romanzo ma non troppo, mi sembra un "errore" piuttosto che una caratteristica di stile.

Ma alla fine si sa. Io rosico.
Io rosico quando leggo la biografia di Giordano: uno che ha studiato tutt'altro nella vita, ha scritto *un* solo romanzo e ha vinto pure il Premio Strega e Mondadori gliel'ha pubblicato, suppongo, senza chiedergli un centesimo.

Prima ero convinta che avrei dovuto decidermi una volta per tutte a smettere di scrivere e sognare. Ora penso che dovrei persino smettere di leggere.

31/10/08

La vecchiaia arriva anche per me

Il tempo passa per tutti. Accidenti.

Da qualche tempo avvertivo fastidio agli occhi quando ricamavo o cucivo, anche a macchina.... insomma quando stavo molto vicina e molto concentrata sul lavoro che stavo facendo.

Mi dicevo "Sarà la stanchezza, sarà la luce inadeguata, sarà lo strascico dell'allergia di stamattina" ecc.

Invece ieri pomeriggio sono andata a lezione di "orlo a giorno" dalla mia amata Maestra Laura e dopo 2 minuti mi sono, ironicamente, lamentata del fastidio agli occhi.
Lei mi ha porto i suoi occhiali....

Io??? Gli occhiali???? Io sono capace di leggere un trafiletto di giornale a distanza di tre metri! Io non ho mai avuto problemi di vista! Io ho gli occhi di un'aquila!

Leggermente scettica e sulle difensive li ho indossati.... l'ho guardata e li ho tolti subito "Sono troppo forti!"
"Ma che c'entra, tu mica devi guardare me, tu devi guardare la tela"

Li ho inforcati nuovamente, ho guardato lo sfilato, e.....

Come se una ventata di aria tiepida fosse entrata nella stanza.... Tutto chiaro, tutto limpido, occhi rilassati...

Ho bisogno degli occhiali da presbite, vecchia che non sono altro.

30/10/08

Pensieri cattivi

Di solito, quando incontro la madre di Andrea per strada, mi sento precipitare nello stesso vortice di 8 anni fa. Il dolore torna a galla intatto, come se non fosse trascorso nemmeno un minuto da quella telefonata. Non è un caso se, talvolta, ho avuto l'accortezza di cambiare strada quando l'ho vista in lontananza mentre ero in compagnia.

Stavolta, invece, è stata lei a vedermi e a chiamarmi. Era seduta in macchina, dal lato del passeggero. Mi sono chiesta chi della famiglia fosse alla guida. Ed era lui. Il marito. Il padre di Andrea.

Tutto quello che è stato Andrea, tutti gli errori che ha fatto, tutti i dolori che ha procurato e si è procurato, sono stati a causa del padre. L'unica volta che l'ho visto piangere è stato proprio quando mi ha raccontato di lui.

Ed io ricordo ancora lucidamente gli occhi aspri di suo padre, azzurri fino all'incredibile, a dimostrazione che è vero che un tempo ci abitavano i Normanni qui.
In soggiorno c'era la bara chiusa con dentro suo figlio appena ventunenne e nel salotto buono lui mi ha guardato dritto negli occhi e mi ha detto "Povera ragazza, quante te ne ha fatto passare, quel mascalzone!"
Ho sostenuto il suo sguardo con durezza. Non l'ho detto, ma ho pensato "Gliene hai fatte passare molte di più tu" ed ho sperato che lo sentisse. Ha continuato a guardarmi, aspettando che abbassassi gli occhi, ma io non l'ho fatto perché in quel momento lui era l'unico vero responsabile della morte di Andrea. Lui e i suoi occhi azzurri, freddi e stronzi.

L'ho rivisto a distanza di 8 anni, lui mi ha riconosciuto, mi ha salutato ed io mi sono chiesta se non si vergognasse di essere ancora vivo, mentre sue figlio è già ridotto a un mucchio di polvere.

Ogni tanto i pensieri cattivi vengono anche a me.

29/10/08

Tenerezza in viaggio

"Adesso mi raccomando, ricordati che quando arriviamo puoi dare un bacio a Sara ma solo sulla guancia, non sulla bocca"
"E invece a chi lo posso dare un bacio sulla bocca?"
"Per ora a nessuno.... poi quando ti sposi lo puoi dare a tuo marito"
"E chi è mio marito?"
"Non lo so, ancora non lo conosciamo, ma sono sicura che sarà un ragazzo molto bello, gentile, simpatico...."
"..."
"..."
"Mammina io mi voglio sposare con te"

L'età del dubbio

L'ultimo di Camilleri. Ancora un Montalbano fuori dal comune, diverso rispetto a come siamo abituati a conoscerlo, più introspettivo, più romantico e - anche - più vecchio.
Una piacevole lettura, una bella storia nonostante il fine non proprio lieto.

28/10/08

Il sacchetto dell'orrore

Apre il sacchetto e un brulichio di vita la colpisce con tutto il suo orrore, scuotendole la pelle con brividi che si arrampicano su per le sue braccia fino alle spalle e al collo, per giungere ai capelli e farli drizzare.

Le risuona nelle orecchie la voce di suo padre: "Qualcuno è un po' aperto ma non ancora assaltato dalle formiche"
Evidentemente le formiche si erano ben nascoste tra le pieghe della scorza.

Quell'albero di melograni è il suo albero preferito. Ama i suoi colori, le foglie verdissime e i fiori "vermigli", come disse il poeta. Quando i frutti, poi, sono ben maturi, racchiudono sulla loro piccola superficie tutte le sfumature di colore che le ricordano l'autunno.
E' molto affezionata a quell'albero, il cui unico difetto è un fomicaio tra le radici. Un formicaio di dimensioni enormi, che ha il suo supermercato proprio tra i rami del melograno.

Ogni anno è una lotta, è una corsa contro il tempo per strappare di bocca alle formiche i melograni maturi dei rami bassi.
Ogni anno non ci riesce. Mai del tutto. Ce n'è sempre uno, che sembra integro o solo un po' screpolato in superficie, ripieno di formiche nascoste, acquattate, in attesa.... come un vegetale cavallo di Troia che va a finire nel sacchetto insieme agli altri melograni. E le formiche aspettano che il sacchetto venga ben chiuso, prima di uscire allo scoperto e lanciarsi all'assalto, alla colonizzazione degli altri frutti ancora intatti.

Ma non sanno, le formiche, che ogni anno quel sacchetto arriva in una casa, nella casa di una giovane donna che ha molto rispetto per gli insetti che si trovano nel loro habitat, ma è altrettanto spietata con quegli ignari che si intrufolano nel *suo*.

Scoprire le corse frenetiche delle formiche all'interno di quel sacchetto, è sempre una visione terribile per lei, nonostante se l'aspetti, nonostante, ogni anno, capiti sempre uguale.

E così, come ogni anno, l'assalto delle formiche ai melograni finisce nel lavello della cucina. Le truppe vengono disperse dal flusso dell'acqua corrente. I piccoli soldatini dalla testa rossa provano a nuotare, a salvarsi, a raggiungere il bordo della vasca, ma invano. La giovane donna non ha pietà di loro, e quando l'acqua li sommerge completamente e le forze li stanno abbandonando, sentono esser preda di una corrente vorticosa, che facendo loro girare un po' la testa, li trascina giù, dentro un buco buio.
La luce non si accederà mai più, per loro, e mai scopriranno di essere arrivati fino al mare.

La giovane donna ripulisce tutto con cura. "Questa è casa mia - pensa - dovevate restarvene nel vostro albero, invece di invadere il mio territorio"