Chissà se ce l'ha già un nome questa cosa di cui soffro io, soffro tremendamente, ossia che se non ho un biglietto aereo per Torino almeno una volta al mese per i futuri 4 mesi, mi manca l'aria, cioè proprio che mi sento soffocare, e che mi dico "Parto adesso, poi il mese prossimo e poi quello ancora dopo, ma poi? Poi che faccio? Me ne resto qui?", ecco, questo tipo di patologia psichiatrica, che non so se esiste una cura, una terapia, anche farmacologica volendo, non so.
Chissà se un nome ce l'ha già.
30/09/16
29/09/16
I segni
Ti alzi alle 5.45 per avere il tempo di farti doccia&shampo con calma. Poi:
- ti si rovescia la tazza del tè bollente
- scopri una fila di formiche che fanno il turno per nutrirsi alla tua dispensa
- tua figlia piccola ha un'epistassi esondante di quelle che ti fanno chiedere se abbia davvero così tanto sangue in corpo.
Arrivano le 7.30 e ti rendi conto di avere a malapena il tempo di farti un bidè veloce.
Sono i segni, ragazza. I segni che preannunciano una gran bella giornata di m*rda.
- ti si rovescia la tazza del tè bollente
- scopri una fila di formiche che fanno il turno per nutrirsi alla tua dispensa
- tua figlia piccola ha un'epistassi esondante di quelle che ti fanno chiedere se abbia davvero così tanto sangue in corpo.
Arrivano le 7.30 e ti rendi conto di avere a malapena il tempo di farti un bidè veloce.
Sono i segni, ragazza. I segni che preannunciano una gran bella giornata di m*rda.
28/09/16
Meno male
Io: "Ehi, ma oggi è 28?! Obbeddamatri, sta già finendo settembre? Ossantinumi, tra un po' sarà il mio compleanno..."
Matilde: "Eh già, mamma. Stai per compiere 38 anni. Come ti sembra?"
Io: "Tremendo, figlia mia. Tremendo."
Angelica: "Tranquilla, mamma. Per noi sarai sempre giovane. Anzi sarai sempre la mamma più giovane e bella del mondo"
Ecco. Meno male.
Matilde: "Eh già, mamma. Stai per compiere 38 anni. Come ti sembra?"
Io: "Tremendo, figlia mia. Tremendo."
Angelica: "Tranquilla, mamma. Per noi sarai sempre giovane. Anzi sarai sempre la mamma più giovane e bella del mondo"
Ecco. Meno male.
27/09/16
Diritto di tutti
Il poeta Guido Catalano sostiene che tutti abbiano il diritto di ritrovarsi una poesia d'amore nella buca delle lettere, almeno una volta nella vita.
Dopo anni e anni durante i quali io nella mia buca delle lettere ci ho trovato solo pubblicità o bollette da pagare, finalmente stamattina è venuto il mio turno di godere di questo diritto.
E chissà cos'hanno pensato di me in giro, vedendomi camminare per strada quasi fluttuante, con un sorriso ebete stampato in faccia. Io, di sicuro, se pensavo, pensavo che Catalano ha proprio ragione.
Dopo anni e anni durante i quali io nella mia buca delle lettere ci ho trovato solo pubblicità o bollette da pagare, finalmente stamattina è venuto il mio turno di godere di questo diritto.
E chissà cos'hanno pensato di me in giro, vedendomi camminare per strada quasi fluttuante, con un sorriso ebete stampato in faccia. Io, di sicuro, se pensavo, pensavo che Catalano ha proprio ragione.
26/09/16
Gratificazione
Ed è quando ti abbraccia e ti dice "Sei proprio la migliore Mamma che io avessi mai potuto avere", che ti senti gratificata. Gratificata di tutto l'impegno, gli sforzi, la cura e la pazienza che hai impiegato per crescerla così, e così bene. E quello smisurato orgoglio per la sua perfetta padronanza del modo congiuntivo.
23/09/16
Cose che causano dolore fisico al braccio destro
1) Scivolare per strada e usare il braccio per attutire la caduta.
2) Urtare contro lo spigolo di un mobile.
3) Trascorrere l'intero pomeriggio a cancellare gli esercizi già svolti (fortunatamente a matita) dai precedenti proprietari dei libri di seconda mano che hai acquistato per tua figlia.
2) Urtare contro lo spigolo di un mobile.
3) Trascorrere l'intero pomeriggio a cancellare gli esercizi già svolti (fortunatamente a matita) dai precedenti proprietari dei libri di seconda mano che hai acquistato per tua figlia.
22/09/16
Spotify
Spotify è una gran bella invenzione. Nella versione gratuita devi semplicemente limitarti a sorbirti una breve interruzione pubblicitaria ogni tanto, ma poi hai praticamente tutta la musica che vuoi, in base ai tuoi gusti, alle tue inclinazioni, ma anche ai mood del momento.
Ecco, però io vorrei proprio conoscere chi crea le playlist "istituzionali", tipo "L'espresso del mattino", playlist energizzante per iniziare la giornata alla grande.
No, perché a sentire certe canzoni, più che energizzata, mi sento mooooooooolto demoralizzata riguardo le nuove generazioni che ascoltano ste robe qui :-D
Ecco, però io vorrei proprio conoscere chi crea le playlist "istituzionali", tipo "L'espresso del mattino", playlist energizzante per iniziare la giornata alla grande.
No, perché a sentire certe canzoni, più che energizzata, mi sento mooooooooolto demoralizzata riguardo le nuove generazioni che ascoltano ste robe qui :-D
21/09/16
Tristano e Isotta
Isotta la conoscevate già, la mia microscopica tartarughina di terra.
Ebbene, pochi giorni fa i miei genitori, che si trovavano in campagna, hanno sentito improvvisamente abbaiare i cani come disperati. Apparentemente non c'era nessuno a farli scattare in quel modo, ma aguzzando un po' di più la vista, mia madre ha notato una cosa che camminava lungo la stradella al confine con la campagna. Era lui: Tristano (ovviamente).
Naturalmente, considerato che Isotta è grande poco più della sua testa, il mio terrario è diventato sottodimensionato per lui, ma sempre meglio che lasciarlo vagare per strade e stradine di campagna, a rischio di essere schiacciato da qualche auto di passaggio.
20/09/16
Gli anni dei ricordi
E' un film degli anni '90, che non avevo mai visto, ma che racconta per sommi capi lo spirito delle "sorellanze" di donne creative.
Il titolo italiano è totalmente ridicolo e fuorviante, ma forse in quegli anni tradurlo letteralmente "Come fare un quilt americano" sarebbe stato poco apprezzato, visto che l'arte del quilt, all'epoca, non era molto nota, e comunque relegata a "cose da nonne" (esattamente come viene mostrato nel film, peraltro).
La storia è banalotta, ma si segue con facilità, è un film che sta benissimo come sfondo ad una serata in solitaria sul divano, cucendo per l'appunto. Ma, come dicevo all'inizio, un aspetto è particolarmente peculiare e verosimile: ossia i rapporti personali che esistono ed evolvono tra donne unite dalla stessa passione per un'arte creativa. Ci ho ritrovato le stesse dinamiche dei vari gruppi di crafter a cui ho partecipato (non sugli stessi temi, ma sul modo di affrontare gli avvenimenti).
E alla fine mi è risuonata in mente una frase detta, una volta, da una ragazza che non partecipa più da anni al nostro gruppo, ossia: noi non siamo amiche; noi siamo solo un gruppo di ragazze unite da un interesse comune, e basta.
Winona Ryder scriveva una tesi di laurea proprio su questo argomento, nel film. E alla fine, anche lei giunge a questa stessa conclusione.
Il titolo italiano è totalmente ridicolo e fuorviante, ma forse in quegli anni tradurlo letteralmente "Come fare un quilt americano" sarebbe stato poco apprezzato, visto che l'arte del quilt, all'epoca, non era molto nota, e comunque relegata a "cose da nonne" (esattamente come viene mostrato nel film, peraltro).
La storia è banalotta, ma si segue con facilità, è un film che sta benissimo come sfondo ad una serata in solitaria sul divano, cucendo per l'appunto. Ma, come dicevo all'inizio, un aspetto è particolarmente peculiare e verosimile: ossia i rapporti personali che esistono ed evolvono tra donne unite dalla stessa passione per un'arte creativa. Ci ho ritrovato le stesse dinamiche dei vari gruppi di crafter a cui ho partecipato (non sugli stessi temi, ma sul modo di affrontare gli avvenimenti).
E alla fine mi è risuonata in mente una frase detta, una volta, da una ragazza che non partecipa più da anni al nostro gruppo, ossia: noi non siamo amiche; noi siamo solo un gruppo di ragazze unite da un interesse comune, e basta.
Winona Ryder scriveva una tesi di laurea proprio su questo argomento, nel film. E alla fine, anche lei giunge a questa stessa conclusione.
19/09/16
La mancia
"Gandalf, devo parlarti un attimo"
"Che c'è?"
"Questo signore che è appena andato via mi ha lasciato la mancia"
"E quindi?"
"E quindi che ne so? Posso accettarle? Posso tenerle?"
"Lucy, eri disoccupata e io te sto facendo lavorà. Che te credi che me devi pagà er pizzo sulle mance?"
"No... boh... che ne so... è che non sono abituata..."
Direi che, come prima esperienza, non è andata male :-D
"Che c'è?"
"Questo signore che è appena andato via mi ha lasciato la mancia"
"E quindi?"
"E quindi che ne so? Posso accettarle? Posso tenerle?"
"Lucy, eri disoccupata e io te sto facendo lavorà. Che te credi che me devi pagà er pizzo sulle mance?"
"No... boh... che ne so... è che non sono abituata..."
Direi che, come prima esperienza, non è andata male :-D
16/09/16
Il gran giorno
Sarà vero che lavorare di sabato e domenica non è tutto questo gran vivere. Però si tratta di lavorare *solo* sabato e domenica, per un compenso mensile mediamente pari a quello guadagnato con l'atelier di moda, dove lavoravo *tutte* le mattine dal lunedì al venerdì, due pomeriggi a settimana e, occasionalmente, anche il sabato.
Domani si comincia. Il gran giorno.
Pensatemi.
Domani si comincia. Il gran giorno.
Pensatemi.
15/09/16
E tu, come stai?
Sto, che sto dimmerda. Sto che non me ne volevo andare, eppure ho dovuto. Sto che mi mancavano le mie figlie, e non ho potuto portarle con me subito, all'istante, come sarebbe stato più utile. Non facile, ma di certo utile. Sto che l'anno scolastico è appena iniziato ed io non vedo l'ora che finisca, ché già non ne posso più di tutte le storie con le mamme e con la scuola, e col territorio in generale, e se magari anche altrove troverò le stesse dinamiche e gli stessi problemi, quanto meno saranno con persone diverse. Sto che mi sento mancare l'aria, che mi affaccio al balcone e mi chiedo dove sia finito tutto l'ossigeno.
Sto che sento un doloroso senso fisico di assenza. Come se sulla pelle bruciasse il non-tocco.
Credo che sia qualcosa di molto simile alla sindrome dell'arto fantasma, ecco. Però che fa male, fa male nell'anima.
Però sto bene, ecco come sto. Sto bene. A parte il resto, sto bene.
Sto che sento un doloroso senso fisico di assenza. Come se sulla pelle bruciasse il non-tocco.
Credo che sia qualcosa di molto simile alla sindrome dell'arto fantasma, ecco. Però che fa male, fa male nell'anima.
Però sto bene, ecco come sto. Sto bene. A parte il resto, sto bene.
14/09/16
Cosa abbiamo imparato
Matilde ha imparato a tornare a casa da sola, all'uscita da scuola.
Angelica ha imparato che il famoso modo di dire "Stai attento a ciò che desideri, perché potresti ottenerlo" è assolutamente veritiero.
Io ho imparato che, se mai si avesse bisogno di aiuto, l'ultima persona a cui sia opportuno rivolgersi è un prete.
Angelica ha imparato che il famoso modo di dire "Stai attento a ciò che desideri, perché potresti ottenerlo" è assolutamente veritiero.
Io ho imparato che, se mai si avesse bisogno di aiuto, l'ultima persona a cui sia opportuno rivolgersi è un prete.
13/09/16
Zaino semi hand made
Per la grande, che inizia la prima media, la scelta è stata facile. Un evergreen e collaudatissimo zaino della marca "invincibile", ché se li fanno ancora della stessa qualità con cui li facevano negli anni '90, se lo porta fino all'università e oltre, come io col mio.
Per la piccola, che inizia la prima elementare, il discorso è diverso. Avrebbe potuto benissimo utilizzare quello appena dismesso dalla sorella, ma avrà pure diritto ad avere una cosa solo sua, st povera bambina, che il 90% di ciò che possiede e usa, sono cose riciclate dalla sorella, a partire dai vestiti, ai giochi, i libri ecc. Il problema è che, generalmente, alle scuole elementari si usano gli zaini brandizzati dai cartoni animati, costano uno sproposito, e sono facilmente suscettibili di caduta d'interesse durante gli anni, e allora spendere 60-70 euro per uno zaino con Elsa e Anna, che magari il prossimo anno non va più di moda o non le piace più, ecco, non ricalca il mio modo di pensare e agire. Lo zaino di Matilde, per le elementari, era con un sempre in voga Snoopy, tutto fucsia, e talmente robusto che non si sarebbe lasciato intimorire dal farsi un altro giro di 5 anni, ma che, per le ragioni di cui sopra, è stato pensionato e relegato a "zaino per le gite".
Dunque, per Angelica, abbiamo comprato un tranquillissimo zaino basic, fucsia, senza nessuna marca, né disegno.
Ché tanto siamo una famiglia di creative, e le cose ce le personalizziamo noi.
Per la piccola, che inizia la prima elementare, il discorso è diverso. Avrebbe potuto benissimo utilizzare quello appena dismesso dalla sorella, ma avrà pure diritto ad avere una cosa solo sua, st povera bambina, che il 90% di ciò che possiede e usa, sono cose riciclate dalla sorella, a partire dai vestiti, ai giochi, i libri ecc. Il problema è che, generalmente, alle scuole elementari si usano gli zaini brandizzati dai cartoni animati, costano uno sproposito, e sono facilmente suscettibili di caduta d'interesse durante gli anni, e allora spendere 60-70 euro per uno zaino con Elsa e Anna, che magari il prossimo anno non va più di moda o non le piace più, ecco, non ricalca il mio modo di pensare e agire. Lo zaino di Matilde, per le elementari, era con un sempre in voga Snoopy, tutto fucsia, e talmente robusto che non si sarebbe lasciato intimorire dal farsi un altro giro di 5 anni, ma che, per le ragioni di cui sopra, è stato pensionato e relegato a "zaino per le gite".
Dunque, per Angelica, abbiamo comprato un tranquillissimo zaino basic, fucsia, senza nessuna marca, né disegno.
Ché tanto siamo una famiglia di creative, e le cose ce le personalizziamo noi.
(E comunque io ho solo cucito a macchina il nome, e messo perline e paillette sulle lettere. Tutti i bottoncini li hanno cuciti loro)
12/09/16
Come promesso
Come promesso, sono tornata.
Stanca morta dopo un viaggio-della-speranza, con tanto di 5 ore di ritardo del volo, arrivo a casa - finalmente! - alle 2 di notte e l'impatto chiassoso, cuoricioso, impetuoso, emozionante, loquace e devastante con le mie figlie.
Ho un nuovo lavoro a Palermo, ma ho anche in tasca la decisione certa che il prossimo anno scolastico lo faremo a Torino.
Sono tornata dopo un mese di assenza, come promesso.
Stanca morta dopo un viaggio-della-speranza, con tanto di 5 ore di ritardo del volo, arrivo a casa - finalmente! - alle 2 di notte e l'impatto chiassoso, cuoricioso, impetuoso, emozionante, loquace e devastante con le mie figlie.
Ho un nuovo lavoro a Palermo, ma ho anche in tasca la decisione certa che il prossimo anno scolastico lo faremo a Torino.
Sono tornata dopo un mese di assenza, come promesso.
12/08/16
Cià
Come già anticipato in un altro post, in realtà io non trascorrerò al mare tutte le mie ferie, anzi se mi va bene mi restano giusto due, massimo tre giorni, e anche sparsi, per cui per quest'anno niente abbronzatura. Pazienza.
In ogni caso, visto che ufficialmente da oggi decorrono i miei 30 giorni di disoccupazione, durante i quali voglio occuparmi e dedicarmi a cose, viaggi, persone ed esperienze che, per svariati motivi, non trovano molto spazio nella mia vita, mi metto in ferie anche qui e mi impegno a staccare pure lo smartphone se necessario.
Dunque ciao. Ci rileggiamo tra un mese esatto.
11/08/16
Cose che non vorresti mai vedere #40
Il nero e freneticoo brulichio di vita dentro una confezione intatta di farina che hai da poco acquistato al supermercato.
10/08/16
Fuori posto
Ci sono momenti in cui mi sento fuori posto. Ovunque.
Con amici vecchi e con amici nuovi. Da sola. In attività e in ozio. Con le mie figlie. Mentre aiuto gli altri e mentre mi faccio i fatti miei. Quando faccio le pulizie e quando fisso il muro di fronte a me ignorando il casino che ho in casa. Curata e trasandata.
Di persona e sul piano virtuale. In casa e fuori casa.
Fuori posto, ovunque e in qualunque modalità.
È che sto invecchiando. E male per giunta.
Con amici vecchi e con amici nuovi. Da sola. In attività e in ozio. Con le mie figlie. Mentre aiuto gli altri e mentre mi faccio i fatti miei. Quando faccio le pulizie e quando fisso il muro di fronte a me ignorando il casino che ho in casa. Curata e trasandata.
Di persona e sul piano virtuale. In casa e fuori casa.
Fuori posto, ovunque e in qualunque modalità.
È che sto invecchiando. E male per giunta.
09/08/16
Pedalare sotto la pioggia
Esci di casa che c'è il sole.
Dopo circa 3 km di pedalate inizia a piovigginare. Poco. Pensi che è solo acqua, che durerà poco, e che così ti mantieni fresca.
A 4 km da casa smette. Continui bella allegra e ottimista.
A 6 km da casa ricomincia, più insistente. Sommato alla tua velocità, l'impatto delle gocce sulla pelle nuda delle tue braccia ti fa immaginare che sia grandine.
A 6,5 km smette. Continui.
A 7,5 km da casa comincia il diluvio universale, improvviso e inesorabile. Non ha alcuna pietà di te che ti trovi a quasi 8 km da casa, lungo la statale, dove persino le ville hanno gli accessi solo coi cancelli e non c'è una tettoia da nessuna parte.
A 8,3 km da casa c'è un grande slargo dove ti fermi solo perché piove tanto da impedirti di tenere gli occhi aperti. Non c'è riparo. Sei bagnata fino all'inverosimile e senti il cuscinetto d'acqua dentro le scarpe. Ti senti ridicola, ma lo fai. Prendi dallo zainetto il giubbino impermeabile e lo indossi, soprattutto per riparare lo zaino che contiene alcune apparecchiature elettroniche non non amerebbero trovarsi a galleggiarvisi dentro, tipo il telefonino, la batteria esterna, il lettore mp3.
Dopo circa 9 minuti di pioggia torrenziale che ti godi fino all'ultima goccia, smette. Ci pensi qualche secondo. Ti togli il giubbino, ché fa comunque un caldo d'agosto, e invece di tornare a casa prosegui ancora un po' lungo il tragitto che ti eri prefissata, ché tanto ti asciugheresti ugualmente tutta la pioggia addosso prima di arrivare a casa.
A 10 km da casa fai inversione e torni, anche se la tua meta iniziale era ancora 5 km oltre. Durante il ritorno c'è un sole sbruffone che non ti da il tempo di asciugarti la pioggia di dosso che già ti fa nuovamente inzuppare di sudore.
Quando arrivi a casa ti sembra incredibile aver attraversato tutta la gamma meteorologica in meno di 2 ore.
Dopo circa 3 km di pedalate inizia a piovigginare. Poco. Pensi che è solo acqua, che durerà poco, e che così ti mantieni fresca.
A 4 km da casa smette. Continui bella allegra e ottimista.
A 6 km da casa ricomincia, più insistente. Sommato alla tua velocità, l'impatto delle gocce sulla pelle nuda delle tue braccia ti fa immaginare che sia grandine.
A 6,5 km smette. Continui.
A 7,5 km da casa comincia il diluvio universale, improvviso e inesorabile. Non ha alcuna pietà di te che ti trovi a quasi 8 km da casa, lungo la statale, dove persino le ville hanno gli accessi solo coi cancelli e non c'è una tettoia da nessuna parte.
A 8,3 km da casa c'è un grande slargo dove ti fermi solo perché piove tanto da impedirti di tenere gli occhi aperti. Non c'è riparo. Sei bagnata fino all'inverosimile e senti il cuscinetto d'acqua dentro le scarpe. Ti senti ridicola, ma lo fai. Prendi dallo zainetto il giubbino impermeabile e lo indossi, soprattutto per riparare lo zaino che contiene alcune apparecchiature elettroniche non non amerebbero trovarsi a galleggiarvisi dentro, tipo il telefonino, la batteria esterna, il lettore mp3.
Dopo circa 9 minuti di pioggia torrenziale che ti godi fino all'ultima goccia, smette. Ci pensi qualche secondo. Ti togli il giubbino, ché fa comunque un caldo d'agosto, e invece di tornare a casa prosegui ancora un po' lungo il tragitto che ti eri prefissata, ché tanto ti asciugheresti ugualmente tutta la pioggia addosso prima di arrivare a casa.
A 10 km da casa fai inversione e torni, anche se la tua meta iniziale era ancora 5 km oltre. Durante il ritorno c'è un sole sbruffone che non ti da il tempo di asciugarti la pioggia di dosso che già ti fa nuovamente inzuppare di sudore.
Quando arrivi a casa ti sembra incredibile aver attraversato tutta la gamma meteorologica in meno di 2 ore.
08/08/16
La mia "pastafforno" con le melanzane
Visto che mi è stata chiesta, ecco la ricetta della "pastafforno". Ma prima una precisazione di ordine linguistico.
La "pasta al forno", a Palermo si chiama "pasta col forno", e non perché venga condita con l'elettrodomestico, besì viene sottinteso il mezzo per la cottura: si tratta, dunque, di "pasta cucinata col forno". Poi viene tutto reso più conciso e veloce con il termine unico "pastafforno".
Altra precisazione. Noi facciamo le lasagne e i cannelloni, ma quando si parla di pasta al forno si usano gli anelletti (sulla confezione chiamati "anelloni", ma è un barbarismo), che è un formato di pasta che esiste solo nel palermitano, ed è questo:
Terza precisazione: le melanzane adatte a questo genere di preparazioni (come anche per la caponata o la parmigiana, o torte salate e sformati vari) sono quelle nere e oblunghe, che noi chiamiamo "nostrane" per distinguerle da quelle viola e rotonde, che chiamiamo "tunisine".
Le melanzane da friggere e soffriggere sono queste:
Vanno dunque tagliate a tocchetti, lasciando la buccia ma facendo cubetti anche di sola polpa. Ciò che rende queste melanzane ideali per questo tipo di preparazioni è proprio il fatto che non si disfano cuocendosi, anche i cubetti di sola polpa, pur senza il sostegno della buccia, durante la cottura rimarrà compatto, ammorbidito, ovviamente, ma ancora ben distinguibile e non "a crema".
Si tagliano le melanzane e si friggono con poco olio (io ormai da anni utilizzo soltanto l'EVO) e sale. Usando poco olio è fondamentale che la padella sia con una buona antiaderenza. Bisogna muoverle mediamente spesso, e assaggiarle per valutarne la cottura. Occhio che scottano.
Nel frattempo si prepara la salsa.
Dalle mie parti il sugo di pomodoro è LA salsa, quella per eccellenza.
Pomodoro, cipolla e basilico. Un po' di sale e un po' di zucchero, ché ormai non li fanno più i pomodori belli dolci e saporiti di una volta.
Quando la salsa e le melanzane sono pronte, si cuoce la pasta. Io in genere ne considero 60-70 gr a persona, ché poi col condimento diventa una porzione XL.
Tornando agli anelletti, dunque, sono la pasta ideale alla cottura al forno perché non scuoce. Dopo 10 minuti sarà abbastanza al dente da poter sopportare il passaggio in forno senza diventare semolino.
Si amalgama il tutto aggiungendo un po' di parmigiano, si riempie una teglia.
Non ho la foto finale, perché l'ho dimenticata. Gandalf, comunque, si è leccato pure i baffi che non ha! ;-)
La "pasta al forno", a Palermo si chiama "pasta col forno", e non perché venga condita con l'elettrodomestico, besì viene sottinteso il mezzo per la cottura: si tratta, dunque, di "pasta cucinata col forno". Poi viene tutto reso più conciso e veloce con il termine unico "pastafforno".
Altra precisazione. Noi facciamo le lasagne e i cannelloni, ma quando si parla di pasta al forno si usano gli anelletti (sulla confezione chiamati "anelloni", ma è un barbarismo), che è un formato di pasta che esiste solo nel palermitano, ed è questo:
Terza precisazione: le melanzane adatte a questo genere di preparazioni (come anche per la caponata o la parmigiana, o torte salate e sformati vari) sono quelle nere e oblunghe, che noi chiamiamo "nostrane" per distinguerle da quelle viola e rotonde, che chiamiamo "tunisine".
Le melanzane da friggere e soffriggere sono queste:
Vanno dunque tagliate a tocchetti, lasciando la buccia ma facendo cubetti anche di sola polpa. Ciò che rende queste melanzane ideali per questo tipo di preparazioni è proprio il fatto che non si disfano cuocendosi, anche i cubetti di sola polpa, pur senza il sostegno della buccia, durante la cottura rimarrà compatto, ammorbidito, ovviamente, ma ancora ben distinguibile e non "a crema".
Si tagliano le melanzane e si friggono con poco olio (io ormai da anni utilizzo soltanto l'EVO) e sale. Usando poco olio è fondamentale che la padella sia con una buona antiaderenza. Bisogna muoverle mediamente spesso, e assaggiarle per valutarne la cottura. Occhio che scottano.
Nel frattempo si prepara la salsa.
Dalle mie parti il sugo di pomodoro è LA salsa, quella per eccellenza.
Pomodoro, cipolla e basilico. Un po' di sale e un po' di zucchero, ché ormai non li fanno più i pomodori belli dolci e saporiti di una volta.
Quando la salsa e le melanzane sono pronte, si cuoce la pasta. Io in genere ne considero 60-70 gr a persona, ché poi col condimento diventa una porzione XL.
Tornando agli anelletti, dunque, sono la pasta ideale alla cottura al forno perché non scuoce. Dopo 10 minuti sarà abbastanza al dente da poter sopportare il passaggio in forno senza diventare semolino.
Si amalgama il tutto aggiungendo un po' di parmigiano, si riempie una teglia.
Si inforna per una ventina di minuti a 200° e basta.
Facile, semplice, veloce e vegetariana ;-)










